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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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Medicina generale

#Stabilità Se ancora una volta la #sanità deve fare la parte di Davide contro Golia nell’agenda del Governo: grande preoccupazione per la mancanza di fondi per la formazione post laurea di area sanitaria. Si trovi un equilibrio o l’emorragia di @giovanimedici sarà inarrestabile.

 Se ancora una volta la sanità deve fare la parte di Davide contro Golia nell’agenda del Governo allora si trovi un equilibrio tra la difesa delle eccellenze nazionali messe a dura prova dall’inefficienza storica di alcune regioni (a quando il contenimento reale di un regionalismo spinto già abbondantemente fallito se la sanità in metà delle regioni è commissariata?) ed il futuro della sanità italiana, i giovani medici e professionisti della salute formati a “fondo perduto” e lasciati al palo!! Che i decisori non sappiano che specializzazione e diploma di #medicinagenerale sono requisiti essenziali per operare nel Servizio Sanitario Nazionale?

Deprecabile puntare il dito in maniera ideologica e populista contro realtà di eccellenza che hanno dovuto soffrire problemi innescati dall’infima realtà sanitaria della regione in cui operano. Basta fare il nome del Policlinico Gemelli e dell’Ospedale Bambin Gesù per capire che si sta parlando di eccellenze messe a dura prova da politiche regionali irresponsabili. Si parla di eccellenze nazionali e nel periodo storico della libera circolazione dei pazienti in EU sarebbe ancora più irresponsabile chiedere a chi opera in una sanità di alto livello di pagare colpe non proprie (storica mancata erogazione di pagamenti di prestazione da parte della Regione).

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Non possiamo che esprimere grande preoccupazione, come SIGM, nell’apprendere da fonti Parlamentari che gli emendamenti alla Legge di Stabilità di interesse per l’incremento del capitolo di spesa per la formazione specialistica dei laureati in medicina e chirurgia ed in altre discipline di area sanitaria presentati a seguito della manifestazione “Investire sui giovani della Sanità X Investire sul futuro del nostro SSN” del 7 novembre u.s. (leggi qui) potrebbero non essere recepiti nel maxi-emendamento governativo. Sappiamo bene che, qualora le richieste di migliaia di giovani futuri professionisti della salute dovessero essere disattese, ne conseguirebbero gravissime ripercussioni sulla già carente programmazione delle risorse umane in sanità e sulla salute dei cittadini.

I Giovani Medici (SIGM) hanno lanciato un appello al Governo ed in particolare al Presidente On. Letta ed ai Ministri On. Lorenzin, On. Carrozza e On. Saccomanni, affinché tra le tante priorità all’attenzione dell’Esecutivo sia ricompresa la sostenibilità ed il rilancio della formazione post laurea di area sanitaria, recependo i contenuti degli emendamenti 10.182 (utile a trasformare il corso specifico di medicina generale in scuola di specializzazione dando ai formandi in medicina generale pari dignità rispetto ai colleghi specializzandi), 10.183, 10.184 (utili a garantire un incremento del capitolo di spesa per il finanziamento di 5.000 contrati di formazione specialistica di area medica del prossimo triennio) e 10.185 (utile a garantire un incremento del capitolo di spesa per il finanziamento nel triennio 2013/2016 di 5.000 contratti di formazione specialistica di area medica e 1.000 contratti per gli specializzandi non medici).

In assenza di un intervento utile a incrementare il finanziamento per il prossimo biennio, in attesa che di esplichino gli effetti della rimodulazione della tipologia e durata delle scuole introdotta dalla “Legge Carrozza”, per gli anni accademici 2013/2014 e 2014/2015 saranno finanziabili soltanto circa 2.300 contratti di formazione a fronte del quadruplo di potenziali concorrenti tra laureati e neolaureatiné sarà previsto contratto alcuno per gli specializzandi non medici iscritti alle scuole di specializzazione di area sanitaria con tutti gli obblighi previsti per i medici.

