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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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medicina

The future of medicine is food

Written by Deena Shanker

Med school has changed. (Tulane University)

 

In between anatomy and biochemistry, medical students in the US are learning how to sauté, simmer and season healthy, homemade meals.

Since 2012, first and second year students at Tulane University School of Medicine in Louisiana have been learning how to cook. Since the program launched, Tulane has built the country’s first med school-affiliated teaching kitchen and become the first medical school to count a chef as a full-time instructor.

Sixteen med schools have now licensed the center’s curriculum, as have two non-medical schools, the Children’s Hospital San Antonio-Sky Lakes Residency Program and the Nursing School at Northwest Arkansas Community College. In fact, about 10% of America’s medical schools are teaching their students how to cook with Tulane’s program, Tim Harlan, who leads Tulane’s Goldring Center for Culinary Medicine, told the James Beard Foundation conference last month. It also offers continuing medical education programs with a certification for culinary medicine, for doctors, physicians assistants, nurse practitioners, pharmacists, and registered dietitians.

The program, developed with culinary school Johnson & Wales, helps doctors give real health advice to their patients, says Harlan, who’s both a chef and a doctor. As he says in the video below: “We’re not talking about nutrition, we’re talking about food.”

“We translate the preponderance of dietary evidence,” which Harlan told Quartz supports the oft-praised Mediterranean diet, “for the American kitchen.” That includes consideration of cost as well as nutritional value—diet-related illnesses like obesity are often linked to low income communities, including the New Orleans community that Tulane’s kitchen also serves. This also works out well for training would-be doctors, says Harlan, who are usually on a stringent budget themselves.

The cooking classes are supplemented with lectures, reading and team-based problem solving as well, and though coursework begins broadly for first and second year students—with an overview of the Mediterranean diet and basic knife handling skills included in the first “module”—Harlan says they are developing about 30 more modules for third and fourth year students. Those will focus on specific ailments like congestive heart failure, HIV and celiac disease.

Fans of the program, including both doctors and chefs, are hoping it will be part of a major shift in the way doctors communicate with their patients about nutrition, especially amid rising rates of obesity and other diet-related illnesses. Currently less than half of American primary care physicians offer their patients specific guidance on diet, physical activity or weight control, a 2011 study found. “The fact that doctors are now learning to cook is like a revolution,” said Sam Kass, a former White House chef and senior nutrition policy advisor, at the James Beard conference.

While it’s still early days for the Tulane program, two separate studies have shown its effectiveness—for both the patients and med students alike. (Both studies included authors from the Goldring Center.) The first, which looked at patients with Type 2 Diabetes, found, for example, that those that who participated in the program saw a major drop in total cholesterol, while those who did not participate saw an increase. The second found that medical students also benefited: They not only thought nutrition advice was important for their patients, but for themselves, too. By the second year, the participating med students were eating significantly more fruits and vegetables than they had previously.

Harlan expects a sea change to take place in the way doctors treat chronic illness—and the way insurance charges for it. At the conference, Kass described a future where doctors write recipes as prescriptions and insurance companies treat food as a reimbursable expense. (There is, of course, a strong economic argument in favor of a prevention-based approach to health.) Harlan predicts that care plans will eventually include menu planning, recipes and maybe even programming to get the ingredients delivered to patients. “Call me up in ten years and let’s see if that’s true

 

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Tutti i numeri del tumore al seno in Italia

Quante donne colpisce il cancro al seno in Italia? In quali fasce di età è più frequente? In un dossier, tutto quello che c’è da sapere sul tumore più frequente nella popolazione femminile

Tutti i numeri del tumore al seno in Italia

L’ncidenza

Lincidenza del tumore al seno, cioè il numero di donne colpite ogni anno, è molto elevata, la più alta di tutti i tipi di tumore: nelle donne, circa un tumore maligno su tre – il 29%, per l’esattezza – è al seno (seguono i tumori al colon retto, 14%, e al polmone, 6%)*.

Questa percentuale continua ad aumentare ovunque (sebbene possa variare molto a seconda dall’area geografica considerata). In base agli ultimi dati dell’Associazione italiana di oncologia medica e dell’Associazione italiana registri tumori (Aiom-Airtum, “I numeri del cancro in Italia, 2013“, clicca qui per scaricarlo), si stima che nell’anno in corso (2014), in Italia, si ammaleranno di tumore della mammella circa 47 mila donne (4 diagnosi l’ora) e 1000 uomini.

