Assicurazioni private Usa: le complicanze premiano l’ospedale #paradossi #welovessn

Ridurre l’incidenza delle complicazioni postoperatorie è un esercizio complesso, soprattutto quando il sistema di rimborso delle prestazioni aggiunge – per così dire – complicazioni alle complicazioni. Da un ampio studio appena pubblicato su Jama, infatti, arriva la conferma che il meccanismo oggi in uso negli Stati Uniti contribuisce a distorcere il quadro, con differenze significative secondo il tipo di pagatore.

Le implicazioni finanziarie nelle complicazioni
Un gruppo di ricercatori diretti da Sunil Eappen, della Harvard medical school di Boston, ha analizzato cartelle cliniche e dati finanziari di circa 35.000 pazienti chirurgici dimessi nel 2010 da un gruppo non-profit di 12 ospedali, per verificare e misurare le implicazioni finanziarie nelle complicazioni post-chirurgiche: «Il tasso di complicazioni è significativo, e secondo le stime oscilla tra il 3 e il 17,4% secondo il tipo di procedura, il tipo di complicazioni, la durata del follow-up e i dati analizzati» scrivono gli autori. «In aggiunta al danno per il paziente, le complicazioni più importanti aggiungono un costo sostanziale, che in passato è stato stimato in 11.500 dollari per paziente. Sono stati identificati metodi efficaci per ridurre le complicazioni chirurgiche, ma gli ospedali sono stati lenti nell’implementarli». Oggi questo ampio studio offre nuove conferme per una delle spiegazioni già da tempo avanzate dai ricercatori per comprendere questa lentezza: sia con il sistema di rimborso a giornata di ricovero sia con quello basato sui DRG l’adozione di pratiche virtuose sul piano clinico risulta penalizzante sul piano economico, almeno per i pazienti benestanti.

Costi ospedalieri fissi e variabili
Eappen e colleghi hanno valutato i costi ospedalieri fissi e variabili, e i ricavi, associati al verificarsi di una o più complicazioni di rilievo per nove procedure chirurgiche comuni, per quattro tipologie di relazione economica: assicurazione privata, Medicare, Medicaid e pagamento di tasca del paziente. Le dimissioni sono state catalogate in base alla procedura principale e alla presenza di una o più complicazioni postoperatorie (che hanno riguardato 1.820 pazienti su 35.256, pari al 5,3%). I costi ospedalieri, i ricavi e il contributo al margine – calcolato sottraendo ai ricavi i costi variabili – sono stati quindi confrontati in base alla frequenza delle complicanze e al tipo di pagamento, rilevando che nel caso delle assicurazioni private la presenza di complicanze comporta un enorme vantaggio economico (il contributo al margine passa da 17.000 dollari del paziente non complicato a ben 56.000 dollari). Questo «incentivo a rovescio» tocca anche i pazienti con la mutua Medicare, anche se scende a meno di 2.000 dollari. Per i pazienti paganti e per quelli coperti solo da Medicaid (la mutua pubblica cui ricorrono solo le fasce di popolazione più vulnerabili), invece, l’ospedale ha anche sul piano economico tutto l’interesse a ridurre il più possibile le complicanze, perché i rimborsi per i casi non complicati sono premianti. Un editoriale di commento, affidato a Uwe Reinhardt dell’Università di Princeton, sottolinea l’importanza di questi studi, ma invita a usare la massima cautela e il massimo scrupolo nell’introdurre e nel valutare gli incentivi di tipo finanziario in ambito clinico.

JAMA. 2013;309(15):1599-1606

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Certificati medici per attività sportiva non agonistica: cosa cambia? #medicina @giovanimedici

Il Ministro della Salute, Renato Balduzzi, di concerto con il Ministro per lo Sport, Piero Gnudi, ha firmato il decreto ministeriale “Disciplina della certificazione dell’attività sportiva non agonistica e amatoriale e linee guida sulla dotazione e l’utilizzo di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri salvavita”. L’adozione del decreto era prevista dal’articolo 7 comma 11 del decreto Salute e sviluppo del 2012. Il testo raccoglie le indicazioni del gruppo di lavoro istituito dal Ministro Balduzzi nel febbraio scorso e del corrispondente gruppo di lavoro del Consiglio superiore di sanità.

