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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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[#GiovaniOMCeO]: Richiesta di presa di posizione da parte della #FNOMCeO su bozza Ddl delega ex art. 22 del Patto della Salute

Al Presidente FNOMCeO

Ai Presidenti degli OMCeO Provinciali

p.c.

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca

Al Ministro della Salute

Al Presidente della Conferenza Stato Regioni

Agli Assessori Sanità Regionali

Oggetto: Richiesta di presa di posizione da parte della FNOMCeO su bozza ddl delega ex art. 22 del Patto della Salute

La lettura della bozza del Ddl delega ex art. 22 del Patto della Salute su “gestione e sviluppo delle risorse umane del SSN”, messa a punto di recente dal Tavolo politico che avrebbe dovuto terminare i suoi lavori, secondo il cronoprogramma stabilito dal Patto della salute, il 31 ottobre u.s., desta non poche preoccupazioni e perplessità che tenteremo di seguito di sintetizzare.

Secondo quanto previsto dall’art.1 del predetto DDL, al punto 1, lettera a (1-3), in materia di accesso del personale medico al Servizio Sanitario Nazionale ed il relativo inquadramento in una categoria non dirigenziale, i medici potrebbero, infatti, accedere al SSN anche in assenza del diploma di specializzazione (probabilmente, ma non è specificato, a seguito di pubblico concorso), con un inquadramento non dirigenziale, ovvero inseriti nel comparto sanitario (andando incontro ad una parificazione con il personale paramedico). Resta, a questo proposito, alquanto difficile interpretare il profilo di responsabilità professionale propria di tali figure, che rimangono comunque medici aldilà della volontà di perseguire un loro inquadramento nell’ambito del comparto, con le conseguenti gravi ripercussioni sia sui professionisti, ma soprattutto sugli utenti. In aggiunta è stata, altresì, paventata la possibilità per una parte dei medici inquadrati in tale peculiare profilo di entrare in soprannumero, al termine di un non meglio definito periodo di prova, in una scuola di specializzazione di area sanitaria.

Per argomentare quanto sia dequalificante una proposta di questo tipo non ricorreremo a paradigmi legati alla deontologia e al valore della Professione, benché validissimi e sufficienti di per sé a pesare e valutare una siffatta proposta, bensì ci limiteremo a descrivere il contesto nel quale una soluzione del genere viene proposta.

In una situazione caratterizzata da una pressoché assente programmazione di risorse umane nella sanità italiana e da criticità crescenti per i giovani medici italiani, in ambito sia di formazione sia di accesso al lavoro, sembra assurdo che si arrivi a teorizzare un doppio binario formativo e l’inserimento di medici neolaureati con contratto riservato ad altre figure professionali non mediche nelle strutture della reti sanitarie regionali. Lo dice il buon senso: tanto la formazione quanto la Professione medica subirebbero un sicuro declassamento, piegandosi, di fatto, alle esigenze delle Regioni e dei rispettivi Servizi Sanitari Regionali, che inquadrerebbero i medici “in categoria non dirigenziale nell’ambito dei rispettivi contratti di area III e IV, i cui livelli retributivi siano equivalenti a quelli previsti per la categoria DS del comparto“, rinunciando a formare in maniera adeguata professionalità utili a rendere il sistema competitivo. Tali nuove figure professionali, poi, (neanche lontanamente paragonabili agli attuali specializzandi, sia per status sia per diritti e tutele) sarebbero impiegate, probabilmente, anche in ospedali periferici (spesso da riconvertire o chiudere secondo i criteri di qualità e sicurezza per operatori e pazienti) dotati di una casistica clinica insufficiente e carenti di strutture e risorse umane (tutor) utili a formare uno specialista.

