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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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Balduzzi

Cosa sono i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA)?

I Livelli Essenziali di Assistenza sono costituiti dai servizi e dalle prestazioni garantiti dal Servizio sanitario nazionale su tutto il territorio italiano. Le prestazioni incluse nei LEA sono individuate sulla base di principi di effettiva necessità assistenziale, di efficacia e di appropriatezza. Attualmente il provvedimento di definizione dei Livelli Essenziali di Assistenza (DPCM 29 novembre 2001), emanato sulla base di un accordo Stato-Regioni del 2001, elenca le prestazioni erogabili nell’ambito del Servizio sanitario, le prestazioni erogabili soltanto secondo specifiche indicazioni cliniche e quelle escluse dai livelli e non erogabili in tale ambito. Le Regioni, inoltre, possono decidere di includere nei LEA ulteriori prestazioni, che vanno a costituire il livello di assistenza regionale.

I nuovi Lea proposti da Balduzzi arrivano dopo un analogo tentativo di riforma da parte di Livia Turco nel 2008 (dove era previsto l’inserimento di 109 malattie rare, di 6 malattie croniche e dell’anestesia epidurale) che però non andò in porto per problemi di copertura economica. Attualmente i Lea in vigore risalgono al novembre 2001 e il loro rinnovo è stato all’ordine del giorno per molti anni ma finora senza successo.

E’ molto importante ricordare che le prestazioni e i servizi inclusi nei Lea rappresentano il livello “essenziale” garantito a tutti i cittadini ma le Regioni, come hanno fatto fino ad oggi, potranno utilizzare risorse proprie per garantire servizi e prestazioni ulteriori rispetto a quelle incluse nei Lea.

Per la formulazione della nuova proposta di aggiornamento è stata creata una rete di referenti regionali, anche al fine di valutare e tenere in debito conto l’esigenza di non creare disagi al cittadino e di non rendere difficoltose le procedure amministrative. Per alcune patologie di particolare complessità sono stati creati specifici gruppi di lavoro che hanno approfondito le problematiche relative alla malattia diabetica, alle malattie dell’apparato respiratorio, alle malattie reumatologiche, nefrologiche e gastroenterologiche, con il coinvolgimento di numerosi specialisti ed esperti.

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Lo spot che i ministri non hanno mai fatto

La campagna di informazione a tutela dei più giovani sull’uso sicuro dei cellulari mai fatta dal ministero della Salute –Sabrina Giannini

http://www.corriere.it/inchieste/reportime/salute/spot-che-ministri-non-hanno-mai-fatto/c44acb5c-5058-11e2-a2f4-57facfb76e8a.shtml

Renato Balduzzi prima di alzarsi dalla poltrona più importante del ministero della Salute non ha ritenuto opportuno fare quella campagna di prevenzione per un uso sicuro del telefono cellulare che un anno fa lo stesso Consiglio superiore di sanità auspicava.

Ripercorriamo le tappe di questa vicenda… […] Clicca qui

Pochi posti e tanti sprechi, la sanità lombarda sull’orlo di una crisi di nervi

di Cristina Giudici

La sanità lombarda sarà riorganizzata: meno punti nascita, eliminazione dei reparti doppione, meno infermieri e medici, blocco del turn over. In attesa che si scateni la battaglia per la sopravvivenza, siamo andati all’ospedale San Paolo, e al San Raffaele. Tra le barelle nei corridoi e le proteste dei sindacati.

