Cerca

Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

Tag

iphone

Se Steve fosse nato in provincia di Napoli (o in Italia in generale)

Steve Jobs è cresciuto a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California. Qui, con il suo amico Steve Wozniak, fonda la Apple Computer, il primo aprile del 1976. Per finanziarsi, Jobs vende il suo pulmino Volkswagen, e Wozniak la propria calcolatrice. La prima sede della nuova società fu il garage dei genitori: qui lavorarono al loro primo computer, l’Apple I. Ne vendono qualcuno, sulla carta, solo sulla base dell’idea, ai membri dell’Homebrew Computer Club. Con l’impegno d’acquisto, ottengono credito dai fornitori e assemblano i computer, che consegnano in tempo. Successivamente portano l’idea ad un industriale, Mike Markkula, che versa, senza garanzie, nelle casse della società la somma di 250.000 dollari, ottenendo in cambio un terzo di Apple. Con quei soldi Jobs e Wozniak lanciano il prodotto. Le vendite toccano il milione di dollari. Quattro anni dopo, la Apple si quota in Borsa.

20130912-112356.jpg

Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perchè stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un computer innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi.

Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, voglio darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare.

Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale. I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”.

I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano.

Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi?

Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.

I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio. All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.

Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”.

Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perchè hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.

Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.

I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.

La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perchè saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più.

P.S. E mi permetto di aggiungere che nella catena malefica non sono stati menzionati i sindacati sindacalisti nostrani!

Tratto dal Blog di Antonio Menna

Lo spot che i ministri non hanno mai fatto

La campagna di informazione a tutela dei più giovani sull’uso sicuro dei cellulari mai fatta dal ministero della Salute –Sabrina Giannini

http://www.corriere.it/inchieste/reportime/salute/spot-che-ministri-non-hanno-mai-fatto/c44acb5c-5058-11e2-a2f4-57facfb76e8a.shtml

Renato Balduzzi prima di alzarsi dalla poltrona più importante del ministero della Salute non ha ritenuto opportuno fare quella campagna di prevenzione per un uso sicuro del telefono cellulare che un anno fa lo stesso Consiglio superiore di sanità auspicava.

Ripercorriamo le tappe di questa vicenda… […] Clicca qui

Le App del Ministero della Salute

In questa pagina del sito ufficiale del Ministero della Salute sono raccolte le applicazioni per dispositivi mobili Apple e Android. Le applicazioni sono suddivise per sistema operativo:

  • iOS – Sistema operativo sviluppato da Apple per iPhone, iPod touch e iPad
  • Android – Sistema operativo openSource

Clicca qui http://www.salute.gov.it/app/app.jsp

Free apps for preclinical medical students

Free apps for preclinical medical students
By: Tom Lewis
Published: 21 August 2012
DOI: 10.1136/sbmj.e5077
Cite this as: Student BMJ 2012;20:e5077

Evernote
Available for: iOS, Android, Blackberry, Web, Windows, Mac
Price: Free
Rating: ****
Dropbox
Available for: iOS, Android, Blackberry, Web, Windows, Mac
Price: Free
Rating: ****
NICE BNF
Available for: iOS and Android
Price: Free
Rating ****
So you have arrived at medical school, signed up to all the societies, bought all your textbooks, and realised that you have to study some science before you get to touch a patient. Some free apps are available that will help you manage your documents and note taking in your preclinical years.

Evernote is the best free note taking app, and great for keeping track of preclinical medical notes and more. It is available on a wide range of devices, and allows you to “capture anything.” You can make and save notes while you’re on the go and add a variety of media, including text, photos, attachments, and audio notes. The strength of Evernote is that it uses cloud storage so you can access notes from anywhere. With Evernote, you can make notes on your lectures using your computer and then access them on your mobile phone. Evernote notes have several advantages over paper notes.

