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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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Tra le vittime dell’ISIS ora ci sono anche i medici

I medici uccisi da Isis in un fotogramma del filmato diffuso in rete
I medici uccisi da Isis in un fotogramma del filmato diffuso in rete
Torna a far paura lo Stato Islamico (IS) e lo fa macchiando di sangue i camici bianchi. Infatti in Iraq, i jihadisti islamici hanno freddato con colpi di arma da fuoco alla testa una decina di «medici che si erano rifiutati di prestare cure ai miliziani feriti». A darne notizia è il canale satellitare iracheno Sumariya, che mostra un video diffuso dallo stesso ISIS. Secondo l’emittente, la strage è avvenuta a sud di Mosul, nel nord dell’Iraq, nei pressi di Hamam al Alil. Da tempo Isis ha avviato una campagna di reclutamento di giovani medici stranieri in modo da assicurarsi cure per i suoi soldati feriti. Inoltre, come dimostrano i proclami della propaganda, tra i compiti attribuiti alle donne c’è quello di praticare e studiare medicina.

           Tratto da Corriere.it

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Il fascino del camice bianco: medici «molestati» via sms e online

Medical Defence Union: nell’era digitale aumentati di un terzo i dottori oggetto di mire sentimentali e sessuali

MILANO – George Clooney/Doug Ross, Hugh Laurie/Gregory House. Per non parlare dei vari “belloni” di Grey’s Anatomy, Private Practice, Scrubs. I medici in televisione sono quasi sempre fascinosi. E pare che anche molti camici bianchi in “carne ed ossa” non siano da meno. Almeno in Gran Bretagna, dove sembra che l’impiego ormai quotidiano dei telefoni cellulari nel rapporto tra medico e paziente, ma soprattutto la diffusione dei social network, abbia moltiplicato il numero dei dottori oggetto di mire sentimentali o sessuali da parte di assistiti/e. La Medical Defence Union, che offre assistenza legale e assicurativa ai medici, ha calcolato che nell’era digitale sono aumentati di un terzo i dottori che si trovano a ricevere avance indesiderate dai propri pazienti: se dal 2002 al 2006 le richieste di aiuto in tal senso pervenute alla Mdu sono state 73, dal 2007 al 2011 il dato è salito a 100, riferisce online il Daily Telegraph. Insomma, niente di che ma il fatto è comunque curioso.

MOLESTIE – A ritrovarsi loro malgrado nel ruolo di rubacuori sono soprattutto i maschi (3 casi su 4) e in particolare i medici di medicina generale (72 casi su 100), mentre gli altri episodi riguardano specialisti ospedalieri compresi psichiatri e ginecologi. “Tampinati” via e-mail, su Facebook o su Twitter, bombardati da messaggi che a volte sconfinano nello stalking, non di rado i camici bianchi britannici sono vittime di attenzioni ai limiti della molestie, e a volte le spasimanti deluse si vendicano rovesciando l’accusa di molestie a carico del medico. Che la fiducia e la stima nei confronti del proprio medico, in qualche caso, possano trascendere in amore o desiderio sessuale «non è certo un fatto nuovo», precisa Claire Macaulay dell’Mdu. «Ma mentre in passato per approcciare il dottore il paziente invaghito prendeva carta e penna, ora può utilizzare gli strumenti digitali». Dalla classica lettera d’amore si è passati all’sms sul cellulare, all’e-mail o al messaggio sui social network.

VENDETTA – «I nostri associati – dice Macaulay – riferiscono che essere bombardati da questo tipo di messaggi è più invasivo che ricevere lettere». Dalla Mdu raccontano di un caso estremo. Un medico di famiglia aveva iniziato a ricevere lettere, regali e richieste di amicizia su Facebook da una sua paziente. Il dottore ha respinto le avance, invitando la donna a cambiare medico. Per vendicarsi, la paziente ha raccontato al nuovo dottore di aver avuto una relazione sessuale con il primo. Che è così finito sotto inchiesta ed è stato scagionato solo dopo 6 mesi di indagini. Se spesso i medici riescono i troncare sul nascere il tentativo di flirt, a volte si rende necessario l’intervento della polizia, riporta ancora la Mdu. E nei casi più gravi è capitato di arrivare all’ingiunzione per proteggere il camice bianco da stalking e molestie.

da Corriere.it

Doctors: Do you pray with patients?

