Germania: El Dorado del lavoro per i professionisti della sanità

Medici e infermieri figurano nell’elenco dei lavoratori più richiesti in Germania. Si aggiungono a ingegneri, informatici e addetti al turismo: tutte specializzazioni professionali di cui i tedeschi hanno carenza e per i quali si rivolgono all’estero. Il fatto è che la Germania presenta un tasso di disoccupazione ai minimi storici – il 5,4% – e il calo di natalità che si registra ormai da anni proietta sempre più l’economia tedesca in uno stato di carenza di manodopera. Quella specializzata è particolarmente difficile da reperire ed è così che sono già in vertiginoso aumento le immigrazioni dai Paesi mediterranei, Italia compresa. Secondo le statistiche, la disoccupazione italiana è più che doppia rispetto a quella tedesca e ben peggiore è la situazione in Spagna, Portogallo e Grecia. Nel 2012 sono stati 42.000 gli italiani che hanno fatto le valigie e hanno approfittato delle possibilità di occupazione offerte dalla Germania: in percentuale, si tratta di un aumento del 40%. Ma l’incremento delle richieste di lavoratori è stato ben maggiore: +300%. Le giovani generazioni se ne sono rese conto: gli iscritti al Goethe Institut sono aumentati del 22%; i ragazzi che vanno a studiare in Germania del 36%; quelli che all’università scelgono il tedesco come seconda lingua del 37%; i partecipanti a corsi intensivi di lingua del 184%. Sul sito dell’Eures (European employment services – Servizi europei per l’impiego), il portale europeo della mobilità professionale, sono più di 300.000 le offerte di lavoro provenienti dalla Germania, che in questa particolare classifica è seconda solo alla Gran Bretagna, altro Paese che attrae dall’estero molti professionisti della salute. Come si fa notare sul sito, «l’assistenza sanitaria in Germania è gestita sia da soggetti privati che pubblici; gli enti di entrambi i settori potrebbero essere potenziali partner di cooperazione».

Tratto da DoctorNews33

(Comunicato Stampa) SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE AREA MEDICA: LA POSIZIONE DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA DEI GIOVANI MEDICI (S.I.G.M.)

Scuole di Specializzazione di area sanitaria: parte il concorso 2012/2013 tra taglio dei contratti ministeriali, ampliamento della base dei partecipanti e molti interrogativi a causa di una normativa superata dai tempi e dai fatti; il sistema formativo professionalizzante di Medicina e Chirurgia non si rinnova, inducendo i giovani medici ad un nuovo tipo di emigrazione.

Prende avvio l’iter procedurale propedeutico al concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione di area sanitaria. Confermato il taglio preventivato del 10% del contingente di contratti da assegnare tramite le prove di selezione (da 5.000 a 4.500), ma i giovani medici rimangono spiazzati dall’allargamento della base degli ammissibili al concorso: l’avvio delle attività, infatti, stabilito dal MIUR per il 22 luglio 2013, consentirà la partecipazione al concorso di circa 1.500 neoulaureati che conseguiranno l’abilitazione nella sessione del 10 luglio 2013. In altre parole, diminuiscono i contratti ed aumentano i concorrenti.

Come è noto, la riduzione dei contratti deriva non da un taglio effettivo, bensì da una cattiva programmazione e, nello specifico, dal mancato adeguamento del capitolo di spesa dei contratti ministeriali a fronte dell’incremento della durata di un anno di quasi tutte le scuole di specializzazione, introdotto dalla riforma del 2005 dell’ordinamento didattico.