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La deadline dovrebbe essere domani 28 dicembre, quando l’assessore regionale alla Sanità, Mario Melazzini, nella seduta della giunta di fine anno illustrerà il piano di riorganizzazione della sanità lombarda, e si capirà dove e come si abbatterà la mannaia. Con la riduzione dei punti nascita, eliminazione di reparti doppioni, soprattutto delle cardiochirurgie, delle chirurgie vascolari, delle emodinamiche, mentre verranno rivisti alcuni accreditamenti per le strutture private, in base alla qualità e al numero delle prestazioni. Diminuiranno anche gli organici di infermieri e medici in esubero, visto il blocco del turn over, tranne nei reparti che lavorano sul fronte delle emergenze per i quali è stata strappata una deroga. L’ansia da prestazione sanitaria cresce e non si sa ancora quali piani di organizzazione aziendale, presentati alla Regione in questi giorni dai singole strutture sanitarie pubbliche per il 2013, otterranno il nulla osta. In ogni caso i dati sono dirimenti. Fra tagli precedenti e quelli voluti dal ministro della Sanità, Renato Balduzzi, che sono finiti nel ddl sulla Stabilità, in Lombardia, nel 2013 ci saranno 225 milioni di euro in meno e un taglio di 2337 posti letto (si passa da 39.968 a 30.512, ma ad avere più problemi saranno i pazienti post-acuti che hanno bisogno di riabilitazione e assistenza per i quali si passa da 8.038 posti letto a 7119). In attesa che si scateni la battaglia per la sopravvivenza, ecco cosa abbiamo visto e sentito in un viaggio diurno e notturno fra un grande ospedale pubblico, nonché polo universitario, il San Paolo, e quello che è considerato il simbolo dell’eccellenza medica del settore privato, il San Raffaele, messo in ginocchio da un crac economico, e poi rilevato da Giuseppe Rotelli.

Atto primo. Alle 8 di sera cala il silenzio all’interno di un reparto di una medicina generale dell’ospedale San Paolo, che vanta alcune eccellenze specialistiche e molte aree grigie, fra cui 18 milioni di euro di debiti. Arrivano due infermieri del turno di notte, che si scambiano notizie sui pazienti con quelli che invece hanno finito il proprio. C’ è un solo medico di guardia, che deve vegliare da solo su sei reparti. Sguardo stravolto, corre, risponde al cicalino, senza mai fermarsi, districandosi fra varie emergenze, perché ha scelto di lavorare in trincea. Laddove fare il medico internista è un lavoro eroico, nessuno ci vuole andare perché… […]

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Medici ancora a 70anni in sala operatoria a discapito di @giovanimedici e pazienti? Sembra bloccata la norma…

Apprendiamo che la versione definitiva del testo del Decreto Balduzzi, che il Governo domattina sottoporrà al voto di fiducia della Camera dei Deputati, recepirebbe tutte le richieste dei Giovani Medici.
Nel particolare, verrebbe scongiurata l’ipotesi dell’innalzamento dell’età massima di pensionamento dai 67 ai 70 anni, che andrebbe a detrimento delle giovani generazioni, così come paventata e richiesta dai sindacati che si fanno promotori della Manifestazione del 27 ottobre 2012 e che si sono appellati ancora una volta al Ministro per ribadire le loro richieste  (leggi qui).
Inoltre, verrebbe confermato l’emendamento finalizzato a valorizzare il ruolo dei giovani medici di medicina generale, rimandando in sede di stipula del Patto della Salute la definizione dell’attività remunerata che potranno svolgere i corsisti di medicina generale all’interno dei servizi delle aziende sanitarie e della medicina convenzionata. Tale emendamento non introdurrebbe maggior oneri a carico..[…]
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I GIOVANI MEDICI (SIGM) CONTRARI ALLA RIFORMULAZIONE DELL’ART. 4 DEL DECRETO BALDUZZI CHE CONCEDE AGLI OSPEDALIERI DI ANDARE IN PENSIONE A 70 ANNI

Apprendiamo con stupore che in Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati è stato votato un un nuovo testo che, nel riscrivere l’Art. 4 del Decreto Balduzzi sulla “Dirigenza Sanitarie ed il Governo Clinico”, produce delle ricadute negative nei confronti dei giovani medici Italiani. Tutto ciò nel silenzio assordante della professione medica. Nel particolare, verrebbe introdotta la possibilità per i dirigenti medici ospedalieri di andare in pensione, su richiesta e su proposta dell’Azienda Sanitaria, a 70 anni, invece che agli attuali 67 anni previsti dalla normativa vigente (http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=11280).

Tale eventualità sarebbe particolarmente svantaggiosa per le giovani generazioni di medici, per non parlare dei colleghi che da anni vivono la condizione del precariato, peraltro con contratti che non offrono le dovute tutele e con dei compensi non dignitosi, se si considera che la norma prevede espressamente che in tal caso la permanenza in servizio del dirigente interessato deve avvenire senza che l’azienda aumenti il numero complessivo dei propri dirigenti. In tal modo, la dirigenza medica ospedaliera verrebbe parificata agli universitari ai fini dell’entrata in quiescenza, la qualcosa peraltro è sempre stata oggetto di aspra critica da parte dei sindacati ospedalieri.

