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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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5 giorni su 7 a 340 euro? Botta e risposta sulle condizioni di #lavoro dei giovani professionisti @corriereit @drsilenzi

Botta e risposta nata dalla testimonianza di una giovane che sta tentando di entrare nel mondo della “comunicazione” a cui, successivamente, risponde un giovane imprenditore di comunicazione.

Tempo stimato per la lettura 5 minuti.

La lettura li vale tutti per capire cosa sta accadendo in questo momento in Italia.

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di Giorgia D.

Dobbiamo imparare, a volte, a dire no. Dire no a quel datore di lavoro furbetto che ti offre due spiccioli per un impiego che meriti e per il quale hai studiato.

Io ho detto di no ma, finché ci saranno ragazzi che accetteranno qualsivoglia compromesso, la situazione in Italia non cambierà.

Ho 26 anni e sono una giornalista praticante. Vivo nelle Marche ma sto cercando lavoro dove si dice che ancora qualcosina ci sia: Milano.  Ho mandato il curriculum a un’agenzia di comunicazione che, dopo un primo colloquio, ha deciso di assumermi. Bello vero?

Sì, peccato che mi offrivano 500 euro con partita Iva. Chiamo immediatamente il mio commercialista che mi spiega come funziona. Ecco la sintesi. Per gli under 35 la partita Iva è agevolata al 5 per cento quindi significa che ai 500 euro iniziali avrei dovuto togliere 25 euro. Totale stipendio mensile: 475 euro. Ma non finisce qui. A questa somma vasottratto il 27% della Gestione Separata dell’Inps.

Ho studiato Lettere ma due calcoli riesco a farli.  Al mese  il guadagno sarebbe stato di 340 euro. Con questa cifra sarebbe stato impossibile prendere una stanza in affitto e sopravvivere, così ho detto subito di no. Arrivederci, senza grazie.

Un altro ragazzo invece ha accettato l’offerta. Lui è di Milano e ha deciso di svegliarsi cinque giorni su sette per prendere 340 euro. Chi finora ha accettato questi compromessi, si deve ritenere colpevole della crisi economica e della disoccupazione giovanile.

Basta a dire “fa curriculum”, “fa esperienza”. Abbiate il coraggio di dire che vi meritate di più. 

 