Questa situazione non fa altro che evidenziare quanto la nostra Associazione dice da anni- sostiene Andrea Silenzi, Vice Presidente Vicario dell’Associazione Italiana dei Giovani Medici (S.I.G.M.) –denunciando un sistema formativo che, nel suo complesso, penalizza fortemente la passione per la Medicina e l’idealità verso la Professione che ha l’iter studiorum più lungo e provante per un giovane universitario. Sono anni che denunciamo questa situazione ed era il 2011 quando, in pubblica assemblea e di fronte alle Istituzioni intervenute al primo Workshop sulla Formazione Medica organizzato proprio dal S.I.G.M., abbiamo acceso i riflettori su questo problema che era di facile previsione. Per di più, negli ultimi mesi abbiamo sostenuto assieme agli Assessorati Regionali della Sanità delle 4 Regioni “Obiettivo convergenza”, ad oggi inascoltati dalla politica, l’opportunità di consentire l’utilizzo dei Fondi Sociali Europei (FSE) per sovvenzionare contratti aggiuntivi di formazione medica specialistica. Ciò in ragione delle implicazioni connesse all’imminente recepimento della Direttiva UE sull’Assistenza Transfrontaliera (Direttiva 2011/24 dell’UE) che giustificherebbe il ricorso al FSE in una logica di concorrenzialità tra sistemi delle cure.  <<Tale iniziativa, se recepita ed adottata prima dell’indizione delle procedure concorsuali, sarebbe andata a favore dell’intero sistema perché avrebbe permesso di programmare più serenamente una ridistribuzione dei contratti ministeriali” – conclude Silenzi.

<<Inoltre, registriamo senza preavviso alcuno la volontà politica di aprire nei fatti il concorso per la prima volta ai medici neolaureati che si abiliteranno a luglio ponendo le condizioni, nei fatti, ad un conflitto tra “giovani” che rappresenterà un ulteriore causa che alimenterà la fuga all’estero dei camici bianchi under 35 già documentata dal S.I.G.M. negli ultimi anni.>> - ricorda Andrea Ziglio, Coordinatore del Dipartimento Specializzandi del S.I.G.M. – Già nel 2009, infatti, circa 1.000 giovani medici hanno fatto richiesta al Ministero della Salute del certificato di congruità, necessario per esercitare la professione all’estero nel circuito comunitario e presso i Paesi terzi.  <<Sembra che i Ministeri abbiano allargato la base della partecipazione al concorso in previsione della ulteriore contrazione del capitolo di spesa, prevista per il prossimo anno accademico, laddove non intervengano compensazioni da parte dello Stato” – continua Ziglio.

Il nostro Segretariato da anni rappresenta l’urgenza di una complessiva rivisitazione del sistema formativo pre e post lauream di medicina in Italia”. – afferma Walter Mazzucco, Presidente Nazionale del S.I.G.M. A partire da un corso di laurea maggiormente professionalizzante e permeabile alle best practice europee, passando per la laurea abilitante, che elimini gli ingiustificabili “tempi morti” attuali, e per un concorso di accesso alle scuole di specializzazione più trasparente e meritocratico, che sia in linea con una adeguata programmazione del fabbisogno di professionalità mediche. <<Difatti, se ogni anno fanno il loro ingresso a medicina circa 10.000 matricole e poi, nel post laurea, l’accesso alla formazione dei neolaureati è possibile soltanto per 4.500 specializzandi e 981 corsisti di medicina generale, allora i conti non tornano! E il tutto è ancora più grave perché a complessivo danno dell’Italia, un Paese fermo che perde i suoi migliori professionisti costretti ad un nuovo tipo di emigrazione, da laureati, finanziando una formazione “a perdere”, pagata dai cittadini e mal programmata dalla politica”. Difatti, tra blocchi del turn over imposti dai Piani di Rientro e tentativi di innalzamento dell’età massima di pensionamento, complici i sindacati di categoria, le prospettive per un giovane medico sono tutt’altro che incoraggianti. ”Chiediamo pertanto alla politica e nella fattispecie al nascente governo una piena assunzione di responsabilità!” – conclude Mazzucco.

Certificati medici per attività sportiva non agonistica: cosa cambia? #medicina @giovanimedici

Il Ministro della Salute, Renato Balduzzi, di concerto con il Ministro per lo Sport, Piero Gnudi, ha firmato il decreto ministeriale “Disciplina della certificazione dell’attività sportiva non agonistica e amatoriale e linee guida sulla dotazione e l’utilizzo di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri salvavita”. L’adozione del decreto era prevista dal’articolo 7 comma 11 del decreto Salute e sviluppo del 2012. Il testo raccoglie le indicazioni del gruppo di lavoro istituito dal Ministro Balduzzi nel febbraio scorso e del corrispondente gruppo di lavoro del Consiglio superiore di sanità.

