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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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Medici, test di lingua più severi per chi vuol lavorare in UK @giovanimedici

I medici stranieri che vorranno candidarsi a lavorare in Inghilterra, presso il National health service, dovranno dimostrare di padroneggiare la lingua inglese a sufficienza per relazionarsi in modo adeguato con i pazienti

I medici stranieri che vorranno candidarsi a lavorare in Inghilterra, presso il National health service, dovranno dimostrare di padroneggiare la lingua inglese a sufficienza per relazionarsi in modo adeguato con i pazienti. La decisione è stata presa dal governo inglese sull’onda di un caso che qualche anno fa aveva scosso l’opinione pubblica. David Gray morì, infatti, nel 2008 in seguito a diamorfina iniettata in dose dieci volte superiore a quella normale da parte di un medico tedesco, Daniel Ubani. Il dottor Ubani ammise di aver fatto l’iniezione mentre era esausto per aver dormito solo un paio d’ore e di essersi confuso a causa di farmaci differenti utilizzati in Germania. La sua scarsa conoscenza dell’inglese aveva motivato un precedente rifiuto alla sua richiesta di lavorare per il servizio sanitario pubblico a Leeds, ma era stata invece accolta in un secondo tentativo nel Cambridgeshire. In Inghilterra verrà dunque istituito un elenco nazionale di medici di medicina generale per evitare che i medici rifiutati in un posto possano poi ripresentare domanda in un altro. Si sta discutendo l’ipotesi di attribuire poteri decisionali maggiori al General medical council: attualmente l’organo, che regolamenta i medici in Gran Bretagna, può controllare le conoscenze della lingua inglese nei medici che provengono da Paesi al di fuori dell’Unione europea, ma si vorrebbe dare al Gmc anche il potere di effettuare un analogo test anche per i medici europei. Il ministro della SaluteDan Poulter ha affermato che «i pazienti devono essere in grado di comprendere ed essere compresi dal proprio medico, se vogliamo assicurare loro di essere curati al meglio, come è loro diritto». Non si tratta di sfiducia nei professionisti stranieri: «ci sono molti medici eccellenti che provengono da ogni parte del mondo e lavorano per il National health service – ha dichiarato il ministro – questa misura intende semplicemente essere una tutela a protezione dei pazienti»

NHS privatisation – we are right to be afraid (by Prof @martinmckee) @WRicciardi @carlofavaretti

Just before Christmas David Cameron’s former speechwriter, Ian Birrell, wrote in praise of private sector involvement in the delivery of healthcare (NHS privatisation fears? Grow up). It is no secret that many members of the current government see the NHS, along with the BBC and the Royal Mail, as ripe for privatisation (or what you and I might describe as untapped opportunities for profiteering by their friends and supporters in large corporations). Yet Birrell’s enthusiasm for privatising the NHS overlooks two fundamental characteristics of private companies. They hate uncertainty (as their advocates tell us again and again) and they will invest their capital wherever they can be sure of making the greatest profits.
For health care to be attractive to them it is necessary to distort the delivery of care so much as to make it almost unrecognisable. As Margaret McCartney has set out in detail in her excellent book, The Patient Paradox, it must exclude anyone whose condition cannot be put into a tidy box and costed. Hence, the concern he voices for elderly and disabled patients seems at odds with the profit imperative to get rid of them, ideally to the social care sector where their care will be means tested. As we have shown in a recent paper, this is only part of a multipronged attachment on older people (or as certain politicians would say, sotto voce, those who have outlived their usefulness). Consequently, while no-one wants to see older people stuck inappropriately in hospital, we must consider the motives of those now suggesting that they should never be in a hospital at all. Recall that, in many cases, it is only possible to know that someone is entering the final few months of life in retrospect. The exclusion of old people from the health system will free space needed to screen the worried well until some harmless anomaly can be found and treated at a guaranteed profit.
Private providers will only contract with the NHS if the market isrigged in their favour, for example by capping their losses as happened in the deal with Hinchingbrooke Hospital, since condemned by the Public Accounts Committee. He invokes Germany as an example of a country where the private sector is heavily involved in health care delivery but seems unaware of the very different model of Rhineland capitalism in force there, with trade unions represented on supervisory boards of firms. The benefits of this approach over the Anglo-Saxon model we use have been set out at length by Will Hutton. The situation in our two countries is entirely different.
Birrell’s claim that “competition works in health, just as it works elsewhere” displays an ignorance of a literature stretching back fifty years. The theory was set out in 1963 by the Economics Nobel Laureate Ken Arrow and the empirical evidence gathered since then. He must surely know that the research he cites has generated results that are medically implausible and have been heavily criticised.
People with complex disorders, cannot be commodified. The abject failure of the market-based health system in the USA to improve health outcomes, despite spending vast sums of money, should give him pause for thought. On a whole range of measures, the NHS in the UK outperforms those in other industrialised countries. When someone is proposing something so completely at odds with the evidence, it is only reasonable to ask why and who will benefit?
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Debutto in corsia per 7000 giovani medici in UK, +6% morti sospette (ma lì il sistema si interroga per trovare soluzioni!)