CERTIFICATI PER L’ATTIVITÀ SPORTIVA AMATORIALE

I soggetti non tesserati alle Federazioni sportive nazionali, alle Discipline associate, agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni, che praticano attività amatoriale (ovvero non regolamentata da organismi sportivi e non occasionale) devono sottoporsi a controlli medici periodici secondo indicazioni precise:

- gli uomini fino a 55 anni e le donne fino ai 65, senza evidenti patologie e fattori di rischio, potranno essere visitati da un qualunque medico abilitato alla professione e il certificato avrà valenza biennale;

- I soggetti che riportano almeno due delle seguenti condizioni (età superiore ai 55 anni per gli uomini e ai 65 per le donne, ipertensione arteriosa, elevata pressione arteriosa differenziale nell’anziano, l’essere fumatori, ipercolesteloremia, ipertrigliceridemia, glicemia alterata a digiuno o ridotta tolleranza ai carboidrati o diabete di tipo II compensato, obesità addominale, familiarità per patologie cardiovascolari, altri fattori di rischio a giudizio del medico) dovranno essere visitati necessariamente da un medico di medicina generale, un pediatra di libera scelta o un medico dello sport, che dovranno effettuale un elettrocardiogramma a riposo e eventualmente altri esami necessario secondo il giudizio clinico. Il certificato dovrà essere rinnovato ogni anno;

- I soggetti con patologie croniche conclamate diagnosticate dovranno ricorrere a un medico di medicina generale, un pediatra di libera scelta, un medico dello sport o allo specialista di branca, che effettuerà esami e consulenze specifiche e rilascerà a proprio giudizio un certificato annuale o a valenza anche inferiore all’anno.

Il certificato andrà esibito all’atto di iscrizione o di avvio delle attività all’incaricato della struttura o del luogo dove si svolge l’attività.

Non sono tenuti all’obbligo della certificazione le persone che svolgono attività amatoriale occasionale o saltuario, chi la svolge in forma autonoma e al di fuori di contesti organizzati, i praticanti di alcune attività con ridotto impegno cardiovascolare, come le bocce (escluse le bocce in volo), biliardo, golf, pesca sportiva di superficie, caccia sportiva, sport di tiro, ginnastica per anziani, “gruppi cammino”, e chi pratica attività ricreative come ballo o giochi da tavolo. A tutte queste persone è comunque raccomandato un controllo medico prima dell’avvio dell’attività.

CERTIFICATI PER L’ATTIVITÀ SPORTIVA NON AGONISTICA

Gli alunni che svolgono attività fisico-sportive organizzate dalle scuole nell’ambito delle attività parascolastiche, i partecipanti ai giochi sportivi studenteschi nelle fasi precedenti a quella nazionale e le persone che svolgono attività organizzate dal Coni o da società affiliate alle Federazioni o agli Enti di promozione sportiva che non siano considerati atleti agonisti devono sottoporsi a un controllo medico annuale effettuato da un medico di medicina generale, un pediatra di libera scelta o un medico dello sport. La visita dovrà prevedere la misurazione della pressione arteriosa e un elettrocardiogramma a riposo.

Regole più stringenti sono previste per chi partecipa ad attività ad elevato impegno cardiovascolare come manifestazioni podistiche oltre i 20 km o le gran fondo di ciclismo, nuoto o sci: in questo caso verranno effettuati accertamenti supplementari.

OBBLIGO DI PRESENZA DEI DEFIBRILLATORI

Le società sportive dilettantistiche e quelle sportive professionistiche dovranno dotarsi di defibrillatori semiautomatici. Sono escluse le società dilettantistiche che svolgono attività a ridotto impegno cardiocircolatorio. Le società dilettantistiche hanno 30 mesi di tempo per adeguarsi, quelle professionistiche 6. Gli oneri sono a carico delle società, ma queste possono associarsi se operano nello stesso impianto sportivo, oppure possono accordarsi con i gestori degli impianti perché siano questi a farsene carico.

