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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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Submission history affected postpublication impact! @drsilenzi @kevinmd @Medici_Manager

Ricercatori e studiosi non preoccupatevi se un vostro paper riceve inizialmente un rifiuto. È un’opportunità per far aumentare l’ impact factor. Infatti una ricerca del French Institute for Agricultural Reseach mostra che i lavori accettati da una rivista dopo essere stati rifiutati da un’altra ricevono più citazioni.

Avete mai sentito parlare dell’impact factor di un paper? Se sì, probabilmente siete dei ricercatori o dei dottorandi (e si tratta del vostro incubo ricorrente). Nel mondo della ricerca, se non pubblichi con costanza sei praticamente morto. La qualità di un articolo scientifico viene infatti misurata a partire da quella della rivista in cui è pubblicato, a sua volta dipendente dal numero di citazioni che riceve in altri lavori.

Un team di ricerca, guidato da Vincent Calcagno del French Institute for Agricultural Reseach e composto da membri provenienti da Francia, Canada e Stati Uniti, ha studiato i processi di rigetto dei paper. Come spiegato in dettaglio su Science, gli studiosi hanno scoperto che i lavori accettati da una rivista dopo essere stati rifiutati da un’altra ricevono più citazioni rispetto a quelli pubblicati al primo tentativo.

Il team ha esaminato le pubblicazioni di 923 riviste nel periodo 2006-2008. I dati sono stati ottenuti contattando via e-mail i 215mila autori dei paper. A ciascuno è stato chiesto se il proprio scritto era stato inviato solo una volta. In caso contrario, quale editore l’aveva rifiutato in precedenza. Hanno risposto in 80mila.

Il team ha scoperto che circa il 75% dei lavori era stato valutato adeguato al primo tentativo. Il 25% dei documenti erano invece stati ripresentati dopo un primo rifiuto. Nella maggior parte dei casi, gli autori hanno dapprima inviato il loro paper a riviste con un impact factor elevato. Poi, in caso di rifiuto, a quelle di rating più basso. L’aspetto sorprendente è che una volta pubblicati altrove, questi lavori hanno ricevuto molte più citazioni rispetto a quelli della stessa rivista accettati al primo tentativo.

Questo fatto indica che la qualità dei lavori pubblicati sulle riviste scientifiche potrebbe migliorare se i parametri di pubblicazione diventassero più stringenti e il numero di articoli respinti aumentasse. Un’altra possibilità è che solo i documenti che vanno contro il pensiero dominante tendono a essere rifiutati più facilmente. Tuttavia, una volta pubblicati, essi desterebbero così grande scalpore e curiosità da ricevere numerose citazioni.

Ricercatori e dottorandi non devono dunque preoccuparsi se un loro paper riceverà inizialmente un rifiuto. Potrebbe trattarsi di una buona opportunità per fare ancora meglio e avere maggiori possibilità di incrementare il proprio impact factor, il cui valore è spesso determinante per i concorsi e per continuare con successo la propria carriera accademica.

Questo il paper originale:
http://www.sciencemag.org/content/early/2012/10/10/science.1227833

Published Online October 11 2012
Science DOI: 10.1126/science.1227833

REPORT
Flows of Research Manuscripts Among Scientific Journals Reveal Hidden Submission Patterns
V. Calcagno1,2,3,*,†, E. Demoinet2, K. Gollner3, L. Guidi4, D. Ruths5, C. de Mazancourt3,‡

The study of science-making is a growing discipline that builds largely on online publication and citation databases, while prepublication processes remain hidden. Here, we report results from a large-scale survey of the submission process, covering 923 scientific journals from the biological sciences in years 2006–2008. Manuscript flows among journals revealed a modular submission network, with high-impact journals preferentially attracting submissions. However, about 75% of published articles were submitted first to the journal that would publish them, and high-impact journals published proportionally more articles that had been resubmitted from another journal. Submission history affected postpublication impact: Resubmissions from other journals received significantly more citations than first-intent submissions, and resubmissions between different journal communities received significantly fewer citations.

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PROGETTO GIOVANI RICERCATORI: AL VIA COLLABORAZIONE TRA MINISTERO DELLA SALUTE E GIOVANI MEDICI (SIGM)

Cari Colleghi,

giovani medici e ricercauna delegazione del SIGM è stata recentemente ricevuta dal Direttore Generale per la Ricerca sanitaria e biomedica e la vigilanza sugli enti e dai Responsabili degli Uffici della Ricerca Sanitaria del Ministero della Salute. All’ordine del giorno dell’incontro gli interventi a sostegno dell’accesso dei giovani camici bianchi Italiani alla ricerca scientifica. In tal contesto, come è noto, una delle più importanti iniziative promosse dal Ministero della Salute è rappresentata dal “Bando Giovani Ricercatori”, giunto alla quarta edizione e finalizzato all’assegnazione di ingenti risorse economiche (circa 32 milioni di euro) a giovani ricercatori under 40, a mezzo di presentazione di progetti di ricerca clinico-assistenziale e biomedica, prevalentemente di tipo traslazionale.

