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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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SIGM

  • By: Matthew Billingsley, George Gillett

The outcome of the junior doctor contract negotiations could have a major impact on current medical students’ pay and working conditions. Below is a timeline of the major flashpoints, and an overview of the changes being proposed.

October 2013—Talks begin between NHS Employers and the BMA

NHS Employers, acting on behalf of the government, and the BMA, the trade union for doctors in the United Kingdom, start discussing the terms of the new contract, with a view to implementing it by April 2015.

October 2014—BMA walks away from the negotiation table

After a year of negotiations the BMA pulls out of talks citing concerns about patient safety, doctors’ welfare, and a lack of evidence underpinning the changes. Kitty Mohan, co-chair of the junior doctors’ committee at the time said the contract proposals lack a “fundamental grasp” of the way in which NHS staff work and that doctors are “upset and frustrated” with how their work was not being “valued, noticed and recognised.”

November 2014—DDRB steps in

After the breakdown of talks, the government commissioned the Review Body on Doctors’ and Dentists’ Remuneration (DDRB) to review the contract proposals.

July 2015—DDRB report published

The DDRB report says that the current contract is no longer fit for purpose and is hindering the achievement of the NHS’s goals to improve patient care and outcomes, and is unaffordable in the current financial climate. The report includes several recommendations that upset junior doctors (box 1). NHS Employers in England agreed that the DDRB report should be the basis for finalising new contractual arrangements. NHS Northern Ireland, Scotland, and Wales all rejected the new contract and have decided not to enforce it.

August 2015—Junior doctors vote against re-entering contract negotiations

The BMA’s junior doctor committee rejects further negotiations with NHS Employers, citing the proposals in the DDRB report as “unacceptable.”

August 2015—Jeremy Hunt threatens to impose the contract

Jeremy Hunt, secretary of state for health in England, threatens to impose the new contract if an agreement cannot be reached between the government and the BMA by early September 2015. The chair of the BMA, Mark Porter, accuses Jeremy Hunt of making a “wholesale attack” on doctors.

This month also saw the hashtag #imatworkjeremy take off in reaction to Hunt’s speech at the King’s Fund, where he said the new contract was necessary in order to deliver a seven day NHS. Many healthcare staff took exception and proceeded to post photos on Twitter of themselves on working at weekends.

September and October 2015—Protests in the streets

Tens of thousands of junior doctors and supporters protest in several UK cities against the changes proposed in the new contract.

October 2015—Pay rise offer rejected

Just before the BMA was due to ballot its members for strike action, Jeremy Hunt offered junior doctors an 11% rise in their basic pay. The BMA dismissed this as effectively a pay cut because junior doctors’ overtime hours are still being reduced, which can make up as much as 40% of their income. The Department of Health also refused to enter conciliatory talks with the BMA, mediated by ACAS, an organisation that resolves employment disputes.

19th November 2015—98% of junior doctors vote to strike

The BMA represents 37 155 of junior doctors in England and 98% of them voted in favour of taking strike action in protest against changes to their contract. The BMA announced the dates of one day of industrial action and two days of strikes in advance so that junior doctors and their employers could make arrangements to cover the withdrawal of their services. The knock on effect was that some operations and procedures were cancelled.

30th November 2015—Strikes suspended

On the eve of the first day of industrial action, the BMA agreed to suspend the strikes until the 13 January and negotiate with the government, after Jeremy Hunt agreed to pause the imposition of the new contract. Despite the strike action being called off, 4000 operations were cancelled and the BMA and Jeremy Hunt both accused each other of stalling on talks that could have averted this inconvenience for patients.

13th January 2016—Deadline to agree new contract

The BMA and the government have until mid January to come to an agreement on a new contract. It is unclear at the time of going to press what concessions each side would be willing to make to resolve the dispute. If an agreement cannot be met, then the BMA may set new dates for industrial action.

More: http://student.bmj.com/student/view-article.html?id=sbmj.h6669&utm_source=MarketingEmail&utm_medium=email&utm_campaign=SBMJ_5mins_January_Worldwide&utm_content=read+full+article&utm_term=

DEVI SCEGLIERE TRA 4 o 5 ANNI: ECCO LE FAQ DEL SIGM PER RISPONDERE AI DUBBI E ALLE LEGGENDE DELLA RETE

Un Gruppo di Lavoro del Dipartimento Specializzandi dell’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) ha predisposto delle FAQ (Domande e Risposte) relative ai quesiti più frequenti riguardanti il Decreto Interministeriale del 4 febbraio 2015, n. 68 che ha introdotto il Riordino delle Scuole di Specializzazione di area sanitaria con una rimodulazione dell’assetto formativo delle singole Scuole e, per alcune di queste, anche con una riduzione della durata del corso formativo. Buona lettura.