L’incidenza può anche essere espressa come “rischio cumulativo”: una misura che esprime il numero di persone che è necessario seguire nell’intero corso della loro vita perché una di queste abbia una diagnosi. Nel caso del tumore della mammella si tratta di circa una donna su 8: per confronto, la proporzione nella popolazione maschile è di un uomo su 521 (per un approfondimento vai alla scheda “Anche gli uomini si ammalano di cancro al seno“). Si tratta di un’incidenza tra le più alte in Europa.

Le più colpite sono le donne sopra i 64 anni: circa il 40% dei casi di tumore al seno riguarda queste pazienti. Alla fascia di età 50-64 anni si riferisce oltre il 30% dei casi, mentre il 20-30%dei casi riguarda donne under 50. Solo circa il 5–7%, però, riguarda le under 40.

La prevalenza

Ad oggi si stima che le donne che hanno avuto una diagnosi di cancro al seno in Italia siano oltre522 mila.

La sopravvivenza

Anche la sopravvivenza media, però, è molto alta: a cinque anni dalla diagnosi è dell’85% (la probabilità di sopravvivere 5 anni dopo un anno libere da malattia è del 87%, e dopo 5 anni è del 89%). Nonostante questo, il cancro al seno è ancora la prima causa di morte per tumore nella popolazione femminile italiana (e mondiale): i decessi stimati per il 2012 sono 13 mila.

Clicca qui per i dati sul tumore al seno metastatico.

*Escludendo i tumori della cute, le neoplasie in assoluto più frequenti in Italia sono quelle al colon-retto (50 mila nuovi casi); il tumore al seno è il secondo più frequente seguito da quello del polmone (38 mila nuovi casi) e della prostata (36 mila nuovi casi).

Fonte Repubblica.it

Testo originariamente pubblicato su Salute Seno il 18 novembre 2012. Ultima modifica: 2 ottobre 2014.

Sei medico e non ti continui a formare accumulando ECM? Il Ministero di cancella dai registri.

Il Ministero della Salute ha cancellato dal registro dei medici competenti circa 6mila degli oltre 10mila colleghi che si erano originariamente iscritti. Ciò per non avere acquisito i necessari crediti ECM previsti dal D.Lgs 81/2008 (150 crediti in tre anni, il 70% su temi di igiene e sicurezza sul lavoro). Tale provvedimento, oltre a costituire un precedente rilevante anche per altre specialità, dimezza il numero di figure professionali disponibili sul mercato togliendo di fatto a molte aziende la possibilità di utilizzare medici non più idonei a tale funzione. In attesa di eventuali provvedimenti del Ministero, auspicati da più parti (vedi comunicato ANMA), la newsletter Igienisti Online ha diffuso una nota di Matteo Riccò (Segretario della Sezione Emilia-Romagna della SItI, specialista in igiene e medicina del lavoro e medico competente) che ripercorre le tappe dell’iter evidenziandone anche alcuni aspetti controversi.

Tratto da Igienisti Online

“NON C’È SOLO LA DURATA: SENSIBILIZZIAMO LE ISTITUZIONI PER UNA FORMAZIONE DI QUALITÀ!”

COMUNICATO STAMPA

ASSOCIAZIONE ITALIANA GIOVANI MEDICI (SIGM)

Un “mail-bombing” per chiedere al MIUR ed al Ministero della Salute di farsi garanti dell’adozione ed utilizzo di indicatori di performance assistenziali e formative nel processo di accreditamento e di attivazione delle Scuole di Specializzazione di medicina ai sensi della Riforma sul Riordino.

In queste giornate caotiche in cui molti medici in formazione specialistica sono chiamati ad effettuare una scelta “a scatola chiusa” nell’esercizio del diritto di opzione al nuovo ordinamento didattico delle scuole di specializzazione di medicina è doveroso ricordare come più che la DURATA sotto i riflettori del processo di riordino debba rimanere la QUALITÀ della formazione. Qualità sempre difficile da dimostrare ma che, sicuramente, si può misurare!

Tra gli aspetti innovativi e qualificanti del Decreto Interministeriale sul Riordino degli Ordinamenti didattici delle scuole di specializzazione di area sanitaria (D.I. 4 febbraio 2015 n. 68), di particolare interesse resta l’introduzione di specifici Indicatori di Qualità (indicatori di performance assistenziali e formative), in aggiunta agli standard e ai requisiti strutturali e organizzativi ad oggi utilizzati ai fini dell’accreditamento ed attivazione delle scuole di specializzazione.

