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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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Tubercolosi

Studenti di medicina con la Tbc: Aperta inchiesta alle Molinette di Torino

«È un vero giallo». Si riassume così, secondo le parole di un investigatore del Palazzo di giustizia di Torino, l’inchiesta sui casi di Tbc fra i giovani tirocinanti dell’ununiversità di Medicina e, in particolare, su quello di una studentessa contagiata che ha frequentato il reparto di Medicina Interna all’ospedale Molinette.
I fronti d’indagine sono più d’uno: la magistratura che intende accertare se ci siano stati ritardi nel dare l’allarme e l’ospedale stesso che, attraverso l’Ufficio di Igiene Pubblica, controllerà se si sia diffuso il contagio, tra dipendenti, pazienti ed ex pazienti venuti a contatto con la studentessa. I primi accertamenti investigativi sono di due tipi: il presunto ritardo nella segnalazione (gli studenti affermano di aver denunciato l’esistenza di tre casi di Tbc il 3 ottobre, il giorno in cui hanno incominciato il tirocinio) da cui sarebbe scaturito il ritardo dell’adozione di misure necessarie, e la mancata sorveglianza sanitaria sui ragazzi, prevista da una circolare del 2009 del ministero della Salute. Per le Molinette la tempistica è invece chiara: il 25 ottobre alle ore 15 un medico di «Medicina 2» comunica per telefono alla Medicina del Lavoro un caso di sospetta Tbc in una studentessa che dal 3 al 24 ottobre aveva frequentato il reparto di Medicina Interna delle Molinette come tirocinante. Il 26 ottobre la Medicina del Lavoro telefona al laboratorio analisi dell’ospedale Amedeo di Savoia dove è ricoverata la giovane che conferma la positività alla tubercolosi. A quel punto – sempre secondo la versione ospedaliera – viene attivata la «sorveglianza sanitaria» sui contatti avuti dalla studentessa. Due giorni dopo ulteriori verifiche scoprono altri due casi di allievi contagiati tra gli studenti (uno risalente a febbraio, l’altro a maggio), ma che non hanno mai frequentato le Molinette.
All’ufficio di presidenza sostengono di aver saputo del problema solo il 28 ottobre, dopo una lettera dell’Asl, che si riferiva al ricovero della terza studentessa. Ieri sono stati svolti numerosi interrogatori e finora non risultano indagati.

da IlGiornale

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TBC, SANATORIO ITALIA

Fino al 2008 il nostro sistema sanitario teneva la tubercolosi sotto controllo: poco più di sette casi su centomila. Da allora non ci sono più dati ufficiali completi, ma l’allarme dei medici di strada e degli addetti ai lavori è alto: la crisi economica allarga le fasce più deboli e povere della popolazione, i tagli alla sanità ostacolano il lavoro di prevenzione e aumenta il rischio di un ritorno del contagio.

LEGGI L’INCHIESTA DI REPUBBLICA

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L’Oms lancia l’allarme tubercolosi (da BMJ)

Nuovo allarme Oms sulla tubercolosi: di fronte ad una possibile pandemia in Europa occidentale, dove il trattamento della malattia multifarmaco resistente fallisce ormai in un quarto dei casi, urge la definizione e l’applicazione di un piano d’azione quinquennale

L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), in occasione della sessantunesima sessione del Comitato regionale dell’Oms per l’Europa recentemente conclusasi a Baku, in Azerbaijan, ha lanciato un forte allarme: ci sono segnali di una pandemia di tubercolosi in Europa, con una maggiore recrudescenza nell’area orientale del continente. E per avvalorare questa tesi Zsuzsanna Jakab, direttore regionale dell’Oms per l’Europa, ha fornito questi dati: il trattamento della malattia multifarmaco resistente fallisce ormai nel 23% dei casi, nel 26% i pazienti hanno abbandonato il follow up, il 19% muore e solo il 32% viene trattato con successo. È quindi improcrastinabile, come sottolineato durante l’incontro, un piano quinquennale mirato in grado di bloccare questa “vecchia malattia” che non è mai scomparsa e che sembra intenzionata a riproporsi più “cattiva” che mai.

