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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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5 giorni su 7 a 340 euro? Botta e risposta sulle condizioni di #lavoro dei giovani professionisti @corriereit @drsilenzi

Botta e risposta nata dalla testimonianza di una giovane che sta tentando di entrare nel mondo della “comunicazione” a cui, successivamente, risponde un giovane imprenditore di comunicazione.

Tempo stimato per la lettura 5 minuti.

La lettura li vale tutti per capire cosa sta accadendo in questo momento in Italia.

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di Giorgia D.

Dobbiamo imparare, a volte, a dire no. Dire no a quel datore di lavoro furbetto che ti offre due spiccioli per un impiego che meriti e per il quale hai studiato.

Io ho detto di no ma, finché ci saranno ragazzi che accetteranno qualsivoglia compromesso, la situazione in Italia non cambierà.

Ho 26 anni e sono una giornalista praticante. Vivo nelle Marche ma sto cercando lavoro dove si dice che ancora qualcosina ci sia: Milano.  Ho mandato il curriculum a un’agenzia di comunicazione che, dopo un primo colloquio, ha deciso di assumermi. Bello vero?

Sì, peccato che mi offrivano 500 euro con partita Iva. Chiamo immediatamente il mio commercialista che mi spiega come funziona. Ecco la sintesi. Per gli under 35 la partita Iva è agevolata al 5 per cento quindi significa che ai 500 euro iniziali avrei dovuto togliere 25 euro. Totale stipendio mensile: 475 euro. Ma non finisce qui. A questa somma vasottratto il 27% della Gestione Separata dell’Inps.

Ho studiato Lettere ma due calcoli riesco a farli.  Al mese  il guadagno sarebbe stato di 340 euro. Con questa cifra sarebbe stato impossibile prendere una stanza in affitto e sopravvivere, così ho detto subito di no. Arrivederci, senza grazie.

Un altro ragazzo invece ha accettato l’offerta. Lui è di Milano e ha deciso di svegliarsi cinque giorni su sette per prendere 340 euro. Chi finora ha accettato questi compromessi, si deve ritenere colpevole della crisi economica e della disoccupazione giovanile.

Basta a dire “fa curriculum”, “fa esperienza”. Abbiate il coraggio di dire che vi meritate di più. 

 

 
Cara Giorgia
Ti rispondo dopo aver pensato molto a cosa dirti. Il mercato del lavoro è complesso. Io ho un’azienda che da tre anni si destreggia nei dedali della comunicazione, e lavoro con ragazzi che hanno al massimo 30 anni (io ne ho 36) quasi tutti laureati e quasi tutti eccellenti professionisti. Ma cosa vedo in giro? Universitari che vengono per uno stage formativo senza conoscere l’inglese, senza sapere cos’è un social media, senza nemmeno essere in grado di fare una telefonata, che scrivono qual è con l’apostrofo, e non sanno cos’è un anacoluto. Vedo e leggo curricula in cui impazzano errori di ortografia e grammatica, faccio colloqui a gente che “vuol lavorare nel mondo della comunicazione” e non sa dirmi l’ultimo libro che ha letto, semplicemente perché non legge. L’informazione è acquistata gratuitamente su internet, e non si legge più nemmeno un giornale (per carità non che non si campi meglio, ma se vuoi fare il giornalista o lavorare nel mondo della comunicazione mi sembra il de minimis). Sento gente che si lamenta perché non c’è lavoro: io ho aperta una posizione per addetto stampa da quasi un anno (figura junior) con una base mese dopo un periodo di prova che definirei oltre modo dignitosa. Certamente più dignitosa della mia quando a 24/25 anni sono entrato in questo mondo a 500 euro al mese pagati dopo 7 mesi di carestia. Ma sai cosa penso? Penso che l’alibi dei soldi sia spesso un gran bell’alibi. Per carità, non sarà il tuo caso e non è mia intenzione offendere la tua dignità di professionista o futura tale. Ma per lavorare bisogna farsi il mazzo, perché non è vero che è un diritto e basta. Il lavoro è un dovere. Morale ed etico nei tuoi confronti, per la tua capacità di inserirti nel mondo. E se vuoi fare quello che ti piace bisogna che questo lavoro sia fatica quotidiana che ti porta a migliorare giorno dopo giorno. Il lavoro è studio. E lo studio è obbligatorio nel mondo della comunicazione, perché è la tua formazione, che va al di là del mero titolo di studio o della capacità di svolgere un compito. è tutto. è l’insieme. Io vedo giovani ragazzi a cui non darei una cicca del mio lavoro. Perché non solo non hanno capacità, ma non hanno la mentalità per lavorare con me, per la mia azienda, per i miei clienti. Gente che pensa che questo sia un lavoro a ore, e poi si lamenta che non fa nulla di interessante. MI dispiace Giorgia. Io penso che tu abbia sbagliato (però non conosco bene i dettagli e quindi è un giudizio parziale). Questo lavoro si prende, perché se sei brava, se hai le qualità, le capacità e l’intelligenza per farlo da 500 euro si arriva velocemente a 800 (scrivendo a cottimo, sotto falso nome, lavorando come ghost per le case editrici di notte perché di giorno lavori per l’agenzia o il giornale, scrivendo centinaia di marchette per 15 euro a pezzo…insomma con la grande arte dell’arrangiarsi che se non hai allora non puoi lavorare in questo mondo). Di giornalisti è pieno il mondo. E nessuno sente la mancanza di un giornalista in meno. Di persone valide ne stiamo cercando tutti. Ahimè, non si trovano. Perché, ormai ne sono convinto, non ci sono. (anche se qualche volta qualcuno lo trovo… lo prendo, lo pago e non ci sono soldi meglio spesi). 
p.s non entriamo nemmeno nell’argomento “diventare giornalisti professionisti” perché sarebbe da farci un bel libretto, giusto? e nemmeno di quanto lavora un media un giornalista nelle redazioni dei giornali, giusto??? e nemmeno di come i giornali hanno business plan che se fossero aziende normali andrebbero dritti dritti nei tribunali fallimentari???
Cioè parliamo di mondo reale, giusto?
damiano
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Riforma del lavoro, ecco il piano Fornero (di Paolo Griseri)