 
Cara Giorgia
Ti rispondo dopo aver pensato molto a cosa dirti. Il mercato del lavoro è complesso. Io ho un’azienda che da tre anni si destreggia nei dedali della comunicazione, e lavoro con ragazzi che hanno al massimo 30 anni (io ne ho 36) quasi tutti laureati e quasi tutti eccellenti professionisti. Ma cosa vedo in giro? Universitari che vengono per uno stage formativo senza conoscere l’inglese, senza sapere cos’è un social media, senza nemmeno essere in grado di fare una telefonata, che scrivono qual è con l’apostrofo, e non sanno cos’è un anacoluto. Vedo e leggo curricula in cui impazzano errori di ortografia e grammatica, faccio colloqui a gente che “vuol lavorare nel mondo della comunicazione” e non sa dirmi l’ultimo libro che ha letto, semplicemente perché non legge. L’informazione è acquistata gratuitamente su internet, e non si legge più nemmeno un giornale (per carità non che non si campi meglio, ma se vuoi fare il giornalista o lavorare nel mondo della comunicazione mi sembra il de minimis). Sento gente che si lamenta perché non c’è lavoro: io ho aperta una posizione per addetto stampa da quasi un anno (figura junior) con una base mese dopo un periodo di prova che definirei oltre modo dignitosa. Certamente più dignitosa della mia quando a 24/25 anni sono entrato in questo mondo a 500 euro al mese pagati dopo 7 mesi di carestia. Ma sai cosa penso? Penso che l’alibi dei soldi sia spesso un gran bell’alibi. Per carità, non sarà il tuo caso e non è mia intenzione offendere la tua dignità di professionista o futura tale. Ma per lavorare bisogna farsi il mazzo, perché non è vero che è un diritto e basta. Il lavoro è un dovere. Morale ed etico nei tuoi confronti, per la tua capacità di inserirti nel mondo. E se vuoi fare quello che ti piace bisogna che questo lavoro sia fatica quotidiana che ti porta a migliorare giorno dopo giorno. Il lavoro è studio. E lo studio è obbligatorio nel mondo della comunicazione, perché è la tua formazione, che va al di là del mero titolo di studio o della capacità di svolgere un compito. è tutto. è l’insieme. Io vedo giovani ragazzi a cui non darei una cicca del mio lavoro. Perché non solo non hanno capacità, ma non hanno la mentalità per lavorare con me, per la mia azienda, per i miei clienti. Gente che pensa che questo sia un lavoro a ore, e poi si lamenta che non fa nulla di interessante. MI dispiace Giorgia. Io penso che tu abbia sbagliato (però non conosco bene i dettagli e quindi è un giudizio parziale). Questo lavoro si prende, perché se sei brava, se hai le qualità, le capacità e l’intelligenza per farlo da 500 euro si arriva velocemente a 800 (scrivendo a cottimo, sotto falso nome, lavorando come ghost per le case editrici di notte perché di giorno lavori per l’agenzia o il giornale, scrivendo centinaia di marchette per 15 euro a pezzo…insomma con la grande arte dell’arrangiarsi che se non hai allora non puoi lavorare in questo mondo). Di giornalisti è pieno il mondo. E nessuno sente la mancanza di un giornalista in meno. Di persone valide ne stiamo cercando tutti. Ahimè, non si trovano. Perché, ormai ne sono convinto, non ci sono. (anche se qualche volta qualcuno lo trovo… lo prendo, lo pago e non ci sono soldi meglio spesi). 
p.s non entriamo nemmeno nell’argomento “diventare giornalisti professionisti” perché sarebbe da farci un bel libretto, giusto? e nemmeno di quanto lavora un media un giornalista nelle redazioni dei giornali, giusto??? e nemmeno di come i giornali hanno business plan che se fossero aziende normali andrebbero dritti dritti nei tribunali fallimentari???
Cioè parliamo di mondo reale, giusto?
damiano

In Italia attende 3 anni per una risposta ad una domanda di concorso, in UK è il cardiochirurgo più giovane dell’NHS: la storia di Simone Speggiorin @giovanimedici

MARTELLAGO – Oggi la Bbc manderà in onda uno speciale radiofonico dedicato ad un noto cardiochirurgo pediatrico, raccontando tutti progetti di questo affermato professionista. Giovedì prossimo si ripeterà, addirittura con un documentario di un’ora. Nulla di strano e di eclatante, è normale che il principale network britannico si interessi alle eccellenze sanitarie del Regno Unito. Ma la notizia davvero singolare è che il medico in questione ha solo 36 anni, un percorso didattico condotto tra Mestre e Padova, ed è originario di Olmo di Martellago. Nel Miranese è cresciuto, poi a 19 anni ha capito che quel paesino cominciava a stargli stretto.

IL TRASFERIMENTO
Per dar sfogo alle proprie ambizioni doveva trasferirsi, prima a Padova e poi in Inghilterra. E da quel giorno Simone Speggiorin di strada ne ha fatta davvero tanta. Sono molti i giovani italiani che decidono di tentare l’avventura all’estero, ma pochi riescono ad affermarsi in un campo simile consacrandosi pure a livello internazionale. Nel settore il suo nome circola da tempo, perché Simone è il più giovane cardiochirurgo “strutturato” (dirige un’unità e ricopre un ruolo equivalente a quello italiano di primario) di tutta l’Inghilterra. Ma ad affascinare i media britannici è anche e soprattutto un progetto che lo vede in prima linea con un’associazione che si occupa di curare i bambini indiani colpiti da problemi cardiaci.