Desta non minore preoccupazione l’annuncio (1.a.4) della volontà di “soppressione di un numero di posti nelle dotazioni organiche delle aziende ed enti sanitari equivalenti nel piano finanziario”. In ciò si ravvisa l’ennesimo tentativo di far pagare la sostenibilità della sanità alle giovani generazioni di medici e professionisti sanitari, come se non fosse noto a tutti l’esorbitante conto di sprechi e inappropriatezze organizzativo-gestionali in essere nei vari contesti sanitari regionali. Di tali restrizioni ne soffrirebbero i neo specialisti e, in prospettiva, tutti gli attuali laureati abilitati e studenti in medicina, che si vedrebbero azzerare nel tempo le future possibilità di assunzione.

A tutt’oggi, non sono ancora chiare le modalità di ammissione in soprannumero alle scuole di specializzazione enunciate al punto 1.a.5, che sarebbero adottate  in assenza di un qualsiasi criterio di programmazione e di una metodologia scientificamente fondata per definire i fabbisogni di medici (basti guardare all’attuale programmazione dei fabbisogni esitata dalle singole Regioni, che seguono il dato storico e la logica del trend dei pensionamenti, mentre è ormai prassi all’estero pianificare nel tempo secondo i trend epidemiologici ed il carico di malattia).

Nelle lettere b e c della bozza del documento ritroviamo gli enunciati presentati in un vecchio Ddl a firma dell’allora Ministro Fazio e poi ripresentati mesi addietro in un omnibus dall’attuale Ministro Lorenzin: la partecipazione alle attività ordinarie delle U.O. delle aziende del SSN fino a completa autonomia. Anche qui è necessario sottolineare come, un siffatto provvedimento, senza garanzia di non sostituibilità del personale di ruolo con i discenti e, soprattutto, di non saturazione delle piante organiche, rischia di diventare un pericoloso boomerang per le speranze di accesso al lavoro da parte dei futuri specialisti in quanto si configurerebbero situazioni in cui l’ampio turnover renderebbe inutile bandire concorsi per assumere nuovo personale dirigente medico.

Nel testo, si affronta, infine, anche lo sviluppo professionale di carriera della dirigenza (1.d) attraverso 1) introduzione di misure per una maggiore flessibilità nei processi di gestione delle risorse umane; 2) definizione e differenziamento all’interno della dirigenza medica e sanitaria di percorsi di natura gestionale e percorsi di natura professionale.

Se il primo punto appare talmente indefinito da sembrare pericoloso, il secondo lascia intravedere un pericolosissimo attentato ai principi della clinical governance, approccio sistematico che orienta alla qualità e al miglioramento continuo la pratica clinica centrata sul paziente, con una dequalificante forzata scissione tra competenze manageriali e cliniche in completa antitesi con ogni evidenza scientifica e ogni modello gestionale di successo. Nell’era del “medico manager”, leader dei sistemi sanitari complessi, non si comprende come la scelta di un percorso manageriale possa annullare l’attività clinica di un medico, o, viceversa, come sia possibile la scelta di un percorso professionale puro, incontaminato dal management, a meno che questo non si configuri invece come un mero tentativo di “circoscrizione tecnica” di un professionista nel tentativo di espropriare il medico dal proprio ruolo di leader della sanità italiana e dei suoi processi assistenziali.

Chi scrive ritiene quanto mai urgente che la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e Odontoiatri e gli OMCeO tutti prendano una ferma posizione sul tema ed agevolino l’apertura di un dibattito interno alla Professione e con l’opinione pubblica intera su quanto sta accadendo, a garanzia del futuro di chi è chiamato a tutelare, con la propria opera professionale, la salute dei cittadini. Che una riforma della formazione medica e di area sanitaria vada fatta, e in fretta, è ormai assodato. Ma è parimenti necessario evitare la discesa nell’abisso della dequalificazione professionale.