CERTIFICATI PER L’ATTIVITÀ SPORTIVA AMATORIALE

I soggetti non tesserati alle Federazioni sportive nazionali, alle Discipline associate, agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni, che praticano attività amatoriale (ovvero non regolamentata da organismi sportivi e non occasionale) devono sottoporsi a controlli medici periodici secondo indicazioni precise:

- gli uomini fino a 55 anni e le donne fino ai 65, senza evidenti patologie e fattori di rischio, potranno essere visitati da un qualunque medico abilitato alla professione e il certificato avrà valenza biennale;

- I soggetti che riportano almeno due delle seguenti condizioni (età superiore ai 55 anni per gli uomini e ai 65 per le donne, ipertensione arteriosa, elevata pressione arteriosa differenziale nell’anziano, l’essere fumatori, ipercolesteloremia, ipertrigliceridemia, glicemia alterata a digiuno o ridotta tolleranza ai carboidrati o diabete di tipo II compensato, obesità addominale, familiarità per patologie cardiovascolari, altri fattori di rischio a giudizio del medico) dovranno essere visitati necessariamente da un medico di medicina generale, un pediatra di libera scelta o un medico dello sport, che dovranno effettuale un elettrocardiogramma a riposo e eventualmente altri esami necessario secondo il giudizio clinico. Il certificato dovrà essere rinnovato ogni anno;

- I soggetti con patologie croniche conclamate diagnosticate dovranno ricorrere a un medico di medicina generale, un pediatra di libera scelta, un medico dello sport o allo specialista di branca, che effettuerà esami e consulenze specifiche e rilascerà a proprio giudizio un certificato annuale o a valenza anche inferiore all’anno.

Il certificato andrà esibito all’atto di iscrizione o di avvio delle attività all’incaricato della struttura o del luogo dove si svolge l’attività.

Non sono tenuti all’obbligo della certificazione le persone che svolgono attività amatoriale occasionale o saltuario, chi la svolge in forma autonoma e al di fuori di contesti organizzati, i praticanti di alcune attività con ridotto impegno cardiovascolare, come le bocce (escluse le bocce in volo), biliardo, golf, pesca sportiva di superficie, caccia sportiva, sport di tiro, ginnastica per anziani, “gruppi cammino”, e chi pratica attività ricreative come ballo o giochi da tavolo. A tutte queste persone è comunque raccomandato un controllo medico prima dell’avvio dell’attività.

CERTIFICATI PER L’ATTIVITÀ SPORTIVA NON AGONISTICA

Gli alunni che svolgono attività fisico-sportive organizzate dalle scuole nell’ambito delle attività parascolastiche, i partecipanti ai giochi sportivi studenteschi nelle fasi precedenti a quella nazionale e le persone che svolgono attività organizzate dal Coni o da società affiliate alle Federazioni o agli Enti di promozione sportiva che non siano considerati atleti agonisti devono sottoporsi a un controllo medico annuale effettuato da un medico di medicina generale, un pediatra di libera scelta o un medico dello sport. La visita dovrà prevedere la misurazione della pressione arteriosa e un elettrocardiogramma a riposo.

Regole più stringenti sono previste per chi partecipa ad attività ad elevato impegno cardiovascolare come manifestazioni podistiche oltre i 20 km o le gran fondo di ciclismo, nuoto o sci: in questo caso verranno effettuati accertamenti supplementari.

OBBLIGO DI PRESENZA DEI DEFIBRILLATORI

Le società sportive dilettantistiche e quelle sportive professionistiche dovranno dotarsi di defibrillatori semiautomatici. Sono escluse le società dilettantistiche che svolgono attività a ridotto impegno cardiocircolatorio. Le società dilettantistiche hanno 30 mesi di tempo per adeguarsi, quelle professionistiche 6. Gli oneri sono a carico delle società, ma queste possono associarsi se operano nello stesso impianto sportivo, oppure possono accordarsi con i gestori degli impianti perché siano questi a farsene carico.

Il decreto ministeriale contiene linee guida dettagliate sulla dotazione e l’utilizzo dei defibrillatori. Dovrà essere presente personale formato e pronto a intervenire e il defibrillatore deve essere facilmente accessibile, adeguatamente segnalato e sempre perfettamente funzionante. I corsi di formazione sono effettuati dai Centri di formazione accreditati dalle singole Regioni.

