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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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UK

Germania: El Dorado del lavoro per i professionisti della sanità

Medici e infermieri figurano nell’elenco dei lavoratori più richiesti in Germania. Si aggiungono a ingegneri, informatici e addetti al turismo: tutte specializzazioni professionali di cui i tedeschi hanno carenza e per i quali si rivolgono all’estero. Il fatto è che la Germania presenta un tasso di disoccupazione ai minimi storici – il 5,4% – e il calo di natalità che si registra ormai da anni proietta sempre più l’economia tedesca in uno stato di carenza di manodopera. Quella specializzata è particolarmente difficile da reperire ed è così che sono già in vertiginoso aumento le immigrazioni dai Paesi mediterranei, Italia compresa. Secondo le statistiche, la disoccupazione italiana è più che doppia rispetto a quella tedesca e ben peggiore è la situazione in Spagna, Portogallo e Grecia. Nel 2012 sono stati 42.000 gli italiani che hanno fatto le valigie e hanno approfittato delle possibilità di occupazione offerte dalla Germania: in percentuale, si tratta di un aumento del 40%. Ma l’incremento delle richieste di lavoratori è stato ben maggiore: +300%. Le giovani generazioni se ne sono rese conto: gli iscritti al Goethe Institut sono aumentati del 22%; i ragazzi che vanno a studiare in Germania del 36%; quelli che all’università scelgono il tedesco come seconda lingua del 37%; i partecipanti a corsi intensivi di lingua del 184%. Sul sito dell’Eures (European employment services – Servizi europei per l’impiego), il portale europeo della mobilità professionale, sono più di 300.000 le offerte di lavoro provenienti dalla Germania, che in questa particolare classifica è seconda solo alla Gran Bretagna, altro Paese che attrae dall’estero molti professionisti della salute. Come si fa notare sul sito, «l’assistenza sanitaria in Germania è gestita sia da soggetti privati che pubblici; gli enti di entrambi i settori potrebbero essere potenziali partner di cooperazione».

Tratto da DoctorNews33

Medici, test di lingua più severi per chi vuol lavorare in UK @giovanimedici

I medici stranieri che vorranno candidarsi a lavorare in Inghilterra, presso il National health service, dovranno dimostrare di padroneggiare la lingua inglese a sufficienza per relazionarsi in modo adeguato con i pazienti

I medici stranieri che vorranno candidarsi a lavorare in Inghilterra, presso il National health service, dovranno dimostrare di padroneggiare la lingua inglese a sufficienza per relazionarsi in modo adeguato con i pazienti. La decisione è stata presa dal governo inglese sull’onda di un caso che qualche anno fa aveva scosso l’opinione pubblica. David Gray morì, infatti, nel 2008 in seguito a diamorfina iniettata in dose dieci volte superiore a quella normale da parte di un medico tedesco, Daniel Ubani. Il dottor Ubani ammise di aver fatto l’iniezione mentre era esausto per aver dormito solo un paio d’ore e di essersi confuso a causa di farmaci differenti utilizzati in Germania. La sua scarsa conoscenza dell’inglese aveva motivato un precedente rifiuto alla sua richiesta di lavorare per il servizio sanitario pubblico a Leeds, ma era stata invece accolta in un secondo tentativo nel Cambridgeshire. In Inghilterra verrà dunque istituito un elenco nazionale di medici di medicina generale per evitare che i medici rifiutati in un posto possano poi ripresentare domanda in un altro. Si sta discutendo l’ipotesi di attribuire poteri decisionali maggiori al General medical council: attualmente l’organo, che regolamenta i medici in Gran Bretagna, può controllare le conoscenze della lingua inglese nei medici che provengono da Paesi al di fuori dell’Unione europea, ma si vorrebbe dare al Gmc anche il potere di effettuare un analogo test anche per i medici europei. Il ministro della SaluteDan Poulter ha affermato che «i pazienti devono essere in grado di comprendere ed essere compresi dal proprio medico, se vogliamo assicurare loro di essere curati al meglio, come è loro diritto». Non si tratta di sfiducia nei professionisti stranieri: «ci sono molti medici eccellenti che provengono da ogni parte del mondo e lavorano per il National health service – ha dichiarato il ministro – questa misura intende semplicemente essere una tutela a protezione dei pazienti»

Il Governo inglese chiama Wikipedia: “Diffondiamo gratis le ricerche accademiche”

Il Ministro inglese per l’Università ha chiesto a Jimmy Wales, fondatore dell’enciclopedia online, di sviluppare un sistema di condivisione gratuita e libera della ricerca accademica. Per il Ministro «è l’inizio di una nuova era». Sul piede di guerra i colossi dell’editoria, sotto accusa per gli alti costi delle pubblicazioni.