Il SIGM ritiene che gli effetti dell’entrata in vigore di tale formulazione dell’Art. 4 del Decreto Balduzzi sarebbero gravemente lesivi delle aspettative di migliaia di giovani medici, già gravati da un ipertrofico iter formativo-professionalizzante pre e post lauream di medicina che non ha pari in Europa, come più volte denunciato dal nostro Segretariato, e che ritarda notevolmente l’accesso dei giovani alla pratica della professione ed alla dirigenza medica.

I Giovani Medici (SIGM) chiedono un autorevole intervento del Ministro della Salute ed invitano i relatori del Decreto Balduzzi ed il Parlamento ad intervenire per rimediare a tale errore. Stupisce che, piuttosto che correggere l'”anomalia” universitaria, il Legislatore intervenga per portare l’anomalia a sistema anche sul versante ospedaliero.

Siamo alla vigilia di una mobilitazione nazionale della categoria annunciata da tempo dalle rappresentanze sindacali. Chiediamo una chiara presa di posizione da parte dei vertici della Professione e dei sindacati contro tale iniziativa che non farebbe altro che acuire il conflitto intergenerazionale in seno alla professione. In assenza di chiarezza da parte di chi pretende di salvaguardare gli interessi della categoria tutta, giovani inclusi, ma soprattutto in caso di mancata correzione della parte incriminata dell’Art. 4 del Decreto Balduzzi, invitiamo tutti i colleghi giovani medici a non aderire alla manifestazione nazionale indetta per il 27 ottobre 2012, che a dire il vero già prima di questo spiacevole evento albergava delle contraddizioni in riferimento alle politiche professionali svantaggiose per i giovani medici assunte negli ultimi anni.

Il Consiglio Esecutivo SIGM

Medicina Generale H24: la sfida dell’aggregazione del Ministro Balduzzi (da il Messaggero)

ROMA – Medici di base reperibili 24 ore su 24, tessera sanitaria elettronica per tutti, fine delle assunzioni «politiche» negli ospedali e riorganizzazione del sistema di attività privataintramoenia. La «rivoluzione» del sistema sanitario nazionale italiano, come la definiscono gli uomini del ministro Renato Balduzzi, è contenuta in un provvedimento che il titolare del dicastero ha illustrato al premier Monti e ai colleghi del governo venerdì sera in Consiglio dei ministri. E che sarà approvato nel prossimo, che si terrà il 31 agosto. Venticinque articoli molto densi destinati a incidere, e molto, sulla vita degli italiani. Riforme che, si confida, devono riuscire a migliorare l’assistenza ai malati. Dando al tempo stesso un contributo alla razionalizzazione delle finanze pubbliche. Il capitolo salute pesa infatti per 130 miliardi sulle casse dello Stato (30 solo alla voce medicinali) e nella spending review si legge di risparmi per 6 miliardi di euro fino al 2015. Che non potranno essere ricavati solo da tagli. Ma anche da una riorganizzazione intelligente del sistema che possa permettere «di utilizzare meglio le risorse che ci sono». A cominciare dall’assistenza di base, ad esempio. L’idea di Balduzzi, che ha già incassato il via libera delle organizzazioni di rappresentanza, è quella di archiviare la figura del medico di base. Il vecchio, caro medico di famiglia. Però solitario al lavoro, attivo 5 giorni alla settimana. E irreperibile, magari anche solo per le ricette, nel fine settimana. Con il risultato di ingolfare gli ospedali per esigenze di poco conto. «Come nei casi segnalati all’Umberto I» si ricorda. La riforma immaginata dal governo prevede la nascita di nuclei di 5 o 6 medici (sono già in corso sperimentazioni in Veneto e Lombardia) che possano alternarsi alla guida dello studio in modo da offrire assistenza senza soluzione di continuità ai pazienti. Delle vere e proprie aggregazioni professionali, sulla falsariga di quanto avviene da anni in molti Paesi europei. «Siamo favorevoli a questa svolta» dice Claudio Cricelli. Il presidente della società italiana di medicina generale spiega che la riforma avrà il pregio di allargare il ventaglio dei servizi a disposizione dei pazienti. «Siamo consapevoli osserva Cricelli che il futuro passa da una aggregazione di medici che in quanto tale, oltre a fornire assistenza di base 24 ore su 24, potrà garantire anche la diagnostica e alcune visite specialistiche». Un altro capitolo sul quale si punta molto è la riscrittura delle norme per il reclutamento dei dirigenti sanitari. Troppe nomine politiche, troppi casi di clientelismo nel presente e nel recente passato. «Le regole che possano assicurare la trasparenza saranno rese più stringenti» dicono i collaboratori di Balduzzi indicando in curriculum a prova di bomba, da oggi in avanti, la precondizione per poter guidare una struttura sanitaria. Il Consiglio dei ministri del 31 agosto darà anche il via libera al fascicolo sanitario elettronico per i pazienti. Teoricamente dovrebbe già essere realtà. Nella pratica è decollato, tra le grandi regioni, solo in Lombardia ed Emilia Romagna. Si punta, in un futuro non troppo prossimo, a immagazzinare in un chip tutte le informazioni sanitarie di una persona. Per poi inserirle dentro la tessera sanitaria. Ecografie, diagnosi, radiografie, ricette. Mai più polverosi dossier: tutto digitalizzato e pronto per essere agevolmente consultato al computer. La rivoluzione riguarderà anche l’attività privata svolta in strutture pubbliche dai medici. Si tratta della riforma «intramoenia» voluta dall’ex ministro Rosy Bindi nel ’99. Che però non ha mai funzionato fino in fondo. Gli uomini del ministero parlano anzi di «far west» da regolare, ricordando i diversi decreti che si sono inutilmente succeduti in questi ultimi 13 anni sulla questione. In particolare, l’intervento cercherà di sistemare la questione della cosiddetta intramoenia allargata. Vale a dire l’attività svolta da medici presso strutture private per mancanza di spazi sanitari pubblici. Potranno continuare ad essere svolta ma, dice chi sta lavorando al provvedimento, «dovrà essere assicurata la tracciabilità dei pagamenti da parte dei pazienti e l’azienda sanitaria dovrà ricevere, dal parte del professionista, una certificazione». Elementi che, si osserva, non sempre fino a oggi sono stati rispettati.