CAMPAGNA EDUCATIVA PER LO SPORT IN SICUREZZA

Il decreto prevede anche una attenzione educativa sul tema: i Ministeri della Salute e dello Sport e il Coni promuoveranno annualmente una campagna di comunicazione sullo sport in sicurezza, alla quale potranno collaborare anche le società scientifiche di settore.

Test medicina alla #Cattolica di #Roma, un ammesso ogni 30 candidati

Sono 8.572 i candidati al concorso di ammissione ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e chirurgia e in Odontoiatria e protesi dentaria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che oggi sosteranno le prove scritte (test psicoattitudinale e test di lingua inglese) a Roma e Milano. Nel dettaglio sono 8.029 i candidati a Medicina, in netta prevalenza donne (5.075 contro 2.954 maschi), che si contenderanno uno dei 270 posti a concorso con un rapporto di circa 1 ammesso ogni 30 candidati; sono invece 543 i candidati per i 25 posti di Odontoiatria (262 femmine e 281 maschi), 1 ammesso ogni 22 partecipanti al concorso. I candidati provengono da tutte le Regioni italiane. In particolare, il maggior numero di candidati rispettivamente per Medicina e Odontoiatria, dopo il Lazio (1638 e 134), provengono da Campania (1537 e 89), Puglia (1134 e 77), Sicilia (866 e 49), Calabria (613 e 43), Lombardia (355 e 26) e Basilicata (244 e 22). La Facoltà di Medicina e chirurgia della Cattolica ha introdotto ormai da tre anni una modalità di selezione a doppio turno per scegliere gli studenti più meritevoli e con la maggiore vocazione a fare il medico o l’odontoiatra. Un primo turno basato su una prova scritta consistente nella soluzione di 120 quesiti a risposta multipla sui seguenti argomenti: test psicoattitudinale (logica, ragionamento spaziale visivo, comprensione brani, attenzione e precisione, ragionamento numerico, problem solving) e di lingua inglese. Alla valutazione delle prova scritta è associata quella del percorso scolastico del terzo e quarto anno delle superiori. Il percorso di selezione prevede quindi un secondo turno consistente in un colloquio orale cui potranno accedere per Medicina solo i primi 810 classificati della graduatoria di merito e i primi 75 per Odontoiatria. La prova orale sarà basata su temi di cultura generale, di attualità, attitudinali, motivazionali e bioetici al fine di verificare la predisposizione dei candidati verso questo tipo di studi. I risultati della prova scritta del 22 aprile saranno pubblicati agli albi della Facoltà di Medicina e chirurgia entro il 6 maggio 2013. Novità del prossimo anno accademico è l’attivazione del corso di laurea “Medicine and surgery che sarà svolto interamente in lingua inglese il cui bando sarà pubblicato entro fine maggio.

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#Medicina da Strasburgo la parola fine: “numero chiuso” non viola diritto allo studio

Corte europea dei diritti umani boccia ricorso di otto italiani respinti a esami di accesso a Medicina.

STRASBURGO – Il numero chiuso che in Italia regola l’accesso a determinate facolta’ non viola il diritto allo studio. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani nella sentenza emessa oggi nei confronti dell’Italia. Secondo i giudici, che per la prima volta si sono trovati a dover stabilire se il numero chiuso e’ compatibile con il rispetto al diritto allo studio sancito dalla Convenzione europea dei diritti umani, la soluzione trovata dal legislatore italiano per regolare l’accesso all’universita’ e’ ragionevole. Per di piu’ i giudici hanno rilevato che tale soluzione non eccede l’ampio margine di discrezione che gli Stati hanno in questo ambito.

A presentare il ricorso a Strasburgo erano stati 8 cittadini italiani. Una di loro, Claudia Tarantino, ha fallito per 3 volte l’esame per accedere alla facolta’ di medicina di Palermo. Altri 6 ricorrenti non hanno superato quello per entrare ad odontoiatria nonostante l’esperienza professionale acquisita come tecnici odontoiatrici o igienisti. L’ottavo ricorrente, invece, pur avendo passato l’esame e’ stato escluso dalla facolta’ di odontoiatria dopo 8 anni che non dava esami.

