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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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Fazio

In Gazzetta Ufficiale il decreto che incrementa del 10% i posti per laurea in Medicina

16 DIC – Il decreto, firmato dal ministro dell’Istruzione Profumo e da quello della Salute Balduzzi, interviene sul decreto del 5 luglio, firmato dagli ex ministri Gelmini e Fazio, che fissava a quota 9.501 i posti disponibili per le immatricolazioni al corso di laurea di medicina per l’anno accademico 2011/2012. Con il nuovo decreto la crescita è di 963 unità (più del 10%) per un totale di 10.464.

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Fazio a “Un giorno da pecora” su Radio 2: “Contento di tornare a fare il medico”

Il ministro della Salute partecipa alla popolare trasmissione radiofonica e tra battute e cose serie evita giudizi su Monti ma benedice un’eventuale promozione a ministro di Umberto Veronesi. Tra le priorità del nuovo governo vorrebbe ci fossero i nuovi Lea e il rilancio dell’edilizia sanitaria.

11 NOV – Il ministro della Salute Ferrucio Fazio è stato ospite ieri a “Un giorno da pecora” la popolarissima trasmissione di Radio Rai 2, condotta da Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro.
Al centro della puntata la crisi del governo Berlusconi e l’avvento di “super Mario”. E poi il tormentone del “come faremo senza Giovanardi, Gelmini, La Russa…”. E poi il toto ministri “Saccomanni, Bini Smaghi, Amato, Gnuti, Letta & Letta, Lupi, Matteoli, Bassanini, Bonino, Ichino…”.
Presentato come “un medico molto vicino a Silvio Berlusconi”, Ferruccio Fazio viene accolto dai due conduttori ed esordisce dicendosi “abbastanza contento di tornare a fare il medico”.
E di “super Mario” che ne pensa Fazio? “In questi tre anni e mezzo sono riuscito a non esprimere opinioni politiche e non lo farò fino a quando non sarò tornato ad essere un privato cittadino”.
E se le chiedessero di rifare il ministro? “Se me lo chiedessero lo verificherò”. Rischio di depressione per Berlusconi, cosa le consiglia? “Attività fisica, ne dovrebbe fare di più, gliel’ho detto tante volte”.
Lascerà la casa a Roma? “No è della mia famiglia dagli anni ’60”. E’ vero che è vicino a quella di Scajola? “Sì è un po’ più sotto”.
E’ vero che sarà Umberto Veronesi il suo successore? “Magari fosse lui!”. E poi il testamento per il nuovo ministro: “Vorrei che varasse i nuovi Lea e ripristinasse i fondi per l’edilizia sanitaria”. E il San Raffaele? “Sarebbe bello che il pubblico si dotasse di una struttura come quella, magari la Regione Lombardia…”.

Ascolta tutta la trasmissione http://ungiornodapecora.blog.rai.it/2011/11/10/il-podcast-la-puntata-con-fazio/

da QuotidianoSanità

Il rischio che sparisca di nuovo il Ministero della Salute

Se Mario Monti sarà il prossimo presidente del Consiglio, è probabile, secondo quanto si è appreso, che ci sarà una riduzione del numero dei ministri.
L’attuale Governo Berlusconi ha, oltre il premier, 13 ministri con portafoglio e 10 ministri senza portafoglio. Nel dicembre 2009 con la legge 172, il Governo Berlusconi ha anche provveduto a sdoppiare il ministero del Welfare, creando il ministero della Salute guidato da Ferruccio Fazio.
Monti dovrà decidere se mantenere o meno l’attuale assetto ministeriale, anche per quanto riguarda i rapporti fra regioni e Governo in materia sanitaria e potrebbe quinadi riaccorpare la Salure a Lavoro e Previdenza in un nuovo ministero del Welfare.