Al fine di chiedere al MIUR ed al Ministero della Salute di farsi garanti dell’adozione e dell’utilizzo dei citati indicatori di qualità, l’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) lancia un “mail-bombing”.

Sono invitati ad aderire all’iniziativa tutti i medici in formazione specialistica e gli aspiranti specializzandi (neolaureati e studenti in medicina). A partire dal 30 marzo 2015 e sino al 2 aprile 2015 questi dovranno inviare il testo allegato (SCARICARE) ed inviarlo per e-mail al MIUR (segreteria.cdg@istruzione.it) ed al Ministero della Salute (segr.capogabinetto@sanita.it).

Maggiori info su:

http://www.giovanemedico.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2189:non-ce-solo-la-durata-sensibilizziamo-le-istituzioni-per-una-formazione-di-qualita&catid=121:specializzandi&Itemid=178

TUTTO QUELLO CHE UN GIOVANE MEDICO DOVREBBE SAPERE PER PROGRAMMARE IL PROPRIO FUTURO

Estratto da “APPELLO ALLE GIOVANI GENERAZIONI DI MEDICI” (testo da leggere [tutto] e su cui riflettere [molto])

Purtroppo il nostro rimane il Paese dove si continua a definire il numero di accessi programmati a medicina ed ai percorsi di formazione post lauream (scuole di specializzazione e corsi regionali di formazione specifica di medicina generale) in base al dato storico o in funzione dei condizionamenti derivanti da interessi di parte, ovvero senza prevedere gli scenari di salute ed organizzare l’assistenza mettendo al centro il bisogno di salute della popolazione (link). 

È il Paese in cui non si riesce a realizzare una adeguata selezione della classe dirigente della sanità, vuoi perché la politica, invece di investire e sostenere un processo di implementazione di una riforma epocale che interessa migliaia di medici, per superficialità ed incompetenza rende più complicato il tutto, nonostante gli appelli delle Associazioni di categoria, e mette a rischio l’innovazione del concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione, vuoi perchè gli interessi di parte riducono le Regioni all’organizzazione di concorsi privi di ogni criterio di trasparenza e meritocrazia per l’accesso ai corsi regionali di medicina generale. E l’interesse di parte o dei singoli prevale anche tanto per l’accesso ai ruoli del SSN (dove la raccomandazione prevale sull’essere un buon professionista e dove i “primariati” sono tagliati su misura) quanto per l’accesso al convenzionamento nel territorio (dove l’appartenenza ad una lobby professionale supera ogni concetto di meritocrazia).

È il Paese in cui chi sbaglia non si fa da parte, ma continua a governare con la stessa approssimazione, se non peggio, le vicende che interessano migliaia di giovani medici aspiranti specializzandi, arrivando al punto di comunicare a mezzo stampa, nel corso dell’ultimo giorno utile per la pubblicazione del bando di concorso, l’avvio dell’iter di modifica del Regolamento che disciplina le modalità di selezione, gettando tali giovani laureati nel limbo dell’incertezza.

È il Paese in cui nel corso dello scorso anno accademico tanto al concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione quanto ai concorsi regionali per l’accesso ai corsi di medicina generale si sono iscritti circa 12000 medici. Di questi, soltanto 6400 circa hanno trovato o stanno trovando collocazioneutile nelle scuole di specializzazione (circa 5500 contratti) e nei corsi di medicina generale (circa 900 borse di studio).

