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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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Salute sempre più costosa: la spesa sanitaria è salita del 64,1% dal 2000

da Corriere.it

Le spese per servizi e prodotti sanitari in Italia sono aumentati del 14,1% in cinque anni, a fronte di un +8,4% nell’Eurozona nello stesso periodo. Dal 2007 a oggi, quindi, il divario è aumentato di 5,7 punti in più rispetto agli altri Paesi.

MEDICINALI E ATTREZZATURE – Lo rileva un rapporto di Confartigianato presentato nell’ambito del Festival della Persona, che si conclude sabato ad Arezzo. A far registrare i maggiori rincari sono stati medicinali, prodotti farmaceutici, attrezzature e apparecchiature medicali. In questo caso, infatti, nell’arco di tempo considerato i prezzi sono saliti del 13,6%, a un ritmo quasi triplo rispetto al 5,0% dell’Eurozona. Uno spread sanitario elevato, e resta alto anche quello dei servizi ambulatoriali: in Italia salgono del 18,0%, 7,6 punti oltre la soglia media del 10,4%.

SPESA PUBBLICA MONSTRE IN 10 ANNI – A spaventare, però, è il divario – in questo caso tra il 2000 e il 2011 – della spesa pubblica per la sanità: in Italia è cresciuta a velocità doppia rispetto al Pil: + 64,1% contro il 31,9% del Prodotto interno lordo. E per il 2012 la cifra spesa è di 114,5 miliardi, pari al 7,2% del Pil e al 14,2% della spesa pubblica complessiva.

INCREMENTI MODESTI AL SUD – Le regioni che in questa fase hanno vissuto una crescita maggiore sono il Friuli Venezia Giulia con un aumento del 75,2% (battuto solo dalla provincia autonoma di Trento: +87,3%), il Molise (+75,1%) e la Lombardia (72,3%), poi Sardegna, Emilia Romagna, Lazio e Valle d’Aosta tutte comprese tra il 66 e il 70% (Guarda la dinamica della spesa del Servizio Sanitario Nazionale per Regione – pdf). Le dinamiche meno accentuate riguardano, invece, l’Abruzzo con il 43,9% davanti alla Calabria (47,9%) e alla Campania (50,0%). Sotto alla soglia del 55% anche Liguria, Piemonte e Marche. Per quanto riguarda i dati dello scorso anno, l’Italia ha speso in media 1.851 euro per ogni abitante. La spesa più elevata è stata registrata a Bolzano con 2.256 euro per cittadino, seguita dalla Valle d’Aosta con 2.222 euro e da Trento con 2.209 euro. La spesa sanitaria pro capite più bassa è stata invece in Calabria, con 1.704 euro per abitante.

LE SPESE 2008-11 DELLE REGIONI – Considerando soltanto il triennio 2008-11, il disavanzo sanitario regionale (tabella in pdf) si è rivelato particolarmente pesante in Lazio (4.958 milioni, pari al 45,0% del totale), in Campania (2.337 milioni, pari al 21,2%), in Puglia (1.103 milioni, pari al 10,0%), in Sardegna (786 milioni, pari al 7,1%), Calabria (632 milioni, pari al 5,7%) e Sicilia (592 milioni, pari al 5,4%). Restano, invece, in attivo l’Emilia Romagna con 113 milioni, seguita da Bolzano con 65 milioni, dal Veneto con 63 milioni, dal Friuli Venezia Giulia con 59 milioni, dalle Marche con 52 milioni, dalla Lombardia con 45 milioni, dall’Umbria con 32 milioni e dal Piemonte con 28 milioni. Questo equilibrio incide, a livello nazionale, per 182 euro per abitante. In Lazio pesa per 865 euro pro capite, mentre tra le regioni che registrano addirittura un saldo in positivo ci sono Bolzano con 128 euro per persona, Friuli Venezia Giulia con 47 euro, e si arriva fino a Piemonte (6 euro per abitante) e Lombardia (4 euro).

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Tutelare i dati sanitari o ricercare una cura “open source” per il proprio tumore?

