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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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scuole di specializzazione

“NON C’È SOLO LA DURATA: SENSIBILIZZIAMO LE ISTITUZIONI PER UNA FORMAZIONE DI QUALITÀ!”

COMUNICATO STAMPA

ASSOCIAZIONE ITALIANA GIOVANI MEDICI (SIGM)

Un “mail-bombing” per chiedere al MIUR ed al Ministero della Salute di farsi garanti dell’adozione ed utilizzo di indicatori di performance assistenziali e formative nel processo di accreditamento e di attivazione delle Scuole di Specializzazione di medicina ai sensi della Riforma sul Riordino.

In queste giornate caotiche in cui molti medici in formazione specialistica sono chiamati ad effettuare una scelta “a scatola chiusa” nell’esercizio del diritto di opzione al nuovo ordinamento didattico delle scuole di specializzazione di medicina è doveroso ricordare come più che la DURATA sotto i riflettori del processo di riordino debba rimanere la QUALITÀ della formazione. Qualità sempre difficile da dimostrare ma che, sicuramente, si può misurare!

Tra gli aspetti innovativi e qualificanti del Decreto Interministeriale sul Riordino degli Ordinamenti didattici delle scuole di specializzazione di area sanitaria (D.I. 4 febbraio 2015 n. 68), di particolare interesse resta l’introduzione di specifici Indicatori di Qualità (indicatori di performance assistenziali e formative), in aggiunta agli standard e ai requisiti strutturali e organizzativi ad oggi utilizzati ai fini dell’accreditamento ed attivazione delle scuole di specializzazione.

Al fine di chiedere al MIUR ed al Ministero della Salute di farsi garanti dell’adozione e dell’utilizzo dei citati indicatori di qualità, l’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) lancia un “mail-bombing”.

Sono invitati ad aderire all’iniziativa tutti i medici in formazione specialistica e gli aspiranti specializzandi (neolaureati e studenti in medicina). A partire dal 30 marzo 2015 e sino al 2 aprile 2015 questi dovranno inviare il testo allegato (SCARICARE) ed inviarlo per e-mail al MIUR (segreteria.cdg@istruzione.it) ed al Ministero della Salute (segr.capogabinetto@sanita.it).

Maggiori info su:

http://www.giovanemedico.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2189:non-ce-solo-la-durata-sensibilizziamo-le-istituzioni-per-una-formazione-di-qualita&catid=121:specializzandi&Itemid=178

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Mentre impazza la discussione sul numero chiuso e l’accesso programmato alle Facolà di Medicina in Italia, messo a repentaglio dal pasticcio legato alla questione bonus maturià prima e dalle decisioni dei tribunali amministrativi negli ultimi giorni, mi è capitato sotto mano un interessante articolo pubblicato su ElPais riguardante la stessa problematica letta dalla prospettiva di tutti i protagonisti della medical education spagnola.
Ecco una traduzione fedele che spero aiuti a comprendere perchè la programmazione delle risorse umane in sanità è una cosa seria e perchè il diritto all’istruzione deve necessariamente andare a braccetto con il diritto alla tutela della salute.

(@drsilenzi)

La Spagna ha più Facoltà di Medicina per milione di abitanti rispetto a Regno Unito, Francia ed anche Italia. In realtà, per quanto riguarda questo rapporto, tra i Paesi con più di 20 milioni di abitanti è seconda solo alla Corea del Sud. In soli otto anni gli Atenei che offrono la possibilità di studiare l’arte medica sono passati da 28 a 41 . La stessa crescita riguarda gli accessi a medicina, passati da 4.250 ad oltre 7.000. Tutto ciò è in profonda contraddizione con quanto sta accadendo al sistema sanitario spagnolo, alle prese con pesanti tagli alla sanità pubblica, licenziamenti e contrazione di personale sanitario senza preavviso. In definitiva nella penisola iberica non c’è più posto per i medici ma ma aumentano a dismisura studenti di medicina.

La disoccupazione fra i medici, qualcosa di inaudito negli ultimi dieci anni e fino a poco tempo fa inimmaginabile, nonché la crescente emigrazione in cerca di opportunità di lavoro cominciano a mostrare il divario tra specialisti e il numero dei posti di lavoro offerti dal sistema sanitario iberico. Tutto questo è un chiaro segnale all’azione, ricorda il Foro de la  Profesión Médica, organizzazione che riunisce le principali associazioni del settore. La richiesta non è di certo nuova ma ha avuto un forte impulso ora che ci si trova di fronte all’apertura annunciata di ulteriori sette scuole, di cui tre private​​. I medici spagnoli gridano all’allarme e chiedono al Governo di fermare ciò che considerano una “proliferazione” incontrollata di centri di formazione. Non solo non sono necessari, ricordano, ma soprattutto tutto ciò mette a repentaglio la qualità della formazione medica e, con essa, il diritto alla tutela della salute della popolazione.