Basta costose riviste accademiche, basta pubblicazioni quadrimestrali dai prezzi inaccessibili. Il governo inglese ha chiesto al fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales, di sviluppare un meccanismo di condivisione online delle ricerche universitarie che sia gratuito e facilmente accessibile a tutti.

L’annuncio è arrivato direttamente dal Ministro inglese per l’Università e le Scienze, David Willets, che ha fissato il varo del progetto in due anni. Riguarderà tutta la ricerca finanziata pubblicamente dai cittadini e farà parte di quella che in Gran Bretagna si definisce “primavera accademica”, ovvero quella campagna, portata avanti da accademici e finanziatori di diversi atenei, che mira a rendere la conoscenza sempre più libera e open.

«Diamo alle persone il diritto di consultare gratuitamente la ricerca finanziata pubblicamente. Questo ci condurrà verso una nuova era di scoperte e di cooperazione tra studiosi e docenti», ha detto il ministro inglese al Guardian. Secondo Willets, il valore delle pubblicazioni cartacee in ambito di ricerca è indubbio. «Ma, mentre il mondo attorno cambia, si evolvono anche cultura e tecnologia e i relativi modelli di business. Voglio lavorare con l’Associazione Editori mentre sviluppiamo il nuovo modello».

La decisione arriva in un momento cruciale della storia accademica britannica: poche settimane fa, quasi undicimila ricercatori hanno firmato un appello per chiedere il boicottaggio delle pubblicazioni di Elsevier, uno dei colossi dell’editoria universitaria. Sotto accusa i costi elevati dei giornali di ricerca, definiti «una piaga nelle casse sempre più povere delle biblioteche degli atenei». Le sottoscrizioni ai periodici possono arrivare a costare, ad una struttura di grandi dimensioni, anche milioni di sterline all’anno.

Il governo britannico ha quindi deciso di solcare l’onda, chiedendo aiuto ad uno dei guru della libera condivisione della conoscenza, Wales appunto. «Wikipedia è diventata un punto di riferimento cruciale nel nostro orizzonte culturale, e poter beneficiare dei consigli dell’uomo che l’ha creata ci sarà di grande aiuto», ha detto il Ministro inglese. Secondo una fonte interna al governo guidato da David Cameron, riporta il Guardian, a Wales sarà data carta bianca: «Il fondatore di Wikipedia si occuperà di sviluppare interamente la piattaforma in cui le ricerche saranno condivise», ha rivelato la fonte anonima. «Suggerirà il formato più adatto per la pubblicazione dei documenti e setterà gli standard dei dati». Proprio qui si gioca la partita fondamentale, «visto che oggi gli articoli possono essere ripubblicati, mentre i dati no. Dobbiamo creare un sistema in cui i dati possono essere pubblicati interamente insieme all’articolo, attraverso un format aperto, accessibile a tutti e gratuito», riporta il giornale londinese.

La piattaforma, che sarà sviluppata nei prossimi ventiquattro mesi, verrà dotata anche di uno spazio di discussione dedicato ai ricercatori, affinché possano agevolmente confrontarsi e mettersi in contatto tra di loro. Ma come si comporteranno i grandi editori di letteratura scientifica? La maggior parte della produzione accademica britannica, circa un milione e mezzo di articoli all’anno, è diffusa oggi da tre publishers principali: Elsevier, Springer e Wiley. Per queste compagnie, i prezzi elevati assicurano una revisione dei contenuti di alto livello. Ci si aspetta battaglia, sia da parte loro, sia da parte dell’Associazione Editori britannica. Ormai, però, il governo ha lanciato il dado: resta solo da vedere chi farà la prossima mossa.