Il fenomeno della digitalizzazione ha da tempo investito anche i dati sanitari. Questa considerazione, che può apparire banale, nasconde la necessità di analizzare con estrema attenzione il processo in atto al fine di poterlo valutare in tutta la sua portata e di poterne individuare  problemi e criticità. Momento decisivo di tale digitalizzazione è l’implementazione di sistemi di gestione dei dati posti in essere dalle aziende sanitarie al fine di potenziare le loro capacità di cura e prevenzione. Questi sistemi sono infrastrutture informatiche che prendono il nome di «Fascicolo Sanitario Elettronico» (FSE). Il FSE rappresenta un nuovo importante strumento a disposizione di chi opera nel mondo sanitario ed ospedaliero. Esso si sostanzia in due momenti fondamentali: da un lato, quello dell’archiviazione di una massa di dati ed informazioni; dall’altro, quello della condivisione dei dati così archiviati tra tutti gli operatori del sistema legittimati al trattamento.

Salvatore Iaconesi è un esperto di tecnologia, un artista, una figura polivalente con un curriculum ricco e vario. Recentemente, ha scoperto di avere un tumore al cervello. I risultati degli esami gli sono stati però consegnati in un formato chiuso, proprietario. Salvatore li ha “craccati” e resi disponibili per il download a tutti, con un’idea di condivisione e ricerca di aiuto allo stesso tempo. Salvatore chiama la sua idea “Cura Open Source”, e scrive: “Ieri sono andato a ritirare la mia cartella clinica digitale: devo farla vedere a molti dottori. Purtroppo era in formato chiuso e proprietario e, quindi, non potevo aprirla né con il mio computer, né potevo mandarla in quel formato a tutti coloro che avrebbero potuto salvarmi la vita. L’ho craccata.”

Cosa pensare di questa situazione? È necessaria una tutela senza se e senza ma o, in ogni caso, i nostri dati sanitari sono destinati con il FSE ad essere alla mercé dei pirati del web (sempre più bravi)? Iaconesi è mosso dalla sua volontà e dalla fede incrollabile verso web e l’open source, ma è fantascienza immaginare hacker al soldo di gruppi o società interessata a speculazioni e denaro facile?

Ecco il video “provocatorio” di Iaconesi. Dibattito aperto.

Video

da laRepubblica.it

 

Come nel 1994 lo scontro sarà tra vecchi e nuovi (di Luca Ricolfi)

È difficile che si voti a novembre, ma è praticamente certo che a novembre comincerà la bagarre. Mentre il povero Monti, come succede a fine anno a qualsiasi presidente del Consiglio, sarà alle prese con i problemi dei conti pubblici, i partiti avranno tutti la testa già rivolta alle elezioni di primavera. Ogni gesto, ogni dichiarazione, ogni parola sarà finalizzata ad attirare il maggior numero di voti possibile.

A tutt’oggi, tuttavia, noi elettori siamo all’oscuro di tutto. Non sappiamo, ad esempio, quanti parlamentari dovremo eleggere. Non sappiamo se i condannati con sentenza definitiva potranno essere candidati oppure no. Non sappiamo con quale legge elettorale si voterà. Non sappiamo quante e quali liste saranno in campo. Anche se non sappiamo nulla, possiamo però fare qualche previsione. Io ne azzardo alcune, dalla più facile alla più difficile.

Numero di parlamentari: l’auspicata riduzione non ci sarà, penso abbia ragione Arturo Parisi quando dice che i continui rinvii dell’accordo sulla legge elettorale siano stati finalizzati all’obiettivo nascosto di rendere impossibile (con la scusa che «è troppo tardi, ormai») una riforma più organica, che riduca il numero di parlamentari.

Candidabilità dei condannati: sarà perfettamente possibile candidare al Parlamento un condannato con sentenza definitiva. In questo modo il nostro Parlamento potrà conservare un primato cui evidentemente tiene molto: quello di essere l’istituzione con la massima densità di soggetti condannati e rinviati a giudizio.

Legge elettorale: se non sarà il porcellum (legge attuale), sarà il super-porcellum (legge attualmente in discussione), ossia l’unico sistema capace di sommare i difetti del proporzionale e i difetti del maggioritario. La legge di cui si parla da settimane, infatti, gode di tre interessanti proprietà: permette ai segretari di partito di scegliere a tavolino una frazione considerevole degli eletti, a prescindere dalle scelte degli elettori; non consente ai cittadini di sapere, la sera delle elezioni, chi le ha vinte e chi le ha perse (si torna ad accordi fatti in Parlamento, come nella prima Repubblica); distorce la rappresentanza, nel senso che, con il premio di maggioranza, conferisce al partito più grande molti più seggi di quanti ne merita in base al voto e, con la soglia di sbarramento al 5%, toglie molti seggi ai partiti più piccoli.

