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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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The future of medicine is food

Written by Deena Shanker

Med school has changed. (Tulane University)

 

In between anatomy and biochemistry, medical students in the US are learning how to sauté, simmer and season healthy, homemade meals.

Since 2012, first and second year students at Tulane University School of Medicine in Louisiana have been learning how to cook. Since the program launched, Tulane has built the country’s first med school-affiliated teaching kitchen and become the first medical school to count a chef as a full-time instructor.

Sixteen med schools have now licensed the center’s curriculum, as have two non-medical schools, the Children’s Hospital San Antonio-Sky Lakes Residency Program and the Nursing School at Northwest Arkansas Community College. In fact, about 10% of America’s medical schools are teaching their students how to cook with Tulane’s program, Tim Harlan, who leads Tulane’s Goldring Center for Culinary Medicine, told the James Beard Foundation conference last month. It also offers continuing medical education programs with a certification for culinary medicine, for doctors, physicians assistants, nurse practitioners, pharmacists, and registered dietitians.

The program, developed with culinary school Johnson & Wales, helps doctors give real health advice to their patients, says Harlan, who’s both a chef and a doctor. As he says in the video below: “We’re not talking about nutrition, we’re talking about food.”

“We translate the preponderance of dietary evidence,” which Harlan told Quartz supports the oft-praised Mediterranean diet, “for the American kitchen.” That includes consideration of cost as well as nutritional value—diet-related illnesses like obesity are often linked to low income communities, including the New Orleans community that Tulane’s kitchen also serves. This also works out well for training would-be doctors, says Harlan, who are usually on a stringent budget themselves.

The cooking classes are supplemented with lectures, reading and team-based problem solving as well, and though coursework begins broadly for first and second year students—with an overview of the Mediterranean diet and basic knife handling skills included in the first “module”—Harlan says they are developing about 30 more modules for third and fourth year students. Those will focus on specific ailments like congestive heart failure, HIV and celiac disease.

Fans of the program, including both doctors and chefs, are hoping it will be part of a major shift in the way doctors communicate with their patients about nutrition, especially amid rising rates of obesity and other diet-related illnesses. Currently less than half of American primary care physicians offer their patients specific guidance on diet, physical activity or weight control, a 2011 study found. “The fact that doctors are now learning to cook is like a revolution,” said Sam Kass, a former White House chef and senior nutrition policy advisor, at the James Beard conference.

While it’s still early days for the Tulane program, two separate studies have shown its effectiveness—for both the patients and med students alike. (Both studies included authors from the Goldring Center.) The first, which looked at patients with Type 2 Diabetes, found, for example, that those that who participated in the program saw a major drop in total cholesterol, while those who did not participate saw an increase. The second found that medical students also benefited: They not only thought nutrition advice was important for their patients, but for themselves, too. By the second year, the participating med students were eating significantly more fruits and vegetables than they had previously.

Harlan expects a sea change to take place in the way doctors treat chronic illness—and the way insurance charges for it. At the conference, Kass described a future where doctors write recipes as prescriptions and insurance companies treat food as a reimbursable expense. (There is, of course, a strong economic argument in favor of a prevention-based approach to health.) Harlan predicts that care plans will eventually include menu planning, recipes and maybe even programming to get the ingredients delivered to patients. “Call me up in ten years and let’s see if that’s true

 

“NON C’È SOLO LA DURATA: SENSIBILIZZIAMO LE ISTITUZIONI PER UNA FORMAZIONE DI QUALITÀ!”

COMUNICATO STAMPA

ASSOCIAZIONE ITALIANA GIOVANI MEDICI (SIGM)

Un “mail-bombing” per chiedere al MIUR ed al Ministero della Salute di farsi garanti dell’adozione ed utilizzo di indicatori di performance assistenziali e formative nel processo di accreditamento e di attivazione delle Scuole di Specializzazione di medicina ai sensi della Riforma sul Riordino.

In queste giornate caotiche in cui molti medici in formazione specialistica sono chiamati ad effettuare una scelta “a scatola chiusa” nell’esercizio del diritto di opzione al nuovo ordinamento didattico delle scuole di specializzazione di medicina è doveroso ricordare come più che la DURATA sotto i riflettori del processo di riordino debba rimanere la QUALITÀ della formazione. Qualità sempre difficile da dimostrare ma che, sicuramente, si può misurare!

Tra gli aspetti innovativi e qualificanti del Decreto Interministeriale sul Riordino degli Ordinamenti didattici delle scuole di specializzazione di area sanitaria (D.I. 4 febbraio 2015 n. 68), di particolare interesse resta l’introduzione di specifici Indicatori di Qualità (indicatori di performance assistenziali e formative), in aggiunta agli standard e ai requisiti strutturali e organizzativi ad oggi utilizzati ai fini dell’accreditamento ed attivazione delle scuole di specializzazione.