1. You can search them with the function

2. They are stored in a “cloud” so you can’t lose them

3. They can be edited retrospectively and constantly updated

4. You can include media such as photographs, mindmaps, and videos

5. They can be easily shared

6. They can be integrated with study card apps to quickly turn prose notes into flashcards

Dropbox is a file hosting service on the web that uses cloud storage to allow users to store and share files and folders across the internet. Signing up for the basic Dropbox service is free and gives each user two gigabytes of online storage space. The Dropbox downloadable client will create a folder on your computer. Any files placed in this folder will be automatically uploaded to Dropbox’s servers. The folder—and all its contents—can be accessed from a range of platforms including iOS, Android, Windows Phone 7, and Blackberry, as well as via Dropbox.com. Dropbox is a hassle free method of carrying around all your files, which can be downloaded and viewed on a computer or mobile device at any time. It also has a robust mechanism to share files with friends. You can carry around, access, and update all your electronic files with you wherever you go. Using Dropbox and other companion apps such as GoodReader, lectures can be downloaded, annotated, and automatically uploaded, keeping files uncluttered and easy to manage. Dropbox is the easiest way to transfer files between multiple devices.

During your preclinical years, you will come across a range of drugs and antibiotics that you have never heard of. The British National Formulary (BNF) apps are electronic versions of the reference book that provides offline access to up to date information on prescribing, dispensing, and administering drugs available on the NHS.

Check out Medscape which was reviewed in June: ideal for new medical students who want a free, comprehensive medical resource on their mobile device. (Anand K. A useful app for general medicine. Student BMJ 2012;20:e3649.)

Tom Lewis, second year medical student and features editor, imedicalapps.com

1University of Warwick, Coventry
Competing interests: None declared.

Provenance and peer review: Not commissioned; not externally peer reviewed.

Telefonino e tumori: manca il colpevole! Ora è il turno dell’assoluzione

I telefoni cellulari non aumentano il rischio di tumori cerebrali o più in generale del sistema nervoso centrale, anche se li si utilizza abitualmente da oltre 10 anni. Il dato rassicurante arriva da uno studio su un ampio campione condotto in Danimarca da Johansen della Cancer Society di Copenhagen e Frei dell’Istituto di Epidemiologia dei Tumori di Copenhagen. L’indagine, che ha coinvolto 358.403 utilizzatori di telefonini seguiti mediamente per 18 anni, è stata pubblicata sul British Medical Journal. La scorsa primavera l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) aveva dichiarato che le onde radio di frequenza compatibile con quella delle onde emesse dai telefoni cellulari sono potenzialmente cancerogene, assegnando alle onde dei telefonini un livello di rischio 2B.
Tuttavia il dibattito su telefonini e tumori resta aperto tra allarmi e smentite. Intanto il numero di persone che usa il cellulare è in continuo aumento con oltre 5 milioni di “nuovi adepti” nel mondo solo nel 2010. Molti sono gli studi condotti sinora sul tema, alcuni indicatori di un possibile aumento di rischio cancro. Ma il problema di questi studi è stato sempre il tipo di approccio usato, il numero troppo esiguo di individui coinvolti, la brevità dello studio. Di recente lo studio Interphone voluto proprio dall’OMS, non arrivava a nulla di certo: con risultati comunque non definitivi, quantomeno aveva il pregio di essere stato condotto su un gran numero di persone. Lo studio danese sembra offrire maggiori sicurezze.

In dieci video ecco il fenomeno Steve Jobs

20111006-190412.jpg

Prima intervista in video. Un giovanissimo Steve Jobs dice sorpreso: “Guarda, sono in televisione”. Aveva 23 anni.

Palcoscenico Apple. Un incontro nel 1983: era presente anche Bill Gates (ultimo a destra nel video), allora astro nascente del software.

1984. È lo spot trasmesso in occasione dell’arrivo del Macintosh: è ispirato al romanzo di George Orwell, “1984”. Il regista è Ridley Scott. Va in onda durante il Super Bowl.

Esilio da Apple. Nel 1985 Steve Jobs abbandona l’azienda di Cupertino e l’anno successivo acquista la Pixar, un gruppo specializzato in animazioni digitali: in questa intervista del 1996 commenta i risultati di Toy Story.