Numero delle liste: saranno tantissime, come sempre, ma quelle «vere», ossia con ragionevoli chances di superare il 5% dei consensi, saranno solo 7.

Quali liste: qui viene il bello. Secondo me lo schema delle prossime elezioni sarà un 4 + 3 + «fricioletti» (pescetti fritti, come il mio maestro Luciano Gallino chiamava i libri che una biblioteca seria non dovrebbe mai ordinare, perché costano e durano poco).

Ci saranno quattro formazioni che, se non sbagliano clamorosamente strategia e se non sono cannibalizzate dalle liste di disturbo, possono aspirare a un risultato non lontano dal 20%. Due di esse, Pdl e Pd, sono vecchie ma si presenteranno con sigle più o meno rinnovate, il Pdl con un nome e un simbolo nuovi, il Pd con qualche segno che indichi l’annessione di Sel e di Vendola al super-partito della sinistra. Le altre due liste sono nuove di zecca, e sono il movimento di Grillo (Cinque Stelle) e quello nascente di Montezemolo (Italia Futura), più o meno ibridato con movimenti di ispirazione simile.

Ci saranno poi tre formazioni che possono aspirare a qualcosa più del 5%, e cioè l’Udc, l’Italia dei Valori e la Lega, anch’esse più o meno riverniciate e restaurate per non sembrare troppo vecchie.

E infine i fricioletti, almeno 20 liste e listarelle (alcune di nobili tradizioni, altre inventate per l’occasione), implacabilmente destinate a restare sotto il 5%, quando non sotto l’1%.

Quel che è interessante, però, è il tipo di competizione politica che si prepara. Potrò sbagliare, ma a mio parere quel che sta accadendo nell’elettorato italiano è molto simile a quel che accadde venti anni fa, nel periodo di sbriciolamento non solo delle istituzioni ma anche delle strutture mentali della prima Repubblica. 

Fra il 1992 e il 1994 diminuì drasticamente la quota di italiani che ragionavano prevalentemente in termini di destra e sinistra, e aumentò sensibilmente la quota di quanti ragionavano in termini di vecchio e nuovo. Ci fu un momento, anzi, in cui questo gruppo risultò più numeroso del primo. Oggi sta succedendo qualcosa di molto simile.

Gli elettori che andranno al voto si divideranno, innanzitutto, fra chi è ancora disposto a scegliere una forza politica tradizionale e chi invece preferisce puntare su una forza nuova

I primi, i «vecchisti», potranno comodamente ragionare in termini di destra e sinistra, scegliendo una fra le tre opzioni disponibili: Pdl, Udc, Pd, i tre partiti che hanno sostenuto il governo Monti. 

I secondi, i «nuovisti», dovranno invece abituarsi a ragionare in termini molto diversi, perché l’offerta politica delle due principali liste nuove è molto più polarizzata: da una parte c’è l’anticapitalismo anti-euro e antiEuropa di Grillo, dall’altra c’è il turbo-liberalismo di Italia Futura e dei gruppi ad essa vicini, come «Fermare il declino» di Oscar Giannino. 

Qui destra e sinistra c’entrano davvero poco, quel che conta – e divide – sono le ricette per affrontare la crisi: con meno Europa e meno ceto politico se voti Grillo, con meno tasse e meno Stato se voti Montezemolo. E dintorni.

Sono due modi di porre i problemi che, in questo periodo, hanno entrambi un grande appeal. I sondaggi mostrano da almeno cinque anni che le spinte anti-partitiche e i dubbi sull’Europa sono molto radicati nell’elettorato. Ma un interessante sondaggio di Renato Mannheimer di qualche tempo fa segnalava anche un’altra e assai meno nota novità: per la prima volta da molti anni sono più gli italiani che si preoccupano dell’eccesso di tasse che quelli che si preoccupano di salvare lo Stato sociale.

Insomma, se fossi il leader di una forza politica tradizionale sarei preoccupato, molto preoccupato. La forza d’urto dell’onda anti-partiti potrebbe essere assai forte, specie sotto l’ipotesi Ber-Ber: un Pd guidato da Bersani (l’usato sicuro) e un Pdl guidato da Berlusconi (lo strausato insicuro). 