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L’indiscrezione sull’intenzione di Monti di tornare alla legge Bassanini nella sua versione originale prima della promozione a ministro della salute di Ferruccio Fazio è circolata insistemente in giornata, creando allarme soprattutto fra le Regioni, grandi sponsor della rinascita del ministero della Salute. Calano dunque nel totoministri legato a Monti le quotazioni di Umberto Veronesi e dello stesso Fazio, ministri tecnici della Salute nei governi di centrosinistra e centrodestra ma spendibili solo nel settore sanitario, materia di loro stretta competenza
I ministeri senza portafoglio – quelli che “rischiano” di più – sono : Rapporti con le regioni (Fitto), Programma di Governo (Rotondi), Pubblica amministrazione e innovazione (Brunetta), Pari opportunità (Carfagna), Politiche Ue (Bernini), Rapporti con il Parlamento (Vito), Riforme per il Federalismo (Bossi), Gioventù (Meloni), Semplificazione normativa (Calderoli), Turismo (Brambilla ma solo dall’8 maggio 2009).

dal Sole24Ore Sanità

Fazio: riscopriamo e rilanciamo il ruolo dei medici, da sempre in primo piano nella storia nazionale

Prima capitale italiana, Torino si ritrova in questi giorni ad essere ribalta di una serie di eventi con cui la professione medica celebra i 150 anni dell’Unità d’Italia. In giorni comunque tesi per una crisi istituzionale che forse ha pochi precedenti nella recente storia repubblicana, l’Ordine dei Medici di Torino e la Federazione Nazionale degli Ordini hanno dato vita ad una tre giorni che avrà il suo culmine nel pomeriggio di venerdì 11 novembre, con un evento multiforme e ricco di significati che vedrà anche la presenza del Ministro della Salute, Ferruccio Fazio. Il tutto quasi a sottolineare che il mondo medico non fa passi indietro nei confronti di un presente che molti vorrebbero solamente incerto: la professione è presente e vuole contribuire alla ricostruzione del Paese. Con grande disponibilità, il ministro Fazio ha accettato di rispondere in questa intervista ad alcune domande in vista della sua partecipazione all’evento torinese

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Signor Ministro: lei parteciperà all’Evento FNOMCeO che vede a Torino i medici italiani celebrare i 150anni dell’Unità nazionale. Guardando al passato, come possiamo giudicare il ruolo dei medici in questo secolo e mezzo di “Italia”, non tanto in tema di assistenza sanitaria, quanto più in generale in termini di complessivo contributo allo sviluppo sociale del Paese?
Premetto che lo sviluppo del sistema sanitario è uno degli indici fondamentali con cui si misura il progresso sociale e civile del Paese, per cui è difficile scindere l’uno dall’altro. È indubbio, tuttavia, che in ogni momento fondamentale della nostra storia politica, sociale e culturale i medici hanno giocato un ruolo di primo piano. Solo per citarne alcuni, e consapevole di trascurarne molti altri, ricordo nel periodo risorgimentale il chirurgo carbonaro Leonida Montanari, poi i colleghi Ripari, Basile e Albanese, che combatterono al fianco di Garibaldi e lo soccorsero in Aspromonte; in epoca più recente vorrei citare Maria Montessori e Gina Lombroso, donne medico che hanno dato un importante contributo rispettivamente nel campo dell’educazione e del miglioramento della condizione della donna. Per l’impegno sociale e per l’influsso che ha avuto nel cambiamento dell’approccio alle malattie mentali non posso non ricordare Franco Basaglia e nel campo della letteratura Carlo Levi e Giulio Bedeschi. E ancora vorrei citare due medici che hanno dato il loro contributo anche in quanto politici: Pietro Bucalossi, che ha ispirato la legge sulla edificazione dei suoli e Benigno Zaccagnini. Per concludere questa breve carrellata di medici illustri vorrei ricordare anche Enzo Jannacci. Non so se sarà ricordato dai posteri, ma alla nostra generazione ha offerto un sorriso e numerosi spunti di riflessione.