Ricordi. Steve Jobs racconta la sua vita durante un discorso ai neolaureati dell’università di Stanford nel 2005. Dice: “Non si possono connettere i punti guardando in avanti, ma all’indietro”.

Arriva iPhone. È il 2007

Incontri storici. Una rara intervista del 2007 con Bill Gates e Steve Jobs.

Parodie. Un episodio dei Simpson: nelle immagini appare Steve Mobbs, amministratore delegato della Mapple.

Il lancio di iPad. “È la cosa migliore che abbiamo mai fatto”, dice Steve Jobs.

Addio a Apple. Steve Jobs si dimette con una lettera pubblicata sul sito web dell’azienda di Cupertino.

dal Sole24Ore.it

Un morso alla mela in garage…e Steve Jobs inventò il futuro (di Beppe Severgnini)

Come si riconosce un genio? Qual è il confine tra un imprenditore e un rivoluzionario, tra un produttore di oggetti e un progettista di futuro? Forse accade quando un’ industria forma una cultura, un prodotto si trasforma in un’ abitudine e un uomo diventa un paradigma: testa inimitabile, vicenda imprevedibile, successo irriproducibile. È il cervello che conta: i girocollo neri e i Levi’ s 501 si comprano.

È stato costretto a diventare un personaggio, Steven Paul Jobs. Lo è anche oggi, dopo aver lasciato il timone al fidato Tim Cook, e aver scritto – con un ottimismo che è il sale e il segno dell’ America – «credo che i giorni migliori e più innovativi di Apple siano davanti a noi». Da utenti appassionati ce lo auguriamo, anche di fronte all’ evidenza della malattia. Ma diciamolo: anche i giorni dietro di noi sono stati memorabili, comunque vada.

20111006-162611.jpg

Apple è nata con Steve Jobs, senza di lui era moribonda, con lui è risorta. C’ era una mistica, nel marchio della mela morsicata, in cerca di un profeta. Ma l’ aspetto ieratico, il carattere difficile, l’ egocentrismo e gli annunci teatrali non sarebbero bastati. L’ America è piena di personaggi, sceneggiature e coreografie. La differenza l’ hanno fatta i prodotti.

Il Macintosh, o Mac, è stato il primo personal computer di successo dotato di un mouse e di un’ interfaccia grafica: le icone sostituivano i comandi digitati sulla tastiera (command-line interface, terminal emulator). Un cubo magico, una stranezza e una provocazione. Uno schermo che sorrideva, accendendosi. Venne lanciato da una pubblicità televisiva firmata da Ridley Scott, trasmessa durante il terzo quarto del Super Bowl XVIII il 22 gennaio 1984: una citazione di George Orwell, un invito a salvare l’ umanità dal conformismo di IBM, e dai suoi tentativi di dominare il mondo dei computer.

Ricordo l’ emozione, una domenica mattina, a New York: ho visto una borsa cubica per computer, l’ ho comprata e ho deciso che qualunque cosa andasse lì dentro dovesse essere geniale. Venticinque anni dopo, posso dirlo: non mi sbagliavo.

Come tutti gli appassionati – una setta oggi diventata una chiesa, con i suoi conformismi – ho resistito sulla barca di Apple attraverso tutte le successive tempeste: la cacciata di Jobs, un portatile pesante e sbagliato (Macintosh Portable, 1989), un altro piccolo e fascinoso (Powerbook 140, 1991), la serie prevedibile dei Performa (1992-1997) e finalmente, con il ritorno di Steve J., l’ approdo su coste sicure. Nel 1998 il momento decisivo: il coloratissimo iMac, disegnato da Jonathan Ive – lo stesso di iPod e iPhone. Più di 800.000 pezzi venduti nei primi cinque mesi, software nuovo e sorprendente (per foto e video): si avvicinava la fine del secolo e la fine dell’ esperienza – eccitante, irritante – di sentirsi in minoranza. La domanda «Ma è compatibile?» (sottinteso: con i programmi Microsoft) perdeva significato. L’ avvento di Internet e del protocollo IP livellava il campo. E in quel campo improvvisamente piatto, il cavallo di Steve Jobs non aveva rivali.