Al fine di chiedere al MIUR ed al Ministero della Salute di farsi garanti dell’adozione e dell’utilizzo dei citati indicatori di qualità, l’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) lancia un “mail-bombing”.

Sono invitati ad aderire all’iniziativa tutti i medici in formazione specialistica e gli aspiranti specializzandi (neolaureati e studenti in medicina). A partire dal 30 marzo 2015 e sino al 2 aprile 2015 questi dovranno inviare il testo allegato (SCARICARE) ed inviarlo per e-mail al MIUR (segreteria.cdg@istruzione.it) ed al Ministero della Salute (segr.capogabinetto@sanita.it).

Maggiori info su:

http://www.giovanemedico.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2189:non-ce-solo-la-durata-sensibilizziamo-le-istituzioni-per-una-formazione-di-qualita&catid=121:specializzandi&Itemid=178

Ecco i contenuti del nuovo decreto MIUR per l’accesso al Corso di Laurea in Medicina. No alla Pletora Medica 2.0. Si a strumenti efficaci di programmazione.

LETTURA PROPEDEUTICA CONSIGLIATA: Comunicato Stampa dell’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM)

Non si può accogliere che con favore la presentazione del DM con il quale il MIUR in data odierna ha delineato le modalità di accesso al corso di laurea in medicina e chirurgia per l’anno accademico 2014/2015.

In particolare, dopo l’aumento di posti destinati all’accesso alle Facoltà mediche dell’ultimo triennio e dopo la breccia al numero chiuso che si era aperta quest’anno con i ricorsi amministrativi vinti dai concorrenti a seguito del caso creato dal bonus maturità, la decisione di ridurre i 10.173 posti dello scorso anno a 7.918 unità sembra andare nella direzione di preservare il diritto allo studio senza penalizzare il diritto alla tutela della salute.

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Il Teatro Anatomico, completato nel 1595, è il primo esempio al mondo di struttura permanente creata per l’insegnamento dell’anatomia umana attraverso la dissezione.

Quella che si prospettava era una situazione che avrebbe posto in grave difficoltà e sofferenza il sistema perché, da un lato, si avallava un aumento indiscriminato delle immatricolazioni a Medicina e, dall’altro, permane la grande difficoltà a reperire i fondi necessari per garantire la formazione medica post-laurea, sia essa la  specializzazione o il corso specifico di Medicina generale, in continua e preoccupante contrazione.

A tutto ciò va ricordato che senza una corretta programmazione sussiste il serio rischio di incorrere nel fenomeno di una “Pletora Medica 2.0”, in ricordo di quella che si era originata negli anni Settanta e che era stata la causa dell’istituzione del numero chiuso non per garantire un mercato di professionisti quanto per programmare correttamente un settore particolare e sensibile come quello della tutela della salute.

È necessario riflettere seriamente e non sull’onda dell’emotività sui numeri e sulle modalità che regolamentano l’accesso ai corsi di laurea in medicina l’Italia ha il più alto numero di medici per abitante tra i Paesi dell’Unione europea (3,9 ogni 10.000 cittadini secondo gli ultimi dati OMS) e questi sono indici sbagliati nei contesti di programmazione sanitaria. Di qui la proposta dell’Associazione Italiana Giovani Medici di istituire immediatamente un tavolo inter-ministeriale MIUR-Salute per attuare una corretta programmazione tramite strumenti adeguati.

Da apprezzare, inoltre,  la volontà di proporre ai concorrenti quesiti più attinenti alle discipline del corso di laurea, per quanto riguarda la parte scientifico-biologica, ed anche l’anticipo delle prove, utile ad allineare l’Italia alla prassi di altri paesi, con il doppio scopo di consentire il tempestivo avvio dei corsi sin dall’inizio dell’anno accademico e di garantire a chi non dovesse superare le prove di valutare attentamente una scelta alternativa.