Roma, 1 ago. (Adnkronos Salute) – Più che di un ‘mercoledì da leoni’ si può parlare di ‘mercoledì nero’: oggi in Gran Bretagna è il primo giorno in corsia per 7 mila giovani medici specializzandi. Un giorno ‘nefasto’ per i pazienti ricoverati, tanto da spingere gli inglesi a ribattezzarlo ‘Black Wednesday’. Secondo una ricerca, nell’esordio sul campo dei giovani camici bianchi si registra infatti un aumento del 6% del tasso di mortalità tra i pazienti ricoverati.

Giovani Medici Specializzandi con il proprio tutor

Un dato allarmante che ha spinto i responsabili del servizio sanitario britannico a prendere delle contromisure ed evitare una nuova ‘killing season’: per i primi 4 giorni, già da quest’anno, gli specializzandi saranno seguiti passo passo da un collega più anziano, nel tentativo di ridurre il numero degli errori e garantire più sicurezza ai pazienti. Una soluzione che ha raccolto consensi, ma anche qualche critica. Per Gayna Hart, amministratore delegato di Quicksilva, una società privata che ha fornito il software per computer al Ssn britannico, “è un po’ come dare a un uomo con una gamba rotta una stampella per soli quattro giorni. Gli specializzandi – aggiunge – hanno bisogno di un sostegno permanente, non di una ‘soluzione rapida’”. A Bristol, questo sorta di ‘affiancamento’ lo hanno testato per 4 mesi, non per 4 giorni. E i risultati si sono visti: gli errori in corsia si sono ridotti del 50%. Secondo Hart, “se i benefici sono questi sarebbe miope limitare questo tipo di sviluppo delle competenze a soli quattro giorni”, si legge sul ‘Telegraph’.

All’origine del boom degli errori ci sarebbe un problema di organizzazione e di competenze. Le indagini hanno infatti dimostrato che gli specializzandi inglesi sono chiamati a effettuare operazioni e svolgere compiti oltre le loro effettive capacità. Spesso hanno la responsabilità di assistere un gran numero di pazienti, soprattutto durante la notte, quando i colleghi più esperti non sono in servizio.
Anthea Martin, consulente medico alla Medical Defence Union e Dental of Scotland, e che fornisce consulenza legale per medici e dentisti a livello nazionale, è categorico: “Ai medici in formazione non deve essere chiesto di svolgere compiti che non si sentono in grado di compiere”.
Il poter contare su colleghi più esperti è infatti fondamentale, soprattutto agli esordi. “L’inizio professionale di un giovane medico – spiega Martin – è un’esperienza scoraggiante. Non dovrebbero essere spinti a lavorare al di sopra delle loro capacità. Loro stessi devono però riconoscere i propri limiti di esperienza e competenza, altrimenti i pazienti vengono messi a rischio e questo aumenta la possibilità di una denuncia”. Secondo Bruce Keogh, medical director del Nhs, questo periodo di ‘affiancamento’ agli specializzandi “potrebbe potenzialmente salvare delle vite, oltre che offrire ai nuovi medici in formazione conoscenze e competenze fin dal primo giorno di lavoro”. Per Tom Dolphin, presidente della Commissione giovane medico della Bma, grazie a questa iniziativa “i nuovi medici, sin dal primo giorno, prenderanno familiarità con i sistemi dell’ospedale”.

Controtendenza: Le donne inglesi potranno avvalersi del “diritto al cesareo”

Le donne inglesi potranno scegliere di partorire con il taglio cesareo anche senza una ragione medica. E’ quanto prevedono le nuove linee guida allo studio del Nice. Contrari i medici e le ostetriche, che mettono anche in guardia sui costi.

