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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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Europa

Quanto guadagnano i medici nei diversi Paesi del mondo? dal @nytimes [@giovanimedici]

In response to Uwe Reinhardt’s recent post on “rationing” doctors’ salaries, a number of readers wrote in asking about physician compensation in other countries. Doing a direct comparison of remuneration across different countries is tricky because the same salary may allow for different standards of living in different places. But here are two possible ways to think about these comparisons, taken from a 2007 Congressional Research Service report entitled “U.S. Health Care Spending: Comparison with Other OECD Countries.”

GPpay

Source: Congressional Research Service analysis; see notes in table below

One way to compare cross-country data is to adjust the salaries for purchasing-power parity — that is, adjusting the numbers so that $1,000 of salary buys the same amount of goods and services in every country, providing a general sense of a physician’s standard of living in each nation. These numbers are in the second, fourth and sixth columns of the chart below. They show that American general practitioners and nurses earn more than their counterparts in other developed countries, and American specialists are close to the top of the pack.

DESCRIPTION
Source: Congressional Research Service (CRS) analysis of Remuneration of Health Professions, OECD Health Data 2006 (October 2006), available at [http://www.ecosante.fr/OCDEENG/70.html].

Sorted by specialists’ compensation. Amounts are adjusted using U.S. dollar purchasing power parities. Amounts from previous years are trended up to 2004 dollars using the annualized Bureau of Labor Statistics Employment Cost Index for wages and salaries of health services workers in private industry. It is not known whether wage growth in health professions in other countries was similar to that in the United States. Amounts are from previous years for 10 countries: data for Australia, Canada, Denmark (for specialists and nurses), Finland (for nurses), and the Netherlands are from 2003; data for Belgium (for specialists), Denmark (for general practitioners), New Zealand (for nurses), and Sweden are from 2002; data for Switzerland and the United States (for specialists and general practitioners) are from 2001; and data for Belgium (for general practitioners) and the United States (for nurses) are from 2000. Ratios of salaries to GDP per capita reflect the year the data was collected and are not adjusted for inflation. For countries that have both self-employed and salaried professionals in a given field, the amount presented here is the higher of the two salaries. Four countries have both salaried and self-employed specialists: the Czech Republic (where compensation is $29,484 for salaried and $34,852 for self-employed specialists), Greece ($67,119 and $64,782), the Netherlands ($130,911 and $252,727), and the United States ($170,300 and $229,500). One country has both salaried and self-employed general practitioners: in the United States, salaried general practitioners earn $134,600, compared with $154,200 if self-employed. All nurses are salaried among this data.

Another way is look at how a doctor’s salary compares to the average national income in that doctor’s country — that is, gross domestic product per capita. These numbers are in the third column, fifth and seventh columns of the chart.

As a country’s wealth rises, so should doctors’ pay. But even accounting for this trend, the United States pays doctors more than its wealth would predict:

DESCRIPTION
Source: Congressional Research Service (CRS) analysis of Remuneration of Health Professions, OECD Health Data 2006 (October 2006), available at [http://www.ecosante.fr/OCDEENG/70.html].

According to this model, the 2007 report says, “The U.S. position above the trendline indicates that specialists are paid approximately $50,000 more than would be predicted by the high U.S. GDP. General practitioners are paid roughly $30,000 more than the U.S. GDP would predict, and nurses are paid $8,000 more.”

But it’s important to keep in mind, the report notes, that health care professionals in other O.E.C.D. countries pay much less (if anything) for their medical educations than do their American counterparts. In other words, doctors and nurses in the rest of the industrialized world start their medical careers with much less student loan debt compared to medical graduates in the United States.

For more data on health spending in O.E.C.D. countries, go here. For a recent American-only survey on the pay of physicians with various specialties, go here.

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Eurocrisi, al via la terza ondata migratoria spagnola. Direzione Messico

Se in Europa la meta è Berlino, sempre più spagnoli oltreoceano preferiscono il Paese latinoamericano. Secondo l’Istituto nazionale di statistica di Madrid dal 1 gennaio 17.958 giovani tra i 20 e i 34 anni vivono nel nuovo Eldorado

Eurocrisi, al via la terza ondata migratoria spagnola. Direzione Messico

Vente a Alemania, Pepe, vieni in Germania, Pepe. Si chiamava così un famoso film spagnolo che nel 1971 mostrava il lato tragicomico della migrazione iberica. Raccontava di come, in pienadittatura franchista, stritolati dalla crisi economica e senza opportunità, molti lavoratori cercavano un lavoro e un futuro migliore in Francia, Svizzera e soprattutto in Germania. Quattro decenni dopo, la trama diretta da Pedro Lazaga torna d’attualità. La Spagna è di certo un Paese diverso, ma affronta ancora una volta l’incubo della migrazione.