GUIDA PER L’OPZIONE AL NUOVO ORDINAMENTO DIDATTICO SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE: FAQ (DOMANDE E RISPOSTE) 

“NON C’È SOLO LA DURATA: SENSIBILIZZIAMO LE ISTITUZIONI PER UNA FORMAZIONE DI QUALITÀ!”

COMUNICATO STAMPA

ASSOCIAZIONE ITALIANA GIOVANI MEDICI (SIGM)

Un “mail-bombing” per chiedere al MIUR ed al Ministero della Salute di farsi garanti dell’adozione ed utilizzo di indicatori di performance assistenziali e formative nel processo di accreditamento e di attivazione delle Scuole di Specializzazione di medicina ai sensi della Riforma sul Riordino.

In queste giornate caotiche in cui molti medici in formazione specialistica sono chiamati ad effettuare una scelta “a scatola chiusa” nell’esercizio del diritto di opzione al nuovo ordinamento didattico delle scuole di specializzazione di medicina è doveroso ricordare come più che la DURATA sotto i riflettori del processo di riordino debba rimanere la QUALITÀ della formazione. Qualità sempre difficile da dimostrare ma che, sicuramente, si può misurare!

Tra gli aspetti innovativi e qualificanti del Decreto Interministeriale sul Riordino degli Ordinamenti didattici delle scuole di specializzazione di area sanitaria (D.I. 4 febbraio 2015 n. 68), di particolare interesse resta l’introduzione di specifici Indicatori di Qualità (indicatori di performance assistenziali e formative), in aggiunta agli standard e ai requisiti strutturali e organizzativi ad oggi utilizzati ai fini dell’accreditamento ed attivazione delle scuole di specializzazione.

Al fine di chiedere al MIUR ed al Ministero della Salute di farsi garanti dell’adozione e dell’utilizzo dei citati indicatori di qualità, l’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) lancia un “mail-bombing”.

Sono invitati ad aderire all’iniziativa tutti i medici in formazione specialistica e gli aspiranti specializzandi (neolaureati e studenti in medicina). A partire dal 30 marzo 2015 e sino al 2 aprile 2015 questi dovranno inviare il testo allegato (SCARICARE) ed inviarlo per e-mail al MIUR (segreteria.cdg@istruzione.it) ed al Ministero della Salute (segr.capogabinetto@sanita.it).

Maggiori info su:

http://www.giovanemedico.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2189:non-ce-solo-la-durata-sensibilizziamo-le-istituzioni-per-una-formazione-di-qualita&catid=121:specializzandi&Itemid=178

TUTTO QUELLO CHE UN GIOVANE MEDICO DOVREBBE SAPERE PER PROGRAMMARE IL PROPRIO FUTURO

Estratto da “APPELLO ALLE GIOVANI GENERAZIONI DI MEDICI” (testo da leggere [tutto] e su cui riflettere [molto])

Purtroppo il nostro rimane il Paese dove si continua a definire il numero di accessi programmati a medicina ed ai percorsi di formazione post lauream (scuole di specializzazione e corsi regionali di formazione specifica di medicina generale) in base al dato storico o in funzione dei condizionamenti derivanti da interessi di parte, ovvero senza prevedere gli scenari di salute ed organizzare l’assistenza mettendo al centro il bisogno di salute della popolazione (link). 

È il Paese in cui non si riesce a realizzare una adeguata selezione della classe dirigente della sanità, vuoi perché la politica, invece di investire e sostenere un processo di implementazione di una riforma epocale che interessa migliaia di medici, per superficialità ed incompetenza rende più complicato il tutto, nonostante gli appelli delle Associazioni di categoria, e mette a rischio l’innovazione del concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione, vuoi perchè gli interessi di parte riducono le Regioni all’organizzazione di concorsi privi di ogni criterio di trasparenza e meritocrazia per l’accesso ai corsi regionali di medicina generale. E l’interesse di parte o dei singoli prevale anche tanto per l’accesso ai ruoli del SSN (dove la raccomandazione prevale sull’essere un buon professionista e dove i “primariati” sono tagliati su misura) quanto per l’accesso al convenzionamento nel territorio (dove l’appartenenza ad una lobby professionale supera ogni concetto di meritocrazia).

È il Paese in cui chi sbaglia non si fa da parte, ma continua a governare con la stessa approssimazione, se non peggio, le vicende che interessano migliaia di giovani medici aspiranti specializzandi, arrivando al punto di comunicare a mezzo stampa, nel corso dell’ultimo giorno utile per la pubblicazione del bando di concorso, l’avvio dell’iter di modifica del Regolamento che disciplina le modalità di selezione, gettando tali giovani laureati nel limbo dell’incertezza.