In questi anni la collaborazione FNOM-Ministero si è sviluppata su binari di grande e forse inedita collaborazione reciproca. In occasione dell’evento torinese c’è un messaggio particolare che vuole rivolgere ai componenti del Consiglio nazionale della Federazione e tutti gli Ordini provinciali?
Abbiamo sviluppato, in questi anni, una proficua e leale collaborazione, che si è estrinsecata nel progetto di riforma che il Governo ha presentato al Parlamento. Punti qualificanti del disegno di legge, che la Camera dei Deputati ha già approvato, sono il rilancio della funzione di garanzia e tutela nei confronti dei cittadini, la previsione di un codice deontologico nazionale e di norme deontologiche multiprofessionali, la possibilità di istituire assemblee rappresentative per gli ordini più numerosi, la revisione della funzione disciplinare, la previsione di un livello di rappresentanza regionale ed il riconoscimento di una maggiore autonomia, all’interno della Federazione, della professione odontoiatrica.

A Torino si alterneranno alcuni neo-iscritti per la lettura del Giuramento professionale. Dai giovani medici spesso giungono messaggi preoccupati per il proprio futuro: i giovani italiani devono ancora credere nella “vocazione medica”?
I giovani italiani credono nella vocazione medica. Ne è testimonianza il grande numero di richieste per l’accesso al corso di laurea. Tuttavia, sono consapevole delle difficoltà che essi incontrano. Chi ha seguito le vicende degli ultimi mesi sa che il Ministro Gelmini ed io siamo fortemente impegnati sul tema dei giovani medici. Stiamo perseguendo l’obiettivo di ridurre i tempi della formazione specialistica e di introdurre la laurea abilitante, in modo da anticipare l’ingresso dei giovani medici nel mondo del lavoro. A questo proposito, sarà importante l’impegno della FNOMCeO per la revisione del decreto che disciplina l’abilitazione professionale. Inoltre, con la manovra di questa estate abbiamo modificato le norme relative al blocco del turn over nelle regioni in piano di rientro. Il contesto economico in cui si trova l’Italia è a tutti noto e, naturalmente, ciò non può non avere effetti anche sul sistema sanitario e sulla sua capacità di assorbimento di nuovi professionisti. Tuttavia, non dimentichiamo che secondo le indagini condotte da Alma Laurea le lauree sanitarie si collocano ai primi posti per opportunità di inserimento nel mercato del lavoro.
Da ultimo: la crisi attuale tocca tutto il mondo e l’Italia in modo ravvicinato.

Sembra ci sia bisogno di figure positive, in grado di essere protagoniste di una rinascita, di un rilancio umano, sociale, professionale. Lei crede – da Ministro, ma soprattutto da medico – che il mondo medico italiano sarà in grado di essere soggetto forte di questa ripresa?
Io credo che il mondo medico può e deve fornire un contributo fondamentale sia sul piano individuale, sia su quello collettivo. La natura stessa della professione, infatti, porta il medico ad entrare in contatto con cittadini di tutte le estrazioni sociali e, non di rado, ad intercettare bisogni che non sono soltanto di natura sanitaria. Alle aziende sanitarie è affidata anche una funzione di assistenza sociale – condivisa con gli Enti Locali – che deve essere sollecitata dai medici ogni qual volta si trovano ad interagire con soggetti socialmente fragili. Ritengo che utilizzare al massimo i servizi messi a disposizione può risolvere molti problemi contingenti e, soprattutto, far sentire ai cittadini la vicinanza delle Istituzioni. In molti casi ciò è realizzabile anche in un momento di oggettiva difficoltà economica e finanziaria. La classe medica nel suo insieme è chiamata anche a dare il proprio contributo alla definizione delle politiche che devono orientare il nostro sistema di welfare. A tale proposito vorrei ricordare che la riforma della legge istitutiva degli ordini delle professioni sanitarie, attualmente all’esame del Senato, è essa stessa testimonianza di una professione non ripiegata su se stessa, ma capace di interpretare le esigenze di cambiamento e intavolare un costruttivo rapporto dialettico con le istituzioni.