Quelli che abbandonano Madrid, quasi 55mila da gennaio a ottobre secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica – un 21,6 per cento in più rispetto all’anno scorso -, non sono però manodopera a basso costo, adatti alle fabbriche del nord Europa, come era la generazione di Pepe nel film degli anni Settanta. Sono uomini e donne che hanno in valigia un titolo universitario o un dottorato, parlano più lingue e hanno viaggiato, ma che si ritrovano in una terra dove la parola lavoro è diventata quasi un’utopia.

I dati ufficiali parlano chiaro: avvocati, ingegneri, antropologi, economisti, architetti, giornalisti, designer, tra i 30 e i 45 anni, che non riescono più a trovare impiego nei loro settori in uno Stato devastato da una combinazione perversa di crisi economica, bolla immobiliare, sperpero pubblico e cattiva gestione politica. Emigranti 2.0 con skype, carta di credito e iPhone. Ma pur sempre migranti, in fin dei conti.

Così, per esempio, il numero di spagnoli che lavora in Germania è aumentato del 12 per centosolo nell’ultimo anno e le autorità tedesche continuano a reclutare da Madrid personale qualificato di cui hanno bisogno anche in campi come sanità, ingegneria, insegnamento e turismo. E non solo. Da qualche tempo la Spagna guarda di nuovo al Nuovo mondo. In particolare al Messico. Non ci sono cifre ufficiali sul numero di giovani iberici che sono arrivati nel Paese latino dall’inizio della crisi, perché molti sono entrati col visto da turista. Ma dati parziali sì. Secondo l’Istituto migratorio di Città del Messico 7.630 spagnoli hanno ottenuto un permesso di lavoro nel Paese. E per l’Istituto nazionale di statistica di Madrid dal 1 gennaio 17.958 giovani, tra i 20 e i 34 anni, vivono in Messico.

Del resto in terra iberica l’idea che il Paese sudamericano offra opportunità sta crescendo: il Fondo monetario internazionale ha previsto che il Messico, entro il 2017, diventerà la prima potenza economia di lingua ispanica. Da una parte, insieme al Brasile, è uno dei Paesi emergenti dell’America latina. Dall’altra la comunanza linguistica e un tasso di disoccupazione di appena il 5 per cento, hanno reso Città del Messico una capitale molto ambita dai giovani iberici in cerca di occupazione. A maggior ragione se i dati dell’Eurostat di ottobre raccontano di una disoccupazione giovanile pari al 55,9 per cento, dove in Europa ormai dietro a Madrid c’è solo Atene.

Ma in quella che è stata definita la terza ondata migratoria – la prima alla fine del XIX secolo, la seconda con la guerra civile del ’39 – non sono solo i cittadini a spostarsi. In accordo con il ministero dell’Economia, gli investimenti esteri diretti provenienti dalla Spagna, nel 2011, hanno superato i 3 miliardi di dollari. E il Messico è diventato uno dei Paesi preferiti, visto che, dal 1999 al 2012, sono nate oltre quattromila filiali locali di aziende europee.

Di spagnole la Camera di Commercio messicana ne ha contate 315, come Iberia, Zara, Gas Natural, Repsol, Seat, Telefónica, Gruppo Santander. Ma già altre hanno fatto le prime carte bollate per approdare in territorio azteco nel 2013, come ha spiegato alla stampa Francisco Garzón, consigliere della Commissione economica e commerciale spagnola in Messico: “Negli ultimi mesi abbiamo visto un gran numero di imprese iberiche interessate a commerciare e investire in Messico. Le aziende hanno capito, purtroppo, che per sopravvivere devono uscire fuori”. E con loro anche i giovani migranti.

da il FattoQuotidiano.it

GIOVANI MEDICI NELL’ITALIA E NELL’EUROPA DELLA CRISI: II CONFERENZA NAZIONALE S.I.G.M. – (Roma, 20-21 Aprile 2012)