Valerio Bassan

Leggi il resto:

http://www.linkiesta.it/wikipedia-ricerca#ixzz1vPwA4aHT

L’importanza del diritto all’educazione: dietro la violenza in UK giovani senza futuro

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La tentazione di leggere nei roghi di Londra le vampe che incendiavano Brixton negli anni 80 avanza, eterna scorciatoia per chiudere occhi, orecchie, bocca di una scimmia insensibile all’evidenza. L’Inghilterra brucia, ma fortunatamente non sulla scorta di un rigurgito razziale, non solo. Si lasci stare il modello multiculturale che ha meriti non solo pecche, si eviti il discettare sull’assimilazione alla francese. I lampi di violenza qualche anno fa incendiarono la banlieue di Parigi. Oggi tocca ai borough della Grande Londra. Fra allora e oggi è cambiato quasi tutto.
Il boom del 2005 che illuminava la Francia ha lasciato il posto alla depressione britannica del dopo credit crunch. Solo la violenza resta uguale. Fatta di contrapposizione con la polizia, di pulsione cieca alla distruzione, di attacchi ai negozi, eterne vetrine del contrasto fra chi può e chi non può, fra chi ha e chi non ha. Assalto ai forni? Espropri proletari? Londra mette in scena più i secondi dei primi, carichi di valenze sociali, ma depurati di ogni maschera politico-ideologica. Così come non si può evocare il parallelo con la rivolta di Brixton contro una polizia dall’approccio, all’epoca, pesantissimo, verso l’immigrato di colore, ugualmente non si può liquidare quanto accade ora con le parole di Cameron fermo all’evidenza lessicale. Che ci siano vandalismi, furti, rapine, atti criminali è ovvio.

Schierare migliaia di agenti in un gesto necessario di repressione è indispensabile. Ma, come fu per Brixton e per Parigi, quanto accade ora merita altre risposte. Londra ha dimostrato di saper risolvere i fenomeni complessi non ultimo lo strisciante razzismo nella Met Police d’altri tempi. La chiave, in questo caso, passa per una via stretta e perigliosa, eternamente fallita. Le immagini di giovani incappucciati che spargono terrore fra noia e disperazione costringe a ripensare all’educazione, intesa come pubblica istruzione. Nessun Governo, negli ultimi trent’anni, l’ha posta davvero al centro della propria agenda consentendo così il progressivo degrado, o il mancato riscatto, dell’istruzione statale che in Gran Bretagna è in grave deficit. L’accesso all’università è scandito dal passaggio attraverso costose scuole superiori private, inavvicinabili ai meno abbienti. Ultimamente – con Cameron, ma anche prima di lui – è stata posta maggiore enfasi, ma poco è stato fatto per recuperare i diseredati, a maggioranza di colore. Giovani senza un futuro non solo perché senza un lavoro ma perché estranei a qualsiasi cultura del lavoro, figli come sono spesso di famiglie che da un paio di generazioni vivono di sussidi. Sovvenzionare la disperazione sociale oggi, nel mondo, non è più possibile come un tempo e se i tagli comportano, come è accaduto in alcuni borough, la sospensione di due terzi dei programmi sociali per i giovani si dà un incentivo in più a scagliare la prima molotov.

Le sforbiciate alla spesa sociale, in taluni casi, sono inevitabili per riformare il meccanismo di assistenza ai disoccupati tanto generoso da convincere molti inglesi a stare lontani dal lavoro per evitare una riduzione del reddito. In Gran Bretagna, è vero, sta arrivando tutto insieme e tutto in fretta con l’accavallarsi dei “risparmi” imposti dall’amministrazione centrale e da quella locale. Una stretta pari al 10% del Pil in quattro anni ha la potenza di una morsa, capace come potrebbe essere di divaricare ulteriormente il fossato tra “have” e “have not”, abbagliante nella Londra dei petrodollari, dei petrorubli e ora del denaro facile made in China.
I contrasti di una metropoli occidentale che declina in sé dinamiche cicliche e anticicliche, opulenza e povertà, nello spazio di qualche miglio, sono benzina per ordigni incendiari. Soprattutto se maneggiati da giovanissimi consapevoli di aver avuto un doloroso passato, di vivere un disperante presente e di non avere alcun futuro. Ad accendere la miccia è sempre la negazione della speranza, da Tottenham a Ealing. L’educazione nella forma più semplice di pubblica istruzione è una risposta, non l’unica, ma la più importante.

di Leonardo Maisano

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