Scuole di Specializzazione di area sanitaria: parte il concorso 2012/2013 tra taglio dei contratti ministeriali, ampliamento della base dei partecipanti e molti interrogativi a causa di una normativa superata dai tempi e dai fatti; il sistema formativo professionalizzante di Medicina e Chirurgia non si rinnova, inducendo i giovani medici ad un nuovo tipo di emigrazione.

Prende avvio l’iter procedurale propedeutico al concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione di area sanitaria. Confermato il taglio preventivato del 10% del contingente di contratti da assegnare tramite le prove di selezione (da 5.000 a 4.500), ma i giovani medici rimangono spiazzati dall’allargamento della base degli ammissibili al concorso: l’avvio delle attività, infatti, stabilito dal MIUR per il 22 luglio 2013, consentirà la partecipazione al concorso di circa 1.500 neoulaureati che conseguiranno l’abilitazione nella sessione del 10 luglio 2013. In altre parole, diminuiscono i contratti ed aumentano i concorrenti.

Come è noto, la riduzione dei contratti deriva non da un taglio effettivo, bensì da una cattiva programmazione e, nello specifico, dal mancato adeguamento del capitolo di spesa dei contratti ministeriali a fronte dell’incremento della durata di un anno di quasi tutte le scuole di specializzazione, introdotto dalla riforma del 2005 dell’ordinamento didattico.

Questa situazione non fa altro che evidenziare quanto la nostra Associazione dice da anni– sostiene Andrea Silenzi, Vice Presidente Vicario dell’Associazione Italiana dei Giovani Medici (S.I.G.M.) –denunciando un sistema formativo che, nel suo complesso, penalizza fortemente la passione per la Medicina e l’idealità verso la Professione che ha l’iter studiorum più lungo e provante per un giovane universitario. Sono anni che denunciamo questa situazione ed era il 2011 quando, in pubblica assemblea e di fronte alle Istituzioni intervenute al primo Workshop sulla Formazione Medica organizzato proprio dal S.I.G.M., abbiamo acceso i riflettori su questo problema che era di facile previsione. Per di più, negli ultimi mesi abbiamo sostenuto assieme agli Assessorati Regionali della Sanità delle 4 Regioni “Obiettivo convergenza”, ad oggi inascoltati dalla politica, l’opportunità di consentire l’utilizzo dei Fondi Sociali Europei (FSE) per sovvenzionare contratti aggiuntivi di formazione medica specialistica. Ciò in ragione delle implicazioni connesse all’imminente recepimento della Direttiva UE sull’Assistenza Transfrontaliera (Direttiva 2011/24 dell’UE) che giustificherebbe il ricorso al FSE in una logica di concorrenzialità tra sistemi delle cure.  <<Tale iniziativa, se recepita ed adottata prima dell’indizione delle procedure concorsuali, sarebbe andata a favore dell’intero sistema perché avrebbe permesso di programmare più serenamente una ridistribuzione dei contratti ministeriali” – conclude Silenzi.

<<Inoltre, registriamo senza preavviso alcuno la volontà politica di aprire nei fatti il concorso per la prima volta ai medici neolaureati che si abiliteranno a luglio ponendo le condizioni, nei fatti, ad un conflitto tra “giovani” che rappresenterà un ulteriore causa che alimenterà la fuga all’estero dei camici bianchi under 35 già documentata dal S.I.G.M. negli ultimi anni.>> – ricorda Andrea Ziglio, Coordinatore del Dipartimento Specializzandi del S.I.G.M. – Già nel 2009, infatti, circa 1.000 giovani medici hanno fatto richiesta al Ministero della Salute del certificato di congruità, necessario per esercitare la professione all’estero nel circuito comunitario e presso i Paesi terzi.  <<Sembra che i Ministeri abbiano allargato la base della partecipazione al concorso in previsione della ulteriore contrazione del capitolo di spesa, prevista per il prossimo anno accademico, laddove non intervengano compensazioni da parte dello Stato” – continua Ziglio.

Il nostro Segretariato da anni rappresenta l’urgenza di una complessiva rivisitazione del sistema formativo pre e post lauream di medicina in Italia”. – afferma Walter Mazzucco, Presidente Nazionale del S.I.G.M. A partire da un corso di laurea maggiormente professionalizzante e permeabile alle best practice europee, passando per la laurea abilitante, che elimini gli ingiustificabili “tempi morti” attuali, e per un concorso di accesso alle scuole di specializzazione più trasparente e meritocratico, che sia in linea con una adeguata programmazione del fabbisogno di professionalità mediche. <<Difatti, se ogni anno fanno il loro ingresso a medicina circa 10.000 matricole e poi, nel post laurea, l’accesso alla formazione dei neolaureati è possibile soltanto per 4.500 specializzandi e 981 corsisti di medicina generale, allora i conti non tornano! E il tutto è ancora più grave perché a complessivo danno dell’Italia, un Paese fermo che perde i suoi migliori professionisti costretti ad un nuovo tipo di emigrazione, da laureati, finanziando una formazione “a perdere”, pagata dai cittadini e mal programmata dalla politica”. Difatti, tra blocchi del turn over imposti dai Piani di Rientro e tentativi di innalzamento dell’età massima di pensionamento, complici i sindacati di categoria, le prospettive per un giovane medico sono tutt’altro che incoraggianti. “Chiediamo pertanto alla politica e nella fattispecie al nascente governo una piena assunzione di responsabilità!” – conclude Mazzucco.

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