È il Paese in cui nel corso dello scorso anno accademico tanto al concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione quanto ai concorsi regionali per l’accesso ai corsi di medicina generale si sono iscritti circa 12000 medici. Di questi, soltanto 6400 circa hanno trovato o stanno trovando collocazioneutile nelle scuole di specializzazione (circa 5500 contratti) e nei corsi di medicina generale (circa 900 borse di studio).

E di questi “fortunati” colleghi futuri specialisti e generalisti il futuro occupazionale è incerto, laddove si consideri che troppo pochi sono i medici generalisti e specialisti che vengono formati per lavorare nel territorio [FRANCIAn. laureati in medicina: circa 7400 anno; n. posti post-lauream a.a 2013/2014: 7903 (di cui n. posti in Scuole di Specializzazione esclusa Medicina Generale a.a 2013/2014: 4033; n. posti in Scuola di Specializzazione in Medicina Generale: 3870). SPAGNAn. laureati in medicina: circa 7000 anno; n. posti post-lauream a.a 2013/2014: 6150 (di cui n. posti in Scuole di Specializzazione esclusa Medicina Generale a.a 2013/2014: 4375; n. posti in Scuola di Specializzazione in Medicina Generale: 1775] e troppi, di contro, sono gli specialisti addestrati in branche orientate prevalentemente alle acuzie e quindi con sbocchi lavorativi negli ospedali. Senza dimenticare l’aspetto quantitativo, essendo noto come il fenomeno del task shifting, unitamente allo spostamento delle cure nel territorio, richieda la disponibilità di un minor numero di medici rispetto al passato [con 3,92 medici ogni 1000 abitanti, l’Italia già nel 2010 si poneva al terzo posto tra i Paesi dell’Europa a 27, a fronte di un dato medio UE pari a 3,37 medici ogni 1000 abitanti. Dal 2010 ad oggi il quadro si è “aggravato” a causa del blocco dei pensionamenti e della stabilizzazione dei precari (turn over), nonché per l’incremento degli accessi programmati a medicina, innalzati dalle circa 7500 sino gli attuali circa 10000 al netto degli accessi in sovrannumero].

Continua a leggere su “APPELLO ALLE GIOVANI GENERAZIONI DI MEDICI” (testo da leggere [tutto] e su cui riflettere [molto])

Stop ad incarichi convenzionati a medici in pensione. Leggete cosa dice la risposta del Ministero all’interpellanza presentata. #svoltiAMOlaSANITÀ

tersilliNel mese di marzo l’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) si era fatta promotrice di una ferma richiesta alle Istituzioni competenti atta a far rispettare la normativa che sancisce l’incompatibilità tra i medici dipendenti in quiescenza dal SSN ed il convenzionamento con la specialistica ambulatoriale.

In questa cornice rientra l’interpellanza n. 92815 presentata dall’On. Prof. Calabrò tesa ad avere chiarimenti circa le iniziative per regolamentare l’incompatibilità tra incarichi di consulenza e trattamento pensionistico per il personale medico già dipendente dal Servizio Sanitario Nazionale.

La risposta de Ministero sembra soddisfacente. Guardate cosa dice la risposta scritta all’interpellanza.

(___Leggi tutto qui___)

Ecco i contenuti del nuovo decreto MIUR per l’accesso al Corso di Laurea in Medicina. No alla Pletora Medica 2.0. Si a strumenti efficaci di programmazione.

LETTURA PROPEDEUTICA CONSIGLIATA: Comunicato Stampa dell’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM)

Non si può accogliere che con favore la presentazione del DM con il quale il MIUR in data odierna ha delineato le modalità di accesso al corso di laurea in medicina e chirurgia per l’anno accademico 2014/2015.

In particolare, dopo l’aumento di posti destinati all’accesso alle Facoltà mediche dell’ultimo triennio e dopo la breccia al numero chiuso che si era aperta quest’anno con i ricorsi amministrativi vinti dai concorrenti a seguito del caso creato dal bonus maturità, la decisione di ridurre i 10.173 posti dello scorso anno a 7.918 unità sembra andare nella direzione di preservare il diritto allo studio senza penalizzare il diritto alla tutela della salute.

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Il Teatro Anatomico, completato nel 1595, è il primo esempio al mondo di struttura permanente creata per l’insegnamento dell’anatomia umana attraverso la dissezione.

Quella che si prospettava era una situazione che avrebbe posto in grave difficoltà e sofferenza il sistema perché, da un lato, si avallava un aumento indiscriminato delle immatricolazioni a Medicina e, dall’altro, permane la grande difficoltà a reperire i fondi necessari per garantire la formazione medica post-laurea, sia essa la  specializzazione o il corso specifico di Medicina generale, in continua e preoccupante contrazione.

A tutto ciò va ricordato che senza una corretta programmazione sussiste il serio rischio di incorrere nel fenomeno di una “Pletora Medica 2.0”, in ricordo di quella che si era originata negli anni Settanta e che era stata la causa dell’istituzione del numero chiuso non per garantire un mercato di professionisti quanto per programmare correttamente un settore particolare e sensibile come quello della tutela della salute.