E di questi “fortunati” colleghi futuri specialisti e generalisti il futuro occupazionale è incerto, laddove si consideri che troppo pochi sono i medici generalisti e specialisti che vengono formati per lavorare nel territorio [FRANCIAn. laureati in medicina: circa 7400 anno; n. posti post-lauream a.a 2013/2014: 7903 (di cui n. posti in Scuole di Specializzazione esclusa Medicina Generale a.a 2013/2014: 4033; n. posti in Scuola di Specializzazione in Medicina Generale: 3870). SPAGNAn. laureati in medicina: circa 7000 anno; n. posti post-lauream a.a 2013/2014: 6150 (di cui n. posti in Scuole di Specializzazione esclusa Medicina Generale a.a 2013/2014: 4375; n. posti in Scuola di Specializzazione in Medicina Generale: 1775] e troppi, di contro, sono gli specialisti addestrati in branche orientate prevalentemente alle acuzie e quindi con sbocchi lavorativi negli ospedali. Senza dimenticare l’aspetto quantitativo, essendo noto come il fenomeno del task shifting, unitamente allo spostamento delle cure nel territorio, richieda la disponibilità di un minor numero di medici rispetto al passato [con 3,92 medici ogni 1000 abitanti, l’Italia già nel 2010 si poneva al terzo posto tra i Paesi dell’Europa a 27, a fronte di un dato medio UE pari a 3,37 medici ogni 1000 abitanti. Dal 2010 ad oggi il quadro si è “aggravato” a causa del blocco dei pensionamenti e della stabilizzazione dei precari (turn over), nonché per l’incremento degli accessi programmati a medicina, innalzati dalle circa 7500 sino gli attuali circa 10000 al netto degli accessi in sovrannumero].

Continua a leggere su “APPELLO ALLE GIOVANI GENERAZIONI DI MEDICI” (testo da leggere [tutto] e su cui riflettere [molto])

(Comunicato Stampa) SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE AREA MEDICA: LA POSIZIONE DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA DEI GIOVANI MEDICI (S.I.G.M.)

Scuole di Specializzazione di area sanitaria: parte il concorso 2012/2013 tra taglio dei contratti ministeriali, ampliamento della base dei partecipanti e molti interrogativi a causa di una normativa superata dai tempi e dai fatti; il sistema formativo professionalizzante di Medicina e Chirurgia non si rinnova, inducendo i giovani medici ad un nuovo tipo di emigrazione.

Prende avvio l’iter procedurale propedeutico al concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione di area sanitaria. Confermato il taglio preventivato del 10% del contingente di contratti da assegnare tramite le prove di selezione (da 5.000 a 4.500), ma i giovani medici rimangono spiazzati dall’allargamento della base degli ammissibili al concorso: l’avvio delle attività, infatti, stabilito dal MIUR per il 22 luglio 2013, consentirà la partecipazione al concorso di circa 1.500 neoulaureati che conseguiranno l’abilitazione nella sessione del 10 luglio 2013. In altre parole, diminuiscono i contratti ed aumentano i concorrenti.

Come è noto, la riduzione dei contratti deriva non da un taglio effettivo, bensì da una cattiva programmazione e, nello specifico, dal mancato adeguamento del capitolo di spesa dei contratti ministeriali a fronte dell’incremento della durata di un anno di quasi tutte le scuole di specializzazione, introdotto dalla riforma del 2005 dell’ordinamento didattico.

Questa situazione non fa altro che evidenziare quanto la nostra Associazione dice da anni– sostiene Andrea Silenzi, Vice Presidente Vicario dell’Associazione Italiana dei Giovani Medici (S.I.G.M.) –denunciando un sistema formativo che, nel suo complesso, penalizza fortemente la passione per la Medicina e l’idealità verso la Professione che ha l’iter studiorum più lungo e provante per un giovane universitario. Sono anni che denunciamo questa situazione ed era il 2011 quando, in pubblica assemblea e di fronte alle Istituzioni intervenute al primo Workshop sulla Formazione Medica organizzato proprio dal S.I.G.M., abbiamo acceso i riflettori su questo problema che era di facile previsione. Per di più, negli ultimi mesi abbiamo sostenuto assieme agli Assessorati Regionali della Sanità delle 4 Regioni “Obiettivo convergenza”, ad oggi inascoltati dalla politica, l’opportunità di consentire l’utilizzo dei Fondi Sociali Europei (FSE) per sovvenzionare contratti aggiuntivi di formazione medica specialistica. Ciò in ragione delle implicazioni connesse all’imminente recepimento della Direttiva UE sull’Assistenza Transfrontaliera (Direttiva 2011/24 dell’UE) che giustificherebbe il ricorso al FSE in una logica di concorrenzialità tra sistemi delle cure.  <<Tale iniziativa, se recepita ed adottata prima dell’indizione delle procedure concorsuali, sarebbe andata a favore dell’intero sistema perché avrebbe permesso di programmare più serenamente una ridistribuzione dei contratti ministeriali” – conclude Silenzi.