“Il numero degli studenti di medicina deve essere programmato in relazione al numero di ospedali che sono accreditati per fornire una formazione di qualità. Ora abbiamo circa 1.000 studenti in sovrannumero rispetto alle possibilità formative del sistema. Ci sono circa 7.000 posti ad accesso programmato destinati alla carriera di medico chirurgo, e 6.000 di MIR per la formazione specialistica”, dice il presidente della Organización Médica Colegial, Juan José Rodríguez Sendin. “Perciò basta saper far di conto, è soltanto matematica: avremo 1.000 medici di cui non sapremo cosa fare. L’aumento del numero delle Facoltà è una sciocchezza, non c’è alcun bisogno. Si è acconsentito ai disegni demagogici di politici locali e sindaci, è accaduto esattamente lo stesso disegno sconsiderato che ha portato alla creazione indiscriminata di ospedali e centri di cura che ora faticano ad essere pagati” continua Sendin.

Si potrebbe sostenere che la Spagna, come gli altri Paesi nell’occhio della crisi, oggi ha esubero di laureati in molte altre professioni: architetti, avvocati, giornalisti etc. Tuttavia la salute è un tema molto particolare che merita trattazione a se. Un laureato in medicina non può lavorare in Spagna o negli altri Paesi EU soltanto con il titolo e l’abilitazione conseguita dopo 6 anni di studi. È necessario conseguire una specializzazione per lavorare nei sistemi sanitari dell’EU che richiede ulteriori sforzi, personali ed economici, per almeno 4-5 anni.

Immagine“L’emigrazione forzata, ovvero andare in un altro Paese in cui la loro professionalità sarà apprezzata e sfruttata”, spiega Enrique Lazaro, presidente del Consejo Estatal de Estudiantes de Medicina (CEEM) e studente dell’Università di Barcellona. “È una follia finanziare una formazione non programmata come questa perché rappresenta un investimento che non ci darà alcun frutto”, aggiunge.

Come siamo arrivati a questo punto? Perché c’è stata un’apertura senza apparente controllo di tutte queste Facoltà, di cui otto private, in appena un decennio? “Né le politiche sanitarie né la programmazione delle risorse umane hanno avuto fortuna nel nostro Paese negli ultimi anni”, ricorda Rodriguez Sendin. “Nel 2001 si diceva che sovrabbondavano  più di 15.000 medici in Spagna. Sei anni più tardi, secondo uno studio del Ministero della Salute di allora, mancavano tra i 15.000 ed i 20.000 medici. Cinque o sei anni più tardi, vale a dire ora li ricambio. Oggi abbiamo quasi 3.000 medici disoccupati e, ultimo ma non meno importante, quest’anno abbiamo accolto più di “Per questi 1.000 studenti che non avranno la possibilità di accesso alla formazione specialistica nel proprio Paese non resta che3.000 medici stranieri, oltre il 90% di quelli in cerca di occupazione”.

Gli esperti continuano ad insistere che in sanità la pianificazione è essenziale. Pur tuttavia non esiste ancora un registro nazionale e di molti medici non sappiamo quale specialità praticano né dove operano. Nei primi anni novanta i camici bianchi vissero un altro periodo difficile segnato da licenziamenti e disoccupazione. Fu per qual motivo che il governo decise di istituire il numero chiuso che venne programmato secondo i criteri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che valuta il rapporto di 1 medico su 10.000 abitanti come il migliore per garantire la salute di una popolazione. Nel 2002 sono state 4.250 le matricole nelle 27 scuole di medicina spagnole (26pubbliche ed 1 privata​​), secondo il Foro de la  Profesión Médica.

Il periodo di crescita economica che seguì in Spagna negli anni a seguire e l’aumento della popolazione dovuto ad maggiore tasso di immigrazione hanno provocato un exploit anche nel settore sanitario: numerosi ospedali e centri di salute sono stati aperti, a volte senza alcuna pianificazione a monte, con un susseguirsi di messaggi, anche da parte del governo, della necessità di formare più medici per tamponare una ormai prossima carenza di specialisti. In realtà, afferma Beatriz González López-Valcárcel, docente di Métodos Cuantitativos en Economía y Gestión de la Universidad de Las Palmas, la necessità si sarebbe verificata solo in alcune specializzazioni ed, in aggiunta, soltanto in alcune aree geografiche, poiché la maggior mancanza del sistema nasce da un’insufficiente programmazione e distribuzione. “In questo modo dire se mancano o abbondano medici è non solo impossibile ma sostanzialmente inutile”, spiega.

Le Comunità regionali hanno rincorso l’apertura di nuovi ospedali senza pinaificazione alcuna. Madrid, ad esempio, ha aperto 6 nuovi centri soltanto nel 2008. Ciò ha provocato una repentina maggior richiesta di medici “innescando un problema temporaneo di copertura in alcune specializzazione” ricorda González López-Valcárcel. Allo stesso tempo “è aumentato esponenzialmente il riconoscimento dei titoli stranieri ed il numero di posti nelle università. Un aumento in gran parte degli Atenei privati.” Questa mancata regolamentazione ha ingenerato anche un problema di equità tra gli studenti: chi accede alle università pubbliche, sempre più dure e selettive, lasciano fuori giovani neodiplomati meritevoli mentre le nuove università private garantiscono posti con facili selezioni per chi può pagarne le rette sempre più fuori mercato”.

In quello stesso periodo il Ministero della Salute aumentò anche il numero di contratti per la formazione medica specialistica (MIR). Il fattore di richiamo non poteva funzionare meglio: tra il 2001 ed il 2011 si convalidarono più titoli di laurea stranieri (50.205) rispetto al numero di laureati delle università iberiche (46.194), secondo il Foro de la  Profesión Médica.