Dottor Speggiorin, come nasce l’opportunità di lasciare l’ambiente padovano e volare oltremanica? «Nel 2003 mi sono laureato in Medicina a Padova, nel 2009 ho completato la specializzazione in cardiochirurgia imparando moltissimo dal professor Giovanni Stellin, il mio primo mentore. Ma il mio sogno era quello di lavorare con i bambini, mi affascinava l’idea di curare i piccoli con malformazioni cardiache. E sapevo che prima o poi avrei dovuto andare all’estero per completare il mio percorso formativo».
In Italia non sarebbe stato possibile? «Non volevo ristagnare come precario in un sistema molto ma molto indietro, il problema è generale e non basterebbe certo solo una riforma della sanità. È per questo che ho deciso di mettermi in gioco all’estero. Dopo la specializzazione in Italia ottieni un diploma e sei legalmente abilitato a fare il cardiochirurgo, ma non è facile essere già formato e pronto per svolgere la professione».
Quindi, che è successo? «Tramite Giovanni Stellin, a cui devo moltissimo, ho conosciuto il professor Martin Elliott del Great Ormond Street Hospital di Londra, uno degli ospedali pediatrici più importanti d’Europa. Con lui ho scritto un articolo scientifico, evidentemente gli è piaciuto il mio modo di lavorare. E mi ha chiesto di seguirlo a Londra».
Un’occasione che lei ha deciso di prendere al volo, giusto? «Si, sono stato li per tre anni sub-specializzandomi in chirurgia tracheale e cardiochirurgica pediatrica. Poi è spuntata una nuova opportunità, un altro aereo da prendere al volo».
Ed è finito per un anno in India Bengalore, come mai? «In quell’area geografica la popolazione è vastissima e ci sono molti bambini, la quantità di malformazione al cuore è purtroppo molto elevata e quindi sapevo che li c’era bisogno di lavoro. I dottori indiani sono molto bravi ma come numero non bastano. L’India era il posto ideale per completare il mio training formativo».
Che esperienza è stata? «Bella, bellissima. Uno choc culturale, certo, ma mi è servita molto per testare davvero quello che potevo valere».
Dopo un anno si è presentata l’occasione di partire di nuovo, è stata una scelta difficile? «Mi hanno offerto due posti, a Leicester in Inghilterra e a Sidney in Australia. Ho scelto la prima per rimanere in Europa, per riavvicinarmi agli amici e alla famiglia».
E proprio a Leicester, nel cuore del Regno Unito, lavora tutt’ora. Di cosa si occupa? «Al Glenfield Hospital sono stato assunto come cardiochirurgo pediatrico. Ma faccio pure parte di una charity con un gruppo di dottori da tutto il mondo che vanno in India ad operare bambini».
Come si struttura questo progetto? «La charity è nata proprio a Leicester, tre o quattro volte all’anno andiamo in India a curare questi bambini che altrimenti morirebbero. Spesso appartengono a famiglie che vivono in grandi condizioni di povertà e non si possono permettere alcuna spesa. Così il costo delle cure viene suddiviso tra l’ospedale indiano e la nostra charity, denominata “Healing Little Hearts”».
Quali sono le più grandi differenze tra il sistema sanitario italiano e quello inglese? «Quello britannico è organizzato in maniera maniacale ed è più meritocratico, se sei bravo è più facile che vai avanti». E dell’Italia cosa le manca? «La famiglia e la colazione con brioche e cappuccino, stop. La maggior parte dei miei vecchi amici è già all’estero».
Tornerebbe? «No, non avrebbe senso. Pensi: tre anni fa feci domanda per un concorso in Italia, mi hanno risposto la settimana scorsa. Assurdo. Ora sono in una curva ascendente, tornare significherebbe rimettersi in coda. Per fortuna il mondo è grande e pieno di opportunità».

Articolo tratto da VeneziaToday

N.B. Leggi le pagine dedicate alla formazione – lavoro in UK dal portale dell’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM)

@HarvardBiz: Gli studenti apprendono meno e peggio laddove i sindacati dei professori sono più influenti #italystandup

La Scuola funziona peggio e gli studenti sono meno preparati laddove i sindacati degli insegnanti sono più forti ed influenti: io l’ho sempre pensato ma per fortuna ora lo afferma e prova anche uno studio riportato dall’Harvard Business Review della University of Chicago Law School e della University of Florida

Link: http://s.hbr.org/13TireM

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Italia, fai come la Germania e risparmi 55 miliardi

di Aldo Lanfranconi

Dalla spesa sanitaria a quella militare, dagli incentivi alle imprese alle spese per l’attività politico-diplomatica, il raffronto con i nostri partner europei indica molte delle correzioni da fare. Ad esempio nessuno in Europa, nemmeno la Grecia, umilia l’università come noi. I riallineamenti che si ricavano da quest’analisi avrebbero ridotto la spesa di circa 55 miliardi, più di tre punti del nostro Pil.