About 50 percent of adults in one survey said they’d like doctors to pray with them in near-death situations.

When my daughter was about to be rushed to surgery for an emergency Caesarian-section a few years ago, our pastor was out of town. Thinking we really needed prayers about then, I lamented that Pastor was on vacation and asked my daughter who she wanted me to call.
About then, the pediatrician on call piped up, “Would you like for me to pray with you?” Though his name indicated perhaps he was of a different religious persuasion than we were, we figured we ought not be too picky about then. We’d take prayers any way we could get them, and we hoped our God heard them, no matter who was delivering them.
As we’d hoped, the doctor’s prayers seemed heartfelt and had the calming effect we’d hoped. Someone “up there” must have heard them, as today that baby who barged into this world two months early is a strapping, healthy eighteen-year-old recent high school graduate.
A recent AmMedNews.com article looked at the issue of doctors praying with patients. When nearly 500 adults were surveyed in 2003 about two-thirds of them thought doctors should know about their spiritual beliefs. One in five said they’d like to pray with a doctor during a routine office visit, and about 30 percent said they’d like to do so when they’re in the hospital. If they were near death, half said they would like to pray with their doctors.
In 2007, an Archives of Internal Medicine survey reported that three out of four doctors say their patents mention spiritual issues “sometimes or often.”
Some doctors say they prefer the patients or family members initiate the prayer, though—such as G. Richard Holt, MD, MPH, an otolaryngologist who recently retired. In a presentation at a conference, he spoke of concerns about doctor-initiated prayer being an ethical breach, but says, “Being there silently with the patient during the prayer is, for the most part, a benign demonstration of validating the patient’s faith as being important to them.”
“It does no harm to the doctor or the patient and usually does good,” Holt says. “To me, once you start taking an active part in it, I’m concerned that it becomes different.”
The AmMedNews article says that ethical guidelines from major physician organizations do not address how physicians ought to handle patient requests. And, though the Joint Commission makes hospitals assess “what spiritual beliefs are important to patients or might affect their care,” it doesn’t cover physician-patient prayer either.
Results of a May 2006 Medical Care study show that a little more than half of the 1,200 physicians it surveyed say they will pray with patients when asked.
Nancy Berlinger, PhD, a research scholar at The Hastings Center, has studied the role of chaplains in patient care and says physicians should “be aware of patients’ religious beliefs and work with pastoral-care providers to help address spiritual concerns.”
She also says physicians “should expect [religious] requests and have a plan for handling them that is consistent with their organization’s policies.”
Some practices, such as Mission Medical Clinic in Colorado Springs, Colo., offer a “Christ-centered environment.” Physicians there ask patients about their religious or spiritual beliefs when they take their history. Physicians ask, too, what role patients believe faith should play in care, and if patients want to pray with doctors or with volunteer lay ministers.
How about your health care organization? Do your physicians pray with patients? As a marketer or communicator, how do you share this information with patients or prospective patients?

Medici tra alcol e droghe: il prezzo da pagare per la carriera?

Doctor House
SOCIETÀ di Monica Piccini

22 maggio 2012 – 17:58Bello e sfuggente, il dottor Gianmarco B. ha 38 anni e uno sguardo da cui già a prima vista traspare difficoltà a relazionarsi con gli altri. Quando si rivolge allo psicologo del Sert di Brescia, mostra soddisfazione per aver conseguito la laurea e la specializzazione in ortopedia e traumatologia. Il percorso da studente modello comincia a sgretolarsi dopo aver vinto un concorso ed essere stato assunto dalla Croce Rossa della sua città. La cocaina lo aiuta a sostenere l’ideale iperlavorativo. Nei momenti di pausa sniffa in studio. In questo modo, non sente la fatica e può protrarre la giornata a suo piacere. Frequenta una collega, separata con figli. La relazione diventa totalizzante e a un certo punto lei lo lascia.