Nonostante fossero passati solo pochi anni nessuno sembrava ricordarsi della disoccupazione degli anni ’90. Studiare medicina sembrava essere il miglior viatico per trovare un buon lavoro ed ogni città di una certa dimensione voleva avere la propria “School of Medicine”. I comuni vendevano terreni e le regioni autorizzavano l’istituzione delle nuove Facoltà. In questo periodo gli studenti sono aumentati di quasi il 40% in soli sette anni.

Poi è arrivata la crisi. Il sistema sanitario ha aspettato, troppo, e poi ha reagito nel 2010 con imponenti tagli di bilancio. “E quando si taglia la prima voce che spicca e la più facile da limare è il personale: sostituzioni, lavoro atipico, etc.” ricorda González. “L’ultimo concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione ha garantito posti per tutti gli studenti formati in Spagna; ma in tre o quattro anni non sarà più cosi”.

“Non possiamo accettare di tornare alla disoccupazione medica. In tre o quattro anni le competenze di giovani medici generalisti disoccupati sono perse e devono tornare a sottoporsi ad una nuova formazione” sostiene Francisco Miralles del CESM, la confederazione dei sindacati medici. “Dobbiamo valorizzare nel miglior modo possibile le risorse economiche investite e questo paese non può permettersi di perdere professionisti la cui formazione è costata tra i 200.000 e 250.000 €” aggiunge.

Gli esperti si chiedono se un aumento così sconsiderato del numero di posti al corso di laurea in medicina possa pregudicare la qualità della formazione. “Le società scientifiche sono preoccupate che questa scarsa regolamentazione possa compromettere la qualità della formazione dei futuri medici”, afferma Carlos Macaya, presidente della Federación de Asociaciones Científico Médicas Españolas (FACME). “È difficile misurare questa qualità, poiché non esiste un metodo scientifico, ma è interessante notare cosa sta accadendo al concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione: tra i primi 2.000/3.000 posti accade sempre più frequentemente di trovare medici sudamericani o formatisi in altri Paesi EU. Questo è un chiaro indicatore, a mio avviso, di quanto la qualità della formazione medica soffra all’aumentare il numero di studenti ai corsi di medicina”, sostiene Macaya.

medici se i letti di ospedale e la casistica su cui imparare, sono limitate. “È necessario che le Facoltà siano associate a buoni ospedali di insegnamento. Sebbene molti centri sono accreditati ed utili alla formazione specialistica non tutti sono adatti ad insegnare medicina”, dice Ricardo Rigual, presidente della Conferenza Nazionale dei Presidi delle Facoltà di Medicina, che ricorda come “l’incremento delle Facoltà ha coinciso con la nascita di nuovi ospedali. Lo stesso anno in cui Madrid ha inaugurato sei nuovi centri ospedalieri (2008), il governo regionale ha firmato accordi con quattro università per la nascita di quattro nuove facoltà di medicina.

“Sembra che abbiamo raggiunto la capacità di saturazione. In quanti possono partecipare ad un esame ginecologico? Quanti esercitarsi in Pronto Soccorso?” si chiede Antonio F. Compañ, Preside di Medicina alla Universidad Miguel Hernández de Elche. A volte negli ospedali pubblici ci sono studenti di differenti Atenei, pubblici e privati. «Si perde di qualità quando si è in competizione per la formazione. Che quanto mangiano in quattro, si possa mangiare in cinque non è reale. Se si mangia in cinque si mangia meno” esemplifica Sendin Rodriguez.

“Al momento non esiste nessuna agenzia capace di certificare che un ospedale è idoneo ad essere sede di formazione” ricorda Rigual. “A Madrid ora tutti gli ospedali mettono in mostra questa “etichetta”. Non si sa come o perché un ospedale si possa accreditare selezionando docenti accreditati” aggiunge Macaya. “La formazione medica pre laurea si deve accreditare e regolamentare come il MIR, un concorso nazionale che è molto ben strutturato.”

Chi deve frenare il proliferare delle Facoltà di Medicina? O, che è lo stesso, chi le autorizza? Per cominciare, il piano si studi è autorizzato dall’Agencia Nacional de Evaluación de la Calidad y la Acreditación (ANECA), uno fondazione pubblica indipendente in linea di principio, ma il cui consiglio è presieduto dal Ministro della Pubblica Istruzione di turno. Il potere di autorizzare l’apertura di una Facoltà spetta all’Assessorato dell’Istruzione di ogni autonomia regionale. Siccome però è necessario appoggiarsi ad un ospedale, viene coinvolto anche l’Assessorato alla Sanità.

Cioè, in pratica il Ministero non dice se c’è necessità o meno di aprire una nuova Facoltà ma il governo è in ultima analisi responsabile. “Se questo accade è perché ci sono leggi che lo consentono” dice Rodriguez Sendin. “Il Ministero della Salute dice che gestisce solo la formazione medica specialistica post laurea (MIR), che “si adatta alle esigenze del Servizio Sanitario Nazionale”, dice un portavoce. “È il Ministero della Pubblica Istruzione, dunque, insieme alle comunità autonome, che può spiegare perché questo fenomeno sta avvenendo e se tutto ciò si possa fermare come richiesto da tutte le organizzazioni mediche”. Il predetto ministero non ha voluto rispondere alle domande di questo giornale negli ultimi 15 giorni.