È necessario riflettere seriamente e non sull’onda dell’emotività sui numeri e sulle modalità che regolamentano l’accesso ai corsi di laurea in medicina l’Italia ha il più alto numero di medici per abitante tra i Paesi dell’Unione europea (3,9 ogni 10.000 cittadini secondo gli ultimi dati OMS) e questi sono indici sbagliati nei contesti di programmazione sanitaria. Di qui la proposta dell’Associazione Italiana Giovani Medici di istituire immediatamente un tavolo inter-ministeriale MIUR-Salute per attuare una corretta programmazione tramite strumenti adeguati.

Da apprezzare, inoltre,  la volontà di proporre ai concorrenti quesiti più attinenti alle discipline del corso di laurea, per quanto riguarda la parte scientifico-biologica, ed anche l’anticipo delle prove, utile ad allineare l’Italia alla prassi di altri paesi, con il doppio scopo di consentire il tempestivo avvio dei corsi sin dall’inizio dell’anno accademico e di garantire a chi non dovesse superare le prove di valutare attentamente una scelta alternativa.

ECCO UNA SINTESI (da Formazione Italia):

Le iscrizioni partono il 12 febbraio 2014 e finiranno alle ore 15 del 11 marzo 2014 e andranno fatte su www.universitaly.it
NB: Il pagamento fatto in ateneo non accompagnato dalla ricevuta dell’iscrizione on line non dà diritto alla partecipazione alla prova il pagamento dell’iscrizione deve concludersi entro il 18 marzo 2014.
La prova dovrà essere svolta in 100 minuti e avrà inizio alle 11.00 dell’8 di aprile presso l’università selezionata come prima scelta.
I quesiti saranno di 60 domande disposte nel modo seguente:
– 4 di Cultura generale
– 23 di Ragionamento logico
– 15 di Biologia
– 10 di Chimica
– 8 di Fisica e Matematica
Per quanto riguarda il test IMAT (test di medicina in inglese) verrà pubblicato successivamente un apposito bando
Non c’è né il bonus maturità né una valutazione di alcun genere del percorso scolastico
Come l’anno scorso, la prova verrà scritta dal Cambridge Assessment (quindi la tipologia delle domande saranno di tipo Cambrige – vedi prova dell’anno scorso per capire com’è strutturato)
Il punteggio minimo per entrare in graduatoria è di 20 punti
Il punteggio massimo della prova è di 90 punti e si tiene conto dei seguenti criteri
a) 1,5 punti per ogni risposta esatta;
b) meno 0,4 punti per ogni risposta sbagliata;
c) 0 punti per ogni risposta non data; 
In caso di parità di punteggio si guarderà il punteggio dei candidati nelle rispettive materie in ordine decrescente di importanza: Cultura generale e ragionamento logico, biologia, chimica, fisica e matematica. Per veterinaria invece sarà: chimica, cultura generale e ragionamento logico, biologia, fisica e matematica. In caso di ulteriore parità di da precedenza al candidato anagraficamente più giovane
I bandi di concorso di ciascuna università saranno pubblicate entro il 7 di febbraio (modalità di pagamento dell’iscrizione al test, posti disponibili etc.)
I risultati verranno pubblicati il 22 aprile 2014 per Medicina e il 23 aprile 2014 per Veterinaria
La graduatoria sarà pubblicata il 12 maggio 2014 e verrà chiusa l’1 ottobre 2014
Inoltre dal 12 febbraio 2014, inoltre, sarà attivato un call center presso il Cineca (051/6171959) per le informazioni relative alle procedure di iscrizione al test e al funzionamento della graduatoria. Il call center sarà attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 17.00. Quindi per dubbi riguardo il test rivolgetevi a loro.
La sede indicata dal candidato come prima preferenza di assegnazione è quella in cui dovrà essere sostenuta la prova.
L’immatricolazione è disposta in relazione alla collocazione in graduatoria di merito che viene redatta tenuto conto dei posti definiti le opzioni espresse. Perciò state attenti quando selezionate le vostre scelte al momento dell’iscrizione, vanno fatte in ordine di preferenza!
L’assegnazione dei posti disponibili e come verrà svolta la prova il giorno del test è identica alla prova dell’anno scorso (successivamente farò altre due note con su come funzionano le graduatorie e cosa verrà dato al candidato il giorno del test)
POSTI TOTALI PROVVISORI: 7918 (contro i 10.000 dell’anno scorso) (per comunitari e non comunitari soggiornanti in Italia) e 351 (per non comunitari non soggiornanti) per Medicina e Chirurgia; 787 (per comunitari e non comunitari soggiornanti in Italia) e 70 (per non comunitari non soggiornanti) per Odontoiatria; 632 (per comunitari e non comunitari soggiornanti in Italia) e 79 (per non comunitari non soggiornanti) per Veterinaria.

