L’allarme sulla carenza dei medici è forte soprattutto tra i chirurghi ed è legato strettamente al contenzioso medico legale e ai costi crescenti delle assicurazioni. Se ne è parlato ieri sera a Roma in un incontro con Fazio e alcuni esponenenti della chirurgia italiana.

05 OTT – “Con 10 mila nuovi medici all’anno non avremo problemi nei prossimi anni”. Questa la prima risposta del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, in occasione dell’incontro organizzato ieri sera a Roma dalla giornalista del Corriere della Sera Margherita De Bac e dedicato proprio al tema della carenza i medici e, in particolare, di chirurghi.
Come già spiegato nel corso del question time alla Camera, la scorsa settimana, il ministro ha evidenziato che nonostante un certo numero di medici si prepari ad andare in pensione, si manterrà l’equilibrio del turn over grazie all’aumento degli immatricolati conseguente all’innalzamento della soglia di accesso alle Facoltà di medicina (passata dalle 7.300 a 9.500 unità) che a regime dovrebbe portare all’inserimento nel mercato del lavoro di circa 10.000 nuovi medici all’anno.

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E poi, basta con allarmismi “monocorde” (così l’ha definito il ministro) come quello lanciato nuovamente dall’assessore regionale alla Salute della Lombardia, Luciano Bresciani. Fazio ha infatti sottolineato che in Italia, e la Lombardia non fa eccezione, c’è addirittura un surplus di medici: 4,2 ogni mille abitanti contro una media europea di 3,4”. I problemi, secondo Fazio, riguardano piuttosto “gli specializzandi, e proprio per questo abbiamo inserito nel Ddl omnibus il capitolo specializzandi, per consentire nel lungo periodo di aumentarne il numero”.
Eppure l’allarme c’é. Soprattutto in chiriurgia dove si registra, come segnalato recentemente dalla Società italiana di cirurugia, un calo nelle iscrizioni alla specializzazione di ben il 30%. La colpa? Soprattutto, a sentire gli addetti, della crescita esponenziale del contenzioso medico legale che sembra scoraggiare i neo laureati verso il bisturi. E se si parla di contenzioso si parla di assicurazioni e dei costi ormai proibitivi dei premi. Un problema che al momento sembra aver trovato una prima risposta politica dall’emendamento approvato alla Camera al ddl Fazio che ha previsto l’obbligatorietà delle polizze sanitarie sul modello delle Rca auto. “Certo – ha convenuto Fazio – la soluzione è forte, addirittura provocatoria, tant’è che proprio stamattina (ieri per chi legge) ho ricevuto una delegazione delle assicurazioni molto preoccupate da quella norma e dalla sua applicabilità visti i costi crescenti di polizze e risarcimenti. Da qui – ha anticipato il ministro – l’idea di riportare la materia in una delega governativa con la quale dare seguito ad una soluzione concertata con tutte le parti in causa, medici, strutture sanitarie e assicurazioni, per far sì di trovare ipotesti realmente gestibili, anche per i privati per i quali potremmo ipotizzare forme di associazionismo per sostenere i costi della tutela assicurativa.
E che l’allarme chirughi sia reale lo ha ricordato anche Angelo Di Giorgio, Ordinario di Chirurgia dell’Università La Sapienza, sottolineando i problemi che tale carenza potrebbe sollevare visto che 1 paziente su 3 ricoverato in ospedale subisce un intervento chirurgico. E che il problema non sia da sottovalutare è testimoniato anche dal fatto che “oggi – ha stigmatizzato Di Giorgio – siamo ai vertici in questo campo (l’Oms ci pone al secondo posto al mondo per qualità della chirugia) e in più abbiamo la più alta quota di tecnologia robotica presente all’interno degli ospedali”.
Sul contenzioso con i pazienti è intervenuto anche Rodolfo Proietti, Ordinario di Anestesia e Rianimazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore: “Il crescente problema del contenzioso medico-legale è da imputare alle grandi difficoltà di comunicazione tra medico e paziente. Troppo spesso, proprio per questo motivo, viene meno quel fondamentale vincolo di fiducia che lega il paziente al proprio medico”. “Quello che serve – ha puntualizzato Proietti – è una formazione specifica in tal senso sin dal corso di laurea”. Proietti ha poi concluso sostenendo però che “la crisi del numero di chirurghi ancora non esiste nel nostro Paese, occorre però una buona organizzazione per scongiurarla in un prossimo futuro”.

da QuotidianoSanità

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