20111006-162742.jpg

La storia è sufficientemente nota: iTunes è del gennaio 2001, iPod dell’ ottobre 2001, iPhone del 2007, iPad del 2010. Quella piccola «i» che precede i nomi è stato un grande colpo di marketing: in inglese suona come «io», e fotografa il decennio dell’ autoindulgenza. Ma c’ è molto di più, nell’ intuizione di Jobs. Quegli oggetti sono diventati l’ icona emotiva degli anni Duemila. Guardiamo un iPhone – o una delle sue molte imitazioni – e vediamo il ponte tra il passato prossimo e l’ immediato futuro.

La biografia dell’ uomo che ha creato questo può apparire eccezionale, ma contiene diversi elementi che lo avvicinano ad altri connazionali che hanno fatto la storia. Come Barack Obama, Steve Jobs è nato da uno studente straniero e da una ragazza americana (il padre biologico era siriano, Steve venne adottato da Paul and Clara Jobs, genitori di grande cuore e pochi mezzi). Come il coetaneo Bill Gates – entrambi del 1955, ambedue esordienti nel garage di casa – SJ s’ è rivelato un fallimento accademico. Bill ha lasciato Harvard, dopo essersi distinto nel calcolo e nel poker; Steve ha mollato Reed College (Portland, Oregon) dopo un solo semestre, ma ha continuato a frequentare i corsi che gli interessavano, mentre riciclava bottiglie di Coca-Cola a 5¢ per guadagnarsi da vivere. Uno in particolare: quello di calligrafia, che anni dopo gli avrebbe suggerito di dotare il Mac di una grafica rivoluzionaria, prontamente imitata da Microsoft e da tutti gli altri. «Unire i puntini», dice ora SJ con insolita modestia.

Sia chiaro: l’ uomo, per quanto brillante, non ha l’ esclusiva dell’ intuizione e dell’ innovazione. Ci sono stati – nello stesso Paese, nella stessa industria – fuoriclasse prima di lui e dopo di lui (Intel, Microsoft, Amazon, Google, Facebook e Twitter ne sono la prova). La capacità di Jobs è stata quella di trasformare una fantasia in un prodotto. Non tutti se la sentono. Tredici anni fa, in un’ intervista per il «Corriere della Sera», Bill Gates mi ha detto: «Io do per scontato l’ avvento di una grossa novità: una tavoletta portatile che ha una risoluzione tale che ci permetterà di leggerla a letto e di tenerla nella borsa». Però iPad non l’ ha fatto Microsoft. L’ hanno fatto Apple e Steve Jobs.

Una qualità che è di pochi: essere profondamente contemporanei e, insieme, sempre un poco avanti. Saper sognare e, con la stessa baldanza, reagire alla distruzione dei sogni. Il fallimento in America non è un marchio d’ infamia: vuol dire, come minimo, averci provato. Cacciato dalla Apple – «la cosa migliore che mi sia capitata nella vita» – il trentenne Steve ha fondato Pixar, e Pixar ha creato Toy Story, il primo film di animazione creato da un computer. Nella sua autobiografia, John Sculley, l’ ex dirigente della PepsiCo che estromise Jobs nel 1985, ridicoleggiava così le ambizioni del rivale: «Per lui Apple avrebbe dovuto diventare una meravigliosa società di prodotti di largo consumo. Un progetto lunatico. L’ high-tech non può essere progettata e venduta come un prodotto di consumo». How wrong can you be, ma quanto ci si può sbagliare, ha scritto il «Financial Times», commentando l’ infelicissima profezia.