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Ecco come e dove ridurre la spesa pubblica in un’analisi scelta per voi da NoiseFromAmerika

da Linkiesta.it

PROGETTO GIOVANI RICERCATORI: AL VIA COLLABORAZIONE TRA MINISTERO DELLA SALUTE E GIOVANI MEDICI (SIGM)

Cari Colleghi,

giovani medici e ricercauna delegazione del SIGM è stata recentemente ricevuta dal Direttore Generale per la Ricerca sanitaria e biomedica e la vigilanza sugli enti e dai Responsabili degli Uffici della Ricerca Sanitaria del Ministero della Salute. All’ordine del giorno dell’incontro gli interventi a sostegno dell’accesso dei giovani camici bianchi Italiani alla ricerca scientifica. In tal contesto, come è noto, una delle più importanti iniziative promosse dal Ministero della Salute è rappresentata dal “Bando Giovani Ricercatori”, giunto alla quarta edizione e finalizzato all’assegnazione di ingenti risorse economiche (circa 32 milioni di euro) a giovani ricercatori under 40, a mezzo di presentazione di progetti di ricerca clinico-assistenziale e biomedica, prevalentemente di tipo traslazionale.

I delegati del SIGM hanno presentato alcune proposte migliorative del sistema di valutazione dei progetti di ricerca, sottolineando al pari la necessità di effettuare una valutazione ex post dei prodotti (pubblicazioni, brevetti, ecc.) esitati a seguito del finanziamento dei progetti.

Inoltre, sono state poste le basi per sviluppare una piattaforma comune di collaborazione tra il Ministero della Salute ed il SIGM al fine di veicolare presso i giovani medici ricercatori tutte le informazioni necessarie a comprendere il complesso sistema adottato per la valutazione dei progetti Giovani Ricercatori, oltre che per tenerli aggiornati sulle innovazioni introdotte nel sistema di valutazione e per rendere meglio fruibili le modalità di corretta strutturazione e presentazione del progetti di ricerca.

 

Giovani Medici (SIGM) – Dipartimento Ricercatori (SIMeR)

leggi tutto su www.giovanemedico.it

Anche i Giovani Medici (SIGM) presenti all’incontro dei giovani con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

ROMA – Il Presidente della Repubblica incontra, lunedì 28 maggio, rappresentanze del mondo giovanile al Quirinale, in occasione della presentazione dell’attività dell’Osservatorio Lavoro dell’Arel (Agenzia di ricerche e legislazione) e delle proposte “per una nuova politica” contenute nel libro “Giovani senza futuro?” curato da Carlo Dell’Aringa e da Tiziano Treu. Ne da notizia il sito del Quirinale (clicca qui).

Diretta dell’evento dalle ore 11 su RaiNews24 e su Twitter dal profilo @drsilenzi

Nei giorni scorsi l’Arel ha attivato sul suo portale il forum “Le domande dei giovani” sulla loro condizione, le aspettative di lavoro, le scelte di vita delle nuove generazioni. Ad ascoltare le posizioni emerse sulle principali tematiche – tra i titoli: “Benedette donne”; “Pensionati immaginari”; “Giovani-adulti”; “L’eterno stagista”; “I primi della classe”; “L’Europa che non ho”; “La mobilità fa bene” – e a confrontarsi direttamente con i giovani, alla presenza del Capo dello Stato, saranno Carlo Dell’Aringa e Tiziano Treu, il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, Enrico Giovannini, Presidente dell’Istat, Maurizio Ferrera, professore Ordinario di Politiche Sociali e del Lavoro presso l’Università di Milano, e Glenda Quintini, economista dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).