I delegati del SIGM hanno presentato alcune proposte migliorative del sistema di valutazione dei progetti di ricerca, sottolineando al pari la necessità di effettuare una valutazione ex post dei prodotti (pubblicazioni, brevetti, ecc.) esitati a seguito del finanziamento dei progetti.

Inoltre, sono state poste le basi per sviluppare una piattaforma comune di collaborazione tra il Ministero della Salute ed il SIGM al fine di veicolare presso i giovani medici ricercatori tutte le informazioni necessarie a comprendere il complesso sistema adottato per la valutazione dei progetti Giovani Ricercatori, oltre che per tenerli aggiornati sulle innovazioni introdotte nel sistema di valutazione e per rendere meglio fruibili le modalità di corretta strutturazione e presentazione del progetti di ricerca.

 

Giovani Medici (SIGM) – Dipartimento Ricercatori (SIMeR)

leggi tutto su www.giovanemedico.it

Obama per una ricerca in Medicina Open Access

Vorrei segnalarvi un video ( http://www.youtube.com/watch?v=5FoYxzPZDuw) fatto negli Stati Uniti su un’appello con il quale si chiede che i risultati di lavori scientifici finanziati da fondi pubblici siano pubblicati solo con modalità Open Access

(http://www.righttoresearch.org/learn/whyOA/index.shtml)

L’appello è stato lanciato online, vista la grande facilità con la quale grazie ad Internet si riesce a raggiungere un numero elevato di persone.

Se vogliamo promuovere l’innovazione, la ricerca e l’istruzione è fondamentale che l’accesso ai risultati nella Ricerca siano resi pubblici alle figure coinvolte in ambito medico e non solo, quali medici, ricercatori, studenti, professionisti in ambito sanitario, imprenditori, etc.. Estendere l’accesso serve anche a far si che altri progetti di ricerca vengano portati avanti e ad aumentare il ritorno sull’investimento nella ricerca scientifica.

Come potete leggere nel sito, la politica del Public Access Policy of the National Institutes of Health dimostra che tutto ciò può essere fatto senza creare alcun problema o danno nella ricerca scientifica e si esorta il Presidente Obama di agire adesso per attuare politiche di libero accesso a tutte le agenzie federali che finanziano la ricerca scientifica.

Questa petizione riguarda anche e soprattuto i pazienti in quanto sono cittadini di uno stato che li tutela e nel quale cui hanno potere decisionale. L’accesso a informazioni relative ai lavori scientifici è fondamentale per chiunque decida di interessarsi a temi riguardanti la salute, ma anche l’ambiente, energia, etc e voglia condividerlo con la comunità in cui vivono.

Visto che la Ricerca è seguita a livello internazionale e la maggior parte dei progetti sono organizzati negli Stati Uniti, se con questa petizione si ottenessero i risultati voluti questo significherebbe che anche noi in Europa ed in Italia potremo usufruirne.

Vi invito a condividere il video e la petizione nelle vostre sedi locali e con i vostri conoscenti, riflettendo sul valore della Ricerca per noi studenti in Medicina e Chirurgia e all’importanza della condivisione dei lavori scientifici con le modalità OA. La petizione può essere firmata anche da cittadini che non siano residenti negli Stati Uniti.

Qui (https://wwws.whitehouse.gov/petitions#!/petition/require-free-access-over-internet-scientific-journal-articles-arising-taxpayer-funded-research/wDX82FLQ) la petizione e qui trovate ulteriori informazioni su Open Access( http://access2research.org/)

Ivana Di Salvo

NORE – National Officer on Research Exchange 2010-2011

SISM – Segretariato Italiano Studenti in Medicina

Il Governo inglese chiama Wikipedia: “Diffondiamo gratis le ricerche accademiche”

Il Ministro inglese per l’Università ha chiesto a Jimmy Wales, fondatore dell’enciclopedia online, di sviluppare un sistema di condivisione gratuita e libera della ricerca accademica. Per il Ministro «è l’inizio di una nuova era». Sul piede di guerra i colossi dell’editoria, sotto accusa per gli alti costi delle pubblicazioni.

Basta costose riviste accademiche, basta pubblicazioni quadrimestrali dai prezzi inaccessibili. Il governo inglese ha chiesto al fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales, di sviluppare un meccanismo di condivisione online delle ricerche universitarie che sia gratuito e facilmente accessibile a tutti.

L’annuncio è arrivato direttamente dal Ministro inglese per l’Università e le Scienze, David Willets, che ha fissato il varo del progetto in due anni. Riguarderà tutta la ricerca finanziata pubblicamente dai cittadini e farà parte di quella che in Gran Bretagna si definisce “primavera accademica”, ovvero quella campagna, portata avanti da accademici e finanziatori di diversi atenei, che mira a rendere la conoscenza sempre più libera e open.

«Diamo alle persone il diritto di consultare gratuitamente la ricerca finanziata pubblicamente. Questo ci condurrà verso una nuova era di scoperte e di cooperazione tra studiosi e docenti», ha detto il ministro inglese al Guardian. Secondo Willets, il valore delle pubblicazioni cartacee in ambito di ricerca è indubbio. «Ma, mentre il mondo attorno cambia, si evolvono anche cultura e tecnologia e i relativi modelli di business. Voglio lavorare con l’Associazione Editori mentre sviluppiamo il nuovo modello».

La decisione arriva in un momento cruciale della storia accademica britannica: poche settimane fa, quasi undicimila ricercatori hanno firmato un appello per chiedere il boicottaggio delle pubblicazioni di Elsevier, uno dei colossi dell’editoria universitaria. Sotto accusa i costi elevati dei giornali di ricerca, definiti «una piaga nelle casse sempre più povere delle biblioteche degli atenei». Le sottoscrizioni ai periodici possono arrivare a costare, ad una struttura di grandi dimensioni, anche milioni di sterline all’anno.

Il governo britannico ha quindi deciso di solcare l’onda, chiedendo aiuto ad uno dei guru della libera condivisione della conoscenza, Wales appunto. «Wikipedia è diventata un punto di riferimento cruciale nel nostro orizzonte culturale, e poter beneficiare dei consigli dell’uomo che l’ha creata ci sarà di grande aiuto», ha detto il Ministro inglese. Secondo una fonte interna al governo guidato da David Cameron, riporta il Guardian, a Wales sarà data carta bianca: «Il fondatore di Wikipedia si occuperà di sviluppare interamente la piattaforma in cui le ricerche saranno condivise», ha rivelato la fonte anonima. «Suggerirà il formato più adatto per la pubblicazione dei documenti e setterà gli standard dei dati». Proprio qui si gioca la partita fondamentale, «visto che oggi gli articoli possono essere ripubblicati, mentre i dati no. Dobbiamo creare un sistema in cui i dati possono essere pubblicati interamente insieme all’articolo, attraverso un format aperto, accessibile a tutti e gratuito», riporta il giornale londinese.

La piattaforma, che sarà sviluppata nei prossimi ventiquattro mesi, verrà dotata anche di uno spazio di discussione dedicato ai ricercatori, affinché possano agevolmente confrontarsi e mettersi in contatto tra di loro. Ma come si comporteranno i grandi editori di letteratura scientifica? La maggior parte della produzione accademica britannica, circa un milione e mezzo di articoli all’anno, è diffusa oggi da tre publishers principali: Elsevier, Springer e Wiley. Per queste compagnie, i prezzi elevati assicurano una revisione dei contenuti di alto livello. Ci si aspetta battaglia, sia da parte loro, sia da parte dell’Associazione Editori britannica. Ormai, però, il governo ha lanciato il dado: resta solo da vedere chi farà la prossima mossa.

Valerio Bassan

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http://www.linkiesta.it/wikipedia-ricerca#ixzz1vPwA4aHT

Tasse sulle borse di studio: quale vantaggio?

Con il decreto sulle semplificazioni fiscali – D.L. 16/2012 – in particolare con l’art. 3, comma 16-ter viene introdotto un nuovo regime di tassazione Irpef per le borse di studio.

La novità non è da poco, tutte le somme di denaro consegnate agli studenti nelle forme più diverse: assegni, premio, sussidi e borse di studio concorreranno a formare il loro reddito solo per la parte eccedente i 11.500 euro. Sembrerebbe una grande svolta visto che fino ad oggi tutti i compensi percepiti dai ragazzi andavano a comporre il loro reddito, ergo concorrevano a formare la base imponibile sulla quale calcore le tasse, salvo poi beneficiare delle detrazioni d’imposta.