Dietro l’apertura delle Facoltà di Medicina ci sono interessi politici ed economici. Un’università privata fa sostenere ai propri studenti rette che vanno ​​tra 10.000 e 20.000€. “Se siamo il secondo Paese con più Facoltà mediche questo va ricerca nelle motivazione economiche e nel lucro che sta dietro ad ogni azione. Questi sono studi molto richiesti e la gente è disposta a pagare molto per assicurare un posto ai propri figli”, dice Rodriguez Sendin. “La proliferazione di poteri ha generato controversie in alcune regioni, soprattutto visto l’uso di strutture pubbliche (ospedali) per un uso particolare. José Carrillo, Rettore dell’Università Complutense, ha sostenuto che a Madrid ci sono ospedali pubblici che per l’uso delle proprie strutture fanno pagare meno alla università privare rispetto a quelle pubbliche.

Ci sono sette nuove Facoltà mediche in attesa di approvazione. Il Campus Mare Nostrum (Murcia) e l’Università Cattolica del San Antonio (Alicante) entrambe private; una concertata a Vic (Barcellona) e quattro pubbliche, tre in Andalusia (Almería, Jaén e Huelva) e un’altra nelle Baleari. Alcuni già hanno il piano di studi approvato dal ANECA, altri hanno il terreno donato dalla città su cui stanno già edificando; il Vic prevede di aprire per il 2015-2016 ma senza dare certezze sul corpo docente.

Il professor Felix Grases, dall’Universitat de les Illes Balears, spiega che sono 15 anni che aspettavano questo via libera e afferma: “sarebbe nostro diritto poter avere l’ok per far partire il terzo anno nel nostro Ateneo, in modo da non bloccare  il numero di studenti di medicina del biennio.” Grases dà ragione alle organizzazioni che chiedono al governo di frenare la moltiplicazione delle Facoltà: “sono stati creati alcuni corsi di studi di cui non si avvertiva la necessità, dobbiamo essere molto attenti a non saturare il mercato.”

Liberamente tradotto da El Pais

How To Apply For USA Residency: Tips For IMGs

1. Apply Early. The early bird catches the worm. Most medical residency programs have limited interview slots. According to FREIDA, on an average a Family Practice Residency Program interviews 50 applicants and an Internal Medicine Residency Program interviews 189 applicants. Normally a program receives applications, reviews them and sends out invitations for interviews. Usually all residency interview slots would be filled up quickly. If you apply after this happens, chances are even if you meet or even exceed the requirements, your application will not be reviewed. So, before 1st September, you should already have finalized the programs you plan to apply. And, you should apply as early as possible in the first week of September itself.

2. (Again) Apply Early. In case you missed the above point or underestimated the importance of applying early, read on. Programs are likely to be flexible in the beginning of the application season. This is the time when they don’t know how the applicant pool is going to be. In fact, most programs in InfoIMG database recommend applying early. If you are already ECFMG certified, not applying early is inexcusable. If you have passing USMLE scores, it becomes even more important that you apply early. As the interview season winds down, the program personnel are sometimes worn out and not that much enthusiastic.
3. Call it evidence-based-application. There is a program that claims to consider all applications including those from IMGs. But, except one, not a single resident in the program’s 30 years history was an IMG. One should rather read it as “IMGs need not apply”. In general, if a program has not had any IMG in last 5 years, chances are IMGs won’t be taken this year too. Whenever available, InfoIMG has collected the “Number to total IMGs” and “Number of PGY-1 IMGs” or “%IMGs” in a program.

4. Programs take IMGs, but most of them are US-IMGs. US citizens and permanent residents (aka, green card holders) who went to medical schools outside the US are called US-IMGs. They do not need H1 or J1 visa to pursue medical residency training in the USA. Most of the US-IMGs go to the Caribbean Medical Schools. In some cases, if you go through program’s website, you might find most of the IMGs are US-IMGs. These programs prefer undergraduate degree from a US university or feel comfortable with Caribbean Medical Schools graduates. If you are a US-IMG, your chances will be better at such programs. On the other side, if you are not a US-IMG, it is best not to have high degree of optimism about those programs. Whenever available, InfoIMG has collected this data too and can use it for your query.

5. Use your green card wisely. Consider this scenario: Program A requires minimum 80 on both the USMLE steps and sponsors H1 and J1 visa. And, Program B also requires minimum 80, but does NOT sponsor H1 and J1 visa. If you have a green card and an exact USMLE scores of 80, where will you apply? Probably both. But, what happens if there are 10 programs like Program A and Program B each? Program A will definitely have a lot many IMGs with 85 or more scores. Why would it take a green card holder then? So, if you have a green card, it makes more sense to apply for programs like B. For a couple of programs it might not matter, but if you have already applied to a lot many places and costs are becoming prohibitive, this will be a nice strategy. We have a list of medical residency programs that say they DO NOT sponsor any visas. InfoIMG can also run a query that gives out programs that do not sponsor visas, with other criteria that you might supply.

6. Persist: In one case, an IMG met all the requirements of a Residency Program. But, did not get an interview invitation or a rejection letter. She kept on calling the program. Eventually, the polite and friendly residency coordinator invited her for interview. So, InfoIMG’s advice is PERSIST till you get rejection letter or hear otherwise. Do not get on the nerves of the Residency Program, but do call sufficiently to let them know you continue to be interested. You can show your goodies (personality, motivation, determination, educational skills, US experience) to the program only if you are interviewed.