ECCO UNA SINTESI (da Formazione Italia):

Le iscrizioni partono il 12 febbraio 2014 e finiranno alle ore 15 del 11 marzo 2014 e andranno fatte su www.universitaly.it
NB: Il pagamento fatto in ateneo non accompagnato dalla ricevuta dell’iscrizione on line non dà diritto alla partecipazione alla prova il pagamento dell’iscrizione deve concludersi entro il 18 marzo 2014.
La prova dovrà essere svolta in 100 minuti e avrà inizio alle 11.00 dell’8 di aprile presso l’università selezionata come prima scelta.
I quesiti saranno di 60 domande disposte nel modo seguente:
– 4 di Cultura generale
– 23 di Ragionamento logico
– 15 di Biologia
– 10 di Chimica
– 8 di Fisica e Matematica
Per quanto riguarda il test IMAT (test di medicina in inglese) verrà pubblicato successivamente un apposito bando
Non c’è né il bonus maturità né una valutazione di alcun genere del percorso scolastico
Come l’anno scorso, la prova verrà scritta dal Cambridge Assessment (quindi la tipologia delle domande saranno di tipo Cambrige – vedi prova dell’anno scorso per capire com’è strutturato)
Il punteggio minimo per entrare in graduatoria è di 20 punti
Il punteggio massimo della prova è di 90 punti e si tiene conto dei seguenti criteri
a) 1,5 punti per ogni risposta esatta;
b) meno 0,4 punti per ogni risposta sbagliata;
c) 0 punti per ogni risposta non data; 
In caso di parità di punteggio si guarderà il punteggio dei candidati nelle rispettive materie in ordine decrescente di importanza: Cultura generale e ragionamento logico, biologia, chimica, fisica e matematica. Per veterinaria invece sarà: chimica, cultura generale e ragionamento logico, biologia, fisica e matematica. In caso di ulteriore parità di da precedenza al candidato anagraficamente più giovane
I bandi di concorso di ciascuna università saranno pubblicate entro il 7 di febbraio (modalità di pagamento dell’iscrizione al test, posti disponibili etc.)
I risultati verranno pubblicati il 22 aprile 2014 per Medicina e il 23 aprile 2014 per Veterinaria
La graduatoria sarà pubblicata il 12 maggio 2014 e verrà chiusa l’1 ottobre 2014
Inoltre dal 12 febbraio 2014, inoltre, sarà attivato un call center presso il Cineca (051/6171959) per le informazioni relative alle procedure di iscrizione al test e al funzionamento della graduatoria. Il call center sarà attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 17.00. Quindi per dubbi riguardo il test rivolgetevi a loro.
La sede indicata dal candidato come prima preferenza di assegnazione è quella in cui dovrà essere sostenuta la prova.
L’immatricolazione è disposta in relazione alla collocazione in graduatoria di merito che viene redatta tenuto conto dei posti definiti le opzioni espresse. Perciò state attenti quando selezionate le vostre scelte al momento dell’iscrizione, vanno fatte in ordine di preferenza!
L’assegnazione dei posti disponibili e come verrà svolta la prova il giorno del test è identica alla prova dell’anno scorso (successivamente farò altre due note con su come funzionano le graduatorie e cosa verrà dato al candidato il giorno del test)
POSTI TOTALI PROVVISORI: 7918 (contro i 10.000 dell’anno scorso) (per comunitari e non comunitari soggiornanti in Italia) e 351 (per non comunitari non soggiornanti) per Medicina e Chirurgia; 787 (per comunitari e non comunitari soggiornanti in Italia) e 70 (per non comunitari non soggiornanti) per Odontoiatria; 632 (per comunitari e non comunitari soggiornanti in Italia) e 79 (per non comunitari non soggiornanti) per Veterinaria.

AS

Mentre impazza la discussione sul numero chiuso e l’accesso programmato alle Facolà di Medicina in Italia, messo a repentaglio dal pasticcio legato alla questione bonus maturià prima e dalle decisioni dei tribunali amministrativi negli ultimi giorni, mi è capitato sotto mano un interessante articolo pubblicato su ElPais riguardante la stessa problematica letta dalla prospettiva di tutti i protagonisti della medical education spagnola.
Ecco una traduzione fedele che spero aiuti a comprendere perchè la programmazione delle risorse umane in sanità è una cosa seria e perchè il diritto all’istruzione deve necessariamente andare a braccetto con il diritto alla tutela della salute.

(@drsilenzi)

La Spagna ha più Facoltà di Medicina per milione di abitanti rispetto a Regno Unito, Francia ed anche Italia. In realtà, per quanto riguarda questo rapporto, tra i Paesi con più di 20 milioni di abitanti è seconda solo alla Corea del Sud. In soli otto anni gli Atenei che offrono la possibilità di studiare l’arte medica sono passati da 28 a 41 . La stessa crescita riguarda gli accessi a medicina, passati da 4.250 ad oltre 7.000. Tutto ciò è in profonda contraddizione con quanto sta accadendo al sistema sanitario spagnolo, alle prese con pesanti tagli alla sanità pubblica, licenziamenti e contrazione di personale sanitario senza preavviso. In definitiva nella penisola iberica non c’è più posto per i medici ma ma aumentano a dismisura studenti di medicina.