Il decreto ministeriale contiene linee guida dettagliate sulla dotazione e l’utilizzo dei defibrillatori. Dovrà essere presente personale formato e pronto a intervenire e il defibrillatore deve essere facilmente accessibile, adeguatamente segnalato e sempre perfettamente funzionante. I corsi di formazione sono effettuati dai Centri di formazione accreditati dalle singole Regioni.

CAMPAGNA EDUCATIVA PER LO SPORT IN SICUREZZA

Il decreto prevede anche una attenzione educativa sul tema: i Ministeri della Salute e dello Sport e il Coni promuoveranno annualmente una campagna di comunicazione sullo sport in sicurezza, alla quale potranno collaborare anche le società scientifiche di settore.

Crash course in healthy cooking aims to help docs better help their patients @Medici_Manager @HarvardHSPH

David Eisenberg envisions a time when doctors learn not just biology and chemistry—but cooking in an effort to help more patients live healthier lives. Given recent alarming increases in diabetes and other obesity-related ailments, Eisenberg, a doctor, associate professor of nutrition at Harvard School of Public Health (HSPH), and executive vice president of the Samueli Institute, thinks schooling doctors and other health professionals in the latest in nutrition science—and giving them hands-on training in how to cook healthy meals—would make them more likely to give their patients sound nutritional advice, and hopefully help improve their patients’ health as well as their own.

Now Eisenberg has study results that suggest he’s on the right track.

Over the past several years, he has helped run a four-day conference, or “crash course,” in healthy cooking, eating, and lifestyle—for doctors, nurses, nutritionists, restaurant chefs, institutional food service directors, fitness professionals and others—called “Healthy Kitchens, Healthy Lives-Caring For Our Patients and Ourselves.” He led a study titled “Enhancing Medical Education to Address Obesity: ‘See One. Taste One. Cook One. Touch One’,” published online February 18, 2013 in JAMA Internal Medicine, in which attendees surveyed after the March 2010 conference said they were eating and cooking healthier—and advising their patients to do the same. They said they were more aware of their calorie intake; ate more vegetables, nuts, and whole grains; and were better able to assess their patients’ nutrition status and to successfully advise their overweight and obese patients about healthy eating and lifestyle.

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#Medicina da Strasburgo la parola fine: “numero chiuso” non viola diritto allo studio

Corte europea dei diritti umani boccia ricorso di otto italiani respinti a esami di accesso a Medicina.

STRASBURGO – Il numero chiuso che in Italia regola l’accesso a determinate facolta’ non viola il diritto allo studio. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani nella sentenza emessa oggi nei confronti dell’Italia. Secondo i giudici, che per la prima volta si sono trovati a dover stabilire se il numero chiuso e’ compatibile con il rispetto al diritto allo studio sancito dalla Convenzione europea dei diritti umani, la soluzione trovata dal legislatore italiano per regolare l’accesso all’universita’ e’ ragionevole. Per di piu’ i giudici hanno rilevato che tale soluzione non eccede l’ampio margine di discrezione che gli Stati hanno in questo ambito.

A presentare il ricorso a Strasburgo erano stati 8 cittadini italiani. Una di loro, Claudia Tarantino, ha fallito per 3 volte l’esame per accedere alla facolta’ di medicina di Palermo. Altri 6 ricorrenti non hanno superato quello per entrare ad odontoiatria nonostante l’esperienza professionale acquisita come tecnici odontoiatrici o igienisti. L’ottavo ricorrente, invece, pur avendo passato l’esame e’ stato escluso dalla facolta’ di odontoiatria dopo 8 anni che non dava esami.

Da @ansaeuropa.it

L’Italia: cronaca di un Paese che grida al conflitto di interesse solo quando riguarda qualcun altro. @drsilenzi

Nell’ultima tornata elettorale la sanità è letteralmente sbarcata in Parlamento, come documentato da un’interessante articolo apparso su Panorama della Sanità dello scorso 25 marzo (leggi qui) che ha raccolto nomi, volti e curricula di tutti i parlamentari provenienti dalle fila della sanità italiana.