Ecco l’Agenda del Governo in tema di Salute

2.2.8 Salute
La sfida è tutelare e valorizzare il Servizio Sanitario Nazionale, contenendone i costi anche attraverso la riduzione gli sprechi e intervenendo dove la qualità delle prestazioni erogate non è all’altezza. Con la spending review si è inciso soprattutto sulla dimensione dell’efficienza: con la riduzione dei posti letto, il provvedimento sulla prescrizione del principio attivo, i nuovi tetti e i regimi di scontistica sui farmaci e, soprattutto, con l’intervento sugli acquisti di beni non sanitari da parte di ASL e ospedali, per un ammontare complessivo di risparmi pari a 6,8 miliardi da qui al 2015. Altre misure importanti già adottate dal Ministero, in collaborazione con le Regioni, sono l’introduzione dei nuovi modelli di rilevazione economica CE/SP delle aziende del SSN e l’avvio della trasmissione telematica dei certificati di malattia.
Azioni in programma
• Riattivare il processo di definizione dei Livelli Essenziali di Assistenza
• Definire, di concerto e con le Regioni, il Patto per la salute 2013-2015
• Impostare i criteri per il riparto del FSN 2013, sulla base dei costi standard previsti dalla
disciplina sul federalismo fiscale
• Riformare la libera professione dei medici (intramoenia) e intervenire sul regime di tutela
dal rischio clinico per il personale sanitario
• Migliorare l’accesso alle cure per i portatori di malattie rare
• Attuare il piano per la non autosufficienza e promuovere l’assistenza domiciliare per gli
anziani

Città della Salute. Balduzzi: Torino dovrà aspettare

Lo ha detto ieri il ministro intervenendo in un dibattito organizzato nella città piemontese nell’ambito della festa Progett’Azione. Balduzzi ha detto che se ne riparlerà “quando la Regione ci presenterà il progetto”. L’assessore Monferino ammette: “È vero, mancano ancora alcuni dettagli”.

16 LUG – Per il momento la città della Salute di Torino dovrà aspettare. Cosa? Che la regione presenti il progetto. A dirlo ieri è stato il ministro della Salute Balduzzi partecipando ad un dibattito nel corso della festa Progett’Azione componente critica del Pdl piemontese. Del dibattito ne dà notizia il quotidiano “la Repubblica” che riferisce le parole del ministro secondo il quale di soldi per la Città della salute di Torino se ne riparlerà “quando la Regione ci presenterà il progetto. Per ora nell’elenco dei progetti definitivi quello del Piemonte non c’è”.