La disoccupazione fra i medici, qualcosa di inaudito negli ultimi dieci anni e fino a poco tempo fa inimmaginabile, nonché la crescente emigrazione in cerca di opportunità di lavoro cominciano a mostrare il divario tra specialisti e il numero dei posti di lavoro offerti dal sistema sanitario iberico. Tutto questo è un chiaro segnale all’azione, ricorda il Foro de la  Profesión Médica, organizzazione che riunisce le principali associazioni del settore. La richiesta non è di certo nuova ma ha avuto un forte impulso ora che ci si trova di fronte all’apertura annunciata di ulteriori sette scuole, di cui tre private​​. I medici spagnoli gridano all’allarme e chiedono al Governo di fermare ciò che considerano una “proliferazione” incontrollata di centri di formazione. Non solo non sono necessari, ricordano, ma soprattutto tutto ciò mette a repentaglio la qualità della formazione medica e, con essa, il diritto alla tutela della salute della popolazione.

“Il numero degli studenti di medicina deve essere programmato in relazione al numero di ospedali che sono accreditati per fornire una formazione di qualità. Ora abbiamo circa 1.000 studenti in sovrannumero rispetto alle possibilità formative del sistema. Ci sono circa 7.000 posti ad accesso programmato destinati alla carriera di medico chirurgo, e 6.000 di MIR per la formazione specialistica”, dice il presidente della Organización Médica Colegial, Juan José Rodríguez Sendin. “Perciò basta saper far di conto, è soltanto matematica: avremo 1.000 medici di cui non sapremo cosa fare. L’aumento del numero delle Facoltà è una sciocchezza, non c’è alcun bisogno. Si è acconsentito ai disegni demagogici di politici locali e sindaci, è accaduto esattamente lo stesso disegno sconsiderato che ha portato alla creazione indiscriminata di ospedali e centri di cura che ora faticano ad essere pagati” continua Sendin.

Si potrebbe sostenere che la Spagna, come gli altri Paesi nell’occhio della crisi, oggi ha esubero di laureati in molte altre professioni: architetti, avvocati, giornalisti etc. Tuttavia la salute è un tema molto particolare che merita trattazione a se. Un laureato in medicina non può lavorare in Spagna o negli altri Paesi EU soltanto con il titolo e l’abilitazione conseguita dopo 6 anni di studi. È necessario conseguire una specializzazione per lavorare nei sistemi sanitari dell’EU che richiede ulteriori sforzi, personali ed economici, per almeno 4-5 anni.

Immagine“L’emigrazione forzata, ovvero andare in un altro Paese in cui la loro professionalità sarà apprezzata e sfruttata”, spiega Enrique Lazaro, presidente del Consejo Estatal de Estudiantes de Medicina (CEEM) e studente dell’Università di Barcellona. “È una follia finanziare una formazione non programmata come questa perché rappresenta un investimento che non ci darà alcun frutto”, aggiunge.

Come siamo arrivati a questo punto? Perché c’è stata un’apertura senza apparente controllo di tutte queste Facoltà, di cui otto private, in appena un decennio? “Né le politiche sanitarie né la programmazione delle risorse umane hanno avuto fortuna nel nostro Paese negli ultimi anni”, ricorda Rodriguez Sendin. “Nel 2001 si diceva che sovrabbondavano  più di 15.000 medici in Spagna. Sei anni più tardi, secondo uno studio del Ministero della Salute di allora, mancavano tra i 15.000 ed i 20.000 medici. Cinque o sei anni più tardi, vale a dire ora li ricambio. Oggi abbiamo quasi 3.000 medici disoccupati e, ultimo ma non meno importante, quest’anno abbiamo accolto più di “Per questi 1.000 studenti che non avranno la possibilità di accesso alla formazione specialistica nel proprio Paese non resta che3.000 medici stranieri, oltre il 90% di quelli in cerca di occupazione”.

Gli esperti continuano ad insistere che in sanità la pianificazione è essenziale. Pur tuttavia non esiste ancora un registro nazionale e di molti medici non sappiamo quale specialità praticano né dove operano. Nei primi anni novanta i camici bianchi vissero un altro periodo difficile segnato da licenziamenti e disoccupazione. Fu per qual motivo che il governo decise di istituire il numero chiuso che venne programmato secondo i criteri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che valuta il rapporto di 1 medico su 10.000 abitanti come il migliore per garantire la salute di una popolazione. Nel 2002 sono state 4.250 le matricole nelle 27 scuole di medicina spagnole (26pubbliche ed 1 privata​​), secondo il Foro de la  Profesión Médica.

Il periodo di crescita economica che seguì in Spagna negli anni a seguire e l’aumento della popolazione dovuto ad maggiore tasso di immigrazione hanno provocato un exploit anche nel settore sanitario: numerosi ospedali e centri di salute sono stati aperti, a volte senza alcuna pianificazione a monte, con un susseguirsi di messaggi, anche da parte del governo, della necessità di formare più medici per tamponare una ormai prossima carenza di specialisti. In realtà, afferma Beatriz González López-Valcárcel, docente di Métodos Cuantitativos en Economía y Gestión de la Universidad de Las Palmas, la necessità si sarebbe verificata solo in alcune specializzazioni ed, in aggiunta, soltanto in alcune aree geografiche, poiché la maggior mancanza del sistema nasce da un’insufficiente programmazione e distribuzione. “In questo modo dire se mancano o abbondano medici è non solo impossibile ma sostanzialmente inutile”, spiega.

Le Comunità regionali hanno rincorso l’apertura di nuovi ospedali senza pinaificazione alcuna. Madrid, ad esempio, ha aperto 6 nuovi centri soltanto nel 2008. Ciò ha provocato una repentina maggior richiesta di medici “innescando un problema temporaneo di copertura in alcune specializzazione” ricorda González López-Valcárcel. Allo stesso tempo “è aumentato esponenzialmente il riconoscimento dei titoli stranieri ed il numero di posti nelle università. Un aumento in gran parte degli Atenei privati.” Questa mancata regolamentazione ha ingenerato anche un problema di equità tra gli studenti: chi accede alle università pubbliche, sempre più dure e selettive, lasciano fuori giovani neodiplomati meritevoli mentre le nuove università private garantiscono posti con facili selezioni per chi può pagarne le rette sempre più fuori mercato”.

In quello stesso periodo il Ministero della Salute aumentò anche il numero di contratti per la formazione medica specialistica (MIR). Il fattore di richiamo non poteva funzionare meglio: tra il 2001 ed il 2011 si convalidarono più titoli di laurea stranieri (50.205) rispetto al numero di laureati delle università iberiche (46.194), secondo il Foro de la  Profesión Médica.

Nonostante fossero passati solo pochi anni nessuno sembrava ricordarsi della disoccupazione degli anni ’90. Studiare medicina sembrava essere il miglior viatico per trovare un buon lavoro ed ogni città di una certa dimensione voleva avere la propria “School of Medicine”. I comuni vendevano terreni e le regioni autorizzavano l’istituzione delle nuove Facoltà. In questo periodo gli studenti sono aumentati di quasi il 40% in soli sette anni.

Poi è arrivata la crisi. Il sistema sanitario ha aspettato, troppo, e poi ha reagito nel 2010 con imponenti tagli di bilancio. “E quando si taglia la prima voce che spicca e la più facile da limare è il personale: sostituzioni, lavoro atipico, etc.” ricorda González. “L’ultimo concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione ha garantito posti per tutti gli studenti formati in Spagna; ma in tre o quattro anni non sarà più cosi”.

“Non possiamo accettare di tornare alla disoccupazione medica. In tre o quattro anni le competenze di giovani medici generalisti disoccupati sono perse e devono tornare a sottoporsi ad una nuova formazione” sostiene Francisco Miralles del CESM, la confederazione dei sindacati medici. “Dobbiamo valorizzare nel miglior modo possibile le risorse economiche investite e questo paese non può permettersi di perdere professionisti la cui formazione è costata tra i 200.000 e 250.000 €” aggiunge.

Gli esperti si chiedono se un aumento così sconsiderato del numero di posti al corso di laurea in medicina possa pregudicare la qualità della formazione. “Le società scientifiche sono preoccupate che questa scarsa regolamentazione possa compromettere la qualità della formazione dei futuri medici”, afferma Carlos Macaya, presidente della Federación de Asociaciones Científico Médicas Españolas (FACME). “È difficile misurare questa qualità, poiché non esiste un metodo scientifico, ma è interessante notare cosa sta accadendo al concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione: tra i primi 2.000/3.000 posti accade sempre più frequentemente di trovare medici sudamericani o formatisi in altri Paesi EU. Questo è un chiaro indicatore, a mio avviso, di quanto la qualità della formazione medica soffra all’aumentare il numero di studenti ai corsi di medicina”, sostiene Macaya.

medici se i letti di ospedale e la casistica su cui imparare, sono limitate. “È necessario che le Facoltà siano associate a buoni ospedali di insegnamento. Sebbene molti centri sono accreditati ed utili alla formazione specialistica non tutti sono adatti ad insegnare medicina”, dice Ricardo Rigual, presidente della Conferenza Nazionale dei Presidi delle Facoltà di Medicina, che ricorda come “l’incremento delle Facoltà ha coinciso con la nascita di nuovi ospedali. Lo stesso anno in cui Madrid ha inaugurato sei nuovi centri ospedalieri (2008), il governo regionale ha firmato accordi con quattro università per la nascita di quattro nuove facoltà di medicina.

“Sembra che abbiamo raggiunto la capacità di saturazione. In quanti possono partecipare ad un esame ginecologico? Quanti esercitarsi in Pronto Soccorso?” si chiede Antonio F. Compañ, Preside di Medicina alla Universidad Miguel Hernández de Elche. A volte negli ospedali pubblici ci sono studenti di differenti Atenei, pubblici e privati. «Si perde di qualità quando si è in competizione per la formazione. Che quanto mangiano in quattro, si possa mangiare in cinque non è reale. Se si mangia in cinque si mangia meno” esemplifica Sendin Rodriguez.

“Al momento non esiste nessuna agenzia capace di certificare che un ospedale è idoneo ad essere sede di formazione” ricorda Rigual. “A Madrid ora tutti gli ospedali mettono in mostra questa “etichetta”. Non si sa come o perché un ospedale si possa accreditare selezionando docenti accreditati” aggiunge Macaya. “La formazione medica pre laurea si deve accreditare e regolamentare come il MIR, un concorso nazionale che è molto ben strutturato.”

Chi deve frenare il proliferare delle Facoltà di Medicina? O, che è lo stesso, chi le autorizza? Per cominciare, il piano si studi è autorizzato dall’Agencia Nacional de Evaluación de la Calidad y la Acreditación (ANECA), uno fondazione pubblica indipendente in linea di principio, ma il cui consiglio è presieduto dal Ministro della Pubblica Istruzione di turno. Il potere di autorizzare l’apertura di una Facoltà spetta all’Assessorato dell’Istruzione di ogni autonomia regionale. Siccome però è necessario appoggiarsi ad un ospedale, viene coinvolto anche l’Assessorato alla Sanità.

Cioè, in pratica il Ministero non dice se c’è necessità o meno di aprire una nuova Facoltà ma il governo è in ultima analisi responsabile. “Se questo accade è perché ci sono leggi che lo consentono” dice Rodriguez Sendin. “Il Ministero della Salute dice che gestisce solo la formazione medica specialistica post laurea (MIR), che “si adatta alle esigenze del Servizio Sanitario Nazionale”, dice un portavoce. “È il Ministero della Pubblica Istruzione, dunque, insieme alle comunità autonome, che può spiegare perché questo fenomeno sta avvenendo e se tutto ciò si possa fermare come richiesto da tutte le organizzazioni mediche”. Il predetto ministero non ha voluto rispondere alle domande di questo giornale negli ultimi 15 giorni.

Dietro l’apertura delle Facoltà di Medicina ci sono interessi politici ed economici. Un’università privata fa sostenere ai propri studenti rette che vanno ​​tra 10.000 e 20.000€. “Se siamo il secondo Paese con più Facoltà mediche questo va ricerca nelle motivazione economiche e nel lucro che sta dietro ad ogni azione. Questi sono studi molto richiesti e la gente è disposta a pagare molto per assicurare un posto ai propri figli”, dice Rodriguez Sendin. “La proliferazione di poteri ha generato controversie in alcune regioni, soprattutto visto l’uso di strutture pubbliche (ospedali) per un uso particolare. José Carrillo, Rettore dell’Università Complutense, ha sostenuto che a Madrid ci sono ospedali pubblici che per l’uso delle proprie strutture fanno pagare meno alla università privare rispetto a quelle pubbliche.

Ci sono sette nuove Facoltà mediche in attesa di approvazione. Il Campus Mare Nostrum (Murcia) e l’Università Cattolica del San Antonio (Alicante) entrambe private; una concertata a Vic (Barcellona) e quattro pubbliche, tre in Andalusia (Almería, Jaén e Huelva) e un’altra nelle Baleari. Alcuni già hanno il piano di studi approvato dal ANECA, altri hanno il terreno donato dalla città su cui stanno già edificando; il Vic prevede di aprire per il 2015-2016 ma senza dare certezze sul corpo docente.

Il professor Felix Grases, dall’Universitat de les Illes Balears, spiega che sono 15 anni che aspettavano questo via libera e afferma: “sarebbe nostro diritto poter avere l’ok per far partire il terzo anno nel nostro Ateneo, in modo da non bloccare  il numero di studenti di medicina del biennio.” Grases dà ragione alle organizzazioni che chiedono al governo di frenare la moltiplicazione delle Facoltà: “sono stati creati alcuni corsi di studi di cui non si avvertiva la necessità, dobbiamo essere molto attenti a non saturare il mercato.”

Liberamente tradotto da El Pais

Policlinico #Gemelli: gli Ospedali Universitari ed il processo di cambiamento del Servizio Sanitario Nazionale @WRicciardi @drsilenzi

Una riflessione a più voci  sul ruolo degli Ospedali Universitari di fronte alle nuove sfide poste da un sistema sanitario in profonda trasformazione. E’ uno degli obiettivi del Convegno intitolato “Gli Ospedali Universitari e il processo di cambiamento del Servizio Sanitario Nazionale” che si svolgerà presso l’auditorium della Facoltà di Medicina e Chirurgia “A. Gemelli”  venerdì 8  e sabato 9 novembre 2013. Articolato in quattro Tavole Rotonde che affronteranno alcune determinanti tematiche del contesto sanitario attuale.

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SCARICA IL PROGRAMMA DELL’ EVENTO

Un confronto a tutto campo con relatori e moderatori di diversa estrazione culturale provenienti dal mondo sanitario, universitario, economico, giuridico e giornalistico. Alla fine di ciascuna sessione le considerazioni conclusive saranno affidate ai rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali.

 

 

Quanto guadagnano i medici nei diversi Paesi del mondo? dal @nytimes [@giovanimedici]

In response to Uwe Reinhardt’s recent post on “rationing” doctors’ salaries, a number of readers wrote in asking about physician compensation in other countries. Doing a direct comparison of remuneration across different countries is tricky because the same salary may allow for different standards of living in different places. But here are two possible ways to think about these comparisons, taken from a 2007 Congressional Research Service report entitled “U.S. Health Care Spending: Comparison with Other OECD Countries.”

GPpay

Source: Congressional Research Service analysis; see notes in table below

One way to compare cross-country data is to adjust the salaries for purchasing-power parity — that is, adjusting the numbers so that $1,000 of salary buys the same amount of goods and services in every country, providing a general sense of a physician’s standard of living in each nation. These numbers are in the second, fourth and sixth columns of the chart below. They show that American general practitioners and nurses earn more than their counterparts in other developed countries, and American specialists are close to the top of the pack.

DESCRIPTION
Source: Congressional Research Service (CRS) analysis of Remuneration of Health Professions, OECD Health Data 2006 (October 2006), available at [http://www.ecosante.fr/OCDEENG/70.html].

Sorted by specialists’ compensation. Amounts are adjusted using U.S. dollar purchasing power parities. Amounts from previous years are trended up to 2004 dollars using the annualized Bureau of Labor Statistics Employment Cost Index for wages and salaries of health services workers in private industry. It is not known whether wage growth in health professions in other countries was similar to that in the United States. Amounts are from previous years for 10 countries: data for Australia, Canada, Denmark (for specialists and nurses), Finland (for nurses), and the Netherlands are from 2003; data for Belgium (for specialists), Denmark (for general practitioners), New Zealand (for nurses), and Sweden are from 2002; data for Switzerland and the United States (for specialists and general practitioners) are from 2001; and data for Belgium (for general practitioners) and the United States (for nurses) are from 2000. Ratios of salaries to GDP per capita reflect the year the data was collected and are not adjusted for inflation. For countries that have both self-employed and salaried professionals in a given field, the amount presented here is the higher of the two salaries. Four countries have both salaried and self-employed specialists: the Czech Republic (where compensation is $29,484 for salaried and $34,852 for self-employed specialists), Greece ($67,119 and $64,782), the Netherlands ($130,911 and $252,727), and the United States ($170,300 and $229,500). One country has both salaried and self-employed general practitioners: in the United States, salaried general practitioners earn $134,600, compared with $154,200 if self-employed. All nurses are salaried among this data.

Another way is look at how a doctor’s salary compares to the average national income in that doctor’s country — that is, gross domestic product per capita. These numbers are in the third column, fifth and seventh columns of the chart.

As a country’s wealth rises, so should doctors’ pay. But even accounting for this trend, the United States pays doctors more than its wealth would predict:

DESCRIPTION
Source: Congressional Research Service (CRS) analysis of Remuneration of Health Professions, OECD Health Data 2006 (October 2006), available at [http://www.ecosante.fr/OCDEENG/70.html].

According to this model, the 2007 report says, “The U.S. position above the trendline indicates that specialists are paid approximately $50,000 more than would be predicted by the high U.S. GDP. General practitioners are paid roughly $30,000 more than the U.S. GDP would predict, and nurses are paid $8,000 more.”

But it’s important to keep in mind, the report notes, that health care professionals in other O.E.C.D. countries pay much less (if anything) for their medical educations than do their American counterparts. In other words, doctors and nurses in the rest of the industrialized world start their medical careers with much less student loan debt compared to medical graduates in the United States.

For more data on health spending in O.E.C.D. countries, go here. For a recent American-only survey on the pay of physicians with various specialties, go here.

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Se Steve fosse nato in provincia di Napoli (o in Italia in generale)

Steve Jobs è cresciuto a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California. Qui, con il suo amico Steve Wozniak, fonda la Apple Computer, il primo aprile del 1976. Per finanziarsi, Jobs vende il suo pulmino Volkswagen, e Wozniak la propria calcolatrice. La prima sede della nuova società fu il garage dei genitori: qui lavorarono al loro primo computer, l’Apple I. Ne vendono qualcuno, sulla carta, solo sulla base dell’idea, ai membri dell’Homebrew Computer Club. Con l’impegno d’acquisto, ottengono credito dai fornitori e assemblano i computer, che consegnano in tempo. Successivamente portano l’idea ad un industriale, Mike Markkula, che versa, senza garanzie, nelle casse della società la somma di 250.000 dollari, ottenendo in cambio un terzo di Apple. Con quei soldi Jobs e Wozniak lanciano il prodotto. Le vendite toccano il milione di dollari. Quattro anni dopo, la Apple si quota in Borsa.

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Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perchè stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un computer innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi.

Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, voglio darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare.

Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale. I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”.

I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano.

Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi?

Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.

I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio. All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.

Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”.

Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perchè hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.

Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.

I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.

La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perchè saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più.

P.S. E mi permetto di aggiungere che nella catena malefica non sono stati menzionati i sindacati sindacalisti nostrani!

Tratto dal Blog di Antonio Menna

Path to United States Practice Is Long Slog to Foreign Doctors

Thousands of foreign-trained immigrant physicians are living in the United States with lifesaving skills that are going unused because they stumbled over one of the many hurdles in the path toward becoming a licensed doctor here.

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The involved testing process and often duplicative training these doctors must go through are intended to make sure they meet this country’s high quality standards, which American medical industry groups say are unmatched elsewhere in the world. Some development experts are also loath to make it too easy for foreign doctors to practice here because of the risk of a “brain drain” abroad.

But many foreign physicians and their advocates argue that the process is unnecessarily restrictive and time-consuming, particularly since America’s need for doctors will expand sharply in a few short months under President Obama’s health care law. They point out that medical services cost far more in the United States than elsewhere in the world, in part because of such restrictions.

The United States already faces a shortage of physicians in many parts of the country, especially in specialties where foreign-trained physicians are most likely to practice, like primary care.

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I medici abilitandi di luglio 2013 potranno concorrere per un posto alle Scuole di Specializzazione 2012/2013? #abilitazione #specializzandi #concorso2013

Facciamo un po’ di chiarezza su chi potrà concorrere e, soprattutto, avrà i requisiti necessari per risultare vincitore di posto e contratto in palio con il prossimo concorso di accesso alle Scuole di Specializzazione di area sanitaria 2012/2013.

Leggi qui la notizia e le informazioni relative ai posti disponibili ed alle date di presa di servizio

Nel bando troverete la seguente specifica:

“I candidati non in possesso dell’abilitazione per l’esercizio della professione sono ammessi alle scuole di specializzazione a condizione che la conseguano entro la data di inizio delle attività didattiche delle scuole (22 luglio 2013). Tale disposizione è conforme a quanto previsto dal D.L . n.137 del 1.9.2008 art. 7 convertito dalla Legge n. 169 del 30.10.2008.”

In definitiva, i colleghi abilitandi nella sessione di luglio 2013 potranno partecipare al concorso di accesso 2012/2013 e, qualora risultino abilitati alla professione medica secondo i risultati pubblicati da MIUR e singoli Atenei entro la data del 22 luglio 2013, che segna l’inizio delle attività didattiche, saranno ritenuti idonei per essere ammessi alle Scuole di Specializzazione. In caso contrario, nonostante la partecipazione ed il posizionamento ottenuto, decadranno in quanto non in possesso del titolo richiesto.

LEGGI LA NOTIZIA COMPLETA SU  www.giovanemedico.it

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