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Medicina Generale H24: la sfida dell’aggregazione del Ministro Balduzzi (da il Messaggero)

ROMA – Medici di base reperibili 24 ore su 24, tessera sanitaria elettronica per tutti, fine delle assunzioni «politiche» negli ospedali e riorganizzazione del sistema di attività privataintramoenia. La «rivoluzione» del sistema sanitario nazionale italiano, come la definiscono gli uomini del ministro Renato Balduzzi, è contenuta in un provvedimento che il titolare del dicastero ha illustrato al premier Monti e ai colleghi del governo venerdì sera in Consiglio dei ministri. E che sarà approvato nel prossimo, che si terrà il 31 agosto. Venticinque articoli molto densi destinati a incidere, e molto, sulla vita degli italiani. Riforme che, si confida, devono riuscire a migliorare l’assistenza ai malati. Dando al tempo stesso un contributo alla razionalizzazione delle finanze pubbliche. Il capitolo salute pesa infatti per 130 miliardi sulle casse dello Stato (30 solo alla voce medicinali) e nella spending review si legge di risparmi per 6 miliardi di euro fino al 2015. Che non potranno essere ricavati solo da tagli. Ma anche da una riorganizzazione intelligente del sistema che possa permettere «di utilizzare meglio le risorse che ci sono». A cominciare dall’assistenza di base, ad esempio. L’idea di Balduzzi, che ha già incassato il via libera delle organizzazioni di rappresentanza, è quella di archiviare la figura del medico di base. Il vecchio, caro medico di famiglia. Però solitario al lavoro, attivo 5 giorni alla settimana. E irreperibile, magari anche solo per le ricette, nel fine settimana. Con il risultato di ingolfare gli ospedali per esigenze di poco conto. «Come nei casi segnalati all’Umberto I» si ricorda. La riforma immaginata dal governo prevede la nascita di nuclei di 5 o 6 medici (sono già in corso sperimentazioni in Veneto e Lombardia) che possano alternarsi alla guida dello studio in modo da offrire assistenza senza soluzione di continuità ai pazienti. Delle vere e proprie aggregazioni professionali, sulla falsariga di quanto avviene da anni in molti Paesi europei. «Siamo favorevoli a questa svolta» dice Claudio Cricelli. Il presidente della società italiana di medicina generale spiega che la riforma avrà il pregio di allargare il ventaglio dei servizi a disposizione dei pazienti. «Siamo consapevoli osserva Cricelli che il futuro passa da una aggregazione di medici che in quanto tale, oltre a fornire assistenza di base 24 ore su 24, potrà garantire anche la diagnostica e alcune visite specialistiche». Un altro capitolo sul quale si punta molto è la riscrittura delle norme per il reclutamento dei dirigenti sanitari. Troppe nomine politiche, troppi casi di clientelismo nel presente e nel recente passato. «Le regole che possano assicurare la trasparenza saranno rese più stringenti» dicono i collaboratori di Balduzzi indicando in curriculum a prova di bomba, da oggi in avanti, la precondizione per poter guidare una struttura sanitaria. Il Consiglio dei ministri del 31 agosto darà anche il via libera al fascicolo sanitario elettronico per i pazienti. Teoricamente dovrebbe già essere realtà. Nella pratica è decollato, tra le grandi regioni, solo in Lombardia ed Emilia Romagna. Si punta, in un futuro non troppo prossimo, a immagazzinare in un chip tutte le informazioni sanitarie di una persona. Per poi inserirle dentro la tessera sanitaria. Ecografie, diagnosi, radiografie, ricette. Mai più polverosi dossier: tutto digitalizzato e pronto per essere agevolmente consultato al computer. La rivoluzione riguarderà anche l’attività privata svolta in strutture pubbliche dai medici. Si tratta della riforma «intramoenia» voluta dall’ex ministro Rosy Bindi nel ’99. Che però non ha mai funzionato fino in fondo. Gli uomini del ministero parlano anzi di «far west» da regolare, ricordando i diversi decreti che si sono inutilmente succeduti in questi ultimi 13 anni sulla questione. In particolare, l’intervento cercherà di sistemare la questione della cosiddetta intramoenia allargata. Vale a dire l’attività svolta da medici presso strutture private per mancanza di spazi sanitari pubblici. Potranno continuare ad essere svolta ma, dice chi sta lavorando al provvedimento, «dovrà essere assicurata la tracciabilità dei pagamenti da parte dei pazienti e l’azienda sanitaria dovrà ricevere, dal parte del professionista, una certificazione». Elementi che, si osserva, non sempre fino a oggi sono stati rispettati.