09/11/2011 22:56 – Autore: Walter Gatti

Formazione in Medicina. Oggi confronto Miur-Salute-Giovani Medici su decreti di riforma

I giovani medici chiedono meno anni di Specializzazione e riduzione dei tempi tra tesi di Laurea ed esame di abilitazione. Mazzucco (Sigm): “La formazione è questione di qualità, non di quantità di anni”. Fazio: “Futuri governi non interrompano le importanti riforme”.

09 NOV – “L’attuale sistema formativo in Medicina è incivile. Lo è per i giovani medici e per il Ssn, quindi per i cittadini”. Ad affermarlo è Walter Mazzucco, presidente del Segretariato dei Giovani Medici (Sigm), a margine di un incontro su medicina generale e formazione organizzato stamani al ministero della Salute. Un confronto che proseguirà nel pomeriggio con un workshop al Policlinico Umberto I di Roma nel corso del quale i giovani medici si confronteranno con i tecnici del ministero della Salute e del Miur sulle bozze di decreti per riformare il percorso formativo dei medici e ridurne i tempi. Perché, sottolinea Mazzucco, “la formazione è questione di qualità, non di quantità”.

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Un tema, quello della formazione, che il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha detto di avere “particolarmente a cuore, perché la formazione è il cuore del sistema”. Ma che secondo il Sigm, oggi, è “inadeguata” e “ingiustificatamente lunga”.

Tra corso di Laurea, tirocinio ed esame di abilitazione, e Specializzazione si tratta di almeno 11 anni. Come stabilito, secondo Mazzucco, “da vecchie leggi che forse, in un periodo di sovraccarico di professionalità mediche, cercavano di ritardare l’accesso al mondo del lavoro”.
Come deve essere, allora, una formazione di qualità secondo il Sigm? “Di qualità è una formazione incardinata in una rete formativa legata all’ospedale ma anche al territorio fin dal corso di Laurea in Medicina. Una formazione che – ha aggiunto Mazzucco – metta il giovane medico in contatto con tutte le articolazioni del sistema sanitario, garantendo un’attività professionalizzante di elevata qualità”.

Tutto questo dovrebbe essere contenuto nei decreti a cui il Miur sta lavorando e che, “da quanto ci è stato annunciato, recepiscono le nostre proposte” che consistono nella riqualificazione ma anche nella contrazione degli anni di formazione attraverso l’eliminazione di tempi morti e disservizi”, afferma Mazzucco. Tra le proposte della Sigm, la riduzione della durata dei corsi di specializzazione e il conseguente accantonamento di risorse da utilizzare per finanziare contratti aggiuntivi, ma anche la riduzione del periodo che intercorre tra la discussione della tesi di Laurea e l’esame di abilitazione. “Il tirocinio professionalizzante – spiega Mazzucco – dovrebbe essere svolto durante il corso di Laurea e l’esame di abilitazione essere contestuale alla discussione della tesi o previsto dopo pochi giorni”. Questo, secondo il presidente del Sigm, “permetterebbe anche di dare allo studente di medicina una visione ampia della medicina e delle sue articolazioni, compresa la medicina generale”.

Sulla medicina generale, infatti, si è concentrata la mattinata di lavori presso il ministero della Salute, nel corso della quale è stata lanciata la prima Survey sulle condizioni dei giovani medici di Medicina generale, promossa dalla Sigm e dal Movimento Giotto, che raccoglie i medici di medicina generale in attesa di convenzione con il Ssn. Il questionario sarà proposto via web ai giovani camici bianchi in formazione o già in possesso di diploma. I risultati dovrebbero fare emergere forti criticità e poco ottimismo da parte dei giovani medici, come già emerso d’altra parte in mattinata nel corso degli interventi di Walter Mazzucco e di Antonia Colicchio, presidente del Movimento Giotto.