<<Inoltre, registriamo senza preavviso alcuno la volontà politica di aprire nei fatti il concorso per la prima volta ai medici neolaureati che si abiliteranno a luglio ponendo le condizioni, nei fatti, ad un conflitto tra “giovani” che rappresenterà un ulteriore causa che alimenterà la fuga all’estero dei camici bianchi under 35 già documentata dal S.I.G.M. negli ultimi anni.>> – ricorda Andrea Ziglio, Coordinatore del Dipartimento Specializzandi del S.I.G.M. – Già nel 2009, infatti, circa 1.000 giovani medici hanno fatto richiesta al Ministero della Salute del certificato di congruità, necessario per esercitare la professione all’estero nel circuito comunitario e presso i Paesi terzi.  <<Sembra che i Ministeri abbiano allargato la base della partecipazione al concorso in previsione della ulteriore contrazione del capitolo di spesa, prevista per il prossimo anno accademico, laddove non intervengano compensazioni da parte dello Stato” – continua Ziglio.

Il nostro Segretariato da anni rappresenta l’urgenza di una complessiva rivisitazione del sistema formativo pre e post lauream di medicina in Italia”. – afferma Walter Mazzucco, Presidente Nazionale del S.I.G.M. A partire da un corso di laurea maggiormente professionalizzante e permeabile alle best practice europee, passando per la laurea abilitante, che elimini gli ingiustificabili “tempi morti” attuali, e per un concorso di accesso alle scuole di specializzazione più trasparente e meritocratico, che sia in linea con una adeguata programmazione del fabbisogno di professionalità mediche. <<Difatti, se ogni anno fanno il loro ingresso a medicina circa 10.000 matricole e poi, nel post laurea, l’accesso alla formazione dei neolaureati è possibile soltanto per 4.500 specializzandi e 981 corsisti di medicina generale, allora i conti non tornano! E il tutto è ancora più grave perché a complessivo danno dell’Italia, un Paese fermo che perde i suoi migliori professionisti costretti ad un nuovo tipo di emigrazione, da laureati, finanziando una formazione “a perdere”, pagata dai cittadini e mal programmata dalla politica”. Difatti, tra blocchi del turn over imposti dai Piani di Rientro e tentativi di innalzamento dell’età massima di pensionamento, complici i sindacati di categoria, le prospettive per un giovane medico sono tutt’altro che incoraggianti. “Chiediamo pertanto alla politica e nella fattispecie al nascente governo una piena assunzione di responsabilità!” – conclude Mazzucco.

#Medicina da Strasburgo la parola fine: “numero chiuso” non viola diritto allo studio

Corte europea dei diritti umani boccia ricorso di otto italiani respinti a esami di accesso a Medicina.

STRASBURGO – Il numero chiuso che in Italia regola l’accesso a determinate facolta’ non viola il diritto allo studio. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani nella sentenza emessa oggi nei confronti dell’Italia. Secondo i giudici, che per la prima volta si sono trovati a dover stabilire se il numero chiuso e’ compatibile con il rispetto al diritto allo studio sancito dalla Convenzione europea dei diritti umani, la soluzione trovata dal legislatore italiano per regolare l’accesso all’universita’ e’ ragionevole. Per di piu’ i giudici hanno rilevato che tale soluzione non eccede l’ampio margine di discrezione che gli Stati hanno in questo ambito.

A presentare il ricorso a Strasburgo erano stati 8 cittadini italiani. Una di loro, Claudia Tarantino, ha fallito per 3 volte l’esame per accedere alla facolta’ di medicina di Palermo. Altri 6 ricorrenti non hanno superato quello per entrare ad odontoiatria nonostante l’esperienza professionale acquisita come tecnici odontoiatrici o igienisti. L’ottavo ricorrente, invece, pur avendo passato l’esame e’ stato escluso dalla facolta’ di odontoiatria dopo 8 anni che non dava esami.

Da @ansaeuropa.it

Debutto in corsia per 7000 giovani medici in UK, +6% morti sospette (ma lì il sistema si interroga per trovare soluzioni!)

Roma, 1 ago. (Adnkronos Salute) – Più che di un ‘mercoledì da leoni’ si può parlare di ‘mercoledì nero’: oggi in Gran Bretagna è il primo giorno in corsia per 7 mila giovani medici specializzandi. Un giorno ‘nefasto’ per i pazienti ricoverati, tanto da spingere gli inglesi a ribattezzarlo ‘Black Wednesday’. Secondo una ricerca, nell’esordio sul campo dei giovani camici bianchi si registra infatti un aumento del 6% del tasso di mortalità tra i pazienti ricoverati.