31 OTT – Mentre in Italia si denuncia ogni giorno il ricorso esagerato al taglio cesareo, anche quando non ce ne sarebbe bisogno, l’Inghilterra lancia una programma diametralmente opposto: il “diritto al cesareo” che ogni donna che stia per partorire po’ esercitare presso l’ospedale dove è ricoverata e anche se il medico e l’ostetrica sostengono che non ci siano ragioni mediche per evitare il parto naturale.
Il “diritto al cesareo”, secondo quanto riportato oggi da alcune testate britanniche online (vedi The Telegraph), sarebbe previsto dalle nuove linee guida a cui sta lavorando il National Institute for Health and Clinical Excellence (Nice). Ma la novità non raccoglie il favore degli esperti che criticano non solo l’assenza di ragioni mediche alla base di tale scelta, ma anche i costi che un aumento dei cesari comporterebbe. Secondo quanto riportato dal The Telegraph, infatti, un parto cesareo costerebbe una spesa di 800 sterline in più di un parto naturale, con conseguenze sulle già difficili condizioni delle casse del servizio sanitario nazionale.

Fazio in Cina. “Allo studio partnership con aziende per costruzione nuovi ospedali”

Pechino guarda alla sanità italiana. Per il ministro della Salute c’è spazio per una “grande collaborazione” che potrebbe riguardare la possibilità per i gruppi italiani di costruire e gestire ospedali. Coinvolgendo anche Regioni e Aziende sanitarie.
10 OTT – “I cinesi si trovano nella fase di costruzione del loro sistema sanitario nazionale e manifestano interesse a sviluppare un modello proprio di sistema sanitario di tipo ‘universalistico’, come quello italiano”. Lo ha spiegato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che oggi si trova a Pechino, dove ha incontrato il ministro della Salute Zhu Chen.

Scopo della missione è fare il punto della situazione sullo stato della collaborazione tra Italia e Cina nel settore della sanità,dopo gli incontri dei mesi passati tra il ministro Fazio con il vice presidente Xi Jinping a Milano e con il vice ministro della Sanità cinese Hao Ping a Roma, nel corso della quale era stato firmato un protocollo d’intesa per la collaborazione tra Italia e Cina nel settore della sanità, per la consulenza nella realizzazione di strutture sanitarie, nonché nel campo della formazione del personale per la sua gestione, oltreché per la prevenzione e il controllo di malattie croniche e trasmissibili.

Fazio, parlando con la stampa a termine dell’incontro odierno ha spiegato di aver trovato nella controparte cinese un interlocutore particolarmente attento e interessato a comprendere il nostro modello di sistema sanitario. Da parte italiana, la Cina rappresenta il più importante mercato del welfare e in prospettiva si intravedono già grandi opportunità di collaborazione. Che, secondo Fazio dovrebbero riguardare “innanzitutto la possibilità di grandi gruppi italiani per la costruzione e la gestione di ospedali. L’esperienza italiana della telemedicina – ha aggiunto Fazio – può inoltre tornare d’aiuto per i cinesi nella complessa gestione della sanità nelle remote aree rurali”. Su questo il ministro vede come ulteriori protagoniste di questa collaborazione anche le Regioni, già impegnate in programmi di formazione di personale infermieristico e medico in Italia, secondo schemi replicabili anche in Cina.

Nel corso dei circa 90 minuti di colloquio tra il ministro italiano e quello cinese sono stati passati in rassegna i possibili futuri passi per il rafforzamento dei rapporti bilaterali nel settore sanitario. In una fase successiva, la collaborazione potrebbe prevedere anche il coinvolgimento alle aziende sanitarie che, secondo Fazio, possono giocare un ruolo importante sia nella fase di costruzione delle infrastrutture sia nella fase della formazione del personale per la gestione delle strutture ospedaliere, auspicando, più in generale, una futura possibilità di accesso al mercato cinese del welfare.

A conclusione del briefing stampa è stato ricordato che è già attiva con l’Istituto Superiore della Sanità una collaborazione con le autorità cinesi sulla medicina tradizionale cinese, con lo scopo di trovare validità scientifica internazionale a questa medicina. Ambito in cui non mancano difficoltà, come hanno evidenziato membri dell’Iss, ma l’Italia è intenzionata a porsi come promotore a livello europeo per contribuire a instaurare quel collegamento scientifico tra la medicina tradizionale, cinese e i paradigmi della medicina occidentale, all’interno dei quali gli standard europei sono tra i più rigidi al mondo. Studi sono stati compiuti in particolare sulla validità dell’agopuntura in casi di ictus, con risultati pubblicati sulle principali riviste internazionali, e che meritano sicuramente ulteriori approfondimenti.

Domani, martedì, il ministro Fazio incontrerà i dirigenti e visiterà la struttura sanitaria del Peking Union Medical College Hospital.

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