Il ministro Fazio, però, si è detto ottimista sul futuro della medicina generale. “Importanti esempi di come si stia sviluppando arrivano già dalla Lombardia e dalla Toscana”, ha detto il ministro citando i progetti sperimentali avviati nelle due Regioni per la presa a carico dei pazienti affetti da alcune specifiche patologie croniche, ad esempio il diabete. “Si è inoltre chiuso il tavolo di lavoro sulla riforma del sistema di emergenza-urgenza che presto porteremo in Stato-Regioni e che prevede lo spostamento di codici bianchi e verdi dal Pronto Soccorso al territorio”. Una divisione “non solo spaziale, ma anche di gestione professionale”, ha sottolineato Fazio. Saranno i medici di medicina generale a dover assistere i codici bianchi e verdi, secondo quanto previsto dalla riforma.

Il ministro ha quindi auspicato che da parte dei futuri governi ci sia la responsabilità a portare avanti i gli importanti progetti avviati per la riorganizzazione del sistema sanitario, a partire proprio dal potenziamento della “medicina territoriale”. Area del Ssn che, secondo la Sigm, il Movimento Giotto e il presidente dell’Ordine di Roma, Mario Falconi, presente ai lavori, resta ancora la cenerentola del Ssn e della formazione in Medicina.

Secondo Fazio i tempi sono maturi e il pensionamento di un gran numero di medici, in questa fase di trasformazione, “non è una cattiva notizia”. “La disaffezione nei confronti della medicina generale – ha detto il ministro – è legata anche all’immagine di un medico che lavora alla vecchia maniera. Una maniera che non è più sufficiente né congrua alle esigenze del sistema, che ha bisogno di integrazione ospedale-territorio, di spostare sul territorio alcune tecnologie, e che chiede al medico di medicina generale di farsi carico delle diagnosi di I livello ma sapere interpretare anche quelle di II livello. Di avere dimestichezza con la telemedicina, di sapere costruire i percorsi terapeutici e garantire la continuità assistenziale”. Una nuova medicina territoriale che, secondo il ministro, saprà essere anche più appetibile alle nuove generazioni di studenti in Medicina.

da QuotidianoSanità

Successo di consenso e partecipazione per il I Workshop dei Giovani Medici.

Grande successo di partecipazione per il Workshop “Il futuro della formazione in Medicina in Italia: confronto sulla Proposta di Riforma del percorso di formazione universitaria pre e post lauream in Medicina” svoltosi oggi a Roma presso l’Auditorium della Clinica Medica I dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.


A breve pubblicheremo su www.giovanemedico.it le ultime novità emerse dai lavori e dalle risposte che i relatori hanno dato alle numerose domande provenienti dalla platea.

“Come riformare le Specializzazioni”. Il Ministro Fazio a tutto campo da Cernobbio

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Revisione dei percorsi universitari.

In attesa del Workshop sulla riforma in programma a Roma il prossimo 9 Novembre (www.giovanemedico.it) il Ministro Fazio torna a parlare delle Scuole di Specializzazione. Snellimento ma anche revisione dei percorsi universitari. Per questo, ha annunciato Fazio, nel 2012 ci sarà un riassetto delle scuole di specializzazione medica sul quale si sta lavorando in collaborazione con il Miur. “Finora – ha detto – le scuole di specializzazione in medicina non sono state guidate dai bisogni reali, ma da altre logiche. Le Regioni ci hanno espresso le loro necessità per quanto riguarda le specializzazioni nei vari settori e sulla base di questi nuovi bisogni saranno assegnati i posti degli specializzandi. Nuove logiche di cui il Ssn si rende responsabile e garante”.
Il Ministero della Salute, di concerto con il Miur, sta inoltre lavorando ad una riduzione degli anni di specializzazione, in linea con quanto previsto dalla normativa comunitaria, ma anche ad una diversa regolamentazione delle aziende ospedaliero universitarie “il cui nodo cruciale è la tutela dei diritti di entrambe le figure”. “Il Miur – ha spiegato Fazio – ci ha inviato il suo articolato, per elaborare una nuova normativa che regoli i rapporti e le attività tra le aziende ospedaliere e le università. Questo in base all’applicazione della nuova riforma dell’università del ministro Gelmini”.
Altro obiettivo è la riforma degli Irccs “per chiarire quale sarà il percorso dei ricercatori”. “Siamo partiti con Genova e Milano perché lì ci sono più criticità, e poi estenderemo questo modello anche a tutti gli altri Irccs” ha aggiunto Fazio.