Senza retorica, alla lettera recentemente indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri nella quale il Presidente FNOMCeO richiedeva di “reingegnerizzare un sistema che sia idoneo a garantire a tutti i giovani che si laureano in Medicina e chirurgia non un lavoro certo ma quanto meno la possibilità di competere per un lavoro agendo o sul braccio formativo o sulle regole di accesso al lavoro o molto meglio su entrambi”, è necessario che faccia seguito, da parte del massimo organismo di rappresentanza della Professione, una presa di posizione netta e dura in merito al testo del DDL 5 novembre 2014 che, così come formulato, mortifica l’essenza stessa della Medicina.

In tal senso, l’unica strada utile e opportuna appare senza dubbio l’integrazione delle migliori esperienze ed eccellenze che possano esprimere i vari ambiti della sanità, creando una piena osmosi tra Università e SSN (nella sua duplice declinazione di Ospedale e Territorio).

Nonostante lo sforzo profuso per arrivare ai 5.000 contratti ministeriali, risultato raggiunto grazie allo stanziamento di risorse economiche aggiuntive da parte del governo, è necessario pensare da subito a un piano di rientro a garanzia del diritto alla formazione post laurea che faccia fronte agli attuali trend di accesso al corso di laurea in medicina, attestatisi sulle 10.000 unità senza alcun fondamento di carattere programmatorio.

Bene utilizzare anche le risorse delle Regioni per garantire il diritto di formazione all’interno di reti formative realmente integrate e di qualità a chi, da medico abilitato, è già oggi un’incredibile risorsa accantonata e non valorizzata, pronta ad essere da subito un valore aggiunto per la nostra sanità e per la tutela del diritto alla salute dei cittadini. Allo stesso modo sembra necessario garantire quanto prima ai medici in possesso del titolo di specializzazione o del diploma di formazione specifica in medicina generale la possibilità di accesso stabile nel nostro sistema sanitario scongiurando la scelta da parte di alcuni dell’emigrazione forzata o di una seconda specializzazione tampone.

Per ottenere ciò è quanto mai urgente rimettere al centro la programmazione, ridurre gli ingressi al corso di laurea in medicina e garantire il diritto alla formazione post laurea per mezzo della valorizzazione delle strutture di eccellenza del SSN ed il potenziamento di reti formative integate. Per farlo serve lavorare su indicatori di volume e di performance assistenziale, in modo da selezionare i contesti più idonei a garantire un’ adeguata e qualitativamente fondata formazione e professionalizzazione dei giovani medici. Le Istituzioni e le Agenzie di un Paese economicamente avanzato, non possono non avere tutti gli strumenti per poterlo fare. Allo stesso modo la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e Odontoiatri deve essere messa nelle condizioni di poter contribuire attivamente a un processo di riordino della formazione medica che punti all’integrazione delle eccellenze di Università e SSN.

Sicuri di trovare sensibilità, condivisione e pieno supporto attendiamo fiduciosi una presa di posizione dell’Istituzione cui tutti noi guardiamo come garante della tutela della Professione Medica.

Rocco Guerra (OMCeo Bari)

Giuseppe Frau (OMCeO Cagliari)

Carlo Piredda (OMCeO Cagliari)

Filippo Narese (OMCeO Caltanissetta)

Pasquale Gianluca Albanese (OMCeO Catania)

Salvo D’Agati (OMCeO Catania)

Raffaele Gibilisco (OMCeO Catania)

Salvatore Vitale (OMCeO Catania)

Francesco Ursini (OMCeO Catanzaro)

Sara Antenucci (OMCeO Chieti)

Lorenzo Capasso (OMCeO Chieti)

Pietro Castellan (OMCeO Chieti)

Sebastiano Di Nardo (OMCeO Chieti)

Caterina Miscia (OMCeO Chieti)

Federico Nervegna (OMCeO Chieti)

Renata Gili (OMCeO Cuneo)

Roberto Altavilla (OMCeO Ferrara)

Giovanni Elia (OMCeO Ferrara)

Zairo Ferrante (OMCeO Ferrara)