RIFLESSIONI SUL DDL SCHIRRU: TENTATIVO DI ESPROPRIAZIONE DELLE COMPETENZE SPECIFICHE DI MEDICINA GENERALE?

Una delegazione del SIGM ha recentemente incontrato l’On. Amalia Schirru, estensore del disegno di legge di “Modifica all’articolo 36 del decreto legislativo 9 novembre 2000, n.206”, che mirerebbe a riconoscere d’ufficio l’attestato in formazione specifica per la Medicina Generale ai medici che hanno effettuato 3200 ore nella continuità assistenziale o nelle sostituzioni dei medici di medicina generale. Nel corso dell’incontr, i delegati del SIGM hanno espresso la loro contrarietà a tale iniziativa legislativa, sottolineando sia l’insostenibilità tecnica della stessa, alla luce della vigente normativa comunitaria che ha introdotto per gli Stati europei l’obbligo di istituire un corso di Formazione Specifica in Medicina Generale (Direttiva della CE 86/457), oltre che l’inopportunità della stessa, in un periodo storico in cui invece è di strategica importanza puntare sul potenziamento del territorio, sull’appropriatezza prescrittiva, sull’istituzione delle AFT e UCCP e, soprattutto, sull’innalzamento della qualità della formazione dei medici che hanno scelto di lavorare nelle Cure Primarie e che oggi più che mai richiede un percorso formativo specifico ed adeguatamente professionalizzante. Su questo punto il nostro Segretariato ha assunto da sempre una posizione chiara e trasparente, sintetizzabile nel manifesto della Mobilitazione Nazionale del 15 maggio 2012 (http://www.giovanemedico.it/images/docs/manifesto15maggio.pdf), iniziativa che dopo anni di colpevole letargo ha riportato all’attenzione delle Istituzioni, del Legislatore e della Professione, l’annoso problema della non adeguata formazione dei futuri medici di famiglia e del mancato riconoscimento di uno status dignitoso ai corsisti in formazione specifica.

Se da un lato il disegno di legge in questione appare ai più come un tentativo di sanatoria volto ad espropriare la specificità e le competenze della formazione di medicina generale, a seguito di una valutazione più attenta, tale iniziativa potrebbe parimenti essere interpretata quale un atto di provocazione nei confronti di un sistema che ha ampiamente disatteso tanto la programmazione del fabbisogno di medici da formare (la FNOMCeO stima che in meno di un decennio il 62% dei Medici di Medicina Generale attualmente in attività andrà in quiescenza), quanto la mission formativa della figura centrale del SSN, costretta in atteggiamenti e dinamiche non più attuali come ad esempio essere ricondotta per gli aspetti organizzativi e gestionali all’accordo collettivo nazionale. E le responsabilità dell’attuale stato delle cose sono sotto gli occhi di tutti. Sono serviti ben 6 anni, dal 2006 al 2012, affinchè l’Osservatorio Nazionale della Formazione specifica di Medicina Generale esitasse una propria proposta del percorso di formazione specifica di medicina generale, ma il frutto di tale lavoro giace inapplicato. Adesso è stata annunciata l’istituzione di un tavolo tecnico per lo studio di proposte migliorative della condizione del corsista di medicina generale, ma l’atteggiamento prevalente continua ad essere quello di fare annunci, proclami ed iniziative cosmetiche, che hanno più il sapore di voler mettere una bandierina sulla categoria dei giovani medici in formazione di medicina generale, piuttosto che affrontare e risolvere le criticità, con quella velocità che invece si converrebbe per recuperare gli anni perduti e per stare al passo col cambiamento repentino del mondo circostante.