Ricerca e precariato. Da sciogliere c’è anche il nodo dei ricercatori italiani e il loro precariato, “figlio di promesse mancante fatte ai ricercatori, di ruoli che non c’erano”. “Oggi – ha detto il ministro – non abbiamo un’emorragia di intelligenze italiane, ma siamo in presenza di una normale mobilità nell’ambito della ricerca, che ha caratteristiche diverse da quelle di altri lavori, come i metalmeccanici, che non prevedono mobilità. Ma bisogna anche considerare che l’età media di un ricercatore è di 7 anni, è una professione che non si può fare per tutta la vita. Per questo servono delle regole chiare, in modo che i ragazzi sappiano cosa li aspetta e quale potrà essere il loro percorso professionale”. Ribadendo l’importanza di una risorsa come quella dei ricercatori, Fazio ha ricordato che sono in atto alcuni azioni per tenere collegati con l’Italia quelli che lavorano all’estero attraverso varie attività e progetti, anziché farli tornare: “Nel mio viaggio negli Usa di un paio di settimane fa – ha ricordato – mi sono accordato con il ministro della Salute americano per creare un network virtuale Italia-Usa per i ricercatori italiani che si trovano lì”.

Rapporti pubblico-privato. “Ripristino del finanziamento previsto nell’articolo 20 del fondo per l’edilizia sanitaria, revisione del project financing in sanità e defiscalizzazione”. C’è anche questo nel pacchetto di azioni presentate dal ministro a Cernobbio. “Mi auguro che il fondo per l’edilizia sanitaria venga ripristinato – ha spiegato – e di riavere norme per il project financing che non siano penalizzanti per il pubblico, come lo sono ora, e che non creino problemi alla programmazione regionale”. Problemi che, secondo Fazio, si possono risolvere con “incentivi alla defiscalizzazione”. E queste misure, ha annunciato il ministro saranno presentate nel maxiemendamento alla legge di stabilità. Ma il maxi emendameneto, ha aggiunto Fazio, deve arrivare in fondo, è per questo che “mi auguro che le decisioni politiche legate allo sviluppo del Paese prevalgano su scelte di tipo tecnicistico”.

Inappropriatezza e costi sono stati invece i temi toccati nel corso del VI Meridiano Sanità. “I cittadini sono più importanti dei soldi”, ha affermato Fazio, secondo il quale “è opportuno pensare alla reingegnerizzazione della salute per un percorso di assistenza completo”. Inoltre, “è compito della politica individuare ciò che non funzione e che può essere migliorato con poco”, ha detto il ministro osservando che “alcuni degli aspetti che soffrono i cittadini sono le code inutili, le liste di attesa per la diagnostica”.
Ma tra gli obiettivi prioritari c’è anche la redistribuzione delle rete ospedaliera, ma “non si può tagliare senza riorganizzare il territorio”. Un ruolo fondamentale, secondo Fazio, è inoltre rappresentato dall’associazionismo. “I Problemi della rete di emergenza-urgenza – ha poi osservato Fazio – non potranno essere risolte finché i medici di medicina generale non lavoreranno in équipe”.
Il ministro è intervenuto infine sui costi standard, un termine che, ha affermato, “ha generato equivoci e discussioni”. “Meglio sarebbe stato – secondo Fazio – parlare di appropriatezza da misurare con gli output di processo e con indicatori di soddisfazione e di esito. Queste però – ha concluso il ministro – non devono essere vissute come delle classifiche, ma come uno stimolo che costringe il manager a intervenire per migliorare”.

da QuotidianoSanità

Fazio in Cina. “Allo studio partnership con aziende per costruzione nuovi ospedali”

Pechino guarda alla sanità italiana. Per il ministro della Salute c’è spazio per una “grande collaborazione” che potrebbe riguardare la possibilità per i gruppi italiani di costruire e gestire ospedali. Coinvolgendo anche Regioni e Aziende sanitarie.
10 OTT – “I cinesi si trovano nella fase di costruzione del loro sistema sanitario nazionale e manifestano interesse a sviluppare un modello proprio di sistema sanitario di tipo ‘universalistico’, come quello italiano”. Lo ha spiegato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che oggi si trova a Pechino, dove ha incontrato il ministro della Salute Zhu Chen.