Giovani Medici Specializzandi con il proprio tutor

Un dato allarmante che ha spinto i responsabili del servizio sanitario britannico a prendere delle contromisure ed evitare una nuova ‘killing season’: per i primi 4 giorni, già da quest’anno, gli specializzandi saranno seguiti passo passo da un collega più anziano, nel tentativo di ridurre il numero degli errori e garantire più sicurezza ai pazienti. Una soluzione che ha raccolto consensi, ma anche qualche critica. Per Gayna Hart, amministratore delegato di Quicksilva, una società privata che ha fornito il software per computer al Ssn britannico, “è un po’ come dare a un uomo con una gamba rotta una stampella per soli quattro giorni. Gli specializzandi – aggiunge – hanno bisogno di un sostegno permanente, non di una ‘soluzione rapida’”. A Bristol, questo sorta di ‘affiancamento’ lo hanno testato per 4 mesi, non per 4 giorni. E i risultati si sono visti: gli errori in corsia si sono ridotti del 50%. Secondo Hart, “se i benefici sono questi sarebbe miope limitare questo tipo di sviluppo delle competenze a soli quattro giorni”, si legge sul ‘Telegraph’.

All’origine del boom degli errori ci sarebbe un problema di organizzazione e di competenze. Le indagini hanno infatti dimostrato che gli specializzandi inglesi sono chiamati a effettuare operazioni e svolgere compiti oltre le loro effettive capacità. Spesso hanno la responsabilità di assistere un gran numero di pazienti, soprattutto durante la notte, quando i colleghi più esperti non sono in servizio.
Anthea Martin, consulente medico alla Medical Defence Union e Dental of Scotland, e che fornisce consulenza legale per medici e dentisti a livello nazionale, è categorico: “Ai medici in formazione non deve essere chiesto di svolgere compiti che non si sentono in grado di compiere”.
Il poter contare su colleghi più esperti è infatti fondamentale, soprattutto agli esordi. “L’inizio professionale di un giovane medico – spiega Martin – è un’esperienza scoraggiante. Non dovrebbero essere spinti a lavorare al di sopra delle loro capacità. Loro stessi devono però riconoscere i propri limiti di esperienza e competenza, altrimenti i pazienti vengono messi a rischio e questo aumenta la possibilità di una denuncia”. Secondo Bruce Keogh, medical director del Nhs, questo periodo di ‘affiancamento’ agli specializzandi “potrebbe potenzialmente salvare delle vite, oltre che offrire ai nuovi medici in formazione conoscenze e competenze fin dal primo giorno di lavoro”. Per Tom Dolphin, presidente della Commissione giovane medico della Bma, grazie a questa iniziativa “i nuovi medici, sin dal primo giorno, prenderanno familiarità con i sistemi dell’ospedale”.

Farmaci generici e nuova prescrizione: facciamo chiarezza per i medici!

Scandaloso Codacons, come medici responsabili è questa la demagogia che dobbiamo combattere a tutti i costi:

http://www.quotidianosanita.it/cronache/articolo.php?articolo_id=10480

Ricordo che dall’entrata in vigore della legge sono concessi per legge 30 giorni per mettersi in regola visto anche il mancato aggiornamento dei software e la necessità di compilare a mano le ricette.
Ad ogni modo, rileggendo bene la normativa la norma non modifica il quadro già vigente salvo nei casi di “prescrizione effettuata su ricetta del Servizio Sanitario Nazionale per pazienti trattati per la prima volta per una patologia cronica o per un nuovo episodio di patologia non cronica”.
In questi casi il medico ha comunque facoltà di indicare oltre al principio attivo anche la denominazione commerciale del farmaco. Solo nel caso in cui voglia rendere vincolante la prescrizione e quindi non sostituibile il medicinale dovrà motivarla brevemente.

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Per maggiore chiarezza sono andato a cercare il parere dal sito del Ministero:

Sono pervenute al Ministero della salute richieste di chiarimenti sulle disposizioni contenute nel comma 11-bis del decreto- legge n. 95/2012, nel testo modificato, in sede di conversione, dal Senato e attualmente all’esame della Camera dei deputati ai fini della definitiva approvazione, riguardanti le nuove modalità di prescrizione di alcuni farmaci nell’ambito del Servizio sanitario nazionale.