Difatti, nella legislatura che si è aperta in questi giorni, la XVII, il “partito della Sanità” conta ben 73 parlamentari, quasi tutti alla prima esperienza.

Tra questi dovere di menzione, in primis, è per i due “Presidenti”: il dott. Amedeo Bianco e la dott.ssa Annalisa Silvestro, entrambi alla prima esperienza politica arrivata dopo anni passati a capo, rispettivamente, della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri (FNOMCeO) e della Federazione Nazionale Collegi Infermieri professionali, Assistenti sanitari, Vigilatrici d’infanzia (IPASVI).

Bianco Senatore

Massima è la stima professionale e grande l’augurio di intraprendere nel migliore dei modi questa nuova avventura, magari con una carriera politica altrettanto fortunata e di qualità.

I dubbi (tanti) riguardano semmai la gestione del post elezione che ha visto entrambi cercare l’appoggio dei propri consigli direttivi al fine di tutelare la “doppia carica”, Senatore e Presidente, probabilmente in vista di una XVII legislatura incerta e segnata da auspici che lasciano presagire un suo sviluppo vincolato a termine.

Per approfondire leggi qui per IPASVI e qui per FNOMCeO 1, 2, 3

Parlando della Professione medica, poi, risulta veramente grottesco affermare che la carica di Senatore per il Presidente del massimo organo di rappresentanza dei medici sia “una valore aggiunto per la Professione” (leggi qui).

Come sono stati ribaditi la stima professionale e l’augurio di una brillante carriera politica allo stesso modo è lecito ribadire l’inaccettabilità di questa scelta che trascina direttamente nell’agone politico le massime istituzioni delle professioni sanitarie che, nella loro stessa costituzione invece, gridano l’obbligo di restare super partes per garantire la tutela della terzietà degli organi di massima rappresentanza di medici ed infermieri.

Un Paese che da anni è costretto, suo malgrado, a discutere senza soluzione del conflitto di interesse ai massimi livelli a causa dell’inettitudine della propria classe politica, vive in sordine quello che altrove, in qualsiasi altra parte del mondo civile, avrebbe gridato allo scandalo.

Non è questione di lotte interne, non è questione di poltrone o poltroncine.

Ne va della credibilità di una Sanità che può mettere a disposizione del Paese autorevolissime professionalità, come avvenuto in passato e come accaduto anche questa volta, ma che deve far sentire la propria voce a tutela di tutti, non soltanto di una parte, qualunque essa sia.

Per favore, se siamo tornati ai livelli del Senato delle Corporazioni qualcuno ci avverta.

Non è facile, in questi giorni convulsi a causa della crisi finanziaria e di sistema che stiamo vivendo, capire qual è il volto dell’Italia migliore che siamo chiamati a presentare al mondo.

Tra tanti dubbi una certezza arriva dai giovani: non è sicuramente quella del Paese del conflitto di interesse, della doppia morale e delle doppie poltrone.

Conferimento incarico direttore Uoc: procedura paraconcorsuale @giovanimedici

Il fatto
Il Tar Toscana ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione in relazione alla impugnazione di una deliberazione assunta da una Azienda ospedaliera per il conferimento di un incarico quinquennale di dirigente responsabile Uoc. Il medico escluso ha ritenuto dover censurare la decisione di primo grado rivolgendosi al Consiglio di Stato

Profili di diritto
Il Consiglio di Stato ha confermato la posizione del Tar escludendo che la procedura per il conferimento dell’incarico di dirigente di secondo livello del ruolo sanitario abbia natura di procedura concorsuale per il solo fatto che ad essa sono ammessi soggetti che, seppure medici del Ssn, sono dipendenti di enti diversi rispetto a quello che indice la procedura, e altresì soggetti dipendenti di strutture private, estranei al servizio sanitario nazionale. Tale conclusione è giustificata con il rilievo che, nella disciplina per il conferimento dell’incarico di dirigente medico del secondo livello, non è presente alcun elemento idoneo a ricondurre la stessa ad una procedura concorsuale, ancorché atipica. Neppure può attribuirsi rilievo, ai fini del riconoscimento della natura concorsuale della procedura di cui si tratta, alla circostanza che del conferimento dell’incarico debba essere dato preventivo avviso da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale
[Avv. Ennio Grassini - http://www.dirittosanitario.net