Il dialogo promosso sulla rete dall’Arel sarà così approfondito – dopo l’incitamento di Palermo del Presidente Napolitano ai giovani a “scendere al più presto in campo per rinnovare la politica e la società perché l’Italia ne ha bisogno” – nell’incontro al Quirinale con rappresentanze del Forum Nazionale Giovani; dei giovani sindaci dell’Anci; delle organizzazioni giovanili Cgil, Cisl, Uil, Ugl; delle associazioni dei giovani immigrati; dei giovani di Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, CNA, Confcooperative, Confesercenti; dei rappresentanti delle organizzazioni del Terzo settore e del volontariato; di studenti di diverse università italiane e di ricercatori CNR.

La vera anomalia italiana? La gerontocrazia!

Per il politologo e docente universitario Marc Lazar in Italia «i più anziani non vogliono lasciare il posto ai giovani e questo accade sia nel potere politico che nel potere economico o culturale o accademico». E, se  «i giovani dovranno impegnarsi sempre di più per ottenere un vero cambiamento», per esprimere il potenziale inespresso dell’Italia è necessario «dare responsabilità e opportunità a coloro che hanno 25-35 anni».

Gerontocrazia, forum nazionale giovani, giovani medici,
Serve un patto intergenerazionale per salvare questo Paese.

L’Italia non è l’unico paese in Europa che sta vivendo un declino economico, una crisi della classe dirigente e un aumento del proprio debito pubblico. A pochi chilometri dalla Liguria abbiamo, infatti, i francesi che condividono una sorte molto simile alla nostra. Quale futuro ha davanti l’Italia? Secondo Marc Lazar, politologo francese, storico ed esperto dei sistemi politici italiani, c’è bisogno di un forte legame italo-francese perché «il futuro dell’Europa sarà molto determinato dal rapporto tra Parigi-Berlino-Roma». E il legame fra Italia e Francia «è importante per ragioni economiche, perché la Francia è il secondo partner commerciale dell’Italia e perché abbiamo molte cose in comune sul piano culturale e storico».

Professor Lazar, data la sua conoscenza della situazione politica internazionale, che previsioni può fare per il futuro politico del nostro Paese?
Credo che da una parte la formazione del governo Monti significhi la fine di una certa fase politica, legata alla figura di Berlusconi, con una conseguente debolezza della rappresentanza parlamentare e ciò è testimoniato dalla necessità di formare un governo tecnico; ma dall’altra devo riconoscere che questo governo ha subito avuto una grande credibilità internazionale, sta attuando una manovra economica dura e diverse riforme di grande rilievo che gli potrebbero permettere una longevità di almeno un anno. Attualmente, infatti, non vedo l’interesse di un partito, sia di destra che di sinistra a fare cadere questo governo e di andare alle elezioni. Se la crisi dovesse esplodere dovrebbe avvenire entro la fine di marzo-aprile perché si sa che in Italia si vota prima dell’estate e poi da novembre c’è il semestre bianco del Presidente della Repubblica. Inoltre chi farà cadere il governo Monti si prenderà una responsabilità forte davanti all’opinione pubblica italiana ed europea e al momento nessuno sa come gestire le alleanze per le elezioni, quindi questo governo dovrebbe andare avanti fino al 2013.

Cosa succederà nel “post Monti”? Si arriverà a una deriva populista o si avrà una spinta di tipo socialista?
Fare un pronostico è molto difficile in Italia in questo momento, stiamo assistendo ad un doppio processo: da una parte c’è un rischio di grande destrutturazione del sistema politico derivante da una frammentazione impressionante all’interno degli schieramenti – perché prima avevamo Pd + Idv e dall’altra parte avevamo Pdl e la Lega; ora, invece, abbiamo un Pdl diviso, una Lega che spara a zero contro quasi tutti, un Pd che ha perso molti consensi, un Idv che critica un po’ tutti, e un terzo polo – e dall’altra parte il governo Monti che si presenta con una ricetta fatti di rigore, serietà e umiltà cercando di rompere con l’attitudine mediatica personale e populista di Berlusconi.