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Mentre impazza la discussione sul numero chiuso e l’accesso programmato alle Facolà di Medicina in Italia, messo a repentaglio dal pasticcio legato alla questione bonus maturià prima e dalle decisioni dei tribunali amministrativi negli ultimi giorni, mi è capitato sotto mano un interessante articolo pubblicato su ElPais riguardante la stessa problematica letta dalla prospettiva di tutti i protagonisti della medical education spagnola.
Ecco una traduzione fedele che spero aiuti a comprendere perchè la programmazione delle risorse umane in sanità è una cosa seria e perchè il diritto all’istruzione deve necessariamente andare a braccetto con il diritto alla tutela della salute.

(@drsilenzi)

La Spagna ha più Facoltà di Medicina per milione di abitanti rispetto a Regno Unito, Francia ed anche Italia. In realtà, per quanto riguarda questo rapporto, tra i Paesi con più di 20 milioni di abitanti è seconda solo alla Corea del Sud. In soli otto anni gli Atenei che offrono la possibilità di studiare l’arte medica sono passati da 28 a 41 . La stessa crescita riguarda gli accessi a medicina, passati da 4.250 ad oltre 7.000. Tutto ciò è in profonda contraddizione con quanto sta accadendo al sistema sanitario spagnolo, alle prese con pesanti tagli alla sanità pubblica, licenziamenti e contrazione di personale sanitario senza preavviso. In definitiva nella penisola iberica non c’è più posto per i medici ma ma aumentano a dismisura studenti di medicina.

La disoccupazione fra i medici, qualcosa di inaudito negli ultimi dieci anni e fino a poco tempo fa inimmaginabile, nonché la crescente emigrazione in cerca di opportunità di lavoro cominciano a mostrare il divario tra specialisti e il numero dei posti di lavoro offerti dal sistema sanitario iberico. Tutto questo è un chiaro segnale all’azione, ricorda il Foro de la  Profesión Médica, organizzazione che riunisce le principali associazioni del settore. La richiesta non è di certo nuova ma ha avuto un forte impulso ora che ci si trova di fronte all’apertura annunciata di ulteriori sette scuole, di cui tre private​​. I medici spagnoli gridano all’allarme e chiedono al Governo di fermare ciò che considerano una “proliferazione” incontrollata di centri di formazione. Non solo non sono necessari, ricordano, ma soprattutto tutto ciò mette a repentaglio la qualità della formazione medica e, con essa, il diritto alla tutela della salute della popolazione.

“Il numero degli studenti di medicina deve essere programmato in relazione al numero di ospedali che sono accreditati per fornire una formazione di qualità. Ora abbiamo circa 1.000 studenti in sovrannumero rispetto alle possibilità formative del sistema. Ci sono circa 7.000 posti ad accesso programmato destinati alla carriera di medico chirurgo, e 6.000 di MIR per la formazione specialistica”, dice il presidente della Organización Médica Colegial, Juan José Rodríguez Sendin. “Perciò basta saper far di conto, è soltanto matematica: avremo 1.000 medici di cui non sapremo cosa fare. L’aumento del numero delle Facoltà è una sciocchezza, non c’è alcun bisogno. Si è acconsentito ai disegni demagogici di politici locali e sindaci, è accaduto esattamente lo stesso disegno sconsiderato che ha portato alla creazione indiscriminata di ospedali e centri di cura che ora faticano ad essere pagati” continua Sendin.

Si potrebbe sostenere che la Spagna, come gli altri Paesi nell’occhio della crisi, oggi ha esubero di laureati in molte altre professioni: architetti, avvocati, giornalisti etc. Tuttavia la salute è un tema molto particolare che merita trattazione a se. Un laureato in medicina non può lavorare in Spagna o negli altri Paesi EU soltanto con il titolo e l’abilitazione conseguita dopo 6 anni di studi. È necessario conseguire una specializzazione per lavorare nei sistemi sanitari dell’EU che richiede ulteriori sforzi, personali ed economici, per almeno 4-5 anni.

Immagine“L’emigrazione forzata, ovvero andare in un altro Paese in cui la loro professionalità sarà apprezzata e sfruttata”, spiega Enrique Lazaro, presidente del Consejo Estatal de Estudiantes de Medicina (CEEM) e studente dell’Università di Barcellona. “È una follia finanziare una formazione non programmata come questa perché rappresenta un investimento che non ci darà alcun frutto”, aggiunge.