Scopo della missione è fare il punto della situazione sullo stato della collaborazione tra Italia e Cina nel settore della sanità,dopo gli incontri dei mesi passati tra il ministro Fazio con il vice presidente Xi Jinping a Milano e con il vice ministro della Sanità cinese Hao Ping a Roma, nel corso della quale era stato firmato un protocollo d’intesa per la collaborazione tra Italia e Cina nel settore della sanità, per la consulenza nella realizzazione di strutture sanitarie, nonché nel campo della formazione del personale per la sua gestione, oltreché per la prevenzione e il controllo di malattie croniche e trasmissibili.

Fazio, parlando con la stampa a termine dell’incontro odierno ha spiegato di aver trovato nella controparte cinese un interlocutore particolarmente attento e interessato a comprendere il nostro modello di sistema sanitario. Da parte italiana, la Cina rappresenta il più importante mercato del welfare e in prospettiva si intravedono già grandi opportunità di collaborazione. Che, secondo Fazio dovrebbero riguardare “innanzitutto la possibilità di grandi gruppi italiani per la costruzione e la gestione di ospedali. L’esperienza italiana della telemedicina – ha aggiunto Fazio – può inoltre tornare d’aiuto per i cinesi nella complessa gestione della sanità nelle remote aree rurali”. Su questo il ministro vede come ulteriori protagoniste di questa collaborazione anche le Regioni, già impegnate in programmi di formazione di personale infermieristico e medico in Italia, secondo schemi replicabili anche in Cina.

Nel corso dei circa 90 minuti di colloquio tra il ministro italiano e quello cinese sono stati passati in rassegna i possibili futuri passi per il rafforzamento dei rapporti bilaterali nel settore sanitario. In una fase successiva, la collaborazione potrebbe prevedere anche il coinvolgimento alle aziende sanitarie che, secondo Fazio, possono giocare un ruolo importante sia nella fase di costruzione delle infrastrutture sia nella fase della formazione del personale per la gestione delle strutture ospedaliere, auspicando, più in generale, una futura possibilità di accesso al mercato cinese del welfare.

A conclusione del briefing stampa è stato ricordato che è già attiva con l’Istituto Superiore della Sanità una collaborazione con le autorità cinesi sulla medicina tradizionale cinese, con lo scopo di trovare validità scientifica internazionale a questa medicina. Ambito in cui non mancano difficoltà, come hanno evidenziato membri dell’Iss, ma l’Italia è intenzionata a porsi come promotore a livello europeo per contribuire a instaurare quel collegamento scientifico tra la medicina tradizionale, cinese e i paradigmi della medicina occidentale, all’interno dei quali gli standard europei sono tra i più rigidi al mondo. Studi sono stati compiuti in particolare sulla validità dell’agopuntura in casi di ictus, con risultati pubblicati sulle principali riviste internazionali, e che meritano sicuramente ulteriori approfondimenti.

Domani, martedì, il ministro Fazio incontrerà i dirigenti e visiterà la struttura sanitaria del Peking Union Medical College Hospital.

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Chirurghi? Sempre meno perchè spaventati dal contenzioso con i pazienti. Fazio: cerchiamo accordo con assicurazioni

L’allarme sulla carenza dei medici è forte soprattutto tra i chirurghi ed è legato strettamente al contenzioso medico legale e ai costi crescenti delle assicurazioni. Se ne è parlato ieri sera a Roma in un incontro con Fazio e alcuni esponenenti della chirurgia italiana.