Ha partecipato ad un ciclo di incontri (organizzati da Assieme all’Associazione Management Club e Federmanager Academy) dove si è discusso proprio del “futuro dell’Italia nel XXI secolo”, a che conclusioni è pervenuto?
Ho scoperto un grandissimo interesse su tutto il territorio che abbiamo visitato ma anche una situazione di grande preoccupazione per il futuro dell’Italia in generale. Ciò che abbiamo rilevato durante questi seminari è una grande speranza per l’Italia, una grande volontà di rilanciare l’Italia. Dal territorio recuperiamo dunque le seguenti considerazioni:

  • 1. La necessità per le imprese di sviluppare la loro attività con maggior facilità, che tradotto significa più liberalizzazioni.
  • 2. Una grande attesa di una classe dirigente ben formata e di alta qualità con autorità pubbliche che potrebbero non prendere un posto importante ma avere un ruolo di regolazione importante
  • 3. Il bisogno di investire nel mondo dell’educazione, della ricerca ma anche della cultura.
  • 4. L’importanza delle risorse territoriali
  • 5. La voglia di trovare una soluzione per i giovani e di dare loro una speranza permettendogli di avere maggiori responsabilità.

Un Paese come l’Italia è pieno di talenti, esistono casi di eccellenza nei settori più diversi. Come si possono valorizzare e quali sono gli elementi che rallentano la nostra crescita?
Bisogna aumentare la concorrenza in modo da accrescere la competizione nell’eccellenza in tutti i settori. Più avremo una classe dirigente di alta qualità aperta a livello mondiale, più il nostro paese potrà giocare un ruolo nel Mediterraneo, l’Europa e anche nel Mondo.
Un problema dell’Italia è il divario tra Nord e Sud che rimane forte ed è un argomento di grande preoccupazione per il futuro. Non ultimo il futuro della cultura in Italia: il vostro è un paese che è ripiegato sul patrimonio e che non investe più, anzi ha tagliato molte risorse sia pubbliche che private alla cultura, grandissima risorsa per l’Italia, fonte economica ed elemento di attrazione per il turismo internazionale.

Quali sono le potenzialità inespresse dell’Italia? Penso al turismo che rappresenta il 12% del Pil italiano. Ce ne sono altre?
Si, c’è la cultura che è una delle chiavi del successo dell’Italia nel mondo, c’è il turismo che è una vera risorsa economica, e c’è una forte tradizione di creatività, di creazione industriale da mantenere e valorizzare. Il turismo è un elemento da sviluppare perché negli ultimi anni l’Italia ha perso molti posti nella competizione internazionale. Data la mia esperienza nel vostro paese trovo assolutamente straordinario il numero di talenti che ci sono che malgrado tutti gli ostacoli presenti qui, sono ancora più decisi a fare qualcosa, a superarle barriere del mondo dell’amministrazione pubblica, del mondo delle imprese e quello più terribile rappresentato dalla gerontocrazia. Penso che da questo punto di vista dare responsabilità e opportunità a coloro che hanno 25-35 anni è una necessità assoluta in Italia.

A proposito di “gerontocrazia” pensa che i giovani interessati alla politica riusciranno a farsi largo e scardinare la vecchia classe politica che ci governa?
Penso che bisognerà arrivare ad uno scontro generazionale: i più anziani qui non vogliono lasciare il posto ai giovani e questo accade sia nel potere politico che nel potere economico o culturale o accademico ma ancora di più in politica perché ovviamente ci si può far rieleggere soprattutto con questa legge elettorale quindi credo che i giovani dovranno impegnarsi sempre di più per ottenere un vero cambiamento. Ben vengano dunque le reti online con i gruppi di Facebook, che permettono la condivisione delle idee utili a cambiare il paese. Credo che bisognerà fare una pressione forte sulle vecchie generazioni italiane che sono al potere e che questa sia una necessità per la vitalità della democrazia italiana – e lo dice uno che ha quasi sessant’anni ma che capisce benissimo questa voglia di partecipazione dei giovani – anche se potrebbe avere delle conseguenze per la gente della mia età.