Agostino Panajia (OMCeO Ferrara)

Francesco Lapolla (OMCeO Foggia)

Elena Pieroni (OMCeO Macerata)

Andrea Silenzi (OMCeO Macerata)

Martino Massimiliano Trapani (OMCeo Milano)

Carlo Curato (OMCeO Modena)

Pierino di Silverio (OMCeO Napoli)

Salvatore Moscadini (OMCeO Palermo)

Virgilio de Bono (OMCeO Roma)

[il documento resta aperto all’adesione di ulteriori sottoscrittori tra quanti tra i giovani medici consiglieri di ordine, componenti delle commissioni dei revisori dei conti e commissioni giovani medici condividono i contenuti del presente documento – inviare propria richiesta di adesione a omceo.giovani@gmail.com]

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Posizioni differenti per 2 “candidati della #Sanità conservatori” in lista con il #PD

L’ala conservatrice della sanità “silenzierà” l’innovazione ed il futuro dei giovani e di tutto il SSN?
Per ora le posizioni di partenza sembrano diverse. Coerenza o convenienza?

@QSanit: Silvestro (Ipasvi): “Senza un cambiamento il Ssn non ha futuro. Valuterò le mie dimissioni dall’Ipasvi” – http://t.co/rrnJMln1 via @QSanit

@QSanit: Bianco (Fnomceo): “La mia candidatura un riconoscimento per tutti i medici. Ma non lascerò la Fnomceo” – http://t.co/ET4lxjYr via @QSanit

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Rapporto FnomCeO: specialisti sempre più vecchi e più «tecnici»