Da @ansaeuropa.it

España: Una ‘marea bianca’ si oppone ai tagli alla sanità @drsilenzi

Ieri decine di migliaia di medici, infermieri, sindacati del comparto e cittadini ‘indignados’ sono scesi in piazza in quindici città per opporsi ai tagli e al sempre più ampio coinvolgimento dei privati. Nell’ultimo triennio è stata adottata una cura dimagrante da 6,7 miliardi che ha snellito del 10,6% l’intero settore.

18 FEB – Migliaia di persone si sono riversate ieri in quindici città spagnole per protestare contro i piani di tagli e privatizzazioni alla sanità messi a punto da alcuni governi regionali. Il centro nevralgico delle manifestazioni è stato Madrid, dove le strade sono state invase – per la sesta volta in tre mesi – da decine di migliaia di medici, infermieri, sindacati del comparto e cittadini ‘indignados’ che si sono riuniti nella neonata piattaforma nazionale ‘Mesa en defensa de la sanidad publica’. Ieri, per la prima volta, le proteste si sono estese in tutte le penisola, raggiungendo anche Barcellona, Valencia, Saragozza, Malaga, Cadice, Ourense, Murcia e Palma de Mallorca. La cosiddetta ‘marea bianca’ si oppone al taglio da complessivi 6,7 miliardi di euro varato – a partire dal 2010 – dalle Regioni con l’obiettivo di rientrare nei parametri di deficit previsti per l’anno. Una cura dimagrante che ha snellito il sistema del 10,6% in tre anni.

Particolarmente colpita è la Regione di Madrid, dove l’approvazione dell’ultima legge di bilancio ha stabilito la privatizzazione di sei ospedali e di 27 dei 270 centri sanitari. La manovra dell’amministrazione guidata da Ignacio Gonzalez (Pp) impone – per il settore – il taglio del 7,7% della spesa sanitaria sostenuta nel 2012, pari a circa 1,4 miliardi. E già imperversa la battaglia sulle cifre. I sindacati stimano che la privatizzazione dei servizi nella sola capitale costerà oltre 10mila posti di lavoro, mentre secondo Gonzalez il costo medio annuo a persona dell’assistenza ospedaliera scenderà dai 600 euro di quella pubblica ai 411 di quella a gestione privata. Una riforma che però non sembra convincere buona parte dei medici che hanno distribuito nelle piazze volantini in cui denunciano che “l’ingresso degli utili nel sistema determina una diminuzione della qualità assistenziale”. I manifestanti hanno poi focalizzato l’attenzione sui primi effetti prodotti dai tagli dell’ultimo triennio. La situazione più drammatica riguarderebbe il territorio dell’Extremadura, dove la maggior parte dei centri sanitari deve chiudere alle 15 per mancanza di personale. Un grido d’allarme arriva anche dalla Federazione spagnola dei diabetici che – per bocca del suo presidente, Angel Cabrera – ha denunciato la massiccia diminuzione dei più elementari dispositivi di assistenza, in particolare in Aragona e Catalogna.

La partita resta quindi ancora aperta, anche se il processo sembra ormai avviato e molti governatori stanno studiando l’esempio di Madrid. Dal coordinamento però non sembrano arrivare segnali di resa, anzi. “Resisteremo come abbiamo fatto sin’ora”, promettono i sindacati.

@Specializzandi: A rischio i 5.000 posti ministeriali per il prossimo concorso di specializzazione? News dal sito dei @GiovaniMedici

Ieri, 28 Gennaio 2013, si è tenuta la riunione della Conferenza Nazionale dei Referenti di Tipologia delle Scuole Specializzazione di area sanitaria, durante la quale è emerso come non sia stata ancora prevista un’adeguata copertura finanziaria del capitolo di spesa sulle “Scuole di Specializzazione”.

Quali rischi per i medici specializzandi italiani?

Difatti, come noto e come denunciato dal SIGM negli ultimi tre anni, a partire dall’a.a. 2012/2013 sarà attivato il V anno di corso delle scuole di specializzazione che, prima del Riassetto delle Scuole di Specializzazione di area sanitaria del 2005 (clicca qui), avevano una durata legale di quattro anni. Ciò avrebbe richiesto un adeguamento del capitolo di spesa dei contratti di formazione specialistica ministeriali pari a 1.000 unità aggiuntive e, soprattutto, per garantire anche per il prossimo anno il finanziamento dei 5.000 contratti ministeriali che, ricordo ai lettori, sono sottostimati di 3.000 unità rispetto al fabbisogno che il sistema Paese esprime in relazione al rapporto tra medici che stanno andando in pensione e nuovi specialisti che le università stanno formando.

