Per il politologo e docente universitario Marc Lazar in Italia «i più anziani non vogliono lasciare il posto ai giovani e questo accade sia nel potere politico che nel potere economico o culturale o accademico». E, se  «i giovani dovranno impegnarsi sempre di più per ottenere un vero cambiamento», per esprimere il potenziale inespresso dell’Italia è necessario «dare responsabilità e opportunità a coloro che hanno 25-35 anni».

Gerontocrazia, forum nazionale giovani, giovani medici,
Serve un patto intergenerazionale per salvare questo Paese.

L’Italia non è l’unico paese in Europa che sta vivendo un declino economico, una crisi della classe dirigente e un aumento del proprio debito pubblico. A pochi chilometri dalla Liguria abbiamo, infatti, i francesi che condividono una sorte molto simile alla nostra. Quale futuro ha davanti l’Italia? Secondo Marc Lazar, politologo francese, storico ed esperto dei sistemi politici italiani, c’è bisogno di un forte legame italo-francese perché «il futuro dell’Europa sarà molto determinato dal rapporto tra Parigi-Berlino-Roma». E il legame fra Italia e Francia «è importante per ragioni economiche, perché la Francia è il secondo partner commerciale dell’Italia e perché abbiamo molte cose in comune sul piano culturale e storico».

Professor Lazar, data la sua conoscenza della situazione politica internazionale, che previsioni può fare per il futuro politico del nostro Paese?
Credo che da una parte la formazione del governo Monti significhi la fine di una certa fase politica, legata alla figura di Berlusconi, con una conseguente debolezza della rappresentanza parlamentare e ciò è testimoniato dalla necessità di formare un governo tecnico; ma dall’altra devo riconoscere che questo governo ha subito avuto una grande credibilità internazionale, sta attuando una manovra economica dura e diverse riforme di grande rilievo che gli potrebbero permettere una longevità di almeno un anno. Attualmente, infatti, non vedo l’interesse di un partito, sia di destra che di sinistra a fare cadere questo governo e di andare alle elezioni. Se la crisi dovesse esplodere dovrebbe avvenire entro la fine di marzo-aprile perché si sa che in Italia si vota prima dell’estate e poi da novembre c’è il semestre bianco del Presidente della Repubblica. Inoltre chi farà cadere il governo Monti si prenderà una responsabilità forte davanti all’opinione pubblica italiana ed europea e al momento nessuno sa come gestire le alleanze per le elezioni, quindi questo governo dovrebbe andare avanti fino al 2013.

Cosa succederà nel “post Monti”? Si arriverà a una deriva populista o si avrà una spinta di tipo socialista?
Fare un pronostico è molto difficile in Italia in questo momento, stiamo assistendo ad un doppio processo: da una parte c’è un rischio di grande destrutturazione del sistema politico derivante da una frammentazione impressionante all’interno degli schieramenti – perché prima avevamo Pd + Idv e dall’altra parte avevamo Pdl e la Lega; ora, invece, abbiamo un Pdl diviso, una Lega che spara a zero contro quasi tutti, un Pd che ha perso molti consensi, un Idv che critica un po’ tutti, e un terzo polo – e dall’altra parte il governo Monti che si presenta con una ricetta fatti di rigore, serietà e umiltà cercando di rompere con l’attitudine mediatica personale e populista di Berlusconi.

Ha partecipato ad un ciclo di incontri (organizzati da Assieme all’Associazione Management Club e Federmanager Academy) dove si è discusso proprio del “futuro dell’Italia nel XXI secolo”, a che conclusioni è pervenuto?
Ho scoperto un grandissimo interesse su tutto il territorio che abbiamo visitato ma anche una situazione di grande preoccupazione per il futuro dell’Italia in generale. Ciò che abbiamo rilevato durante questi seminari è una grande speranza per l’Italia, una grande volontà di rilanciare l’Italia. Dal territorio recuperiamo dunque le seguenti considerazioni:

  • 1. La necessità per le imprese di sviluppare la loro attività con maggior facilità, che tradotto significa più liberalizzazioni.
  • 2. Una grande attesa di una classe dirigente ben formata e di alta qualità con autorità pubbliche che potrebbero non prendere un posto importante ma avere un ruolo di regolazione importante
  • 3. Il bisogno di investire nel mondo dell’educazione, della ricerca ma anche della cultura.
  • 4. L’importanza delle risorse territoriali
  • 5. La voglia di trovare una soluzione per i giovani e di dare loro una speranza permettendogli di avere maggiori responsabilità.

