Estratto da “APPELLO ALLE GIOVANI GENERAZIONI DI MEDICI” (testo da leggere [tutto] e su cui riflettere [molto])

Purtroppo il nostro rimane il Paese dove si continua a definire il numero di accessi programmati a medicina ed ai percorsi di formazione post lauream (scuole di specializzazione e corsi regionali di formazione specifica di medicina generale) in base al dato storico o in funzione dei condizionamenti derivanti da interessi di parte, ovvero senza prevedere gli scenari di salute ed organizzare l’assistenza mettendo al centro il bisogno di salute della popolazione (link). 

È il Paese in cui non si riesce a realizzare una adeguata selezione della classe dirigente della sanità, vuoi perché la politica, invece di investire e sostenere un processo di implementazione di una riforma epocale che interessa migliaia di medici, per superficialità ed incompetenza rende più complicato il tutto, nonostante gli appelli delle Associazioni di categoria, e mette a rischio l’innovazione del concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione, vuoi perchè gli interessi di parte riducono le Regioni all’organizzazione di concorsi privi di ogni criterio di trasparenza e meritocrazia per l’accesso ai corsi regionali di medicina generale. E l’interesse di parte o dei singoli prevale anche tanto per l’accesso ai ruoli del SSN (dove la raccomandazione prevale sull’essere un buon professionista e dove i “primariati” sono tagliati su misura) quanto per l’accesso al convenzionamento nel territorio (dove l’appartenenza ad una lobby professionale supera ogni concetto di meritocrazia).

È il Paese in cui chi sbaglia non si fa da parte, ma continua a governare con la stessa approssimazione, se non peggio, le vicende che interessano migliaia di giovani medici aspiranti specializzandi, arrivando al punto di comunicare a mezzo stampa, nel corso dell’ultimo giorno utile per la pubblicazione del bando di concorso, l’avvio dell’iter di modifica del Regolamento che disciplina le modalità di selezione, gettando tali giovani laureati nel limbo dell’incertezza.

È il Paese in cui nel corso dello scorso anno accademico tanto al concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione quanto ai concorsi regionali per l’accesso ai corsi di medicina generale si sono iscritti circa 12000 medici. Di questi, soltanto 6400 circa hanno trovato o stanno trovando collocazioneutile nelle scuole di specializzazione (circa 5500 contratti) e nei corsi di medicina generale (circa 900 borse di studio).

E di questi “fortunati” colleghi futuri specialisti e generalisti il futuro occupazionale è incerto, laddove si consideri che troppo pochi sono i medici generalisti e specialisti che vengono formati per lavorare nel territorio [FRANCIAn. laureati in medicina: circa 7400 anno; n. posti post-lauream a.a 2013/2014: 7903 (di cui n. posti in Scuole di Specializzazione esclusa Medicina Generale a.a 2013/2014: 4033; n. posti in Scuola di Specializzazione in Medicina Generale: 3870). SPAGNAn. laureati in medicina: circa 7000 anno; n. posti post-lauream a.a 2013/2014: 6150 (di cui n. posti in Scuole di Specializzazione esclusa Medicina Generale a.a 2013/2014: 4375; n. posti in Scuola di Specializzazione in Medicina Generale: 1775] e troppi, di contro, sono gli specialisti addestrati in branche orientate prevalentemente alle acuzie e quindi con sbocchi lavorativi negli ospedali. Senza dimenticare l’aspetto quantitativo, essendo noto come il fenomeno del task shifting, unitamente allo spostamento delle cure nel territorio, richieda la disponibilità di un minor numero di medici rispetto al passato [con 3,92 medici ogni 1000 abitanti, l’Italia già nel 2010 si poneva al terzo posto tra i Paesi dell’Europa a 27, a fronte di un dato medio UE pari a 3,37 medici ogni 1000 abitanti. Dal 2010 ad oggi il quadro si è “aggravato” a causa del blocco dei pensionamenti e della stabilizzazione dei precari (turn over), nonché per l’incremento degli accessi programmati a medicina, innalzati dalle circa 7500 sino gli attuali circa 10000 al netto degli accessi in sovrannumero].

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