«Non so nemmeno io dire cosa sia questa mia cosa — ammette il regista — e non so come collocarla. Di certo l’ho vissuta come servizio, e per questo ho cercato il più possibile di nascondermi e di far parlare i protagonisti. Dei medici mi ha colpito soprattutto la ritrosia, la modestia, la loro umile ammissione di inadeguatezza rispetto alla vita dell’Occidente.»

Tratto da l’intervista di Paolo Rumiz a Carlo Mazzacurati

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