Cosa significa essere giovane medico nell’Italia e nell’Europa della crisi? Si sente spesso asserire che ai giovani Italiani si prospetti inesorabilmente un futuro non roseo. La questione vera è che, al di là di ogni previsione, il futuro va costruito nel presente a partire dal contesto culturale di riferimento.

info e programma su www.giovanemedico.it

1Il S.I.G.M. prosegue, pertanto, nell’opera di sensibilizzazione delle Istituzioni, ma soprattutto della categoria dei giovani medici, nella convinzione che il cambiamento della Professione e dell’assistenza socio-sanitaria non possa che partire dal diretto coinvolgimento dei giovani in un progetto di rinnovamento culturale che trovi ispirazione e fondamento nell’affermazione dell’etica, della responsabilità sociale della professione e della cultura di sistema.

La II Conferenza Nazionale dei Giovani Medici (SIGM) si propone di essere momento di sintesi delle migliori aspirazioni delle nuove classi mediche: la strutturazione in Capitoli (Professione, Assistenza ed Associazione) vuole essere specchio fedele di un mondo in evoluzione, ricco di potenzialità.

Venerdi 20 Aprile presso la Sala Conferenze della Fondazione ENPAM, sita in Via Torino 38, e sabato 21 Aprile presso l’ Aula A1 – Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, sita in Viale Regina Elena, 287/A – Via Caserta 6 i Giovani Medici saranno protagonisti di una intensa due giorni di lavori congressuali in compagnia dei maggiori esperti del settore e dei rappresentanti delle Istituzioni che sovrintendono alla formazione medica (scarica programma in allegato).

L’Italia ha la Politica più vecchia in un’Europa che invece da fiducia ai giovani

Se per qualcuno il governo Monti è il governo del “grande vecchio” che minaccioso si aggira per l’Europa, possiamo dire che in realtà è il più vecchio dei governi europei e il più anziano anagraficamente di tutti i 58 governi della storia repubblicana. L’esecutivo guidato dall’ex commissario europeo, con i suoi 64 anni di età media è il più anziano d’Europa, così come lo stesso Mario Monti è il capo di governo con l’età più alta (68 anni) di tutta Europa. Giusto per citare qualche esempio, sono più giovani del Presidente del Consiglio italiano, Nicolas Sarkozy (56 anni), Angela Merkel (57 anni) e il premier inglese David Cameron con i suoi 45 anni.

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Numeri che balzano all’occhio dell’ultimo dossier dell’associazione OpenPolis “I tecno-professori”, che mostra inoltre come l’età media del governo sia addirittura in controtendenza con i predecessori italiani (55 anni) e ovviamente con la più bassa media europea di 51 anni. È anche vero che nei governi tecnici della storia repubblicana, quindi il governo Pella nel 1958 e il governo Dini nel 1992, le età dei ministri sono sempre state sopra la media, ma mai al livello di oggi. Come ricorda il dossier, al secondo posto di questa classifica si trova un altro governo tecnico, cioè quello greco guidato da Lucas Papademos con una età media di 58 anni.

A fotografare una situazione caratterizzata dall’elevata età media dei componenti del governo contribuiscono altri confronti tra l’Italia e altri paesi dell’Eurozona dove molti ministeri tra i più importanti sono stati assegnati ad under 40. In cinque paesi dell’Unione sono addirittura cinque i ministri di economia e finanze trentenni (Germania, Portogallo, Finlandia, Lituania e Lettonia), mentre in altri otto appena quarantenni. Tra i 27 governi europei Italia, Grecia e Ungheria sono i più anziani, mentre Danimarca, Estonia e Svezia sono quelli con l’età media più bassa compresa tra i 40 e i 42 anni. In Danimarca è presente anche il ministro più giovane d’Europa: è il socialista Thor Moger Pedersen, che a soli 26 anni è titolare al dicastero del fisco. Altri giovanissimi al governo si trovano ancora in Danimarca, dove i ministri di salute e lavoro hanno 28 e 33 anni, Svezia, in cui il ministro per gli affari regionali di anni ne ha 28 e Irlanda, dove il titolare degli affari europei Creighton è nato 31 anni fa. Nella graduatoria dei ministri più anziani l’Italia occupa con Giarda (Rapporti con il Parlamento), Gnudi (Turismo e Sport) e Cancellieri (Interno) tre delle prime 10 posizioni, mentre nessun italiano rientra tra i primi dieci ministri più giovani d’Europa, dove primeggiano i paesi baltici e quelli del nord.