Come siamo arrivati a questo punto? Perché c’è stata un’apertura senza apparente controllo di tutte queste Facoltà, di cui otto private, in appena un decennio? “Né le politiche sanitarie né la programmazione delle risorse umane hanno avuto fortuna nel nostro Paese negli ultimi anni”, ricorda Rodriguez Sendin. “Nel 2001 si diceva che sovrabbondavano  più di 15.000 medici in Spagna. Sei anni più tardi, secondo uno studio del Ministero della Salute di allora, mancavano tra i 15.000 ed i 20.000 medici. Cinque o sei anni più tardi, vale a dire ora li ricambio. Oggi abbiamo quasi 3.000 medici disoccupati e, ultimo ma non meno importante, quest’anno abbiamo accolto più di “Per questi 1.000 studenti che non avranno la possibilità di accesso alla formazione specialistica nel proprio Paese non resta che3.000 medici stranieri, oltre il 90% di quelli in cerca di occupazione”.

Gli esperti continuano ad insistere che in sanità la pianificazione è essenziale. Pur tuttavia non esiste ancora un registro nazionale e di molti medici non sappiamo quale specialità praticano né dove operano. Nei primi anni novanta i camici bianchi vissero un altro periodo difficile segnato da licenziamenti e disoccupazione. Fu per qual motivo che il governo decise di istituire il numero chiuso che venne programmato secondo i criteri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che valuta il rapporto di 1 medico su 10.000 abitanti come il migliore per garantire la salute di una popolazione. Nel 2002 sono state 4.250 le matricole nelle 27 scuole di medicina spagnole (26pubbliche ed 1 privata​​), secondo il Foro de la  Profesión Médica.

Il periodo di crescita economica che seguì in Spagna negli anni a seguire e l’aumento della popolazione dovuto ad maggiore tasso di immigrazione hanno provocato un exploit anche nel settore sanitario: numerosi ospedali e centri di salute sono stati aperti, a volte senza alcuna pianificazione a monte, con un susseguirsi di messaggi, anche da parte del governo, della necessità di formare più medici per tamponare una ormai prossima carenza di specialisti. In realtà, afferma Beatriz González López-Valcárcel, docente di Métodos Cuantitativos en Economía y Gestión de la Universidad de Las Palmas, la necessità si sarebbe verificata solo in alcune specializzazioni ed, in aggiunta, soltanto in alcune aree geografiche, poiché la maggior mancanza del sistema nasce da un’insufficiente programmazione e distribuzione. “In questo modo dire se mancano o abbondano medici è non solo impossibile ma sostanzialmente inutile”, spiega.

Le Comunità regionali hanno rincorso l’apertura di nuovi ospedali senza pinaificazione alcuna. Madrid, ad esempio, ha aperto 6 nuovi centri soltanto nel 2008. Ciò ha provocato una repentina maggior richiesta di medici “innescando un problema temporaneo di copertura in alcune specializzazione” ricorda González López-Valcárcel. Allo stesso tempo “è aumentato esponenzialmente il riconoscimento dei titoli stranieri ed il numero di posti nelle università. Un aumento in gran parte degli Atenei privati.” Questa mancata regolamentazione ha ingenerato anche un problema di equità tra gli studenti: chi accede alle università pubbliche, sempre più dure e selettive, lasciano fuori giovani neodiplomati meritevoli mentre le nuove università private garantiscono posti con facili selezioni per chi può pagarne le rette sempre più fuori mercato”.

In quello stesso periodo il Ministero della Salute aumentò anche il numero di contratti per la formazione medica specialistica (MIR). Il fattore di richiamo non poteva funzionare meglio: tra il 2001 ed il 2011 si convalidarono più titoli di laurea stranieri (50.205) rispetto al numero di laureati delle università iberiche (46.194), secondo il Foro de la  Profesión Médica.

Nonostante fossero passati solo pochi anni nessuno sembrava ricordarsi della disoccupazione degli anni ’90. Studiare medicina sembrava essere il miglior viatico per trovare un buon lavoro ed ogni città di una certa dimensione voleva avere la propria “School of Medicine”. I comuni vendevano terreni e le regioni autorizzavano l’istituzione delle nuove Facoltà. In questo periodo gli studenti sono aumentati di quasi il 40% in soli sette anni.

Poi è arrivata la crisi. Il sistema sanitario ha aspettato, troppo, e poi ha reagito nel 2010 con imponenti tagli di bilancio. “E quando si taglia la prima voce che spicca e la più facile da limare è il personale: sostituzioni, lavoro atipico, etc.” ricorda González. “L’ultimo concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione ha garantito posti per tutti gli studenti formati in Spagna; ma in tre o quattro anni non sarà più cosi”.

“Non possiamo accettare di tornare alla disoccupazione medica. In tre o quattro anni le competenze di giovani medici generalisti disoccupati sono perse e devono tornare a sottoporsi ad una nuova formazione” sostiene Francisco Miralles del CESM, la confederazione dei sindacati medici. “Dobbiamo valorizzare nel miglior modo possibile le risorse economiche investite e questo paese non può permettersi di perdere professionisti la cui formazione è costata tra i 200.000 e 250.000 €” aggiunge.