Non trovando conferme nell’ex compagna, il dottore le cerca nella dipendenza. Diventa aggressivo e ben presto comincia ad assumere cocaina anche durante le ore di lavoro. Durante una visita domiciliare va fuori strada con l’auto. I Carabinieri chiamati sul posto si accorgono che c’è qualcosa di sospetto nel suo atteggiamento: dopo il test antidroga, scatta il ritiro della patente e la sospensione dall’Ordine dei Medici; solo a quel punto è costretto a chiedere aiuto. Dopo aver seguito il programma di recupero del Sert, potrà avere di nuovo la patente ed essere valutato dalla Commissione medica per riprendere l’esercizio della professione.

Come lui, il 12% di chi indossa un camice bianco in Italia trova rifugio nell’alcol e nelle droghe, un “aiutino” per far fronte al sovraccarico di lavoro, al peso emotivo, alla fatica, all’eccesiva burocratizzazione della professione e all’alto tasso di conflittualità tra colleghi. Secondo il Journal of American Medical Association, la percentuale di dottori con problemi di tossicodipendenza è simile a quella della popolazione generale, ma con conseguenze professionali ben più pesanti, dal momento che un errore in sala operatoria può essere fatale per il paziente.

In Italia l’argomento è tabù. Un esperto nel campo come Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento dipendenze patologiche della Asl di Milano, dice che «sì, il problema esiste, anche se non si hanno numeri in merito». In mancanza di dati certi, «si stima che la situazione nel nostro paese sia molto simile a quella spagnola», gli fa eco la dottoressa Paola Mora, segretario generale dell’Associazione per la difesa delle professionalità mediche. È lei l’ideatrice del ‘Progetto Helper’, sviluppato sull’esempio del programma di recupero “El Paime”, in funzione da ormai dieci anni dall’Ordine dei Medici di Barcellona.

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IL PRESIDENTE DEL SENATO DELLA REPUBBLICA INCONTRA I GIOVANI MEDICI (SIGM)

A seguito dell’invio della lettera aperta dei Giovani Medici alle Istituzioni (scarica allegato) nei giorni concitati della protesta scatenata dall’approvazione al Senato della Repubblica della norma “tassa borse di studio” e continuata per portare all’attenzione dell’opinione pubblica la condizione dei giovani camici bianchi italiani, nella giornata odierna una delegazione del Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM) è stata formalmente accolta dalla Presidenza del Senato della Repubblica nella persona del Presidente Sen. Renato Schifani.

Il Presidente Schifani e i giovani medici

All’incontro era presente anche il Sottosegretario alla Salute, Prof. Adelfio Elio Cardinale, che si è reso disponibile a dare ascolto sin da subito alla proposte in tema di formazione e lavoro che i giovani medici italiani hanno dimostrato di voler a gran voce portare all’attenzione delle Istituzioni confermando la propria partecipazione alla II Conferenza Nazionale dei Giovani Medici (SIGM) in programma nelle giornate di domani e sabato a Roma (scarica programma).

Nell’incontro abbiamo ricevuto ampie rassicurazioni circa l’approvazione con fiducia al Governo del testo emendato nella giornata di ieri alla Camera dei Deputati (leggi news pubblicata ieri) che sarà votato nelle giornate di lunedi e martedi in terza lettura dal Senato della Repubblica senza ulteriori modifiche.


SPECIALIZZANDI: Ultime news sulla pubblicazione del bando 2011-2012 (aggiornamento del 30-03-2012)

ULTIME SUL BANDO DI CONCORSO 2011-2012: Concluso il lavoro della Commissione di Esperti del MIUR!

Si è concluso il lavoro della Commissione di Esperti M.I.U.R., incaricata di aggiornare e monitorare le aggregazioni delle scuole di specializzazione di area sanitaria e proseguirne la razionalizzazione. Tale Commissione ha lavorato sul riadattamento dei criteri per l’attribuzione alle scuole di specializzazione di area sanitaria dei 5000 contratti ministeriali da mettere a concorso per il corrente a.a. 2011/2012…

leggi tutto su www.giovanemedico.it

La diaspora dei Medici dal proprio Paese di origine danneggia la base stessa di un Sistema Sanitario (estratto da articolo di Guglielmo Riva)

La migrazione dei medici dai Paesi africani verso Australia, Canada, Stati Uniti e Regno Unito produce una perdita economica per i Paesi di origine e un risparmio considerevole per i Paesi che reclutano e impiegano i migranti.