Steve Jobs è certamente un vincitore: non un uomo mite. È un personaggio che ha inventato il futuro, come recita il titolo della biografia scritta da Jay Elliott, ex vicepresidente esecutivo Apple, con William L. Simon (Hoepli, 2011). Un uomo consapevole del suo valore, e poco disposto alle critiche: Apple Store rifiutò una biografia poco rispettosa (poi riammessa). La rivista «Fortune» ha scritto nel 2007: «Steve Jobs è considerato uno dei principali egomaniaci della Silicon Valley». Il co-fondatore di NeXt, Dan’ l Lewin, ricorda così il lavoro insieme, negli anni Ottanta: «Alti e bassi. Gli alti erano incredibili, ma i bassi erano inimmaginabili». L’ ufficio di Jobs ha risposto: «Il suo carattere è cambiato, da allora».

Cambiato, certo: ma nessuno sembra sapere esattamente come fosse, e cosa sia diventato. Si favoleggia di una relazione giovanile con Joan Baez – meritevole di aver amato Bob Dylan. Si cita spesso una passione per i Beatles, indicati come modello di business («Erano quattro ragazzi che tenevano sotto controllo le reciproche tendenze negative, si equilibravano a vicenda. E il totale era più grande della somma delle parti»). Come tutti i miliardari americani Jobs ha acquistato case a New York che non ha abitato, guida Mercedes senza targa e coltiva curiose abitudine alimentari: è un «pescetariano», solo pesce niente carne. Dettagli.

Tre anni fa, il 28 agosto 2008, Bloomberg ha pubblicato per sbaglio il suo necrologio, con tanto di spazi bianchi per la data e la causa di morte. Steve ha risposto con umorismo, citando Mark Twain: «Reports of my death are greatly exaggerated», le notizie sulla mia morte sono notevolmente esagerate. Ma da allora non ha più risposto a domande sulla salute. «Nessuno vuol morire», ha detto anni fa. «Anche quelli che sono sicuri di andare in paradiso non hanno alcuna fretta». Dev’ essere ben strano per lui lasciare il comando mentre Apple vale in Borsa quanto le 32 maggiori banche europee. «Un piccolo capolavoro» l’ ha definito ieri Luca Annunziata su «Punto Informatico»: «Steve Jobs sembra riuscito a trasformare anche le sue dimissioni da Ceo di Apple in un momento topico e nodale dell’ esistenza dell’ azienda che ha contribuito a plasmare, rilanciare, che ha portato al successo. Jobs lascia in un momento critico dell’ economia globale, in cui le Borse faticano e la sua azienda nonostante tutto tiene e guadagna». Così è: l’ uomo non finisce di sorprendere.

Il 12 giugno 2005 Steve Jobs ha parlato ai laureati di Stanford. In quel «commencement address» – noi lo chiameremmo pomposamente lectio magistralis – ha spiegato la sua filosofia di vita e di lavoro, e ha parlato della malattia con un ottimismo che – a distanza di sei anni, un trapianto e molte ansie – appare commovente. Un discorso di quindici minuti, che consigliamo di ascoltare in Rete: «They only way to do great work is to love what you do. If you haven’ t found it yet, keep looking, and don’ t settle», l’ unico modo di fare un grande lavoro è amare quello che fate. Se non l’ avete ancora trovato, continuate a cercare, e non accontentatevi.

Come consiglio di un egocentrico, sembra abbastanza visionario.

di Beppe Severgnini (da Corriere della Sera)

Ecco l’iPhone 5. E ci sarà anche l’iPhone 4s, il modello “low cost”

Martedì, come noto, Apple presenterà la prossima generazione dell’iPhone, la sua gallina dalle uova d’oro. Il turbinio di rumors degli ultimi giorni aveva intorbidato le acque e c’erano molti dubbi sul numero di nuovi iPhone che Cupertino sarebbe pronta a lanciare. Uno o due? Un iPhone 5 radicalmente nuovo o solo un iPhone “rivisto e corretto”? Lo scoop di  Gizmodo dovrebbe chiarire: l‘iPhone 4s sarà il modello “low cost” (si fa per dire, non parliamo certo di uno smartphone da 100 euro) con spazio dati ridotto a 8 GB, prodotto in Brasile. Avrà l’obiettivo dei Paesi emergenti in primis, non è dato sapere se arriverà anche su mercati “maturi” come quello italiano. Se succedesse, e il prezzo fosse davvero ridotto rispetto alle cifre a cui i Melafonini ci hanno abituati, Apple potrebbe davvero volare nel market share degli smartphone, in cui già svetta per valore ma che andrebbe probabilmente a dominare anche per volumi. E arginare la crescita di Android, fortissimo soprattutto nella fascia media e medio-bassa.