Gli esperti si chiedono se un aumento così sconsiderato del numero di posti al corso di laurea in medicina possa pregudicare la qualità della formazione. “Le società scientifiche sono preoccupate che questa scarsa regolamentazione possa compromettere la qualità della formazione dei futuri medici”, afferma Carlos Macaya, presidente della Federación de Asociaciones Científico Médicas Españolas (FACME). “È difficile misurare questa qualità, poiché non esiste un metodo scientifico, ma è interessante notare cosa sta accadendo al concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione: tra i primi 2.000/3.000 posti accade sempre più frequentemente di trovare medici sudamericani o formatisi in altri Paesi EU. Questo è un chiaro indicatore, a mio avviso, di quanto la qualità della formazione medica soffra all’aumentare il numero di studenti ai corsi di medicina”, sostiene Macaya.

medici se i letti di ospedale e la casistica su cui imparare, sono limitate. “È necessario che le Facoltà siano associate a buoni ospedali di insegnamento. Sebbene molti centri sono accreditati ed utili alla formazione specialistica non tutti sono adatti ad insegnare medicina”, dice Ricardo Rigual, presidente della Conferenza Nazionale dei Presidi delle Facoltà di Medicina, che ricorda come “l’incremento delle Facoltà ha coinciso con la nascita di nuovi ospedali. Lo stesso anno in cui Madrid ha inaugurato sei nuovi centri ospedalieri (2008), il governo regionale ha firmato accordi con quattro università per la nascita di quattro nuove facoltà di medicina.

“Sembra che abbiamo raggiunto la capacità di saturazione. In quanti possono partecipare ad un esame ginecologico? Quanti esercitarsi in Pronto Soccorso?” si chiede Antonio F. Compañ, Preside di Medicina alla Universidad Miguel Hernández de Elche. A volte negli ospedali pubblici ci sono studenti di differenti Atenei, pubblici e privati. «Si perde di qualità quando si è in competizione per la formazione. Che quanto mangiano in quattro, si possa mangiare in cinque non è reale. Se si mangia in cinque si mangia meno” esemplifica Sendin Rodriguez.

“Al momento non esiste nessuna agenzia capace di certificare che un ospedale è idoneo ad essere sede di formazione” ricorda Rigual. “A Madrid ora tutti gli ospedali mettono in mostra questa “etichetta”. Non si sa come o perché un ospedale si possa accreditare selezionando docenti accreditati” aggiunge Macaya. “La formazione medica pre laurea si deve accreditare e regolamentare come il MIR, un concorso nazionale che è molto ben strutturato.”

Chi deve frenare il proliferare delle Facoltà di Medicina? O, che è lo stesso, chi le autorizza? Per cominciare, il piano si studi è autorizzato dall’Agencia Nacional de Evaluación de la Calidad y la Acreditación (ANECA), uno fondazione pubblica indipendente in linea di principio, ma il cui consiglio è presieduto dal Ministro della Pubblica Istruzione di turno. Il potere di autorizzare l’apertura di una Facoltà spetta all’Assessorato dell’Istruzione di ogni autonomia regionale. Siccome però è necessario appoggiarsi ad un ospedale, viene coinvolto anche l’Assessorato alla Sanità.

Cioè, in pratica il Ministero non dice se c’è necessità o meno di aprire una nuova Facoltà ma il governo è in ultima analisi responsabile. “Se questo accade è perché ci sono leggi che lo consentono” dice Rodriguez Sendin. “Il Ministero della Salute dice che gestisce solo la formazione medica specialistica post laurea (MIR), che “si adatta alle esigenze del Servizio Sanitario Nazionale”, dice un portavoce. “È il Ministero della Pubblica Istruzione, dunque, insieme alle comunità autonome, che può spiegare perché questo fenomeno sta avvenendo e se tutto ciò si possa fermare come richiesto da tutte le organizzazioni mediche”. Il predetto ministero non ha voluto rispondere alle domande di questo giornale negli ultimi 15 giorni.

Dietro l’apertura delle Facoltà di Medicina ci sono interessi politici ed economici. Un’università privata fa sostenere ai propri studenti rette che vanno ​​tra 10.000 e 20.000€. “Se siamo il secondo Paese con più Facoltà mediche questo va ricerca nelle motivazione economiche e nel lucro che sta dietro ad ogni azione. Questi sono studi molto richiesti e la gente è disposta a pagare molto per assicurare un posto ai propri figli”, dice Rodriguez Sendin. “La proliferazione di poteri ha generato controversie in alcune regioni, soprattutto visto l’uso di strutture pubbliche (ospedali) per un uso particolare. José Carrillo, Rettore dell’Università Complutense, ha sostenuto che a Madrid ci sono ospedali pubblici che per l’uso delle proprie strutture fanno pagare meno alla università privare rispetto a quelle pubbliche.