IL CONTRATTO UNICO
Accesso con tutele a tappe, poi niente licenziamenti 
L’idea è quella di sostituire con un unico contratto gli attuali 48 censiti dall’Istat. E’ la frammentazione che penalizza soprattutto donne e giovani e che porta il salario medio lordo di un lavoratore italiano il 32% sotto la media dei Paesi dell’area euro. Nascerà per questo il Cui, contratto unico di ingresso. Avrà due fasi: una di ingresso, che potrà durare, a seconda dei tipi di lavoro, fino a tre anni. E una seconda fase di stabilità, in cui il lavoratore godrà di tutte le tutele che oggi sono riservate ai contratti a tempo indeterminato.

Durante la fase di ingresso, in caso di licenziamento con motivazioni che non siano di tipo disciplinare (“giusta causa”), il datore di lavoro non avrà l’obbligo di reintegrare il dipendente ma potrà risarcirlo in pagando una specie di penale pari alla paga di cinque giorni lavorativi per ogni mese lavorato. In caso di una fase di ingresso di tre anni, il licenziamento dovrà essere risarcito con sei mesi di mensilità.

Già oggi, durante il periodo di prova, non si applica la l’articolo 18 sui licenziamenti. La riforma prevede che il periodo di prova si possa allungare fino a tre anni e in cambio concede che il contratto di ingresso si trasformi automaticamente, al termine della prova, a tempo indeterminato. L’automatismo evita al lavoratore il succedersi di decine di minicontratti precari. Le imprese dopo tre anni possono licenziare il dipendente con un risarcimento senza essere costrette ad assumerlo.

TEMPO DETERMINATO
Per i contratti a termine salario sopra i 25mila euro 
Oggi sono una prassi diffusa nelle aziende che possono così assumere senza prendersi impegni particolari nei confronti dei dipendenti. La riforma li renderà invece una specie di lusso, un modo per remunerare professionisti e personale specializzato. Uno studio del Collegio Carlo Alberto di Torino, di cui Garibaldi è direttore, mette in evidenza che nel 2008 il 96% dei dipendenti italiani a tempo determinato guadagnava meno di 35 mila euro lordi all’anno. Una retribuzione per mansioni medio basse.

Con il provvedimento allo studio invece sarà impossibile assumere a tempo determinato dipendenti per i quali viene corrisposto un salario inferiore ai 25 mila euro lordi annui (o proporzionalmente inferiore se la prestazione dura meno di dodici mesi). Naturalmente faranno eccezione i lavori tipicamente stagionali (come quelli agricoli o alcuni nelle località turistiche).