E molto mi sorprende che, quando si parla di premio di maggioranza, se ne discuta come se potesse andare solo al Pd o al Pdl, o addirittura come se la corazzata Bersani-Vendola avesse già la vittoria in tasca. 

Se fossi Bersani non sottovaluterei né l’area Montezemolo né quella di Grillo, specie nella sciagurata eventualità che i partiti continuino a restare insensibili al «grido di dolore» che, da tanti anni e da tante parti d’Italia, i cittadini levano contro la politica e i suoi indistruttibili, irrottamabili, rappresentanti di sempre.

da ItaliaFutura.it

Nuova normativa ECM: sanzioni dagli ordini per chi non si aggiorna!

La recente manovra del governo Monti (legge n.214 del 22/12/2011, articolo 33), così come il precedente DPR n.138 del 13 agosto 2011 (convertito con modificazioni dalla legge n.148 del 14 settembre 2011), sancisce che entro il 13 agosto 2012 gli Ordini Professionali dei medici chirurghi e quelli delle professioni sanitarie non mediche dovranno stabilire le sanzioni da applicare a chi non acquisisce ogni anno i crediti ECM necessari per soddisfare gli obblighi formativi.

Ma è giusta la scelta di spingere verso la formazione a distanza?
Il plauso, in ogni caso, va agli ordini che reivestono denaro prevalentemente per la formazione dei propri iscritti. Servizio importante per agevolare i colleghi con formazione di qualità.

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OBBLIGO ECM PER LA FORMAZIONE
Il numero di crediti che ogni professionista della Sanità è tenuto ad acquisire per il triennio 2011-2013 è di 150 ECM, con un minimo di 25 ed un massimo di 75 per anno. I crediti ottenibili attraverso convegni, congressi, conferenze, simposi, gruppi di miglioramento, attività di ricerca, docenze e tutoring non possono superare complessivamente il 60% delle attività formative, cioè 90 crediti nel triennio. I crediti acquisibili attraverso la partecipazione ad eventi sponsorizzati non devono eccedere un terzo del totale (50 crediti).
Nessuna limitazione è invece prevista per l’accesso ai corsi in modalità FAD (ad eccezione degli infermieri professionali, per i quali il limite è fissato alla soglia del 60%).

L’E-LEARNING RAPPRESENTA LA MIGLIORE SOLUZIONE PER ASSOLVERE AI PROPRI OBBLIGHI FORMATIVI.
L’obbligo formativo è del singolo.
Resta comunque fondamentale il ruolo svolto da ASL, AO ed Ordini, cui SalusNet offre strumenti e soluzioni per la gestione della proprie politiche formative.
Prima dell’introduzione di questa normativa, pur essendoci formalmente l’obbligo per gli operatori della sanità di partecipare a programmi formativi, la sanzione, in caso di inadempimento o di parziale adempimento, non era ancora divenuta operativa.
Adesso che questo gap è stato colmato, i riflettori si spostano sulle sanzioni e sulle modalità attraverso cui assolvere a tale obbligo.
Considerando l’attuale contesto economico-finanziario e la sensibile riduzione dei budget, appare evidente che le attività formative debbano necessariamente coniugarsi con un contenimento della spesa e con rigore gestionale, mantenendo sempre alti i livelli qualitativi del servizio, presupposto e finalità ultima dell’ECM.
L’intervento formativo in modalità e-Learning rappresenta una soluzione concreta proprio perché è in grado di soddisfare standard di qualità a costi competitivi e contenuti.
In ambito sanitario, l’Italia risulta essere un paese ancora troppo diffidente nell’utilizzo di tali tecnologie. Abbattere le barriere culturali che vedono nella FAD uno strumento ancora poco conosciuto e diffuso, rappresenta un importante ed ambizioso obiettivo.

Ricetta elettronica. Fimmg e Federfarma chiedono confronto istituzionale con ministero e regioni

I medici di famiglia e i titolari di farmacia hanno inviato una nota ai ministri competenti e ai presidenti regionali per manifestare la propria disponibilità a realizzare il progetto della ricetta elettronica, ma chiedono un confronto per individuare e risolvere le possibili criticità.