Specialisti sempre più “tecnici” e in pieno ricambio generazionale. Diminuiscono i chirurghi generali e aumentano quelli maxillo-facciali, i chirurghi plastici, i cardiochirurghi e i neurochirurghi. La maggior parte dei camici bianchi con specialità poi è concentrata nelle fasce di età mature: più della metà sono tra i 54 e i 64 anni e il 23% sono “over 65”. E il calo generale di specialisti (-0,36% dal 2000 al 2012) è tutto a carico dei dottori, mentre le dottoresse guadagnano terreno: dal 2000 al 2012 gli specialisti maschi sono diminuiti di 10.900 unità, mentre le donne sono aumentate di circa 11mila.
A tracciare il nuovo identikit dei medici specialisti sono i dati sugli iscritti, aggiornati a novembre, raccolti dal Centro studi della FnomCeo, che li ha pubblicati sul suo periodico «La Professione». Un ritratto aderente alla realtà: negli ultimi dieci anni chi consegue una specialità medica normalmente la esercita, sia per il vincolo del numero chiuso, sia perché i blocchi contrattuali incanalano decisamente le scelte del medico.
Le elaborazioni sui dati FnomCeO sono pubblicate in un ampio servizio su Il Sole-24 Ore Sanità n. 46/2012
Le discipline più giovani sono quelle che hanno forze al di sotto dei 55 anni. Ma sono solo cinque specialità ad avere più della metà dei medici “under 54”: biochimica clinica (63%), chirurgia maxillo-facciale (61,2%), genetica medica (58,2%), cardiochirurgia (54,7%), chirurgia plastica e ricostruttiva (50,4%). Specialità di recente attivazione e molto settoriali, che rispecchiano il passaggio di questi ultimi venti anni dall’approccio macro-invasivo a quello mini-invasivo.
Le specialità emergenti. Due le categorie di specialità che mostrano un aumento negli ultimi dodici anni: quelle che hanno registrato una massiccia e fisiologica perdita di medici per raggiunti limiti di età e le “nuove” specializzazioni. Il portabandiera delle prime è la radioterapia: su 1.610 specialisti, ben 1.012 sono “over 69” e per questo negli ultimi dodici anni l’incremento dei nuovi specialisti raggiunge il 36,42%. La genetica medica e la chirurgia maxillofacciale sono invece l’emblema delle nuove specializzazioni: dal 2000 l’aumento della prima è del 17,54%, con la maggior parte dei medici concentrata nelle fasce più giovani; quello della seconda, in cui sono praticamente inesistenti i professionisti con oltre 64 anni (26 medici su 675), è pari al 14,33%. In “equilibrio” tra giovani e anziani è l’anestesia e rianimazione: il 38,5% di medici ha tra 54 e 64 anni, il 38,9% è al di sotto dei 54 anni e la crescita di iscritti è del 9,79%, dopo l’allarme lanciato negli anni scorsi sulla carenza di questo tipo di specialisti che rischiava di paralizzare le sale operatorie.
Le specialità “a rischio”. A “perdere” di più dal 2000 al 2012 è l’odontostomatologia, ma è un dato che potrebbe trarre in inganno: è una disciplina praticamente a esaurimento perché composta dai “vecchi” medici-dentisti, oggi sostituiti dagli odontoiatri. Più significativo, nella classifica ideale delle perdite di professionisti specializzati, è il “secondo posto” degli pneumologi (-8,87%), seguiti dai gastroenterologi (-6,84%) e dai pediatri (-5,95%). Si tratta infatti di specialità sensibili, il cui calo incide di più sull’assistenza. I pediatri, in particolare, non solo diminuiscono ma sono in maggior parte concentrati tra i 54 e i 64 anni: la professione necessiterebbe a questo punto di una revisione della programmazione, necessaria a scongiurare il fenomeno, già in atto, di una presenza sul territorio a macchia di leopardo. Discorso in parte valido anche per i medici di medicina generale, anche se il loro calo, ricorda ancora Benato, nei prossimi anni andrà analizzato alla luce dei processi di riorganizzazione dell’assistenza primaria. Discorso analogo vale per i cardiologi: calano solo del 2,65%, ma sono in gran parte anziani e quindi prossimi alla pensione. Eppure rappresentano una figura di riferimento per i bisogni di una popolazione che invecchia.
La situazione regionale. Il numero di specialisti e di specialità nelle Regioni (per ogni specialista la media nazionale è di 1,24 specialità, con il massimo di 1,31 in Friuli V.G. e il minimo di 1,16 in Sardegna) segue come incidenza sul totale dei medici l’andamento geografico Nord-Sud. Il massimo di specialisti è in Liguria, dove hanno il titolo oltre il 71% dei dottori, seguita dal 61% circa dell’Emilia Romagna, mentre il minimo è il 39% in Sicilia seguita dal 41% in Puglia.
Le specialità in rosa. Le donne crescono in tutte le specialità, nessuna esclusa, ma in alcune è un vero boom: anestesia e rianimazione 1.131 in più dal 2000 al 2012, psichiatria 783, radiodiagnostica 780, medicina interna 561.
Tuttavia non sempre riescono a compensare il calo dei maschi. In pediatria a esempio, a fronte di una riduzione in dodici anni di 1.459 uomini, le dottoresse aumentano solo di 327 unità. Così anche in igiene e medicina sociale dove i maschi in meno sono 964 e solo 136 donne in più, in cardiologia dove i dottori in meno sono 946 e le dottoresse in più 535 e in ginecologia: -923 maschi, +609 donne.