Ricordiamo che in data 9 gennaio 2013 il Segretariato Italiano Giovani Medici aveva già inviato ai Ministeri competenti un’ulteriore richiesta di informazioni circa lo stato dell’arte relativo al finanziamento del capitolo di spesa sulle “Scuole di Specializzazione” (scarica il documento). Tale richiesta aveva fatto seguito all’interrogazione parlamentare, di cui la nostra associazione si era fatto promotrice, ai Ministri del Tesoro, Salute e MIUR che era stata inviata trasversalmente a tutte le componenti politiche per conoscere nel dettaglio lo stato dell’arte (clicca qui).

Come ricordato più volte in passato (leggi qui), l’aumento complessivo del numero di specializzandi, causato dalla piena realizzazione della sopra citata riforma, causa timori fondati dovuti alla mancanza di un riscontro ufficiale circa l’aumento del finanziamento del capitolo di spesa “scuole di specializzazione” da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Non ci risulta, peraltro, che siano stati fatti ad oggi i trasferimenti dall’economia dei finanziamenti già in carico al capitolo di spesa.

Il rischio concreto, difatti, è, oltre che la mancata corresponsione degli stipendi relativi ai colleghi dell’ultimo anno di corso titolari di contratto di formazione (salvo anticipazione da parte delle singole Università) la riduzione dei contratti a finanziamento ministeriale sin dal concorso di accesso alle Scuole di Specializzazione 2012/2013.

Vi comunichiamo che in data odierna il SIGM ha richiesto al Presidente del Consiglio Universitario Nazionale ed al Presidente dell’Osservatorio Nazionale per la Formazione Specialistica, di farsi parte in causa, formalizzando ai Ministeri competenti la richiesta di reperimento urgente dei fondi necessari a coprire il suddetto aumento di contratti a finanziamento ministeriale (scarica il documento).

L’Associazione dei Giovani Medici, il SIGM, continuerà a vigilare ed informare tempestivamente i colleghi aspiranti specializzandi.

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«I giovani medici non sanno usare il bisturi»

Escono dall’università con la media del 28 o del trenta ed hanno la parete della stanza costellata di attestati e titoli di studio. Ma non sanno impugnare un bisturi. Eccoli i medici specializzandi lombardi: super preparati nella teoria. Un po’ meno nella pratica.
A sollevare il problema è Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei medici di Milano. Il primo che osa dire ad alta voce quello che da sempre si sussurra nei corridoi. Ovviamente la situazione non è la stessa in tutti gli ospedali: in alcuni reparti si impara di più e in altri di meno. «Il problema – sollecita Rossi – è molto diffuso. La preparazione teorica dei nostri ragazzi è eccellente ma quella pratica non è neanche paragonabile a quella delle scuole europee e nordamericane. Bisogna rivedere le regole».
Rossi fa un confronto efficace: dopo un corso di quattro anni di aeronautica un giovane è perfettamente in grado di pilotare un aereo che vale 80 milioni di euro. Ecco, allora, dopo cinque anni di specializzazione un medico deve essere preparato a operare il cuore o il cervello di un uomo. «Le università della nostra regione – spiega il rappresentante dei medici – sono perfettamente in grado di dare questo tipo di preparazione. È urgente che ci si muova in tal senso».
Tuttavia per chi è agli inizi, non è semplice entrare in sala operatoria. I giovani assistono agli interventi, anche i più complicati, osservano la destrezza dei primari e dei chirurghi più abili, cercano di rubare con gli occhi tutti i trucchi del mestiere. Ma il percorso per diventare terzo assistente è davvero lungo. Per arrivare ad essere il secondo assistente del chirurgo spesso c’è da sgomitare. Raggiungere l’autonomia sembra quasi impossibile, pur lavorando nello stesso reparto per anni. «Non abbiamo un assetto legislativo che consenta di operare prima della fine della specialità – denuncia l’Ordine dei medici – e ci sono ancora parecchi problemi con le coperture assicurative». Problemi che riguardano i medici titolari, figuriamoci chi non è ancora in ruolo e nell’organico fisso dell’ospedale. Ovviamente la piaga della poca pratica si fa sentire soprattutto nelle specialità chirurgiche.
Le cose funzionano meglio nei reparti di medicina interna e affini dove gli specializzandi imparano a formulare diagnosi e a impostare le cure durante il «giro» dei letti del mattino assieme alle équipe. I primi a sentirsi insicuri sono i diretti interessati: i giovani medici che indossano il camice bianco da pochi anni. «A volte incontriamo medici che ci insegnano e ci coinvolgono – raccontano – Altre, per esigenze di lavoro, non riusciamo a fare molta pratica. E così fare un’ecografia o saper leggere davvero bene una radiografia diventa dura».
Qualche giovane medico racconta di aver visto colleghi arricciare il naso nelle cliniche Svizzere davanti al «titolo di specialità» preso in Italia. Da qui l’appello della categoria: «Dobbiamo mettere i nostri giovani in grado di competere con la concorrenza straniera. Abbiamo ottime università e insegnanti bravi. Va solo presa qualche accortezza in più nel percorso della “gavetta“».