Leggi il resto su Linkiesta.it

L’Italia deve ancora dire grazie all’Euro, garanzia di rispetto per le nuove generazioni.

Parole da apprezzare, sottoscrivere ed in cui sperare.
L’Italia può e deve risollevarsi.
Si dia appoggio e potere alle competenze ed alle capacità.
Con la demagogia della politica abbiamo già dato. Grazie.

«La crescita – ha detto Monti nel corso del suo intervento berlinese – richiede riforme strutturali», che tolgano «ogni privilegio» alle categorie sociali che ne hanno, cancellando il problema italiano di chi «protegge la propria circoscrizione elettorale». Sull’euro Monti ha affermato che l’Italia è ancora in ampio credito, grazie «ai benefici che ha dalla appartenenza». Benefici che costituiranno «un patrimonio nel tempo». «Se l’Italia non avesse fatto parte dell’euro – ha detto – ci sarebbe più l’inflazione, politiche meno disciplinate e meno rispetto per le generazioni future». L’Italia – ha proseguito Monti – «è al centro dell’Europa. Politicamente e storicamente, l’Italia non può ignorare le sue responsabilità in quanto stato membro fondatore» dell’Ue. «Mi piacerebbe vedere un maggiore rispetto per la Germania di oggi», ha detto ancora, nel senso di rispetto per l’essere «più rigorosi, più costanti nel tempo, meno a breve termine e più pazienti». E Roma deve fare ogni sforzo per essere più coinvolta nella partnership franco-tedesca: «sarebbe nel comune interesse».

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L’Oms lancia l’allarme tubercolosi (da BMJ)

Nuovo allarme Oms sulla tubercolosi: di fronte ad una possibile pandemia in Europa occidentale, dove il trattamento della malattia multifarmaco resistente fallisce ormai in un quarto dei casi, urge la definizione e l’applicazione di un piano d’azione quinquennale

L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), in occasione della sessantunesima sessione del Comitato regionale dell’Oms per l’Europa recentemente conclusasi a Baku, in Azerbaijan, ha lanciato un forte allarme: ci sono segnali di una pandemia di tubercolosi in Europa, con una maggiore recrudescenza nell’area orientale del continente. E per avvalorare questa tesi Zsuzsanna Jakab, direttore regionale dell’Oms per l’Europa, ha fornito questi dati: il trattamento della malattia multifarmaco resistente fallisce ormai nel 23% dei casi, nel 26% i pazienti hanno abbandonato il follow up, il 19% muore e solo il 32% viene trattato con successo. È quindi improcrastinabile, come sottolineato durante l’incontro, un piano quinquennale mirato in grado di bloccare questa “vecchia malattia” che non è mai scomparsa e che sembra intenzionata a riproporsi più “cattiva” che mai.

Multiresistente e ultraresistente
La situazione quindi non va assolutamente sottovalutata, sia per quanto riguarda la tubercolosi multiresistente (Mdr-Tb) sia per l’ultra-resistente (Xdr-Tb). In realtà, la tubercolosi non è una patologia particolarmente difficile da trattare: di solito si affronta con un regime terapeutico che prevede isoniazide, rifampicina, etambutolo e pirazinamide per 8 settimane, seguito da isoniazide e rifampicina per altre 18 settimane. Quello che si sta verificando con sempre maggior frequenza, e che determina la comprensibile preoccupazione degli esperti, è la resistenza ai farmaci: la Mdr-Tb è resistente a isoniazide e rifampicina, mentre la Xdr-Tb, che è resistente a isoniazide e rifampicina, così come a qualsiasi fluorochinolonico e ad almeno uno dei tre farmaci iniettabili di seconda linea, come amikacina, kanamicina o capreomicina, rappresenta un problema ancora più difficile da gestire.

Nelle regioni povere, ma non solo
Secondo stime recenti fornite dall’Oms, in Europa ci sarebbero circa 81.000 casi di Mdr-Tb, a fronte di un totale di 440.000 casi in tutto il mondo. Degli 81.000 casi stimati, meno di 30mila sono stati segnalati alle autorità sanitarie, e quasi 18mila trattati in modo adeguato con farmaci di seconda linea. Non è inoltre possibile avere a disposizione dati omogenei. Come sottolinea l’Oms, ma si tratta di una considerazione abbastanza scontata, i sistemi sanitari europei variano notevolmente da paese a paese, e non si riesce quindi a tratteggiare una casistica uniforme. Paesi economicamente deboli, come per esempio Turkmenistan e Uzbekistan, sono pesantemente svantaggiati se confrontati con l’area “ricca” d’Europa, per esempio la Scandinavia. Questo però non significa che i nuovi casi di tubercolosi multiresistente ai farmaci si concentrino solo nelle aree più disagiate. A Londra, per esempio, si registrano 3.500 casi di tubercolosi all’anno – l’incidenza più alta tra tutte le capitali dell’Europa occidentale – e il 2% di questi sono multiresistenti.