Alla luce delle predette considerazioni, il Dipartimento di Formazione di Medicina Generale del SIGM (SIMeG) auspica che l’On. Schirru ritiri il richiamato disegno di legge, al fine di non dare adito a quanti si sono resi responsabili dell’attuale stato delle cose di distrarre nella sterile polemica l’attenzione della categoria.

Il SIMeG rivolge un appello ai Parlamentari di tutti gli schieramenti politici, ed in particolare a quanti si sono presentati in piazza Montecitorio nel corso della manifestazione nazionale del 15 maggio 2012, per una piena assunzione di responsabilità nel senso di intraprendere un iter legislativo di riforma e di rilancio del sistema della formazione specifica di medicina generale, nonchè di valorizzazione del ruolo dei giovani medici corsisti di medicina generale, anche attraverso il riconoscimento dello status di contrattisti in formazione, al pari di quanto già avviene per i medici in formazione specialistica.  Sebbene gli effetti di lungo periodo dell’attuale crisi economico-finanziaria internazionale impongano delle scelte nette ed impopolari in termini di razionalizzazione e revisione della spesa, con particolare riferimento al capitolo della sanità, un indifferibile investimento sulla formazione dei futuri Medici di Famiglia apporterebbe notevoli vantaggi a tutto il Sistema Salute, sia contribuendo all’innalzamento della qualità delle Cure Primarie sia contenendo il pericolo della crescita incontrollata della spesa sanitaria conseguente al crescente carico di malattie cronico-degenerative, che soltanto nel territorio, ed in particolare nel sistema integrato socio-sanitario e nella continuità delle cure, potrebbe trovare una via alternativa al prossimo collasso del SSN.

Giovani Medici (SIGM) – Dip. Medicina Generale SIMeG

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Certificati di malattia. Vietato prorogarli al telefono. Cassazione condanna medico

La legge non consente al medico di effettuare valutazioni o prescrizioni sulla base di dichiarazioni telefoniche da parte dei pazienti. Per questo la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del medico. Ma anche quello della paziente, condannata per utilizzo di un atto falso. Il testo della sentenza.

16 MAG – Il medico l’aveva visitata 4 giorni prima e sulla base dei sintomi descritti dalla paziente al telefono, aveva deciso di prorogare la prognosi e quindi l’assenza dal lavoro per malattia. Un atto che ha portato alla condanna, da parte della Corte d’Appello di Milano, del medico per avere attestato un falso atto pubblico e anche la paziente, responsabile di avere utilizzato quell’atto pur consapevole che fosse falso.

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Successo della Mobilitazione Nazionale dei Giovani Medici in formazione specifica di medicina generale

I manifestanti hanno registrato la disponibilità trasversale dei parlamentari ad aprire un tavolo di confronto. L’attenzione del Governo per la condizione dei giovani corsisti di medicina generale è stata dichiarata dal Sottosegretario alla Salute Cardinale, che ha incontrato una delegazione dei giovani camici bianchi; Adozione di un contratto di formazione, immediata esenzione IRPEF delle borse di studio e revisione delle incompatibilità, miglioramento degli standard formativi e professionalizzanti dei corsi regionali, alcune degli obiettivi della protesta che sono stati tradotti in proposta.

Ha avuto una significativa partecipazione il sit in odierno indipendente organizzato dal Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.), dalla Società Italiana Medicina Generale in Formazione (SIMGIF), in collaborazione coi Comitati Autonomi Regionali dei Medici iscritti al Corso di Formazione in Medicina Generale, al fine di sensibilizzare Governo, Parlamento e Regioni nel senso di valorizzare il ruolo dei medici iscritti al Corso di formazione specifica di medicina generale.