Un Paese come l’Italia è pieno di talenti, esistono casi di eccellenza nei settori più diversi. Come si possono valorizzare e quali sono gli elementi che rallentano la nostra crescita?
Bisogna aumentare la concorrenza in modo da accrescere la competizione nell’eccellenza in tutti i settori. Più avremo una classe dirigente di alta qualità aperta a livello mondiale, più il nostro paese potrà giocare un ruolo nel Mediterraneo, l’Europa e anche nel Mondo.
Un problema dell’Italia è il divario tra Nord e Sud che rimane forte ed è un argomento di grande preoccupazione per il futuro. Non ultimo il futuro della cultura in Italia: il vostro è un paese che è ripiegato sul patrimonio e che non investe più, anzi ha tagliato molte risorse sia pubbliche che private alla cultura, grandissima risorsa per l’Italia, fonte economica ed elemento di attrazione per il turismo internazionale.

Quali sono le potenzialità inespresse dell’Italia? Penso al turismo che rappresenta il 12% del Pil italiano. Ce ne sono altre?
Si, c’è la cultura che è una delle chiavi del successo dell’Italia nel mondo, c’è il turismo che è una vera risorsa economica, e c’è una forte tradizione di creatività, di creazione industriale da mantenere e valorizzare. Il turismo è un elemento da sviluppare perché negli ultimi anni l’Italia ha perso molti posti nella competizione internazionale. Data la mia esperienza nel vostro paese trovo assolutamente straordinario il numero di talenti che ci sono che malgrado tutti gli ostacoli presenti qui, sono ancora più decisi a fare qualcosa, a superarle barriere del mondo dell’amministrazione pubblica, del mondo delle imprese e quello più terribile rappresentato dalla gerontocrazia. Penso che da questo punto di vista dare responsabilità e opportunità a coloro che hanno 25-35 anni è una necessità assoluta in Italia.

A proposito di “gerontocrazia” pensa che i giovani interessati alla politica riusciranno a farsi largo e scardinare la vecchia classe politica che ci governa?
Penso che bisognerà arrivare ad uno scontro generazionale: i più anziani qui non vogliono lasciare il posto ai giovani e questo accade sia nel potere politico che nel potere economico o culturale o accademico ma ancora di più in politica perché ovviamente ci si può far rieleggere soprattutto con questa legge elettorale quindi credo che i giovani dovranno impegnarsi sempre di più per ottenere un vero cambiamento. Ben vengano dunque le reti online con i gruppi di Facebook, che permettono la condivisione delle idee utili a cambiare il paese. Credo che bisognerà fare una pressione forte sulle vecchie generazioni italiane che sono al potere e che questa sia una necessità per la vitalità della democrazia italiana – e lo dice uno che ha quasi sessant’anni ma che capisce benissimo questa voglia di partecipazione dei giovani – anche se potrebbe avere delle conseguenze per la gente della mia età.

Da attento osservatore della situazione politica internazionale, quale previsioni fa per la moneta unica? La Francia sta già correndo ai ripari con la “Tobin Tax” e un avvicinamento alla Germania, cosa succederà agli altri paesi?
Sono convinto che anche se la situazione economica finanziaria monetaria è molto difficile, prevarranno gli interessi dei singoli paesi uniti per salvare l’euro. La mia paura non è legata dunque alla resistenza della moneta unica quanto alla situazione economica molto difficile per l’insieme dei paesi europei con una crescita molto bassa – siamo quasi in recessione in Italia e in Francia – e sarà necessario un rilancio dell’attività economica per evitare un declino dell’Europa a livello internazionale.

Che ruolo avranno la Francia e l’Italia nel delicato processo di stabilizzazione europea?
I nostri due paesi in questi ultimi anni hanno portato avanti dei rapporti molto complessi, fatti di diffidenza, di polemiche, di ignoranza. Ora hanno iniziato una nuova fase, grazie alla svolta data dal governo Monti che ha dato un’altra immagine dell’Italia. Abbiamo bisogno di questo forte legame italo-francese perché il futuro dell’Europa sarà molto determinato dal rapporto tra Parigi-Berlino-Roma. Il rapporto Parigi-Roma è importante per ragioni economiche, perché la Francia è il secondo partner commerciale dell’Italia e perché abbiamo molte cose in comune sul piano culturale e storico. Abbiamo anche molti interessi comuni legati al Mediterraneo e credo che avere un’Europa più equilibrata verso il mediterraneo sia il compito della Francia e dell’Italia.

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