7. Make sure your application is complete. If your application is not complete, you are hurting your chances of being offered an interview and perhaps a medical residency position. More so if you are barely meeting the criteria. The average numbers of applications in PGY1 are 314 and 1388 for Family Practice and Internal Medicine respectively. DO NOT EXPECT THE PROGRAM TO CONTACT YOU FOR ANY MISSING DOCUMENTS. They will simply not consider your application. It has happened to quite a few IMGs.

8. H1 visa. It is getting harder to obtain H1 visa. Yet, 2 types of programs are likely to sponsor H1 visas – (a) programs that are unable to attract American Medical Graduates (AMGs) and are seeing a decline in number of applications, and (b) programs that want the best residents, no matter what. Currently Internal Medicine and Family Medicine are out of favor among AMGs and many medical residency programs depend on IMGs. In any case, if you need an H1 visa, most programs require that you pass USMLE Step 3, latest by 31st January. That is just before they submit their rank order list (ROL). However, the earlier you pass USMLE Step 3 and let the program know about it, the better. If you take Step 3 early and unfortunately fail, at least you can take it again. If you wait till the end, you might not be able to take and pass USMLE Step 3 by the time the program submits the ROL.

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(Comunicato Stampa) SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE AREA MEDICA: LA POSIZIONE DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA DEI GIOVANI MEDICI (S.I.G.M.)

Scuole di Specializzazione di area sanitaria: parte il concorso 2012/2013 tra taglio dei contratti ministeriali, ampliamento della base dei partecipanti e molti interrogativi a causa di una normativa superata dai tempi e dai fatti; il sistema formativo professionalizzante di Medicina e Chirurgia non si rinnova, inducendo i giovani medici ad un nuovo tipo di emigrazione.

Prende avvio l’iter procedurale propedeutico al concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione di area sanitaria. Confermato il taglio preventivato del 10% del contingente di contratti da assegnare tramite le prove di selezione (da 5.000 a 4.500), ma i giovani medici rimangono spiazzati dall’allargamento della base degli ammissibili al concorso: l’avvio delle attività, infatti, stabilito dal MIUR per il 22 luglio 2013, consentirà la partecipazione al concorso di circa 1.500 neoulaureati che conseguiranno l’abilitazione nella sessione del 10 luglio 2013. In altre parole, diminuiscono i contratti ed aumentano i concorrenti.

Come è noto, la riduzione dei contratti deriva non da un taglio effettivo, bensì da una cattiva programmazione e, nello specifico, dal mancato adeguamento del capitolo di spesa dei contratti ministeriali a fronte dell’incremento della durata di un anno di quasi tutte le scuole di specializzazione, introdotto dalla riforma del 2005 dell’ordinamento didattico.

Questa situazione non fa altro che evidenziare quanto la nostra Associazione dice da anni– sostiene Andrea Silenzi, Vice Presidente Vicario dell’Associazione Italiana dei Giovani Medici (S.I.G.M.) –denunciando un sistema formativo che, nel suo complesso, penalizza fortemente la passione per la Medicina e l’idealità verso la Professione che ha l’iter studiorum più lungo e provante per un giovane universitario. Sono anni che denunciamo questa situazione ed era il 2011 quando, in pubblica assemblea e di fronte alle Istituzioni intervenute al primo Workshop sulla Formazione Medica organizzato proprio dal S.I.G.M., abbiamo acceso i riflettori su questo problema che era di facile previsione. Per di più, negli ultimi mesi abbiamo sostenuto assieme agli Assessorati Regionali della Sanità delle 4 Regioni “Obiettivo convergenza”, ad oggi inascoltati dalla politica, l’opportunità di consentire l’utilizzo dei Fondi Sociali Europei (FSE) per sovvenzionare contratti aggiuntivi di formazione medica specialistica. Ciò in ragione delle implicazioni connesse all’imminente recepimento della Direttiva UE sull’Assistenza Transfrontaliera (Direttiva 2011/24 dell’UE) che giustificherebbe il ricorso al FSE in una logica di concorrenzialità tra sistemi delle cure.  <<Tale iniziativa, se recepita ed adottata prima dell’indizione delle procedure concorsuali, sarebbe andata a favore dell’intero sistema perché avrebbe permesso di programmare più serenamente una ridistribuzione dei contratti ministeriali” – conclude Silenzi.

<<Inoltre, registriamo senza preavviso alcuno la volontà politica di aprire nei fatti il concorso per la prima volta ai medici neolaureati che si abiliteranno a luglio ponendo le condizioni, nei fatti, ad un conflitto tra “giovani” che rappresenterà un ulteriore causa che alimenterà la fuga all’estero dei camici bianchi under 35 già documentata dal S.I.G.M. negli ultimi anni.>> – ricorda Andrea Ziglio, Coordinatore del Dipartimento Specializzandi del S.I.G.M. – Già nel 2009, infatti, circa 1.000 giovani medici hanno fatto richiesta al Ministero della Salute del certificato di congruità, necessario per esercitare la professione all’estero nel circuito comunitario e presso i Paesi terzi.  <<Sembra che i Ministeri abbiano allargato la base della partecipazione al concorso in previsione della ulteriore contrazione del capitolo di spesa, prevista per il prossimo anno accademico, laddove non intervengano compensazioni da parte dello Stato” – continua Ziglio.