Il piano quinquennale
Ecco allora quali sono, nel dettaglio, gli obiettivi del piano quinquennale dell’Oms per affrontare la ricomparsa massiccia della tubercolosi: ridurre di 20 punti percentuali i casi di Mdr-Tb nei pazienti già trattati in precedenza; diagnosticare almeno l’85% dei casi stimati di Mdr-Tb; trattare con successo almeno il 75% dei casi di Mdr-Tb segnalati alle autorità sanitarie. Sarà inoltre necessario migliorare la diffusione di metodi diagnostici, tra cui quelli molecolari, per l’identificazione della Mdr-Tb in molti dei Paesi ad alta incidenza. Il piano dell’Oms prevede anche una fornitura continua di farmaci di qualità di prima e seconda linea in tutti i Paesi entro la fine del 2013. Concretizzare questo piano potrebbe significare la diagnosi in 225.000 pazienti della Mdr-Tb entro 3 giorni dalla manifestazione dei sintomi tipici della tubercolosi e in 127.000 un suo trattamento risolutivo. Tutto ciò finalizzato a evitare 250.000 casi Mdr-Tb e 13.000 casi di Xdr-Tb, nonché salvare 120.000 vite.

BMJ 2011; 343:d5852

Mettiamo i paletti alla Riforma di Medicina: il SIGM dice no alle azioni unilaterali!

I Giovani Medici (S.I.G.M.) chiedono congelamento iter emendamento A.C. 4274 alla Legge Delega Governativa “per il riassetto della normativa sulla sperimentazione clinica e per la riforma degli ordini delle professioni sanitarie, nonchè disposizioni in materia sanitaria”, che introdurrebbe la modifica dello status dei medici specializzandi.

Il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) esprime preoccupazione nell’apprendere, alla vigilia di un incontro in programma col Ministro della Salute il 21 settembre p.v., del tentativo da parte del Governo di affrontare in modo unilaterale un punto estremamente delicato della Proposta di Riforma del sistema formativo pre e post lauream in medicina, ovvero attraverso una proposta emendativa alla “Legge Delega per il riassetto della normativa sulla sperimentazione clinica e per la riforma degli ordini delle professioni sanitarie, nonché disposizioni in materia sanitaria”, recentemente approvata in Commissione Affari Sociali ed in atto in discussione alla Camera dei Deputati….

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Eurobond e Leadership per ritrovare rigore e crescita

«Alla fine degli anni 80, quando credevamo di aver visto tutto il possibile, l’Europa ci sorprese tutti con una rapida marcia verso l’Unione monetaria», scriveva Paul Krugman in un libro di alcuni anni fa.

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Dietro quella sorprendente marcia c’erano un progetto chiaro e lungimirante, frutto di un “orgoglio europeo” non fumoso, ma pragmatico, e una leadership in grado di realizzarlo. Il progetto dell’Unione monetaria europea (Uem) proponeva una grande zona di stabilità in difesa degli interessi europei, in un quadro internazionale caratterizzato da cambi fluttuanti e da un dollar standard puro, slegato definitivamente da qualunque riferimento sia pur virtuale a un tallone aureo. La leadership politica dei Paesi aderenti riuscì a realizzare il progetto, sebbene molti fossero gli osservatori che scommettevano contro, come la frase di Krugman lascia trasparire.
Un progetto chiaro e la leadership per realizzarlo è ciò di cui Eurolandia ha bisogno oggi, di fronte a un’ondata di “scommesse” contrarie che indossa le vesti della speculazione, più pericolose di quelle di disinteressati osservatori quali Krugman e altri economisti.

La proposta di EuroUnionBond (Eub) avanzata da Alberto Quadrio Curzio e Romano Prodi va, a mio parere, nella direzione giusta, coniugando in buone dosi pragmatismo e sofisticazione tecnica da un lato, visione di lungo periodo dall’altra.

Leggi l’approfondimento su il Sole 24 Ore

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