I giovani camici bianchi sono scesi in piazza per richiamare l’attenzione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica sulle condizioni di precarie in cui versano da anni, puntando il dito sulla non ottimale formazione e professionalizzazione e sulla mancata valorizzazione dei 2400 corsisti titolari di una borsa di studio pari a 800 euro mensili e che non garantisce nessuno dei diritti fondamentali.

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Attenzione del Governo sulle criticità e sulle proposte dei Giovani Medici è stata dichiarata dal Sottosegretario alla Salute, Cardinale, il quale ha incontrato una delegazione dei manifestanti. Il SIGM ha chiesto ai Parlamentari (Delegazione Pd, Presidente Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati, Delegazione Pdl, Delegazione Udc, Delegazione Fli) di concedere una formale audizione presso le Commissioni tematiche Parlamentari, nonché l’istituzione di tavoli tecnici in compartecipazione con le Regioni ed il Ministero della Salute per ottenere:

1) l’immediata detassazione della borsa di studio, al pari di quanto avviene per i medici specializzandi ed i dottorandi, e la revisione delle attuali incompatibilità con la frequenza del corso di medicina generale;

2) la valorizzazione del ruolo del corsista di medicina generale attraverso l’adozione di un contratto di formazione specifica di medicina generale, a fronte di un impegno dello stesso in attività professionalizzanti nelle strutture assistenziali del territorio;

3) l’uniforme adozione, all’interno di tutte le Regioni, di un sistema formativo professionalizzante performante, unitamente alla definizione di un core curriculum. Ed ancora, l’introduzione di standard e requisiti di qualità e l’adozione di relative modalità di monitoraggio, oltre che di verifica periodica della qualità della formazione.

In sintesi, i giovani medici di medicina generale chiedono maggiori riconoscimenti a fronte di maggiore responsabilità assistenziale all’interno del percorso formativo-professionale, il che si tradurrebbe nell’avere Medici di Famiglia meglio formati, con beneficio per la popolazione e con una migliore allocazione delle risorse da parte delle Regioni.

SIGM (Giovani Medici) – Dipartimento Formazione di Medicina Generale (SIMeG)

#siamotuttimedici MANIFESTAZIONE NAZIONALE GIOVANI MEDICI DI MEDICINA GENERALE (Pz del Parlamento di Roma, 15-05-2012)

Cari Colleghi,
il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) e la Società Italiana Medicina Generale in Formazione (SIMGIF), in collaborazione coi Comitati Autonomi Regionali dei Medici iscritti al Corso di Formazione in Medicina Generale, al fine di sensibilizzare le Istituzioni nel senso di valorizzare il ruolo dei medici iscritti al Corso di formazione specifica di medicina generale, propongono alla vostra attenzione una Mobilitazione Nazionale, che si tradurrà in un sit in che avrà luogo a Roma, in data 15 maggio 2012, dalle ore 14.00 alle ore 17.00, a Piazza Montecitorio.