España: Una ‘marea bianca’ si oppone ai tagli alla sanità @drsilenzi

Ieri decine di migliaia di medici, infermieri, sindacati del comparto e cittadini ‘indignados’ sono scesi in piazza in quindici città per opporsi ai tagli e al sempre più ampio coinvolgimento dei privati. Nell’ultimo triennio è stata adottata una cura dimagrante da 6,7 miliardi che ha snellito del 10,6% l’intero settore.

18 FEB – Migliaia di persone si sono riversate ieri in quindici città spagnole per protestare contro i piani di tagli e privatizzazioni alla sanità messi a punto da alcuni governi regionali. Il centro nevralgico delle manifestazioni è stato Madrid, dove le strade sono state invase – per la sesta volta in tre mesi – da decine di migliaia di medici, infermieri, sindacati del comparto e cittadini ‘indignados’ che si sono riuniti nella neonata piattaforma nazionale ‘Mesa en defensa de la sanidad publica’. Ieri, per la prima volta, le proteste si sono estese in tutte le penisola, raggiungendo anche Barcellona, Valencia, Saragozza, Malaga, Cadice, Ourense, Murcia e Palma de Mallorca. La cosiddetta ‘marea bianca’ si oppone al taglio da complessivi 6,7 miliardi di euro varato – a partire dal 2010 – dalle Regioni con l’obiettivo di rientrare nei parametri di deficit previsti per l’anno. Una cura dimagrante che ha snellito il sistema del 10,6% in tre anni.

Particolarmente colpita è la Regione di Madrid, dove l’approvazione dell’ultima legge di bilancio ha stabilito la privatizzazione di sei ospedali e di 27 dei 270 centri sanitari. La manovra dell’amministrazione guidata da Ignacio Gonzalez (Pp) impone – per il settore – il taglio del 7,7% della spesa sanitaria sostenuta nel 2012, pari a circa 1,4 miliardi. E già imperversa la battaglia sulle cifre. I sindacati stimano che la privatizzazione dei servizi nella sola capitale costerà oltre 10mila posti di lavoro, mentre secondo Gonzalez il costo medio annuo a persona dell’assistenza ospedaliera scenderà dai 600 euro di quella pubblica ai 411 di quella a gestione privata. Una riforma che però non sembra convincere buona parte dei medici che hanno distribuito nelle piazze volantini in cui denunciano che “l’ingresso degli utili nel sistema determina una diminuzione della qualità assistenziale”. I manifestanti hanno poi focalizzato l’attenzione sui primi effetti prodotti dai tagli dell’ultimo triennio. La situazione più drammatica riguarderebbe il territorio dell’Extremadura, dove la maggior parte dei centri sanitari deve chiudere alle 15 per mancanza di personale. Un grido d’allarme arriva anche dalla Federazione spagnola dei diabetici che – per bocca del suo presidente, Angel Cabrera – ha denunciato la massiccia diminuzione dei più elementari dispositivi di assistenza, in particolare in Aragona e Catalogna.

La partita resta quindi ancora aperta, anche se il processo sembra ormai avviato e molti governatori stanno studiando l’esempio di Madrid. Dal coordinamento però non sembrano arrivare segnali di resa, anzi. “Resisteremo come abbiamo fatto sin’ora”, promettono i sindacati.

Parte all’Università Cattolica di Roma un Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia in inglese

Da quest’anno i futuri medici parleranno due lingue, infatti, accanto ai tradizionali corsi di laurea a ciclo unico parte il corso di laurea “Medicine and surgery” interamente svolto in lingua inglese. Il bando di concorso sarà pubblicato tra maggio e giugno 2013.