Multiresistente e ultraresistente
La situazione quindi non va assolutamente sottovalutata, sia per quanto riguarda la tubercolosi multiresistente (Mdr-Tb) sia per l’ultra-resistente (Xdr-Tb). In realtà, la tubercolosi non è una patologia particolarmente difficile da trattare: di solito si affronta con un regime terapeutico che prevede isoniazide, rifampicina, etambutolo e pirazinamide per 8 settimane, seguito da isoniazide e rifampicina per altre 18 settimane. Quello che si sta verificando con sempre maggior frequenza, e che determina la comprensibile preoccupazione degli esperti, è la resistenza ai farmaci: la Mdr-Tb è resistente a isoniazide e rifampicina, mentre la Xdr-Tb, che è resistente a isoniazide e rifampicina, così come a qualsiasi fluorochinolonico e ad almeno uno dei tre farmaci iniettabili di seconda linea, come amikacina, kanamicina o capreomicina, rappresenta un problema ancora più difficile da gestire.

Nelle regioni povere, ma non solo
Secondo stime recenti fornite dall’Oms, in Europa ci sarebbero circa 81.000 casi di Mdr-Tb, a fronte di un totale di 440.000 casi in tutto il mondo. Degli 81.000 casi stimati, meno di 30mila sono stati segnalati alle autorità sanitarie, e quasi 18mila trattati in modo adeguato con farmaci di seconda linea. Non è inoltre possibile avere a disposizione dati omogenei. Come sottolinea l’Oms, ma si tratta di una considerazione abbastanza scontata, i sistemi sanitari europei variano notevolmente da paese a paese, e non si riesce quindi a tratteggiare una casistica uniforme. Paesi economicamente deboli, come per esempio Turkmenistan e Uzbekistan, sono pesantemente svantaggiati se confrontati con l’area “ricca” d’Europa, per esempio la Scandinavia. Questo però non significa che i nuovi casi di tubercolosi multiresistente ai farmaci si concentrino solo nelle aree più disagiate. A Londra, per esempio, si registrano 3.500 casi di tubercolosi all’anno – l’incidenza più alta tra tutte le capitali dell’Europa occidentale – e il 2% di questi sono multiresistenti.

Il piano quinquennale
Ecco allora quali sono, nel dettaglio, gli obiettivi del piano quinquennale dell’Oms per affrontare la ricomparsa massiccia della tubercolosi: ridurre di 20 punti percentuali i casi di Mdr-Tb nei pazienti già trattati in precedenza; diagnosticare almeno l’85% dei casi stimati di Mdr-Tb; trattare con successo almeno il 75% dei casi di Mdr-Tb segnalati alle autorità sanitarie. Sarà inoltre necessario migliorare la diffusione di metodi diagnostici, tra cui quelli molecolari, per l’identificazione della Mdr-Tb in molti dei Paesi ad alta incidenza. Il piano dell’Oms prevede anche una fornitura continua di farmaci di qualità di prima e seconda linea in tutti i Paesi entro la fine del 2013. Concretizzare questo piano potrebbe significare la diagnosi in 225.000 pazienti della Mdr-Tb entro 3 giorni dalla manifestazione dei sintomi tipici della tubercolosi e in 127.000 un suo trattamento risolutivo. Tutto ciò finalizzato a evitare 250.000 casi Mdr-Tb e 13.000 casi di Xdr-Tb, nonché salvare 120.000 vite.

BMJ 2011; 343:d5852

Tbc Gemelli, Codacons: “Controlli agli studenti ed agli specializzandi del Gemelli”

“Effettuare i test anche agli specializzandi di medicina che hanno accesso all’ospedale” è la nuova richiesta dell’associazione che ha inviato una diffida al ministro Fazio sui dati di incidenza del bacillo

Estendere i controlli sulla Tbc anche agli studenti di medicina e agli specializzandi che hanno accesso al policlinico Gemelli. E’ la nuova richiesta lancita dal Codacons che spiega: ”Finalmente, anche se in netto ritardo, la Procura di Roma ha preso in considerazione la possibilità di una contaminazione ambientale, che può interessare reparti diversi da quello di neonatologia – afferma il presidente Carlo Rienzi – ciò significa che oltre al personale sanitario, anche gli studenti e gli specializzandi che hanno accesso al policlinico, possono essere entrati in contatto col bacillo. Loro, che generalmente non sono sottoposti ai controlli periodici riservati ai dipendenti, devono quindi effettuare i test gratuiti e verificare un eventuale contagio”.