Le ragioni della protesta, che scaturiscono dalle criticità che investono costitutivamente la condizione dei medici in formazione specifica in medicina generale, sono sintetizzate in un documento di proposte (scarica allegato) che vuole essere il manifesto di una serie di iniziative che ci vedranno impegnati nei futuri mesi su tutti i fronti Istituzionali utili ad ottenere i dovuti riconoscimenti nei confronti di una categoria che merita sostegno ed attenzioni ben maggiori di quelle tributatale in passato.
Teniamo a sottolineare che il nostro vuole essere un movimento di pensiero autonomo, che per la prima volta auspichiamo vedrà convergere in maniera unitaria le differenti sensibilità dei giovani camici bianchi che compongono il panorama della formazione specifica di medicina generale. La nostra è una proposta inclusiva alla quale invitiamo ad aderire tutti i colleghi, nessuno escluso.
Il nostro Segretariato, al pari di ogni giusta e sacrosanta rivendicazione riportata nel documento, ha cercato di mettere al centro della protesta e della proposta il tema del miglioramento della formazione e professionalizzazione del giovane medico iscritto al corso specifico di medicina generale, che è il presupposto per qualificare e conferire autorevolezza alla figura del medico di famiglia all’interno del SSN. Inoltre, tale azione vuole significare la piena e concreta solidarietà ai colleghi in formazione specifica di medicina generale (dopo la vertenza IRPEF che ha ingiustamente discriminato le borse regionali non universitarie), da parte di tutte le tipologie in cui si articola la categoria dei giovani medici (specializzandi, specialisti, dottorandi, ecc.), le cui istanze il SIGM cerca di rappresentare, nel convincimento che si debba superare la logica di parte (o di comparto) e che si debba ricondurre il tutto ad un’ottica di sistema.
Siamo convinti che l’attuale crisi economico-finanziaria, se correttamente approcciata, potrà rappresentare un’occasione per innestare il cambiamento della “mentalità” imperante che ha prodotto gli sfaceli, i cui effetti si ripercuotono oggi nei confronti delle giovani generazioni di medici.

SIGM – Dipartimento Formazione di Medicina Generale (SIMeG)

Bambini dal pediatra solo fino a 6 anni? Sarebbe il suicidio dell’intero sistema.

Porterebbe a più ospedalizzazioni dei bimbi. E i medici di medicina generale, che garantiscono all’adulto un livello molto elevato di assistenza, sono meno esperti dei pediatri in materia di bambini per il semplice motivo che ormai da 50 anni non se ne occupano più.

Quella di far seguire ai pediatri i bambini solo fino a 6 anni è un’ipotesi che porterebbe a più ospedalizzazioni dei bimbi. Ne sono convinti gli esperti riuniti a Roma per la presentazione del Libro Bianco sulla salute dei bambini. “Spero che sia solo un’ipotesi di lavoro – afferma Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene dell’università Cattolica di Roma e curatore del libro – quello che emerge dal rapporto è che già oggi c’è un’eccessiva ospedalizzazione dei bambini, che al sud è doppia rispetto al resto d’Europa, e questo è dovuto allo scarso filtro fatto dai pediatri che non sono ben distribuiti sul territorio. La soluzione è fare in modo che ci siano più pediatri, che già oggi scarseggiano, non certo diminuirne il lavoro”. D’accordo anche Costantino Romagnoli e Riccardo Riccardi del dipartimento di Pediatria dell’ateneo: “ovunque nel mondo il pediatra segue anche l’adolescente – spiegano – la soluzione proposta è paradossale, e risponde forse a esigenze economiche ma non a quelle della società. Il rapporto di fiducia che si crea con il pediatra è molto importante, e delegare l’assistenza può essere un rischio”.

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Cricelli (Simg): “Si apra subito un tavolo sulla SOSTENIBILITÀ del Ssn”

È questo l’appello che il presidente della Simg lancia al neo ministro della Salute: “Dobbiamo adottare strumenti di valutazione e controllo dei risultati prodotti da ogni euro speso per la sanità. Per gestire al meglio la cronicità e razionalizzare i costi”.