Verrà messo un tetto anche ai contratti a progetto e di lavoro autonomo continuativo che rappresentino più di due terzi del reddito di un lavoratore con la stessa azienda. Se questi contratti avranno una paga annua lorda inferiore ai 30 mila euro, saranno trasformati automaticamente in Cui. La riforma dovrebbe anche prevedere l’introduzione di un salario minimo legale stabilito da un accordo tra le parti sociali. Se non si trovasse l’accordo, il salario minimo dovrà essere fissato dal Cnel.

tratto da Repubblica.it

Anche in Liguria confermato per il 2012 il blocco alle assunzioni in sanità

liguria andrea silenzi

Rinnovato anche per il 2012 il blocco delle assunzioni nella sanità, esteso anche ai  lavoratori interinali. Lo ha comunicato l’assessore alla salute, Claudio Montaldo, dopo la decisione assunta dalla Giunta. 

14 GEN – Anche per quest’anno in Liguria non si potranno effettuare assunzioni nel comparto sanità. “Si tratta di una decisione – ha spiegato Montaldo – che si è resa necessaria per continuare a  garantire il controllo dell’andamento economico del sistema e vale anche per le autorizzazioni in deroga rilasciate dalla Regione nel 2011 e non eseguite dalle aziende sanitarie che dovranno essere sottoposte a una nuova verifica”. “Tutta la politica delle assunzioni – ha aggiunto l’assessore – è subordinata all’attuazione dei piani organizzativi conseguenti alla riduzione delle strutture complesse cliniche e amministrative adottati e alle altre manovre in via di attuazione”.
Inoltre la Giunta ha approvato oggi  il piano di riduzione delle  strutture complesse tecnico-amministrative di tutte le aziende sanitarie che sono scese di circa 40 unità. Un numero che si va ad aggiungere alla riduzione delle strutture cliniche messa in atto a dicembre e che porta il totale delle strutture complesse a meno 110.
La riduzione di oggi  riguarda le funzioni direttive di strutture relative al bilancio, al personale, agli affari generali e legali, al provveditorato ed economato, pianificazione, programmazione e controllo che non potranno essere più di 9 per azienda, con la precisazione che le aziende più piccole dovranno avere tetti inferiori.

da QuotidianoSanità

Ecco le 46 forme di contratto di Lavoro.

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Ecco l’elenco delle 46 forme contrattuali vigenti, stilato dal dipartimento Mercato del Lavoro della Cgil. L’elenco è contenuto in uno studio a cura di Claudio Treves.

Leggi su Rassegna.it

Forum Nazionale Giovani: audizione alla Camera sul (non) lavoro dei giovani

Il Forum Nazionale Giovani, piattaforma associativa che vanta ormai tra le proprie fila anche noi Giovani Medici, ha portato all’attenzione del Parlamento nell’audizione alla Commissione Lavoro della Camera il 27 settembre u.s. diversi temi: previdenza complementare, qualità degli stage, continuità e qualità retributiva, valutazione omogenea della formazione professionale, precariato.

Nell’audizione si è parlato di come la flessibilità non debba essere una scusa per sfociare nel precariato e di come l’associazionismo giovanile possa essere un veicolo di conoscenza e sensibilizzazione sui diritti dei giovani lavoratori.

Vi invito a leggere l’articolo sul Sole 24 Ore

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-09-27/forum-giovani-lavoro-evitare-152014.shtml?uuid=AagaE17D

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Mettiamo i paletti alla Riforma di Medicina: il SIGM dice no alle azioni unilaterali!

I Giovani Medici (S.I.G.M.) chiedono congelamento iter emendamento A.C. 4274 alla Legge Delega Governativa “per il riassetto della normativa sulla sperimentazione clinica e per la riforma degli ordini delle professioni sanitarie, nonchè disposizioni in materia sanitaria”, che introdurrebbe la modifica dello status dei medici specializzandi.

Il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) esprime preoccupazione nell’apprendere, alla vigilia di un incontro in programma col Ministro della Salute il 21 settembre p.v., del tentativo da parte del Governo di affrontare in modo unilaterale un punto estremamente delicato della Proposta di Riforma del sistema formativo pre e post lauream in medicina, ovvero attraverso una proposta emendativa alla “Legge Delega per il riassetto della normativa sulla sperimentazione clinica e per la riforma degli ordini delle professioni sanitarie, nonché disposizioni in materia sanitaria”, recentemente approvata in Commissione Affari Sociali ed in atto in discussione alla Camera dei Deputati….

Continua a leggere su www.giovanemedico.it

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