05 OTT – “Con 10 mila nuovi medici all’anno non avremo problemi nei prossimi anni”. Questa la prima risposta del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, in occasione dell’incontro organizzato ieri sera a Roma dalla giornalista del Corriere della Sera Margherita De Bac e dedicato proprio al tema della carenza i medici e, in particolare, di chirurghi.
Come già spiegato nel corso del question time alla Camera, la scorsa settimana, il ministro ha evidenziato che nonostante un certo numero di medici si prepari ad andare in pensione, si manterrà l’equilibrio del turn over grazie all’aumento degli immatricolati conseguente all’innalzamento della soglia di accesso alle Facoltà di medicina (passata dalle 7.300 a 9.500 unità) che a regime dovrebbe portare all’inserimento nel mercato del lavoro di circa 10.000 nuovi medici all’anno.

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E poi, basta con allarmismi “monocorde” (così l’ha definito il ministro) come quello lanciato nuovamente dall’assessore regionale alla Salute della Lombardia, Luciano Bresciani. Fazio ha infatti sottolineato che in Italia, e la Lombardia non fa eccezione, c’è addirittura un surplus di medici: 4,2 ogni mille abitanti contro una media europea di 3,4”. I problemi, secondo Fazio, riguardano piuttosto “gli specializzandi, e proprio per questo abbiamo inserito nel Ddl omnibus il capitolo specializzandi, per consentire nel lungo periodo di aumentarne il numero”.
Eppure l’allarme c’é. Soprattutto in chiriurgia dove si registra, come segnalato recentemente dalla Società italiana di cirurugia, un calo nelle iscrizioni alla specializzazione di ben il 30%. La colpa? Soprattutto, a sentire gli addetti, della crescita esponenziale del contenzioso medico legale che sembra scoraggiare i neo laureati verso il bisturi. E se si parla di contenzioso si parla di assicurazioni e dei costi ormai proibitivi dei premi. Un problema che al momento sembra aver trovato una prima risposta politica dall’emendamento approvato alla Camera al ddl Fazio che ha previsto l’obbligatorietà delle polizze sanitarie sul modello delle Rca auto. “Certo – ha convenuto Fazio – la soluzione è forte, addirittura provocatoria, tant’è che proprio stamattina (ieri per chi legge) ho ricevuto una delegazione delle assicurazioni molto preoccupate da quella norma e dalla sua applicabilità visti i costi crescenti di polizze e risarcimenti. Da qui – ha anticipato il ministro – l’idea di riportare la materia in una delega governativa con la quale dare seguito ad una soluzione concertata con tutte le parti in causa, medici, strutture sanitarie e assicurazioni, per far sì di trovare ipotesti realmente gestibili, anche per i privati per i quali potremmo ipotizzare forme di associazionismo per sostenere i costi della tutela assicurativa.
E che l’allarme chirughi sia reale lo ha ricordato anche Angelo Di Giorgio, Ordinario di Chirurgia dell’Università La Sapienza, sottolineando i problemi che tale carenza potrebbe sollevare visto che 1 paziente su 3 ricoverato in ospedale subisce un intervento chirurgico. E che il problema non sia da sottovalutare è testimoniato anche dal fatto che “oggi – ha stigmatizzato Di Giorgio – siamo ai vertici in questo campo (l’Oms ci pone al secondo posto al mondo per qualità della chirugia) e in più abbiamo la più alta quota di tecnologia robotica presente all’interno degli ospedali”.
Sul contenzioso con i pazienti è intervenuto anche Rodolfo Proietti, Ordinario di Anestesia e Rianimazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore: “Il crescente problema del contenzioso medico-legale è da imputare alle grandi difficoltà di comunicazione tra medico e paziente. Troppo spesso, proprio per questo motivo, viene meno quel fondamentale vincolo di fiducia che lega il paziente al proprio medico”. “Quello che serve – ha puntualizzato Proietti – è una formazione specifica in tal senso sin dal corso di laurea”. Proietti ha poi concluso sostenendo però che “la crisi del numero di chirurghi ancora non esiste nel nostro Paese, occorre però una buona organizzazione per scongiurarla in un prossimo futuro”.

da QuotidianoSanità

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