Il nostro Segretariato da anni rappresenta l’urgenza di una complessiva rivisitazione del sistema formativo pre e post lauream di medicina in Italia”. – afferma Walter Mazzucco, Presidente Nazionale del S.I.G.M. A partire da un corso di laurea maggiormente professionalizzante e permeabile alle best practice europee, passando per la laurea abilitante, che elimini gli ingiustificabili “tempi morti” attuali, e per un concorso di accesso alle scuole di specializzazione più trasparente e meritocratico, che sia in linea con una adeguata programmazione del fabbisogno di professionalità mediche. <<Difatti, se ogni anno fanno il loro ingresso a medicina circa 10.000 matricole e poi, nel post laurea, l’accesso alla formazione dei neolaureati è possibile soltanto per 4.500 specializzandi e 981 corsisti di medicina generale, allora i conti non tornano! E il tutto è ancora più grave perché a complessivo danno dell’Italia, un Paese fermo che perde i suoi migliori professionisti costretti ad un nuovo tipo di emigrazione, da laureati, finanziando una formazione “a perdere”, pagata dai cittadini e mal programmata dalla politica”. Difatti, tra blocchi del turn over imposti dai Piani di Rientro e tentativi di innalzamento dell’età massima di pensionamento, complici i sindacati di categoria, le prospettive per un giovane medico sono tutt’altro che incoraggianti. “Chiediamo pertanto alla politica e nella fattispecie al nascente governo una piena assunzione di responsabilità!” – conclude Mazzucco.

I medici abilitandi di luglio 2013 potranno concorrere per un posto alle Scuole di Specializzazione 2012/2013? #abilitazione #specializzandi #concorso2013

Facciamo un po’ di chiarezza su chi potrà concorrere e, soprattutto, avrà i requisiti necessari per risultare vincitore di posto e contratto in palio con il prossimo concorso di accesso alle Scuole di Specializzazione di area sanitaria 2012/2013.

Leggi qui la notizia e le informazioni relative ai posti disponibili ed alle date di presa di servizio

Nel bando troverete la seguente specifica:

“I candidati non in possesso dell’abilitazione per l’esercizio della professione sono ammessi alle scuole di specializzazione a condizione che la conseguano entro la data di inizio delle attività didattiche delle scuole (22 luglio 2013). Tale disposizione è conforme a quanto previsto dal D.L . n.137 del 1.9.2008 art. 7 convertito dalla Legge n. 169 del 30.10.2008.”

In definitiva, i colleghi abilitandi nella sessione di luglio 2013 potranno partecipare al concorso di accesso 2012/2013 e, qualora risultino abilitati alla professione medica secondo i risultati pubblicati da MIUR e singoli Atenei entro la data del 22 luglio 2013, che segna l’inizio delle attività didattiche, saranno ritenuti idonei per essere ammessi alle Scuole di Specializzazione. In caso contrario, nonostante la partecipazione ed il posizionamento ottenuto, decadranno in quanto non in possesso del titolo richiesto.

LEGGI LA NOTIZIA COMPLETA SU  www.giovanemedico.it

@Specializzandi: A rischio i 5.000 posti ministeriali per il prossimo concorso di specializzazione? News dal sito dei @GiovaniMedici

Ieri, 28 Gennaio 2013, si è tenuta la riunione della Conferenza Nazionale dei Referenti di Tipologia delle Scuole Specializzazione di area sanitaria, durante la quale è emerso come non sia stata ancora prevista un’adeguata copertura finanziaria del capitolo di spesa sulle “Scuole di Specializzazione”.

Quali rischi per i medici specializzandi italiani?

Difatti, come noto e come denunciato dal SIGM negli ultimi tre anni, a partire dall’a.a. 2012/2013 sarà attivato il V anno di corso delle scuole di specializzazione che, prima del Riassetto delle Scuole di Specializzazione di area sanitaria del 2005 (clicca qui), avevano una durata legale di quattro anni. Ciò avrebbe richiesto un adeguamento del capitolo di spesa dei contratti di formazione specialistica ministeriali pari a 1.000 unità aggiuntive e, soprattutto, per garantire anche per il prossimo anno il finanziamento dei 5.000 contratti ministeriali che, ricordo ai lettori, sono sottostimati di 3.000 unità rispetto al fabbisogno che il sistema Paese esprime in relazione al rapporto tra medici che stanno andando in pensione e nuovi specialisti che le università stanno formando.

Ricordiamo che in data 9 gennaio 2013 il Segretariato Italiano Giovani Medici aveva già inviato ai Ministeri competenti un’ulteriore richiesta di informazioni circa lo stato dell’arte relativo al finanziamento del capitolo di spesa sulle “Scuole di Specializzazione” (scarica il documento). Tale richiesta aveva fatto seguito all’interrogazione parlamentare, di cui la nostra associazione si era fatto promotrice, ai Ministri del Tesoro, Salute e MIUR che era stata inviata trasversalmente a tutte le componenti politiche per conoscere nel dettaglio lo stato dell’arte (clicca qui).

Come ricordato più volte in passato (leggi qui), l’aumento complessivo del numero di specializzandi, causato dalla piena realizzazione della sopra citata riforma, causa timori fondati dovuti alla mancanza di un riscontro ufficiale circa l’aumento del finanziamento del capitolo di spesa “scuole di specializzazione” da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Non ci risulta, peraltro, che siano stati fatti ad oggi i trasferimenti dall’economia dei finanziamenti già in carico al capitolo di spesa.