Uno studio multipaese[1] ha esaminato gli aspetti finanziari dell’emigrazione dei medici da 9 Paesi dell’Africa sub-sahariana calcolando il costo della formazione dei medici, il mancato ritorno dell’investimento in formazione nei Paesi di origine, il vantaggio economico dei Paesi che impiegano i medici migranti.

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[…] In questo contesto la regolamentazione dei flussi migratori del personale sanitario ha acquisito nuova urgenza e priorità. Il negoziato in sede OMS su un Codice Globale di Condotta sul Reclutamento Internazionale del Personale Sanitario è stato approvato alla 63° Assemblea Mondiale della Sanità[7] (2010) a seguito un negoziato durato 6 anni. Come riferito nel preambolo, la Dichiarazione di Kampala al Primo Forum Globale sulle Risorse Umane in Sanità (marzo 2008) e i comunicati G8 del 2008 e 2009 hanno incoraggiato l’OMS ad accelerare la sviluppo e l’adozione del Codice.

da SaluteInternazionale.info

Liberalizzazioni: preventivi e polizze ora sono operative per tutti i medici

Decreto sulle liberalizzazioni ancora sotto i riflettori per le sorprese che regala a una lettura certosina del testo così com’è uscito in Gazzetta ufficiale. Una in particolare, quella che allarga a tutti i medici i provvedimenti dell’articolo 9 su pattuizione dei compensi e copertura assicurativa. Tutti: non solo lo specialista privato, di cui già si sapeva, ma anche il medico del Ssn in intramoenia e quello convenzionato.
Tutta colpa di quei ritocchi e limature che un provvedimento di legge subisce spesso mentre è in cammino, non solo prima di entrare in un’aula (del consiglio dei ministri o del parlamento) ma anche prima di fare ingresso in stamperia, quella ovviamente del Poligrafico. E così all’articolo 9 del decreto, quello sulle professioni regolamentate, spariscono le eccezioni che inizialmente lasciavano fuori i medici dalla contrattazione degli onorari. «Il compenso per le prestazioni professionali» si legge nel testo in Gazzetta «è pattuito al momento del conferimento dell’incarico professionale. Il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico». Non solo: l’entità del compenso, da indicare per iscritto se il paziente lo richiede, «va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi». Continue reading “Liberalizzazioni: preventivi e polizze ora sono operative per tutti i medici”

La crisi manda sul lastrico anche i Medici americani…

NEW YORK (CNNMoney) —Doctors in America are harboring an embarrassing secret: Many of them are going broke. This quiet reality, which is spreading nationwide, is claiming a wide range of casualties, including family physicians, cardiologists and oncologists.

Industry watchers say the trend is worrisome. Half of all doctors in the nation operate a private practice. So if a cash crunch forces the death of an independent practice, it robs a community of a vital health care resource.
“A lot of independent practices are starting to see serious financial issues,” said Marc Lion, CEO of Lion & Company CPAs, LLC, which advises independent doctor practices about their finances.
Doctors list shrinking insurance reimbursements, changing regulations, rising business and drug costs among the factors preventing them from keeping their practices afloat. But some experts counter that doctors’ lack of business acumen is also to blame.
Loans to make payroll: Dr. William Pentz, 47, a cardiologist with a Philadelphia private practice, and his partners had to tap into their personal assets to make payroll for employees last year. “And we still barely made payroll last paycheck,” he said. “Many of us are also skimping on our own pay.”
Pentz said recent steep 35% to 40% cuts in Medicare reimbursements for key cardiovascular services, such as stress tests and echocardiograms, have taken a substantial toll on revenue. “Our total revenue was down about 9% last year compared to 2010,” he said.

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