Liberalizzazioni: preventivi e polizze ora sono operative per tutti i medici

Decreto sulle liberalizzazioni ancora sotto i riflettori per le sorprese che regala a una lettura certosina del testo così com’è uscito in Gazzetta ufficiale. Una in particolare, quella che allarga a tutti i medici i provvedimenti dell’articolo 9 su pattuizione dei compensi e copertura assicurativa. Tutti: non solo lo specialista privato, di cui già si sapeva, ma anche il medico del Ssn in intramoenia e quello convenzionato.
Tutta colpa di quei ritocchi e limature che un provvedimento di legge subisce spesso mentre è in cammino, non solo prima di entrare in un’aula (del consiglio dei ministri o del parlamento) ma anche prima di fare ingresso in stamperia, quella ovviamente del Poligrafico. E così all’articolo 9 del decreto, quello sulle professioni regolamentate, spariscono le eccezioni che inizialmente lasciavano fuori i medici dalla contrattazione degli onorari. «Il compenso per le prestazioni professionali» si legge nel testo in Gazzetta «è pattuito al momento del conferimento dell’incarico professionale. Il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico». Non solo: l’entità del compenso, da indicare per iscritto se il paziente lo richiede, «va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi». Continue reading “Liberalizzazioni: preventivi e polizze ora sono operative per tutti i medici”

Fazio: riscopriamo e rilanciamo il ruolo dei medici, da sempre in primo piano nella storia nazionale

Prima capitale italiana, Torino si ritrova in questi giorni ad essere ribalta di una serie di eventi con cui la professione medica celebra i 150 anni dell’Unità d’Italia. In giorni comunque tesi per una crisi istituzionale che forse ha pochi precedenti nella recente storia repubblicana, l’Ordine dei Medici di Torino e la Federazione Nazionale degli Ordini hanno dato vita ad una tre giorni che avrà il suo culmine nel pomeriggio di venerdì 11 novembre, con un evento multiforme e ricco di significati che vedrà anche la presenza del Ministro della Salute, Ferruccio Fazio. Il tutto quasi a sottolineare che il mondo medico non fa passi indietro nei confronti di un presente che molti vorrebbero solamente incerto: la professione è presente e vuole contribuire alla ricostruzione del Paese. Con grande disponibilità, il ministro Fazio ha accettato di rispondere in questa intervista ad alcune domande in vista della sua partecipazione all’evento torinese

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Signor Ministro: lei parteciperà all’Evento FNOMCeO che vede a Torino i medici italiani celebrare i 150anni dell’Unità nazionale. Guardando al passato, come possiamo giudicare il ruolo dei medici in questo secolo e mezzo di “Italia”, non tanto in tema di assistenza sanitaria, quanto più in generale in termini di complessivo contributo allo sviluppo sociale del Paese?
Premetto che lo sviluppo del sistema sanitario è uno degli indici fondamentali con cui si misura il progresso sociale e civile del Paese, per cui è difficile scindere l’uno dall’altro. È indubbio, tuttavia, che in ogni momento fondamentale della nostra storia politica, sociale e culturale i medici hanno giocato un ruolo di primo piano. Solo per citarne alcuni, e consapevole di trascurarne molti altri, ricordo nel periodo risorgimentale il chirurgo carbonaro Leonida Montanari, poi i colleghi Ripari, Basile e Albanese, che combatterono al fianco di Garibaldi e lo soccorsero in Aspromonte; in epoca più recente vorrei citare Maria Montessori e Gina Lombroso, donne medico che hanno dato un importante contributo rispettivamente nel campo dell’educazione e del miglioramento della condizione della donna. Per l’impegno sociale e per l’influsso che ha avuto nel cambiamento dell’approccio alle malattie mentali non posso non ricordare Franco Basaglia e nel campo della letteratura Carlo Levi e Giulio Bedeschi. E ancora vorrei citare due medici che hanno dato il loro contributo anche in quanto politici: Pietro Bucalossi, che ha ispirato la legge sulla edificazione dei suoli e Benigno Zaccagnini. Per concludere questa breve carrellata di medici illustri vorrei ricordare anche Enzo Jannacci. Non so se sarà ricordato dai posteri, ma alla nostra generazione ha offerto un sorriso e numerosi spunti di riflessione.