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L’associazione ha poi inviato oggi una diffida al ministro della Salute, Ferruccio Fazio, relativamente ai dati sull’incidenza della Tbc in Italia apparsi sul sito internet del dicastero. Il ministro scrive infatti: dei 1.415 soggetti già sottoposti al test quantiferon l’8,6 per cento è risultato positivo, quindi, sotto quello che è l’indice di bassa incidenza della Tbc nei Paesi sviluppati. ”Questa affermazione – spiega il Codacons – contraddice nettamente i dati statistici ufficiali suddivisi per fasce d’età: in base ai dati Istat per gli anni 1992-2007, infatti, l’incidenza della Tbc tra la popolazione di età inferiore ai 14 anni è di quattro volte inferiore alla media nazionale, senza contare che il dato relativo alla popolazione neonatale è praticamente dello zero per cento”. Per tale motivo il Codacons ha diffidato il ministro ”a modificare le informazioni riportate sul sito del ministero della Sanità, che rischiano di creare disinformazione e confondere le famiglie coinvolte”.

Da Repubblica.it

Tbc a Roma: che fare? Fazio positivo al test ma non ha bisogno di curarsi

Il ministro della Salute Ferruccio Fazio «è risultato positivo al test della tubercolosi, come del resto il 12% della popolazione italiana». Ad annunciarlo è stato oggi il direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità, Giovanni Rezza, durante la giornata studio «Tbc a Roma: che fare?», organizzato dal Codacons e da Articolo 32.
Rezza ha comunque precisato che Fazio «non si sta curando, non ne ha bisogno. Le persone positive – spiega – se hanno infezione latente, non sono a loro volta contagiose e non devono curarsi, a meno che in rari casi, sviluppino dei sintomi». Rezza ha rassicurato che l’Italia resta un paese a
bassa incidenza di tubercolosi. Tornando al caso Fazio, ha precisato: «Facendo il medico può essere stato facilmente contagiato nei reparti. Ma c’è un rischio, di essere contagiati a livello di comunità anche se nella stragrande maggioranza dei casi questo rischio non si traduce assolutamente in malattia»
Rezza ha poi aggiunto che «il ministero sta cercando di uniformare tutte le procedure di monitoraggio e di trattamento dei bambini risultati positivi, e sta procedendo per varare nuove linee guida che porteranno a controlli più stretti, soprattutto nei reparti di neonatologia. Questi sono reparti che raramente vengono colpiti, ma che ospitano i pazienti più fragili, che bisogna tutelare. È necessario – ha concluso – rivedere alcune normative ed aumentare i protocolli di sorveglianza per tutelare maggiormente i pazienti, soprattutto i neonati».
D’altra parte secondo il resposnabile Iss non c’è nessun allarme Tbc in Italia: «i dati, anche in riferimento agli altri Paesi europei, sono nella media, nonostante l’ampio afflusso di immigrati ad alto rischio Tbc» ha detto Rezza.
E a proposito del caso del Lazio Rezza ha detto che «il ministro si è impegnato affinchè la Regione fornisca gratuitamente le vitamine B, necessarie per evitare complicanze, ai bambini contagiati da Tbc e anche nel rivedere le informazioni contenute nel sito del ministero, rispondendo alle 29 domande giunte dai genitori dei bimbi, entro la prossima settimana».

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«Bisogna ammettere – ha spiegato Rezza – che, soprattutto nei bambini, non esiste un test perfetto» per la rilevazione della Tbc. «Quindi la scelta è stata fatta sull’opzione migliore, il test quantiferon – lo stesso a cui si è sottoposto il ministro – ma delle discordanze fra i vari esami purtroppo ci possono essere e si sono verificate non solo nel nostro Paese, ma anche in altri. Il consiglio è di ripeterlo se è stato effettuato al di sotto del terzo mese di età, perché una volta arrivati a tre mesi bisogna fidarsi del risultato del test».