Il rischio concreto, difatti, è, oltre che la mancata corresponsione degli stipendi relativi ai colleghi dell’ultimo anno di corso titolari di contratto di formazione (salvo anticipazione da parte delle singole Università) la riduzione dei contratti a finanziamento ministeriale sin dal concorso di accesso alle Scuole di Specializzazione 2012/2013.

Vi comunichiamo che in data odierna il SIGM ha richiesto al Presidente del Consiglio Universitario Nazionale ed al Presidente dell’Osservatorio Nazionale per la Formazione Specialistica, di farsi parte in causa, formalizzando ai Ministeri competenti la richiesta di reperimento urgente dei fondi necessari a coprire il suddetto aumento di contratti a finanziamento ministeriale (scarica il documento).

L’Associazione dei Giovani Medici, il SIGM, continuerà a vigilare ed informare tempestivamente i colleghi aspiranti specializzandi.

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Rapporto FnomCeO: specialisti sempre più vecchi e più «tecnici»

Specialisti sempre più “tecnici” e in pieno ricambio generazionale. Diminuiscono i chirurghi generali e aumentano quelli maxillo-facciali, i chirurghi plastici, i cardiochirurghi e i neurochirurghi. La maggior parte dei camici bianchi con specialità poi è concentrata nelle fasce di età mature: più della metà sono tra i 54 e i 64 anni e il 23% sono “over 65”. E il calo generale di specialisti (-0,36% dal 2000 al 2012) è tutto a carico dei dottori, mentre le dottoresse guadagnano terreno: dal 2000 al 2012 gli specialisti maschi sono diminuiti di 10.900 unità, mentre le donne sono aumentate di circa 11mila.
A tracciare il nuovo identikit dei medici specialisti sono i dati sugli iscritti, aggiornati a novembre, raccolti dal Centro studi della FnomCeo, che li ha pubblicati sul suo periodico «La Professione». Un ritratto aderente alla realtà: negli ultimi dieci anni chi consegue una specialità medica normalmente la esercita, sia per il vincolo del numero chiuso, sia perché i blocchi contrattuali incanalano decisamente le scelte del medico.
Le elaborazioni sui dati FnomCeO sono pubblicate in un ampio servizio su Il Sole-24 Ore Sanità n. 46/2012
Le discipline più giovani sono quelle che hanno forze al di sotto dei 55 anni. Ma sono solo cinque specialità ad avere più della metà dei medici “under 54”: biochimica clinica (63%), chirurgia maxillo-facciale (61,2%), genetica medica (58,2%), cardiochirurgia (54,7%), chirurgia plastica e ricostruttiva (50,4%). Specialità di recente attivazione e molto settoriali, che rispecchiano il passaggio di questi ultimi venti anni dall’approccio macro-invasivo a quello mini-invasivo.
Le specialità emergenti. Due le categorie di specialità che mostrano un aumento negli ultimi dodici anni: quelle che hanno registrato una massiccia e fisiologica perdita di medici per raggiunti limiti di età e le “nuove” specializzazioni. Il portabandiera delle prime è la radioterapia: su 1.610 specialisti, ben 1.012 sono “over 69” e per questo negli ultimi dodici anni l’incremento dei nuovi specialisti raggiunge il 36,42%. La genetica medica e la chirurgia maxillofacciale sono invece l’emblema delle nuove specializzazioni: dal 2000 l’aumento della prima è del 17,54%, con la maggior parte dei medici concentrata nelle fasce più giovani; quello della seconda, in cui sono praticamente inesistenti i professionisti con oltre 64 anni (26 medici su 675), è pari al 14,33%. In “equilibrio” tra giovani e anziani è l’anestesia e rianimazione: il 38,5% di medici ha tra 54 e 64 anni, il 38,9% è al di sotto dei 54 anni e la crescita di iscritti è del 9,79%, dopo l’allarme lanciato negli anni scorsi sulla carenza di questo tipo di specialisti che rischiava di paralizzare le sale operatorie.
Le specialità “a rischio”. A “perdere” di più dal 2000 al 2012 è l’odontostomatologia, ma è un dato che potrebbe trarre in inganno: è una disciplina praticamente a esaurimento perché composta dai “vecchi” medici-dentisti, oggi sostituiti dagli odontoiatri. Più significativo, nella classifica ideale delle perdite di professionisti specializzati, è il “secondo posto” degli pneumologi (-8,87%), seguiti dai gastroenterologi (-6,84%) e dai pediatri (-5,95%). Si tratta infatti di specialità sensibili, il cui calo incide di più sull’assistenza. I pediatri, in particolare, non solo diminuiscono ma sono in maggior parte concentrati tra i 54 e i 64 anni: la professione necessiterebbe a questo punto di una revisione della programmazione, necessaria a scongiurare il fenomeno, già in atto, di una presenza sul territorio a macchia di leopardo. Discorso in parte valido anche per i medici di medicina generale, anche se il loro calo, ricorda ancora Benato, nei prossimi anni andrà analizzato alla luce dei processi di riorganizzazione dell’assistenza primaria. Discorso analogo vale per i cardiologi: calano solo del 2,65%, ma sono in gran parte anziani e quindi prossimi alla pensione. Eppure rappresentano una figura di riferimento per i bisogni di una popolazione che invecchia.
La situazione regionale. Il numero di specialisti e di specialità nelle Regioni (per ogni specialista la media nazionale è di 1,24 specialità, con il massimo di 1,31 in Friuli V.G. e il minimo di 1,16 in Sardegna) segue come incidenza sul totale dei medici l’andamento geografico Nord-Sud. Il massimo di specialisti è in Liguria, dove hanno il titolo oltre il 71% dei dottori, seguita dal 61% circa dell’Emilia Romagna, mentre il minimo è il 39% in Sicilia seguita dal 41% in Puglia.
Le specialità in rosa. Le donne crescono in tutte le specialità, nessuna esclusa, ma in alcune è un vero boom: anestesia e rianimazione 1.131 in più dal 2000 al 2012, psichiatria 783, radiodiagnostica 780, medicina interna 561.
Tuttavia non sempre riescono a compensare il calo dei maschi. In pediatria a esempio, a fronte di una riduzione in dodici anni di 1.459 uomini, le dottoresse aumentano solo di 327 unità. Così anche in igiene e medicina sociale dove i maschi in meno sono 964 e solo 136 donne in più, in cardiologia dove i dottori in meno sono 946 e le dottoresse in più 535 e in ginecologia: -923 maschi, +609 donne.