24 NOV – “Nessuna riforma è possibile senza l’adozione di strumenti di valutazione e controllo dei risultati prodotti da ogni euro speso per la sanità. Chiediamo al Ministro che nei primi 30 giorni apra un confronto sulla sostenibilità futura del sistema sanitario e sulle iniziative che siamo in grado di offrire al Paese”.
È questo l’invito al neo ministro Renato Balduzzi che Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg) ha lanciato nel corso del XXVIII Congresso nazionale che si è aperto oggi a Firenze. Una kermesse che mette in testa all’agenda dei lavori sostenibilità e appropriatezza, parole chiave soprattutto in questo momento politico-economico. “Ormai da anni – ha detto Cricelli – le iniziative messe in atto dai medici di medicina generale non vengono prese in considerazione, anzi in alcuni casi sono avversate e contrastate. Siamo pronti a fare la nostra parte per continuare a garantire il diritto alla salute in un sistema pubblico e universalistico anche dando sempre più valore e prospettive ai giovani”.
Sono molti, per il presidente della Simg, i medici di famiglia che più di altri hanno scelto di praticare una professione ispirata al rigore, alla qualità della cura, e alla valutazione dei risultati prodotti: “Sono un’avanguardia, avanti anni luce nella capacità di controllare le loro performance in termini di appropriatezza e efficacia, garantendo una misurazione dei risultati e della qualità dell’assistenza. In questo senso e solo con questi presupposti la Medicina generale è in grado di assicurare la sostenibilità del sistema con iniziative e strumenti di contenimento dei costi e di valutazione e pesature dei processi di cura acuti e cronici dei cittadini italiani”.
E gli strumenti alla società scientifica non mancano. Grazie ad un nuovo programma informatico messo a punto dalla Simg, i medici di medicina generale con un semplice clic potranno disegnare il percorso su misura per il proprio paziente, dimezzare tempi e ridurre le possibilità di errore assicurando una migliore compliance terapeutica. “Sulla salute degli italiani – ha spiegato Cricelli – già pesano 8 miliardi di euro di tagli e altri sono all’orizzonte. La risposta della Simg è investire in appropriatezza e innovazione. Per questo abbiamo messo a punto un programma informatico di ultima generazione, una sorta di ‘personal trainer ‘ virtuale, unico in Europa, già adottato da oltre 2mila medici di famiglia e destinato a diffondersi a macchia d’olio in tutti gli ambulatori del Paese. Questo ci consente di scattare l’istantanea del paziente e costruire un percorso assistenziale personalizzato”.

da QuotidianoSanità

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Formazione in Medicina. Oggi confronto Miur-Salute-Giovani Medici su decreti di riforma

I giovani medici chiedono meno anni di Specializzazione e riduzione dei tempi tra tesi di Laurea ed esame di abilitazione. Mazzucco (Sigm): “La formazione è questione di qualità, non di quantità di anni”. Fazio: “Futuri governi non interrompano le importanti riforme”.

09 NOV – “L’attuale sistema formativo in Medicina è incivile. Lo è per i giovani medici e per il Ssn, quindi per i cittadini”. Ad affermarlo è Walter Mazzucco, presidente del Segretariato dei Giovani Medici (Sigm), a margine di un incontro su medicina generale e formazione organizzato stamani al ministero della Salute. Un confronto che proseguirà nel pomeriggio con un workshop al Policlinico Umberto I di Roma nel corso del quale i giovani medici si confronteranno con i tecnici del ministero della Salute e del Miur sulle bozze di decreti per riformare il percorso formativo dei medici e ridurne i tempi. Perché, sottolinea Mazzucco, “la formazione è questione di qualità, non di quantità”.

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Un tema, quello della formazione, che il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha detto di avere “particolarmente a cuore, perché la formazione è il cuore del sistema”. Ma che secondo il Sigm, oggi, è “inadeguata” e “ingiustificatamente lunga”.

Tra corso di Laurea, tirocinio ed esame di abilitazione, e Specializzazione si tratta di almeno 11 anni. Come stabilito, secondo Mazzucco, “da vecchie leggi che forse, in un periodo di sovraccarico di professionalità mediche, cercavano di ritardare l’accesso al mondo del lavoro”.
Come deve essere, allora, una formazione di qualità secondo il Sigm? “Di qualità è una formazione incardinata in una rete formativa legata all’ospedale ma anche al territorio fin dal corso di Laurea in Medicina. Una formazione che – ha aggiunto Mazzucco – metta il giovane medico in contatto con tutte le articolazioni del sistema sanitario, garantendo un’attività professionalizzante di elevata qualità”.