In questi anni la collaborazione FNOM-Ministero si è sviluppata su binari di grande e forse inedita collaborazione reciproca. In occasione dell’evento torinese c’è un messaggio particolare che vuole rivolgere ai componenti del Consiglio nazionale della Federazione e tutti gli Ordini provinciali?
Abbiamo sviluppato, in questi anni, una proficua e leale collaborazione, che si è estrinsecata nel progetto di riforma che il Governo ha presentato al Parlamento. Punti qualificanti del disegno di legge, che la Camera dei Deputati ha già approvato, sono il rilancio della funzione di garanzia e tutela nei confronti dei cittadini, la previsione di un codice deontologico nazionale e di norme deontologiche multiprofessionali, la possibilità di istituire assemblee rappresentative per gli ordini più numerosi, la revisione della funzione disciplinare, la previsione di un livello di rappresentanza regionale ed il riconoscimento di una maggiore autonomia, all’interno della Federazione, della professione odontoiatrica.

A Torino si alterneranno alcuni neo-iscritti per la lettura del Giuramento professionale. Dai giovani medici spesso giungono messaggi preoccupati per il proprio futuro: i giovani italiani devono ancora credere nella “vocazione medica”?
I giovani italiani credono nella vocazione medica. Ne è testimonianza il grande numero di richieste per l’accesso al corso di laurea. Tuttavia, sono consapevole delle difficoltà che essi incontrano. Chi ha seguito le vicende degli ultimi mesi sa che il Ministro Gelmini ed io siamo fortemente impegnati sul tema dei giovani medici. Stiamo perseguendo l’obiettivo di ridurre i tempi della formazione specialistica e di introdurre la laurea abilitante, in modo da anticipare l’ingresso dei giovani medici nel mondo del lavoro. A questo proposito, sarà importante l’impegno della FNOMCeO per la revisione del decreto che disciplina l’abilitazione professionale. Inoltre, con la manovra di questa estate abbiamo modificato le norme relative al blocco del turn over nelle regioni in piano di rientro. Il contesto economico in cui si trova l’Italia è a tutti noto e, naturalmente, ciò non può non avere effetti anche sul sistema sanitario e sulla sua capacità di assorbimento di nuovi professionisti. Tuttavia, non dimentichiamo che secondo le indagini condotte da Alma Laurea le lauree sanitarie si collocano ai primi posti per opportunità di inserimento nel mercato del lavoro.
Da ultimo: la crisi attuale tocca tutto il mondo e l’Italia in modo ravvicinato.

Sembra ci sia bisogno di figure positive, in grado di essere protagoniste di una rinascita, di un rilancio umano, sociale, professionale. Lei crede – da Ministro, ma soprattutto da medico – che il mondo medico italiano sarà in grado di essere soggetto forte di questa ripresa?
Io credo che il mondo medico può e deve fornire un contributo fondamentale sia sul piano individuale, sia su quello collettivo. La natura stessa della professione, infatti, porta il medico ad entrare in contatto con cittadini di tutte le estrazioni sociali e, non di rado, ad intercettare bisogni che non sono soltanto di natura sanitaria. Alle aziende sanitarie è affidata anche una funzione di assistenza sociale – condivisa con gli Enti Locali – che deve essere sollecitata dai medici ogni qual volta si trovano ad interagire con soggetti socialmente fragili. Ritengo che utilizzare al massimo i servizi messi a disposizione può risolvere molti problemi contingenti e, soprattutto, far sentire ai cittadini la vicinanza delle Istituzioni. In molti casi ciò è realizzabile anche in un momento di oggettiva difficoltà economica e finanziaria. La classe medica nel suo insieme è chiamata anche a dare il proprio contributo alla definizione delle politiche che devono orientare il nostro sistema di welfare. A tale proposito vorrei ricordare che la riforma della legge istitutiva degli ordini delle professioni sanitarie, attualmente all’esame del Senato, è essa stessa testimonianza di una professione non ripiegata su se stessa, ma capace di interpretare le esigenze di cambiamento e intavolare un costruttivo rapporto dialettico con le istituzioni.

09/11/2011 22:56 – Autore: Walter Gatti

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