18 FEB – L’Università Cattolica si apre ai corsi di laurea in lingua inglese. Accanto ai tradizionali corsi di laurea a ciclo unico in Medicina e chirurgia e Odontoiatria e protesi dentaria, partirà quest’anno il nuovo corso “Medicine and surgery” nato con l’obiettivo di formare medici che, per la loro preparazione umana e professionale, siano pronti a operare sia nei Paesi più avanzati sia in quelli in via di sviluppo.
Sono 50 in totale i posti disponibili (30 riservati a cittadini italiani e comunitari e 20 a cittadini extracomunitari selezionati sulla base di un esame che si svolgerà nel prossimo mese di settembre).
Nelle scorse settimane è già stato pubblicato il nuovo bando di concorso per l’ammissione ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Odontoiatria, mentre quello per l’ammissione al primo anno di “Medicine and surgery” sarà pubblicato tra maggio e giugno 2013.

Il corso di laurea di Medicina in inglese. Il nuovo corso di laurea “Medicine and surgery” non è una mera traduzione in lingua inglese dei programmi che vengono svolti nel tradizionale corso di Laurea in Medicina ma presenta una significativa innovazione sia per quanto concerne le metodologie che i contenuti didattici con una piena integrazione tra discipline biologiche, umane e cliniche. L’approccio multidisciplinare e il precoce coinvolgimento degli studenti nell’attività clinica costituisce un aspetto peculiare di questo nuovo percorso formativo che prevede lezioni frontali, tirocinio pratico, autoapprendimento, apprendimento guidato, seminari, approfondimenti culturali relativi alle Scienze Umane in un contesto di stretta interazione con i docenti, alcuni provenienti da istituzioni straniere, che si distinguono per l’eccellenza nell’educazione medica. Il corso di laurea vuole formare medici dotati di completa autonomia nell’identificare, comunicare e risolvere i problemi della salute dal punto di vista preventivo, diagnostico, prognostico, terapeutico e della riabilitazione.

Per saperne di più. Il bando di concorso per l’ammissione ai corsi di laurea in Medicina e Odontoiatria è disponibile presso il Servizio Didattica della sede universitaria (Largo F. Vito 1 – Roma) e consultabile/scaricabile dal sito internet http://roma.unicatt.it. Per informazioni dettagliate sulle modalità di iscrizione è possibile rivolgersi allo sportello del “Polo servizio carriera studenti” dei Servizi per corsi accademici presso gli Istituti Biologici o inviare una e-mail al seguente indirizzo: testammissione@rm.unicatt.it

18 febbraio 2013
da QuotidianoSanità

@Specializzandi: A rischio i 5.000 posti ministeriali per il prossimo concorso di specializzazione? News dal sito dei @GiovaniMedici

Ieri, 28 Gennaio 2013, si è tenuta la riunione della Conferenza Nazionale dei Referenti di Tipologia delle Scuole Specializzazione di area sanitaria, durante la quale è emerso come non sia stata ancora prevista un’adeguata copertura finanziaria del capitolo di spesa sulle “Scuole di Specializzazione”.

Quali rischi per i medici specializzandi italiani?

Difatti, come noto e come denunciato dal SIGM negli ultimi tre anni, a partire dall’a.a. 2012/2013 sarà attivato il V anno di corso delle scuole di specializzazione che, prima del Riassetto delle Scuole di Specializzazione di area sanitaria del 2005 (clicca qui), avevano una durata legale di quattro anni. Ciò avrebbe richiesto un adeguamento del capitolo di spesa dei contratti di formazione specialistica ministeriali pari a 1.000 unità aggiuntive e, soprattutto, per garantire anche per il prossimo anno il finanziamento dei 5.000 contratti ministeriali che, ricordo ai lettori, sono sottostimati di 3.000 unità rispetto al fabbisogno che il sistema Paese esprime in relazione al rapporto tra medici che stanno andando in pensione e nuovi specialisti che le università stanno formando.

Ricordiamo che in data 9 gennaio 2013 il Segretariato Italiano Giovani Medici aveva già inviato ai Ministeri competenti un’ulteriore richiesta di informazioni circa lo stato dell’arte relativo al finanziamento del capitolo di spesa sulle “Scuole di Specializzazione” (scarica il documento). Tale richiesta aveva fatto seguito all’interrogazione parlamentare, di cui la nostra associazione si era fatto promotrice, ai Ministri del Tesoro, Salute e MIUR che era stata inviata trasversalmente a tutte le componenti politiche per conoscere nel dettaglio lo stato dell’arte (clicca qui).