A questo punto, ovviamente, ci sarà anche un iPhone 5 con caratteristiche tecniche da top di gamma (tra cui il supporto alla connettività Hspa+ fino a 21 Mbps in download).

Fra 48 ore sapremo tutto e ovviamente lo racconteremo (in diretta) qui. Stay tuned, folks.

da MaldiTech

L’iPhone 5 atteso il 4 ottobre. Sarà il battesimo sul palco per il ceo Tim Cook. Le anticipazioni…

Il nuovo numero uno di Apple, Tim Cook, il 4 ottobre potrebbe salire sul palco dello Yerba Buena Center e presentare al mondo il nuovo iPhone 5, oltre a lanciare ufficialmente iCloud e la versione 5 di iOS, il sistema operativo degli iPhone e iPad di Apple. Questo, almeno, secondo attendibili indiscrezioni raccolte dall’autorevole gruppo di blogger di All Things Digital del Wall Street Journal.
I nuovi iPhone 5 verrebbero presentati sul palco ma non sarebbero da subito disponibili nei negozi. Ci sarebbero stati infatti ritardi di produzione, difficoltà da parte dei terzisti asiatici nell’assemblaggio delle componenti, e quindi la messa in commercio nel mondo potrebbe essere scaglionata e ritardata di qualche settimana. Questo darebbe così il modo alla Apple di far partire senza altre interferenze i servizi di iCloud, una delle operazioni più delicate dell’azienda di Cupertino, che deve riuscire a colmare il divario con Google e Microsoft nell’offerta di servizi di Cloud computing.

In ogni caso, l’evento in cui sarà presentato l’iPhone 5, che si tenga il prossimo 4 ottobre o più avanti, sarà comunque condotto da Tim Cook. Sconosciuto al grande pubblico, che non l’ha mai visto parlare in pubblico, è invece un personaggio più noto ai giornalisti economici che lo incontrano da anni regolamente negli eventi di presentazione dei risultati finanziari. Schivo e poco portato per le apparizioni gratuite, in realtà Cook è tutt’altro che timido o impacciato in pubblico. La sua personale strategia in Apple è stata finora quella di lavorare nelle retrovie senza apparire in pubblico. Ha gestito tutta la trasformazione operativa di Apple dopo il rientro di Steve Jobs alla fine degli anni Novanta, quando l’azienda era in crisi (e lui ha fatto chiudere le fabbriche di prodotti in California, trovando i terzisti asiatici in grado di produrre gli attuali apparecchi della Mela morsicata “Designed in Cupertino, Made in China”) e si è imposto come il più capace nel governare l’azienda sia nell’ordinaria amministrazione che nei momenti di “crisi” con il numero uno impossibilitato. La scelta logica da parte del board dei consiglieri d’amministrazione caldeggiata anche dallo stesso Steve Jobs è stata che fosse Tim Cook a sostituire il co-fondatore dell’azienda. Così è stato e i mercati finanziari hanno premiato questa scelta facendo continuare il rally del titolo di Apple. Ma la vera prova del fuoco sarà sul palcosenico, durante il primo impatto con il pubblico della Mela durante il lancio di iPhone 5. Un pubblico esigente e particolare, che segue le vicende di Apple da decenni e che ha contestato e poi esaltato lo stesso Steve Jobs. Un pubblico che, se non dovesse “gradire” Cook, potrebbe indebolirlo al punto da rischiare di affondarlo.
Non è chiaro se parteciperà all’evento anche Steve Jobs: le voci che provengono da Cupertino dicono che la decisione sarà presa all’ultimo, verificando le condizioni di salute Jobs che sarebbero adesso “altalenanti”. In ogni caso, se da un lato la presenza di Jobs toglierebbe a Cook la possibilità di avere il palco tutto per sé per conquistarsi il suo nuovo pubblico, dall’altra darebbe agli appassionati della Mela la possibilità di avere una transizione esplicita tra i due uomini e potrebbe così aiutare anche i più intransigenti “partigiani” di Steve Jobs ad accettare il nuovo corso dell’azienda. In ogni caso, anche per un manager di lungo corso e grande esperienza come Cook, avere ottenuto la guida di Apple ancora non basta: il vero esame deve essere ancora superato.