Debutto in corsia per 7000 giovani medici in UK, +6% morti sospette (ma lì il sistema si interroga per trovare soluzioni!)

Roma, 1 ago. (Adnkronos Salute) – Più che di un ‘mercoledì da leoni’ si può parlare di ‘mercoledì nero’: oggi in Gran Bretagna è il primo giorno in corsia per 7 mila giovani medici specializzandi. Un giorno ‘nefasto’ per i pazienti ricoverati, tanto da spingere gli inglesi a ribattezzarlo ‘Black Wednesday’. Secondo una ricerca, nell’esordio sul campo dei giovani camici bianchi si registra infatti un aumento del 6% del tasso di mortalità tra i pazienti ricoverati.

Giovani Medici Specializzandi con il proprio tutor

Un dato allarmante che ha spinto i responsabili del servizio sanitario britannico a prendere delle contromisure ed evitare una nuova ‘killing season’: per i primi 4 giorni, già da quest’anno, gli specializzandi saranno seguiti passo passo da un collega più anziano, nel tentativo di ridurre il numero degli errori e garantire più sicurezza ai pazienti. Una soluzione che ha raccolto consensi, ma anche qualche critica. Per Gayna Hart, amministratore delegato di Quicksilva, una società privata che ha fornito il software per computer al Ssn britannico, “è un po’ come dare a un uomo con una gamba rotta una stampella per soli quattro giorni. Gli specializzandi – aggiunge – hanno bisogno di un sostegno permanente, non di una ‘soluzione rapida’”. A Bristol, questo sorta di ‘affiancamento’ lo hanno testato per 4 mesi, non per 4 giorni. E i risultati si sono visti: gli errori in corsia si sono ridotti del 50%. Secondo Hart, “se i benefici sono questi sarebbe miope limitare questo tipo di sviluppo delle competenze a soli quattro giorni”, si legge sul ‘Telegraph’.

All’origine del boom degli errori ci sarebbe un problema di organizzazione e di competenze. Le indagini hanno infatti dimostrato che gli specializzandi inglesi sono chiamati a effettuare operazioni e svolgere compiti oltre le loro effettive capacità. Spesso hanno la responsabilità di assistere un gran numero di pazienti, soprattutto durante la notte, quando i colleghi più esperti non sono in servizio.
Anthea Martin, consulente medico alla Medical Defence Union e Dental of Scotland, e che fornisce consulenza legale per medici e dentisti a livello nazionale, è categorico: “Ai medici in formazione non deve essere chiesto di svolgere compiti che non si sentono in grado di compiere”.
Il poter contare su colleghi più esperti è infatti fondamentale, soprattutto agli esordi. “L’inizio professionale di un giovane medico – spiega Martin – è un’esperienza scoraggiante. Non dovrebbero essere spinti a lavorare al di sopra delle loro capacità. Loro stessi devono però riconoscere i propri limiti di esperienza e competenza, altrimenti i pazienti vengono messi a rischio e questo aumenta la possibilità di una denuncia”. Secondo Bruce Keogh, medical director del Nhs, questo periodo di ‘affiancamento’ agli specializzandi “potrebbe potenzialmente salvare delle vite, oltre che offrire ai nuovi medici in formazione conoscenze e competenze fin dal primo giorno di lavoro”. Per Tom Dolphin, presidente della Commissione giovane medico della Bma, grazie a questa iniziativa “i nuovi medici, sin dal primo giorno, prenderanno familiarità con i sistemi dell’ospedale”.

Aggiornamento del 6 Aprile 2012: l’uscita del bando si avvicina!

Aggiornamento del 6 Aprile 2012: l’uscita del bando si avvicina!

La prossima settimana, come previsto dal nostro Segretariato, gli Atenei potrebbero essere in grado di pubblicare in maniera coordinata e congiunta i bandi di concorso, fissando in tal modo le tre date della prima prova del concorso (rispettivamente per scuole di area medica, chirurgica e dei servizi) entro il 15 giugno 2012…

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