Come ricordato più volte in passato (leggi qui), l’aumento complessivo del numero di specializzandi, causato dalla piena realizzazione della sopra citata riforma, causa timori fondati dovuti alla mancanza di un riscontro ufficiale circa l’aumento del finanziamento del capitolo di spesa “scuole di specializzazione” da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Non ci risulta, peraltro, che siano stati fatti ad oggi i trasferimenti dall’economia dei finanziamenti già in carico al capitolo di spesa.

Il rischio concreto, difatti, è, oltre che la mancata corresponsione degli stipendi relativi ai colleghi dell’ultimo anno di corso titolari di contratto di formazione (salvo anticipazione da parte delle singole Università) la riduzione dei contratti a finanziamento ministeriale sin dal concorso di accesso alle Scuole di Specializzazione 2012/2013.

Vi comunichiamo che in data odierna il SIGM ha richiesto al Presidente del Consiglio Universitario Nazionale ed al Presidente dell’Osservatorio Nazionale per la Formazione Specialistica, di farsi parte in causa, formalizzando ai Ministeri competenti la richiesta di reperimento urgente dei fondi necessari a coprire il suddetto aumento di contratti a finanziamento ministeriale (scarica il documento).

L’Associazione dei Giovani Medici, il SIGM, continuerà a vigilare ed informare tempestivamente i colleghi aspiranti specializzandi.

RESTA SEMPRE INFORMATO GRAZIE A WWW.GIOVANEMEDICO.IT

Primo sciopero nazionale di ginecologi e ostetriche: Il 12 febbraio niente parti programmati

Sotto accusa i tagli alla Sanità e il contenzioso medico-legale arrivato «ormai a livelli insostenibili»

MILANO – «Vietato» nascere il 12 febbraio. Per quel giorno, un martedì, è stato proclamato il primo sciopero nazionale di ginecologi e ostetriche. Dunque niente parti programmati (fatte salve le emergenze), esami, visite ed ecografie, negli ospedali pubblici e privati. «Il 12 febbraio potrebbe essere il giorno nel quale in futuro si festeggeranno meno compleanni» dicono i sanitari sul piede di guerra.

MILLE INTERVENTI - L’astensione dal lavoro riguarda, oltre ai punti nascita del Servizio Sanitario Nazionale, anche i consultori familiari e gli ambulatori ostetrici extraospedalieri. Dunque niente cesarei né induzione di parti programmati, per un totale di circa 1.100 interventi che dovranno essere rinviati o anticipati; poco meno di 600 sono cesarei. Questa la «scelta estrema» di 15mila tra ginecologi e ostetriche: sotto accusa «i tagli alla sanità che hanno messo in ginocchio l’assistenza e il contenzioso medico-legale arrivato ormai a livelli insostenibili». E lo sciopero delle sale parto «non è privo di rischi sanitari – spiega Nicola Surico, presidente della Società italiana di ginecologia (Sigo) -, anche se saranno garantite le urgenze. In questo campo non sempre è facile stabilire il confine dell’urgenza. E si corrono seri rischi. Siamo costretti a un’azione forte, ma i politici devono riflettere e assumersi le responsabilità anche di eventuali problemi».

«SICUREZZA NON GARANTITA» - Alla base della protesta due motivazioni. In primo luogo i tagli della spending review e delle altre manovre finanziarie degli ultimi anni che stanno mettendo in ginocchio l’assistenza sanitaria anche in settori chiave come quello del «percorso nascita, impedendone anche la messa in sicurezza». Seconda motivazione, spiegano i rappresentanti delle due categorie, la crescita ormai incontrollata del contenzioso medico-legale, che sta portando alla sempre maggiore diffusione del fenomeno della “medicina difensiva”. Ginecologi e ostetriche si dicono pronti anche allo “sciopero del voto” se le forze politiche resteranno sorde alle loro richieste. Sarebbero 15mila voti in meno: gli scioperanti sono decisi, se non ci saranno segnali, a riconsegnare ai Comuni i certificati elettorali. Tre le richieste prioritarie a tutti i partiti impegnati nella competizione elettorale: la certezza del finanziamento per la sanità; l’impegno ad applicare immediatamente la riforma dei punti nascita, approvata due anni fa; la garanzia di misure incisive sulla responsabilità professionale in sanità.