20110922-061106.jpg

Com’è fatto. L’apparecchio sarebbe sostanzialmente più sottile dell’attuale iPhone 4 (che è spesso 9,3 millimetri), avrebbe i bordi smussati e il fondo leggermente bombato in alluminio e non più in vetro, con un cristallo di protezione allo schermo un po’ più grande dell’attuale. Non è chiaro se cambierà la risoluzione dell’attuale Retina Display da 3,5 pollici con 640 per 960 pixel (con una densità 326 ppi) ma potrebbe in realtà utilizzare semplicemente una superficie maggiore (attorno ai 4 pollici) a parità di risoluzione, per controbattere la concorrenza soprattutto dei prodotti Samsung come il Galaxy S II, che sono dotati di ottimi e più grandi display Amoled da 4,27 pollici. Ci sarebbero un tasto “home” più grande e rettangolare, la possibilità di utilizzare le “gestures” come sull’iPad per passare da una applicazione all’altra o per chiuderle (disponibili con iOS 5) e addirittura un concept di smart cover magnetica che si potrebbe “attaccare” come una tendina al telefono.
Le voci sulle possibili funzionalità del nuovo iPhone nelle ultime settimane hanno quasi raggiunto il parossismo: è stato suggerito che possa essere presente anche un meccanismo di ricarica senza cavi ma “a contatto”, che potrebbe permettere di dare energia alla batteria del telefono semplicemente appoggiandolo sopra una superifcie induttiva. E, ancora, ci sarebbe il chip NFC per le funzioni di pagamento elettronico contactless (come alcune carte di credito e i telefoni concorrenti sempre di Samsung), funzioni avanzate di riconoscimento vocale e del viso, una batteria migliorata nettamente così come l’antenna (che nel modello 4 è stata protagonista di una spiacevole polemica sul suo effettivo buon design, chiamata Antennagate), addirittura doppio flash LED.
Queste le principali voci, delle quali non si può ovviamente verificare la la fondatezza sino a quando non arriverà il telefono.
Di sicuro però si può azzardare il nuovo iPhone sarà più potente e porterà un netto miglioramento nel settore delle videocamere: maggiore risoluzione per quella frontale da usare nelle chat video (FaceTime) e soprattutto migliore risoluzione rispetto all’attuale videocamera posteriore da 5 megapixel, che potrebbe arrivare a 8-10 megapixel, ad esempio come alcuni prodotti già commercializzati dalla concorrenza coreana.
Accanto all’iPhone 5 circolano diverse indiscrezioni anche su altri due scenari. Verrebbe lanciato durante l’evento del 4 ottobre anche un secondo apparecchio “low cost”, cioè una versione “depotenziata” dell’attuale iPhone 4, con la videocamera dell’iPod touch (risoluzione minore) e meno memoria. Inoltre, lo stesso iPod touch potrebbe essere abbandonato, per far spazio appunto a una versione dotata di connessione 3G, che coinciderebbe con l’iPhone low cost. Sembra un discorso poco chiaro perché, in realtà, lo è: sono sempre più numerose e incontrollate le voci che si susseguono e in buona parte si sovrappongono, tanto da portare alla luce anche evidenti contraddizioni logiche in quello che è diventato una specie di gioco di società: azzeccare gli annunci di Apple.

Da Sole24Ore

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: