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L’85% delle ricerche scientifiche che si fanno si «perdono», nel senso che vengono fatte senza un esame preventivo degli studi già fatti e delle conoscenze acquisite, non si considerano le reali esigenze dei pazienti o non si pubblica alcuno studio perché i risultati sono stati deludenti. Lo sottolinea nel suo intervento al simposio per i 50 anni del Mario Negri Iain Chalmers, ricercatore e direttore della rivista “John Lind Library”. Il risultato sono «perdite economiche quantificabili in 85 miliardi di dollari l’anno» aggiunge Chalmers. «Circa il 50% degli studi» spiega «sono progettati senza riferimenti alla ricerca dei risultati esistenti e non vengono compiuti i passi necessari per ridurre gli errori. Il che a volte ha portato negli anni a far partecipare persone a studi che si sono poi rivelati inutili. Inoltre il 50% degli studi non viene pubblicato per intero o il ricercatore non scrive nulla perché i risultati sono stati al di sotto delle aspettative». Il punto è che «il presupposto di molte ricerche non sono i pazienti, ma l’interesse economico» rincara il direttore del Mario Negri Silvio Garattini. «Ma non ha senso continuare a ripetere le stesse ricerche, senza aggiungere nulla, è una dispersione di risorse sia economiche sia umane» conclude. (M.M.)

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