di Cristina Giudici

La sanità lombarda sarà riorganizzata: meno punti nascita, eliminazione dei reparti doppione, meno infermieri e medici, blocco del turn over. In attesa che si scateni la battaglia per la sopravvivenza, siamo andati all’ospedale San Paolo, e al San Raffaele. Tra le barelle nei corridoi e le proteste dei sindacati.

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La deadline dovrebbe essere domani 28 dicembre, quando l’assessore regionale alla Sanità, Mario Melazzini, nella seduta della giunta di fine anno illustrerà il piano di riorganizzazione della sanità lombarda, e si capirà dove e come si abbatterà la mannaia. Con la riduzione dei punti nascita, eliminazione di reparti doppioni, soprattutto delle cardiochirurgie, delle chirurgie vascolari, delle emodinamiche, mentre verranno rivisti alcuni accreditamenti per le strutture private, in base alla qualità e al numero delle prestazioni. Diminuiranno anche gli organici di infermieri e medici in esubero, visto il blocco del turn over, tranne nei reparti che lavorano sul fronte delle emergenze per i quali è stata strappata una deroga. L’ansia da prestazione sanitaria cresce e non si sa ancora quali piani di organizzazione aziendale, presentati alla Regione in questi giorni dai singole strutture sanitarie pubbliche per il 2013, otterranno il nulla osta. In ogni caso i dati sono dirimenti. Fra tagli precedenti e quelli voluti dal ministro della Sanità, Renato Balduzzi, che sono finiti nel ddl sulla Stabilità, in Lombardia, nel 2013 ci saranno 225 milioni di euro in meno e un taglio di 2337 posti letto (si passa da 39.968 a 30.512, ma ad avere più problemi saranno i pazienti post-acuti che hanno bisogno di riabilitazione e assistenza per i quali si passa da 8.038 posti letto a 7119). In attesa che si scateni la battaglia per la sopravvivenza, ecco cosa abbiamo visto e sentito in un viaggio diurno e notturno fra un grande ospedale pubblico, nonché polo universitario, il San Paolo, e quello che è considerato il simbolo dell’eccellenza medica del settore privato, il San Raffaele, messo in ginocchio da un crac economico, e poi rilevato da Giuseppe Rotelli.

Atto primo. Alle 8 di sera cala il silenzio all’interno di un reparto di una medicina generale dell’ospedale San Paolo, che vanta alcune eccellenze specialistiche e molte aree grigie, fra cui 18 milioni di euro di debiti. Arrivano due infermieri del turno di notte, che si scambiano notizie sui pazienti con quelli che invece hanno finito il proprio. C’ è un solo medico di guardia, che deve vegliare da solo su sei reparti. Sguardo stravolto, corre, risponde al cicalino, senza mai fermarsi, districandosi fra varie emergenze, perché ha scelto di lavorare in trincea. Laddove fare il medico internista è un lavoro eroico, nessuno ci vuole andare perché… […]

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