da IlGiornale.it

 

Pochi posti e tanti sprechi, la sanità lombarda sull’orlo di una crisi di nervi

di Cristina Giudici

La sanità lombarda sarà riorganizzata: meno punti nascita, eliminazione dei reparti doppione, meno infermieri e medici, blocco del turn over. In attesa che si scateni la battaglia per la sopravvivenza, siamo andati all’ospedale San Paolo, e al San Raffaele. Tra le barelle nei corridoi e le proteste dei sindacati.

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La deadline dovrebbe essere domani 28 dicembre, quando l’assessore regionale alla Sanità, Mario Melazzini, nella seduta della giunta di fine anno illustrerà il piano di riorganizzazione della sanità lombarda, e si capirà dove e come si abbatterà la mannaia. Con la riduzione dei punti nascita, eliminazione di reparti doppioni, soprattutto delle cardiochirurgie, delle chirurgie vascolari, delle emodinamiche, mentre verranno rivisti alcuni accreditamenti per le strutture private, in base alla qualità e al numero delle prestazioni. Diminuiranno anche gli organici di infermieri e medici in esubero, visto il blocco del turn over, tranne nei reparti che lavorano sul fronte delle emergenze per i quali è stata strappata una deroga. L’ansia da prestazione sanitaria cresce e non si sa ancora quali piani di organizzazione aziendale, presentati alla Regione in questi giorni dai singole strutture sanitarie pubbliche per il 2013, otterranno il nulla osta. In ogni caso i dati sono dirimenti. Fra tagli precedenti e quelli voluti dal ministro della Sanità, Renato Balduzzi, che sono finiti nel ddl sulla Stabilità, in Lombardia, nel 2013 ci saranno 225 milioni di euro in meno e un taglio di 2337 posti letto (si passa da 39.968 a 30.512, ma ad avere più problemi saranno i pazienti post-acuti che hanno bisogno di riabilitazione e assistenza per i quali si passa da 8.038 posti letto a 7119). In attesa che si scateni la battaglia per la sopravvivenza, ecco cosa abbiamo visto e sentito in un viaggio diurno e notturno fra un grande ospedale pubblico, nonché polo universitario, il San Paolo, e quello che è considerato il simbolo dell’eccellenza medica del settore privato, il San Raffaele, messo in ginocchio da un crac economico, e poi rilevato da Giuseppe Rotelli.

Atto primo. Alle 8 di sera cala il silenzio all’interno di un reparto di una medicina generale dell’ospedale San Paolo, che vanta alcune eccellenze specialistiche e molte aree grigie, fra cui 18 milioni di euro di debiti. Arrivano due infermieri del turno di notte, che si scambiano notizie sui pazienti con quelli che invece hanno finito il proprio. C’ è un solo medico di guardia, che deve vegliare da solo su sei reparti. Sguardo stravolto, corre, risponde al cicalino, senza mai fermarsi, districandosi fra varie emergenze, perché ha scelto di lavorare in trincea. Laddove fare il medico internista è un lavoro eroico, nessuno ci vuole andare perché… [...]

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