Botta e risposta nata dalla testimonianza di una giovane che sta tentando di entrare nel mondo della “comunicazione” a cui, successivamente, risponde un giovane imprenditore di comunicazione.

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La lettura li vale tutti per capire cosa sta accadendo in questo momento in Italia.

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di Giorgia D.

Dobbiamo imparare, a volte, a dire no. Dire no a quel datore di lavoro furbetto che ti offre due spiccioli per un impiego che meriti e per il quale hai studiato.

Io ho detto di no ma, finché ci saranno ragazzi che accetteranno qualsivoglia compromesso, la situazione in Italia non cambierà.

Ho 26 anni e sono una giornalista praticante. Vivo nelle Marche ma sto cercando lavoro dove si dice che ancora qualcosina ci sia: Milano.  Ho mandato il curriculum a un’agenzia di comunicazione che, dopo un primo colloquio, ha deciso di assumermi. Bello vero?

Sì, peccato che mi offrivano 500 euro con partita Iva. Chiamo immediatamente il mio commercialista che mi spiega come funziona. Ecco la sintesi. Per gli under 35 la partita Iva è agevolata al 5 per cento quindi significa che ai 500 euro iniziali avrei dovuto togliere 25 euro. Totale stipendio mensile: 475 euro. Ma non finisce qui. A questa somma vasottratto il 27% della Gestione Separata dell’Inps.

Ho studiato Lettere ma due calcoli riesco a farli.  Al mese  il guadagno sarebbe stato di 340 euro. Con questa cifra sarebbe stato impossibile prendere una stanza in affitto e sopravvivere, così ho detto subito di no. Arrivederci, senza grazie.

Un altro ragazzo invece ha accettato l’offerta. Lui è di Milano e ha deciso di svegliarsi cinque giorni su sette per prendere 340 euro. Chi finora ha accettato questi compromessi, si deve ritenere colpevole della crisi economica e della disoccupazione giovanile.

Basta a dire “fa curriculum”, “fa esperienza”. Abbiate il coraggio di dire che vi meritate di più. 

 

 
Cara Giorgia
Ti rispondo dopo aver pensato molto a cosa dirti. Il mercato del lavoro è complesso. Io ho un’azienda che da tre anni si destreggia nei dedali della comunicazione, e lavoro con ragazzi che hanno al massimo 30 anni (io ne ho 36) quasi tutti laureati e quasi tutti eccellenti professionisti. Ma cosa vedo in giro? Universitari che vengono per uno stage formativo senza conoscere l’inglese, senza sapere cos’è un social media, senza nemmeno essere in grado di fare una telefonata, che scrivono qual è con l’apostrofo, e non sanno cos’è un anacoluto. Vedo e leggo curricula in cui impazzano errori di ortografia e grammatica, faccio colloqui a gente che “vuol lavorare nel mondo della comunicazione” e non sa dirmi l’ultimo libro che ha letto, semplicemente perché non legge. L’informazione è acquistata gratuitamente su internet, e non si legge più nemmeno un giornale (per carità non che non si campi meglio, ma se vuoi fare il giornalista o lavorare nel mondo della comunicazione mi sembra il de minimis). Sento gente che si lamenta perché non c’è lavoro: io ho aperta una posizione per addetto stampa da quasi un anno (figura junior) con una base mese dopo un periodo di prova che definirei oltre modo dignitosa. Certamente più dignitosa della mia quando a 24/25 anni sono entrato in questo mondo a 500 euro al mese pagati dopo 7 mesi di carestia. Ma sai cosa penso? Penso che l’alibi dei soldi sia spesso un gran bell’alibi. Per carità, non sarà il tuo caso e non è mia intenzione offendere la tua dignità di professionista o futura tale. Ma per lavorare bisogna farsi il mazzo, perché non è vero che è un diritto e basta. Il lavoro è un dovere. Morale ed etico nei tuoi confronti, per la tua capacità di inserirti nel mondo. E se vuoi fare quello che ti piace bisogna che questo lavoro sia fatica quotidiana che ti porta a migliorare giorno dopo giorno. Il lavoro è studio. E lo studio è obbligatorio nel mondo della comunicazione, perché è la tua formazione, che va al di là del mero titolo di studio o della capacità di svolgere un compito. è tutto. è l’insieme. Io vedo giovani ragazzi a cui non darei una cicca del mio lavoro. Perché non solo non hanno capacità, ma non hanno la mentalità per lavorare con me, per la mia azienda, per i miei clienti. Gente che pensa che questo sia un lavoro a ore, e poi si lamenta che non fa nulla di interessante. MI dispiace Giorgia. Io penso che tu abbia sbagliato (però non conosco bene i dettagli e quindi è un giudizio parziale). Questo lavoro si prende, perché se sei brava, se hai le qualità, le capacità e l’intelligenza per farlo da 500 euro si arriva velocemente a 800 (scrivendo a cottimo, sotto falso nome, lavorando come ghost per le case editrici di notte perché di giorno lavori per l’agenzia o il giornale, scrivendo centinaia di marchette per 15 euro a pezzo…insomma con la grande arte dell’arrangiarsi che se non hai allora non puoi lavorare in questo mondo). Di giornalisti è pieno il mondo. E nessuno sente la mancanza di un giornalista in meno. Di persone valide ne stiamo cercando tutti. Ahimè, non si trovano. Perché, ormai ne sono convinto, non ci sono. (anche se qualche volta qualcuno lo trovo… lo prendo, lo pago e non ci sono soldi meglio spesi). 
p.s non entriamo nemmeno nell’argomento “diventare giornalisti professionisti” perché sarebbe da farci un bel libretto, giusto? e nemmeno di quanto lavora un media un giornalista nelle redazioni dei giornali, giusto??? e nemmeno di come i giornali hanno business plan che se fossero aziende normali andrebbero dritti dritti nei tribunali fallimentari???
Cioè parliamo di mondo reale, giusto?
damiano
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