10 NOV – Attivare un momento istituzionale di confronto per individuare e risolvere le possibili criticità in fase di applicazione del sistema della ricetta elettronica. Lo chiedono Fimmg e Federfarma, affermando che tali criticità sono “inevitabili in un progetto di tale portata, che avrà un impatto rilevante per lo sviluppo del Paese”.
Le delegazioni dei medici di famiglia e dei titolari di farmacia si sono incontrate oggi e hanno unitariamente inviato una nota ai ministri competenti e ai presidenti delle Regioni per chiedere l’avvio del confronto e manifestare la propria disponibilità a fornire tutto il supporto possibile al raggiungimento degli obiettivi previsti dal progetto della ricetta elettronica. “Tale strumento – spiegano le due associazioni di categoria – avrà sicuramente ricadute positive per l’efficienza del servizio farmaceutico e per l’intero sistema sanitario, a condizione che la sua attuazione sia ben ponderata e progressiva su tutto il territorio nazionale”.

Specializzandi: ultimo biennio facoltativo nelle Aziende Ospedaliere del SSN

Approvato il tanto contestato e poi riformulato emendamento per l’assunzione SU BASE VOLONTARIA degli specializzandi nelle Ao e strutture del Ssn. Un’ulteriore modifica approvata stamani alla Camera prevede che questo avvenga comunque senza mutamento della natura giuridica del rapporto di formazione specialistica e fermo restando che il relativo contratto non può dar in alcun modo diritto all’accesso ai ruoli del Servizio sanitario nazionale né all’instaurazione con lo stesso di alcun rapporto di lavoro.
Si salvaguardia così il rischio paventato dall’Associazione dei Giovani Medici di “sfruttamento” degli specializzandi a discapito dei medici che sono in attesa di concorso per i posti di dirigente medico che andranno progressivamente liberandosi.

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Novità dall’incontro con i vertici del Ministero della Salute

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Si appena concluso il previsto incontro tra la nostra delegazione ed i vertici del Ministero della Salute (scarica allegato) durante il quale si è lungamente e proficuamente discusso sul controverso emendamento AC 4274 al decreto Omnibus sulla Sanità, finalizzato ad inquadrare gli specializzandi degli ultimi due anni nei Sistemi Sanitari Regionali con contratto a tempo determinato, che in data odierna era stato ripresentato alla Camera.
Nel corso dell’incontro ci sono state illustrate delle modifiche al testo originario (clicca qui) apportate nella giornata odierna dopo mediazione da parte degli esponenti di maggioranza ed opposizione da noi sensibilizzati.

Il nuovo testo prevede la possibilità da parte dello specializzando di scegliere se proseguire la formazione nell’ultimo biennio con…

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Specializzandi sotto tiro: ok alla Riforma ma che alla base ci sia la formazione

Giovani Medici: inutile e pericoloso inserire gli specializzandi all’interno delle Aziende Sanitarie senza definire e programmare una Riforma immediata di più ampio respiro. Atto a favore dei conti delle Regioni ed a discapito della formazione. Grande il rischio di una contrattualizzazione a tempo degli specializzandi a scapito delle prospettive di assunzione dei giovani specialisti.

Desta preoccupazione la nuova formulazione di emendamento alla Legge Delega “per il riassetto della normativa sulla sperimentazione clinica e per la riforma degli ordini delle professioni sanitarie, nonchè disposizioni in materia sanitaria” che ha l’intento di riproporre l’inquadramento degli specializzandi dell’ultimo biennio all’interno delle piante organiche delle Aziende Sanitarie dei vari SSR.

Per le predette considerazioni, chiediamo che l’emendamento in questione venga ritirato e che i Ministeri competenti convochino ad un tavolo di confronto ufficiale tutti i portatori di interesse in tema di formazione dei medici, al fine di affrontare in maniera organica e partecipativa l’ipotesi di un generale riordino del percorso formativo, a partire dal corso di laurea in medicina che attualmente non è nelle condizioni organizzative e strutturali per garantire un’adeguata professionalizzazione del medico…

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Stop del Tesoro all’emendamento contraddittorio, dai Giovani Medici l’ok alla condivisione della proposta di Riforma

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SCONGIURATO IL RISCHIO DI UNA CONTRATTUALIZZAZIONE DEGLI SPECIALIZZANDI A SCAPITO DELLE PROSPETTIVE DI ASSUNZIONE DEI GIOVANI SPECIALISTI…

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