Si ribadisce, innanzi tutto, che le nuove previsioni normative riguardano le prescrizioni effettuate su ricetta del SSN per pazienti trattati per la prima volta per una patologia cronica o per un nuovo episodio di patologia non cronica (ad esempio, per un nuovo episodio di tonsillite, a distanza di tempo da altro episodio analogo).

Il legislatore ha chiaramente evitato, in sostanza, di introdurre una previsione normativa che potesse risultare in contrasto con la tesi, tuttora controversa e oggetto di ampio dibattito, secondo cui non sarebbe esente da possibili inconvenienti il passaggio, nel corso di una terapia già iniziata, dall’impiego di un medicinale a quello di altro medicinale, sia pur di uguale composizione.

Nei casi sopra specificati, il medico dovrà sempre indicare sulla ricetta la denominazione del principio attivo del farmaco. Tale indicazione (accompagnata, ovviamente, dagli altri elementi identificativi del medicinale: dosaggio, forma farmaceutica e, se necessaria, via di somministrazione) è necessaria e sufficiente per ottenere la consegna, da parte del farmacista, del medicinale con onere a carico del Servizio sanitario nazionale. Il farmacista, in base a quanto stabilito dalle norme già in vigore (articolo 11, c. 12, del decreto-legge n. 1/2012, convertito con modificazioni dalla legge n. 27/2012), è tenuto a fornire al paziente il medicinale avente il prezzo più basso fra quelli a base del principio attivo indicato dal medico. Se più medicinali hanno il prezzo più basso, potrà essere consegnato uno qualsiasi di essi, eventualmente secondo la preferenza dell’assistito. Resta ferma la possibilità dell’assistito di chiedere al farmacista un farmaco a prezzo più alto, ma in questo caso egli dovrà corrispondere al farmacista una somma pari alla differenza fra i due prezzi.

Nel prescrivere il medicinale destinato alla cura di una malattia cronica di un nuovo paziente o alla cura di un nuovo episodio di malattia non cronica, il medico ha facoltà di aggiungere all’indicazione del principio attivo, sempre obbligatoria, l’indicazione di un farmaco specifico a base di quel principio attivo (e cioè un medicinale con nome di fantasia o un medicinale con denominazione generica, costituita dalla denominazione del principio attivo seguita dalla denominazione del titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio del farmaco). Questa semplice aggiunta dell’indicazione di uno specifico medicinale, tuttavia, non è vincolante per il farmacista, che dovrà, invece, attenersi alle richiamate norme del decreto-legge n. 1 /2012. Egli, quindi, consegnerà il medicinale specificato dal medico soltanto se questo ha il prezzo più basso fra i prezzi dei medicinali in commercio di uguale composizione. Se il medicinale specificato in ricetta ha un prezzo più alto, il farmacista dovrà sempre consegnare all’ assistito uno dei farmaci di uguale composizione avente il prezzo più basso (fatta salva la ricordata possibilità del paziente di chiedere la consegna del farmaco a prezzo più alto, previa corresponsione della differenza fra i due prezzi).

La nuova disciplina approvata dal Senato, infine, conferma la possibilità – già prevista dall’articolo 11 del decreto-legge 2011 – che il medico, nell’indicare nella ricetta, dopo la denominazione del principio attivo, la specificazione di un determinato medicinale, aggiunga una clausola di “non sostituibilità” del medicinale specificato. Il medico, tuttavia, sarà tenuto a motivare nella ricetta stessa le ragioni dell’apposizione di detta clausola. Soltanto quando è presente tale motivazione la ricetta contenente la clausola di non sostituibilità potrà ritenersi conforme alla previsione normativa e potrà legittimare, pertanto, la consegna all’assistito del medicinale indicato dal medico, previa corresponsione da parte del cliente della eventuale differenza fra il prezzo del medicinale e il prezzo di rimborso stabilito, per i medicinali di quella composizione, dall’Agenzia italiana del farmaco.

Le disposizioni sopra descritte entreranno in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di conversione del decreto-legge n.95/2012 (ove la stessa legge di conversione non apporti ulteriori modifiche a questo riguardo).

Infine, personalmente, ho trovato interessante questo articolo dello scorso gennaio che ci da un po’ la dimensione di come “tira il vento” in EU:

http://scienza.panorama.it/salute/I-farmaci-generici-sono-davvero-uguali-a-quelli-di-marca

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