Da attento osservatore della situazione politica internazionale, quale previsioni fa per la moneta unica? La Francia sta già correndo ai ripari con la “Tobin Tax” e un avvicinamento alla Germania, cosa succederà agli altri paesi?
Sono convinto che anche se la situazione economica finanziaria monetaria è molto difficile, prevarranno gli interessi dei singoli paesi uniti per salvare l’euro. La mia paura non è legata dunque alla resistenza della moneta unica quanto alla situazione economica molto difficile per l’insieme dei paesi europei con una crescita molto bassa – siamo quasi in recessione in Italia e in Francia – e sarà necessario un rilancio dell’attività economica per evitare un declino dell’Europa a livello internazionale.

Che ruolo avranno la Francia e l’Italia nel delicato processo di stabilizzazione europea?
I nostri due paesi in questi ultimi anni hanno portato avanti dei rapporti molto complessi, fatti di diffidenza, di polemiche, di ignoranza. Ora hanno iniziato una nuova fase, grazie alla svolta data dal governo Monti che ha dato un’altra immagine dell’Italia. Abbiamo bisogno di questo forte legame italo-francese perché il futuro dell’Europa sarà molto determinato dal rapporto tra Parigi-Berlino-Roma. Il rapporto Parigi-Roma è importante per ragioni economiche, perché la Francia è il secondo partner commerciale dell’Italia e perché abbiamo molte cose in comune sul piano culturale e storico. Abbiamo anche molti interessi comuni legati al Mediterraneo e credo che avere un’Europa più equilibrata verso il mediterraneo sia il compito della Francia e dell’Italia.

Leggi su Linkiesta.it: http://www.linkiesta.it/marc-lazar#ixzz1kZyfWLOV

Giocare a “Tetris” per 15 minuti al giorno fa bene al cervello

Condotta in Giappone e pubblicata suPLoS ONE la ricerca che farà felici gli amanti dei videogame di logica: giocare per un quarto d’ora al giorno per venti giorni migliora la capacità di pianificare e controllare le proprie azioni, nonché la velocità di risposta agli stimoli.

tetris andrea silenzi

15 GEN – Già da qualche anno esistono videogiochi per consolle portatili che promettono di ringiovanire il cervello tramite l’allenamento in giochi di logica. Ma questi passatempi interattivi aiutano davvero a migliorare alcune funzioni cerebrali? Lo ha verificato uno studio pubblicato sulla rivista PLoS ONE da un gruppo di ricerca dell’Università di Tohoku in Giappone.

Per testare l’ipotesi il team ha reclutato 32 adulti, che sono stati poi inseriti in maniera casuale in due gruppi diversi. Queste persone, che avevano dichiarato di non essere giocatori incalliti di videogames, e anzi di aver usato giochi interattivi per meno di un’ora a settimana nei precedenti due anni. Ad ognuno dei due gruppi è stato imposto di giocare per 15 minuti al giorno per almeno 5 giorni a settimana per un mese (o fino al raggiungimento di venti giorni di gioco totali) ad uno tra due famosi videogames: Tetris e Brain Age, uno dei più famosi giochi di training per il cervello, in cui l’utente deve risolvere esercizi di aritmetica, schemi di sudoku oppure superare prove mnemoniche.

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I Paesi che non scommettono sui giovani sono a rischio di default

Il compianto Padoa-Schioppa parlava di “bamboccioni”. E tutti a criticarlo. Ma se avesse avuto ragione? Guardando questo grafico, ci sono un paio di domande da porsi.

Questa crisi ci insegna che dove i sistemi economici tendono a marginalizzare i giovani le cose vanno molto male. E per dimostrarlo basta guardare alla correlazione tra i credit default swap e percentuale di uomini tra i 25 e i 34 anni che vivono con i propri genitori. Una correlazione diretta e inaspettata, che indica come gli stati in cui molti giovani vivono con i propri genitori hanno una probabilità di default molto elevata. Italia inclusa.

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Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/i-paesi-con-tanti-bamboccioni-rischiano-il-default#ixzz1gfkkf1xL

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