Bisogna sottolineare che è vero che solo i soldi percepiti al di sopra della suddetta soglia andranno a comporre la base imponibile ( in parole povere solo le cifre al di sopra di 11.500 euro saranno tassati) però è anche vero che si vanno a prendere tutte quelle agevolazioni fiscali previste dall’art. 13, comma 1 del Tuir. Continueranno a godere delle agevolazioni senza dover rispettare il nuovo limite: “Le Somme Erogate Dal Datore Di Lavoro Alla Generalità Dei Dipendenti O A Categorie Di Dipendenti Per Frequenza Di Asili Nido E Di Colonie Climatiche Da Parte Dei Familiari Indicati Nell’articolo 12, Nonché Per Borse Di Studio A Favore Dei Medesimi Familiari” (art 51, comma 2, lettera f-bis). Ci sembra francamente curioso.

In sostanza, tale norma, così com’è formulata, finisce per assoggettare ad imposizione parziale anche quelle borse di studio che sino ad ora non lo sono state, come quelle concesse per la frequentazione di corsi universitari o di dottorati di ricerca. In tale prospettiva, sembrerebbe, allora, più una disposizione di svantaggio per i giovani, che non di favore, il che, evidentemente, parrebbe quantomeno in contrastato con le intenzioni dichiarate dal Governo tecnico in questi mesi (di cui l’introduzione delle srl semplificate per gli under 35 è una chiara manifestazione).

da unistudenti.it

Trial clinici, studi inutili bruciano 85 miliardi

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L’85% delle ricerche scientifiche che si fanno si «perdono», nel senso che vengono fatte senza un esame preventivo degli studi già fatti e delle conoscenze acquisite, non si considerano le reali esigenze dei pazienti o non si pubblica alcuno studio perché i risultati sono stati deludenti. Lo sottolinea nel suo intervento al simposio per i 50 anni del Mario Negri Iain Chalmers, ricercatore e direttore della rivista “John Lind Library”. Il risultato sono «perdite economiche quantificabili in 85 miliardi di dollari l’anno» aggiunge Chalmers. «Circa il 50% degli studi» spiega «sono progettati senza riferimenti alla ricerca dei risultati esistenti e non vengono compiuti i passi necessari per ridurre gli errori. Il che a volte ha portato negli anni a far partecipare persone a studi che si sono poi rivelati inutili. Inoltre il 50% degli studi non viene pubblicato per intero o il ricercatore non scrive nulla perché i risultati sono stati al di sotto delle aspettative». Il punto è che «il presupposto di molte ricerche non sono i pazienti, ma l’interesse economico» rincara il direttore del Mario Negri Silvio Garattini. «Ma non ha senso continuare a ripetere le stesse ricerche, senza aggiungere nulla, è una dispersione di risorse sia economiche sia umane» conclude. (M.M.)

La Ricerca italiana ha messo la retromarcia: uno studio descrive il declino del settore

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Per la prima volta in trent’anni la produzione scientifica italiana ha smesso di crescere e dà segnali di arretramento: lo evidenzia una ricerca condotta da Cinzia Daraio, docente di Economia all’Università di Bologna e Henk Moed, esperto bibliometrico olandese. Diminuiscono esperimenti, scoperte, nuove conoscenze prodotte nelle biblioteche e nei centri di ricerca universitari e numero di articoli scientifici pubblicati.

Dai 52.496 articoli scientifici italiani pubblicati nel mondo nel 2008 si è scesi a poco più di 40mila nel 2009 e il dato è in continua caduta. Dopo le università, quindi, anche la ricerca è allo stremo.

Non solo, ciò che ci schiaccia e che sta trasformando il Belpaese da precursore e divulgatore d’innovazione ad arretrato fanalino di coda è il confronto con gli altri Paesi europei. Siamo ultimi per numero di ricercatori rispetto alla popolazione: sei ogni diecimila abitanti. Metà della Spagna e un terzo della Gran Bretagna. In coda insieme a una Spagna, che ci ha appena raggiunto, anche per investimenti pubblici nella ricerca: sono lo 0,4% del Prodotto interno lordo. E l’investimento dei privati arriva solo allo 0,6 per cento del Pil. Nelle collaborazioni internazionali tra i sei “big europei” siamo penultimi (e pensare che negli anni 80 eravamo al secondo posto…).

Una vera beffa se si pensa che invece i ricercatori italiani restano i primi in Europa per tasso di produttività individuale. E che ci sono file di eccellenti neolaureati disposti a lavorare sodo per far riemergere dal baratro la qualità della ricerca italiana.

Una fase involutiva che ci conduce dunque a inseguire da lontano il treno in corsa degli altri Stati europei e a scontare con sempre maggiori difficoltà la concorrenza agguerrita di paesi emergenti come India, Brasile e Cina. Quest’ultima, per dare un’idea, in quindici anni ha quadruplicato le sue prestazioni, superando l’Italia nel 1999, la Francia tre anni dopo, la Germania nel 2005 e infine il Regno Unito nel 2006.

da Universita.it

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