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Affermazione confermata dall’assessore regionale Paolo Monferino che ammette: “E’ vero, mancano ancora alcuni dettagli. Il progetto definitivo non c’è ancora”.

Monferino ha dunque illustrato il calendario dei lavori “per ottenere i fondi – ha detto – abbiamo dovuto presentare ai ministeri un libro molto dettagliato con tutte le caratteristiche del progetto. Questo è successo a marzo. Il ministero della Salute e quello dell’Economia ci hanno risposto chiedendo alcuni chiarimenti e alcune modifiche. Noi stiamo terminando quei chiarimenti ed entro fine luglio, dopo una nuova riunione tecnica, saremo in grado di presentare il progetto. Che diventerà definitivo quando avrà superato, come spero, l’esame di uno speciale nucleo di valutazione”.

Per il momento dunque è tutto rimandato. Prevedibilmente in autunno ma per quella data i soldi – è stato chiesto al ministro – ci saranno ancora? Cauto su questo Balduzzi “Dire oggi se ci saranno i soldi tra qualche mese è davvero arduo. Non siamo in tempi facili. Quel che posso dire è che ora siamo impegnati a finanziare i progetti già definitivi e tra questi quello del Piemonte non c’è. Certamente lo valuteremo quando entrerà nell’elenco”.

Ma perché il Piemonte è in ritardo? Monferino ha spiegato che uno dei motivi dei tempi lunghi è nel fatto che il ministero vuole vederci chiaro sui costi: “Ci hanno chiesto di chiarire quale parte dell’impegno finanziario è coperta da operazioni di project financing e come faremo a raggiungere l’obiettivo”.

E il ministro Balduzzi è intervenuto in soccorso dell’assessore aggiungendo “l’iter è lungo perché le questioni sono complesse. Non ha senso dire che una regione arriva prima o un’altra è in ritardo. I tempi sono quelli che sono necessari”.

da QuotidianoSanità

Giovani Medici (SIGM): Balduzzi annuncia un tavolo sulla formazione in Medicina Generale!!!

L’annuncio oggi con una nota del Ministero della Salute. Al tavolo parteciperanno Ministero, tirocinanti e Regioni. Oltre alla formazione, si affronteranno i temi delle prospettive occupazionali e professionali ad essa legati.

Sarà avviato un tavolo tra Ministero, tirocinanti e Regioni con l’obiettivo di discutere i problemi della formazione specifica in Medicina Generale e le prospettive occupazionali e professionali ad essa legata. Ad annunciarlo è una nota del Ministero della Salute!
giovani medici sigm manifestazione medicina generale 15 maggio
Manifestazione SIGM per la riforma della formazione in Medicina Generale 15 maggio
Per rivendicare le proprie istanze, il Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM) e dalla Società italiana medicina generale in formazione (Simgif), in collaborazione coi Comitati Autonomi Regionali dei corsisti in formazione specifica di Medicina Generale, avevano promosso lo scorso 15 maggio una manifestazione in piazza Montecitorio chiedendo, tra le altre cose,
  • l’adozione di un contratto di formazione specifica di medicina generale,
  • la detassazione della borsa di studio,
  • l’uniforme adozione, all’interno di tutte le Regioni, di un sistema formativo professionalizzante performante unitamente alla definizione di un core curriculum
I Giovani Medici SIGM, attraverso il presidente Walter Mazzucco, esprimono “soddisfazione” sulla notizia di avvio di un tavolo di confronto sulla formazione specifica di medicina generale. Il SIGM, ricorda la nota dell’Associazione dei Giovani Medici, “è un’associazione di categoria (non sindacalizzata) promotrice della mobilitazione nazionale, tradottasi nel sit in messo in campo in Piazza Montecitorio lo scorso 15 maggio 2012, che ha posto all’attenzione delle Istituzioni e della cittadinanza le criticità connesse alla condizione dei corsisti di medicina generale“. Anche per questo motivo, quindi, “il SIGM rivolge al Ministro Balduzzi ed al Sottosegretario Cardinale la richiesta di essere considerata al fine di partecipare al predetto tavolo”.

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