Tutto questo dovrebbe essere contenuto nei decreti a cui il Miur sta lavorando e che, “da quanto ci è stato annunciato, recepiscono le nostre proposte” che consistono nella riqualificazione ma anche nella contrazione degli anni di formazione attraverso l’eliminazione di tempi morti e disservizi”, afferma Mazzucco. Tra le proposte della Sigm, la riduzione della durata dei corsi di specializzazione e il conseguente accantonamento di risorse da utilizzare per finanziare contratti aggiuntivi, ma anche la riduzione del periodo che intercorre tra la discussione della tesi di Laurea e l’esame di abilitazione. “Il tirocinio professionalizzante – spiega Mazzucco – dovrebbe essere svolto durante il corso di Laurea e l’esame di abilitazione essere contestuale alla discussione della tesi o previsto dopo pochi giorni”. Questo, secondo il presidente del Sigm, “permetterebbe anche di dare allo studente di medicina una visione ampia della medicina e delle sue articolazioni, compresa la medicina generale”.

Sulla medicina generale, infatti, si è concentrata la mattinata di lavori presso il ministero della Salute, nel corso della quale è stata lanciata la prima Survey sulle condizioni dei giovani medici di Medicina generale, promossa dalla Sigm e dal Movimento Giotto, che raccoglie i medici di medicina generale in attesa di convenzione con il Ssn. Il questionario sarà proposto via web ai giovani camici bianchi in formazione o già in possesso di diploma. I risultati dovrebbero fare emergere forti criticità e poco ottimismo da parte dei giovani medici, come già emerso d’altra parte in mattinata nel corso degli interventi di Walter Mazzucco e di Antonia Colicchio, presidente del Movimento Giotto.

Il ministro Fazio, però, si è detto ottimista sul futuro della medicina generale. “Importanti esempi di come si stia sviluppando arrivano già dalla Lombardia e dalla Toscana”, ha detto il ministro citando i progetti sperimentali avviati nelle due Regioni per la presa a carico dei pazienti affetti da alcune specifiche patologie croniche, ad esempio il diabete. “Si è inoltre chiuso il tavolo di lavoro sulla riforma del sistema di emergenza-urgenza che presto porteremo in Stato-Regioni e che prevede lo spostamento di codici bianchi e verdi dal Pronto Soccorso al territorio”. Una divisione “non solo spaziale, ma anche di gestione professionale”, ha sottolineato Fazio. Saranno i medici di medicina generale a dover assistere i codici bianchi e verdi, secondo quanto previsto dalla riforma.

Il ministro ha quindi auspicato che da parte dei futuri governi ci sia la responsabilità a portare avanti i gli importanti progetti avviati per la riorganizzazione del sistema sanitario, a partire proprio dal potenziamento della “medicina territoriale”. Area del Ssn che, secondo la Sigm, il Movimento Giotto e il presidente dell’Ordine di Roma, Mario Falconi, presente ai lavori, resta ancora la cenerentola del Ssn e della formazione in Medicina.

Secondo Fazio i tempi sono maturi e il pensionamento di un gran numero di medici, in questa fase di trasformazione, “non è una cattiva notizia”. “La disaffezione nei confronti della medicina generale – ha detto il ministro – è legata anche all’immagine di un medico che lavora alla vecchia maniera. Una maniera che non è più sufficiente né congrua alle esigenze del sistema, che ha bisogno di integrazione ospedale-territorio, di spostare sul territorio alcune tecnologie, e che chiede al medico di medicina generale di farsi carico delle diagnosi di I livello ma sapere interpretare anche quelle di II livello. Di avere dimestichezza con la telemedicina, di sapere costruire i percorsi terapeutici e garantire la continuità assistenziale”. Una nuova medicina territoriale che, secondo il ministro, saprà essere anche più appetibile alle nuove generazioni di studenti in Medicina.

da QuotidianoSanità

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