Ci sono sette nuove Facoltà mediche in attesa di approvazione. Il Campus Mare Nostrum (Murcia) e l’Università Cattolica del San Antonio (Alicante) entrambe private; una concertata a Vic (Barcellona) e quattro pubbliche, tre in Andalusia (Almería, Jaén e Huelva) e un’altra nelle Baleari. Alcuni già hanno il piano di studi approvato dal ANECA, altri hanno il terreno donato dalla città su cui stanno già edificando; il Vic prevede di aprire per il 2015-2016 ma senza dare certezze sul corpo docente.

Il professor Felix Grases, dall’Universitat de les Illes Balears, spiega che sono 15 anni che aspettavano questo via libera e afferma: “sarebbe nostro diritto poter avere l’ok per far partire il terzo anno nel nostro Ateneo, in modo da non bloccare  il numero di studenti di medicina del biennio.” Grases dà ragione alle organizzazioni che chiedono al governo di frenare la moltiplicazione delle Facoltà: “sono stati creati alcuni corsi di studi di cui non si avvertiva la necessità, dobbiamo essere molto attenti a non saturare il mercato.”

Liberamente tradotto da El Pais

Policlinico #Gemelli: Leucemie Secondarie e Metilazione del DNA 31 ottobre 2013 ore 12.00

Una malattia oncologica può scatenare un’altra malattia: sono le leucemie secondarie e in Italia si vanno sempre più affinando le tecniche per scovarle, capirne i meccanismi e prevenirle. Un grosso aiuto arriva dal Registro delle Leucemie Secondarie, coordinato dall’Istituto di Ematologia dell’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli di Roma, che si pone l’obiettivo di arrivare a identificare le categorie di pazienti a maggior rischio di sviluppare una leucemia secondaria, registrando almeno 500-1.000 casi nei prossimi 5 anni. 

Lezione di Saluto del Prof. Giuseppe Leone

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a Conclusione del Percorso Accademico

Raccontata attraverso le Ricerche di una Scuola che continua 

31 ottobre 2013 ore 12.00

Aula Brasca

 

Docenti e studenti di medicina: nuove regole negli USA per rapporti trasparenti

Nuove linee guida per la trasparenza dei rapporti finanziari tra industria e università e per nuovi modelli di professionalità nell’insegnamento della medicina. Ecco il titolo di un articolo scritto da Anand Reddi, giovane ricercatore dell’University of Colorado School of Medicine, su Jama Pediatrics. «Nel maggio 2011 studenti e docenti della Scuola medica dell’’Università del Colorado (Ucsom) hanno proposto una politica di divulgazione dei conflitti di interessi dei docenti durante le attività di formazione degli studenti. Dopo un anno di dialogo con i docenti, il Senato accademico ha approvato la mozione all’unanimità» spiega Reddi, già vincitore del Thomas Jefferson Award, una delle più alte onorificenze dell’Università del Colorado. In medicina accademica, un principio emergente di professionalità è la gestione trasparente dei rapporti finanziari tra docenti e industria, una collaborazione di vitale importanza per la scoperta e lo sviluppo di nuovi farmaci e dispositivi. Allo stesso tempo, tuttavia, il legame tra industria e accademia non è privo di rischi, data l’associazione significativa tra sponsorizzazione finanziaria e conclusioni pro-industria di medici e scienziati. 

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«La maggior parte delle scuole mediche statunitensi chiedono ai docenti di comunicare i conflitti di interessi prima della pubblicazione di articoli scientifici, ma non ne richiedono la divulgazione agli studenti di medicina durante lezioni, seminari o altri contesti educativi. Così nel giugno 2011 Reddi ha proposto, a nome degli studenti dell’American Medical Association (Ama), una risoluzione che invitava il Comitato di collegamento sull’educazione medica (Lcme) ad adottare nuove normative per incoraggiare i docenti delle scuole mediche nazionali a rivelare i conflitti di interessi durante la formazione medica. «L’assemblea dei delegati dell’Ama ha adottato la risoluzione, trasmettendola per renderla operativa al Lcme, autorità di accreditamento per tutte le scuole mediche statunitensi, nonché punto focale per la creazione di linee guida nazionali per la formazione medica» continua il giovane ricercatore. Il prossimo passo? Per ottenere l’attuazione della risoluzione l’Ama sta lavorando con l’Associazione delle università americane, e ha già trasmesso le nuove regole a ogni scuola di medicina, a ciascun amministratore dei programmi di formazione medica e a tutti gli ospedali universitari degli Stati Uniti.

JAMA PEDIATR. PUBLISHED ONLINE SEPTEMBER 30, 2013.

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