MIGLIAIA DI DENUNCE - «Sono ormai migliaia le denunce contro i ginecologi e gli altri operatori, non possiamo più lavorare con la dovuta serenità – afferma il presidente dell’Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi) Vito Trojano -. E il dramma è che, a fronte di un clamore mediatico straordinario al momento della denuncia, a conti fatti il 98,8% dei procedimenti presso 90 Procure italiane a carico di sanitari (di cui circa il 10% ginecologi) è archiviato senza alcuna condanna per gli operatori». Di contro le denunce contro i medici e i sanitari si sono triplicate negli ultimi 15 anni arrivando a 33.682 nel 2010. La cosiddetta malasanità, affermano i ginecologi, «si rileva quindi un vero e proprio “bluff”». Oltre al danno la beffa: molti professionisti assolti in penale sono comunque costretti a pagare risarcimenti elevati in sede civile. In Italia, proprio per la “medicina difensiva”, sottolineano le associazioni di categoria, si sprecano ogni anno 12/14 miliardi di euro per esami e interventi inutili effettuati di fatto solo per “auto-protezione” da parte dei sanitari, in vista di possibili contenziosi futuri con i pazienti e i loro avvocati. Bisogna «affrontare una volta per tutte il problema della colpa grave – spiegano le associazioni – e obbligare le aziende sanitarie ad assicurare i medici. Possono esserci anche altre soluzioni, come ad esempio la costituzione di fondi di solidarietà. Siamo pronti ad accogliere le proposte realmente incisive».

POLIZZE ALLE STELLE - Purtroppo, sottolinea il presidente della Federazione sindacale medici dirigenti (Fesmed) Carmine Gigli, «il decreto Balduzzi, recentemente convertito in legge e che contempla alcune norme specifiche sulla responsabilità professionale, non ha offerto soluzioni». Neanche il problema dei costi proibitivi delle polizze assicurative, conclude, «viene risolto dal decreto Balduzzi, mancando l’atteso obbligo delle Asl ad assicurarsi e a mettere in sicurezza i punti nascita, e lasciando così il medico e gli altri professionisti sanitari da soli a contrastare spese legali ed eventuali risarcimenti milionari in sede civile». I premi assicurativi costano in media 15/20mila euro annui: numeri che hanno portato il 10% delle Asl alla disdetta delle polizze nel 2011. Le stesse compagnie assicuratrici considerano svantaggioso assicurare i medici per i rischi di risarcimento in sede civile: a fronte di un monte premi assicurativo nella sanità di circa 500 milioni annui, dichiarano di pagare risarcimenti per il 160% dei premi incassati. Nel 2011 il 5% delle polizze è stato disdettato dalle compagnie. «Il 13 agosto – conclude Surico – diventerà obbligatoria l’assicurazione del singolo professionista. Ma i costi sono proibitivi e le compagnie si tirano indietro, vista l’entità del contenzioso. I medici sono lasciati soli. È una situazione gravissima».

SIGLE DI CATEGORIA - La mobilitazione del 12 febbraio, ancora non arrivato sul tavolo dell’Autorità di Garanzia per gli scioperi perché medici e ostetriche proseguono lo stato di agitazione in attesa di essere ricevuti dal governo, è indetto dalle principali associazioni di categoria: Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi), Società italiana di ginecologia (Sigo), Associazione ginecologi universitari (Agui), Federazione sindacale medici dirigenti (Fesmed), Associazione ginecologi territoriali (Agite), Società italiana di ecografia ostetrica e ginecologica e metodologie biofisiche (Sieog) e Associazione italiana di ostetricia (Aio).

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