Quelle acrobazie contabili anti-deficit che non hanno salvato il San Raffaele (da Corriere della Sera)

Un gruppo come il San Raffaele non diventa insolvente da un anno all’altro. Bisogna scavare nel passato. Sia quello più recente delle operazioni estere di Vds e Assion Aircraft e delle italiane Blu Energy ed Edilraf, sia il passato remoto di alcune acrobazie contabili. Non risulta, per esempio, che abbia riempito il portafoglio con spazzatura finanziaria, cioè titoli ad alto rischio che la crisi degli anni scorsi ha incenerito. La gestione di Mario Cal, da questo punto di vista, era rigorosa. Almeno quando non si dovevano  rincorrere le dispendiose «ispirazioni» del fondatore don Luigi Verzé. E il core business, ovvero la gestione ospedaliera, è sempre stata in equilibrio.

Però la Fondazione Monte Tabor oltre che holding (anomala) di un grande polo della sanità, della ricerca e della formazione, pian piano ha accresciuto la sua attività immobiliare e di «proprietaria terriera» , sia in Italia che all’estero. E su queste proprietà potrebbe aver fatto leva per coprire disavanzi di bilancio. Sono ipotesi che starebbero  emergendo anche sul fronte delle indagini. In sostanza nel 1997, nel ’ 99 e nel 2004 sarebbe stata fatta una rivalutazione di immobili di proprietà per quasi 200 milioni. Tuttavia secondo la Deloitte, cioè gli esperti indipendenti che hanno appena analizzato patrimonio e contabilità del gruppo, l’aumento di valore (in bilancio) di quegli immobili non si poteva fare in base alle norme contabili. La fondazione ha chiesto un parere a Richard Ellis, leader nelle perizie di immobili, e il responso è stato positivo, cioè il valore degli asset rivalutati era corretto e non pompato artificialmente. Probabilmente la nuova gestione targata Santa Sede vorrà vederci chiaro, così come la Procura. La questione è sul tavolo. Anche perché l’esperienza insegna che rivalutazioni forzate servono spesso a coprire frettolosamente buchi di bilancio. In questo caso di molti anni fa. Ed è forse il peccato originale. Le operazioni dubbie più recenti riguardano innanzitutto le attività estere. La Vds Export è quella che sovrintende alle proprietà (immobili e piantagioni) in Brasile. Pare che vi sia una contabilità «molto disordinata e una valutazione a spanne degli asset» , secondo quanto afferma un  dirigente del gruppo. I revisori dei conti avrebbero avallato le carte contabili provenienti dal Brasile senza troppo interrogarsi. Lo stesso per il buco (11 milioni) in Nuova Zelanda a fronte dell’acquisto di un jet. Una fonte ha riferito al Corriere che quell’affare servì in realtà «a pagare la mancia milionaria a un politico lombardo molto importante» . E poi la Blu Energy (50%Fondazione, 50%Giuseppe Grossi) che fornisce energia al polo ospedaliero ma pare la faccia pagare il doppio dei prezzi di mercato.  Per la società di costruzioni Edilraf, invece, l’attenzione è concentrata sulla transazione che tre anni fa ha regolato l’uscita dalla compagine sociale della Diodoro Costruzioni di Pierino Zammarchi. Tanti fronti da indagare. È anche per questo che il nuovo consulente Enrico Bondi avrebbe chiesto l’assistenza degli 007 privati della Kroll.

Mario Gerevini mgerevini@corriere. it Simona Ravizza sravizza@corriere. it

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