Quanto all’ipotesi di sottoporre a profilassi tutte le persone venute a contatto con l’infermiera del nido del Gemelli, che avrebbe infettato 122 bambini, Rezza afferma: «È una questione di scelte. Questa è una scelta che hanno fatto la struttura coinvolta e la Regione ed è stata quella – di fronte all’alternativa di non trattare nessuno sulla base del test cutaneo che è risultato negativo in tutti i casi, o di trattare tutti a prescindere dal risultato del test – di utilizzare un test molto sensibile. Il tutto in modo da trattare solo coloro che ne hanno bisogno, secondo il principio di precauzione, ma non allargare troppo il numero delle persone da sottoporre a profilassi per evitare l’evenienza di effetti collaterali».
«Nei bambini questi esami hanno una minore sensibilità rispetto all’adulto – ha aggiunto Fernando Aiuti, presidente della Commissione Politiche sanitarie di Roma Capitale – e i lavori scientifici sono pochi. I bambini che sono nati dal 1 luglio al 27 luglio e che hanno fatto il test dal 20 al 31 agosto dovrebbero rifarlo, perché come per l’Hiv c’è un periodo “finestra” necessario prima che l’infezione si possa rilevare».

Tbc al Gemelli: 79 bambini positivi, estesi i controlli sui nati a Gennaio

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ROMA – E’ stata sentita oggi dai magistrati, nell’ospedale Spallanzani di Roma, dove è ricoverata, l’infermiera affetta da tubercolosi che ha prestato servizio nel reparto di neonatologia del Policlinico Gemelli. Riserbo degli inquirenti sul contenuto dell’atto istruttorio. L’infermiera, ascoltata come persona informata sui fatti, ha risposto alle domande del procuratore aggiunto Leonardo Frisani, e del sostituto Alberto Pioletti, che per precauzione hanno indossato delle mascherine protettive, inerenti, tra l’altro, tempi e modi di contrazione della malattia infettiva ed i controlli medici ai quali è stata sottoposta negli ultimi anni.

ALTRI 22 BAMBINI POSITIVI – Ci sono altri 22 bambini nati al policlinico Gemelli di Roma che sono risultati postivi al test per la tubercolosi. Lo rende noto la Regione Lazio. Salgono cosi a 79 i bimbi risultati positivi al test nell’ambito dei controlli avviati dopo che un’infermiera che lavora nel nido dell’ospedale si è ammalata di tubercolosi. “Per quanto riguarda la giornata odierna, sono emersi 22 nuovi casi positivi su 167 test effettuati. Le famiglie dei bambini interessati sono state già avvisate. Si tratta di 17 maschi e 5 femmine. Di questi, 1 bambino è nato nel mese di gennaio, 10 bambini a febbraio, 4 a marzo, 3 ad aprile, 2 a maggio, 1 a giugno ed 1 a luglio. Complessivamente, ad oggi sono state effettuate 1.197 visite e test di cui sono pervenuti 996 risultati, dei quali 79 emersi come positivi, con una media del 7,9%”.

REZZA (ISS), NON E’ EPIDEMIA – Che ci siano stati dei contagi è innegabile, ma al momento non si può parlare di epidemia perché i controlli e la profilassi servono proprio a evitare l’insorgere e il diffondersi della malattia. E’ quanto spiega Giovanni Rezza, il direttore del dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, riferendosi ai bambini risultati positivi al test della Tbc al Policlinico Gemelli in seguito al contatto con una infermiera. “Le positività riscontrate finora – aggiunge l’epidemiologo – possono essere superiori al numero atteso, ma si tratta pur sempre di positività e non di malattia contagiosa. Il punto di trovare delle positività è proprio quello di impedire lo sviluppo della malattia e non sta a significare che si sta verificando un’epidemia. Anche perché sappiamo che nella popolazione italiana, secondo i dati dell’Oms, c’é almeno un 12% di persone positive al micobatterio, ma la malattia ha un’incidenza molto bassa in Italia, 4-5 mila casi l’anno”. Parlare di epidemia secondo Rezza “può dare il senso del verificarsi di casi di tubercolosi che invece viene evitato grazie a questi controlli e alla profilassi poi applicata. Identificazione precoce e profilassi fanno sì che non parta la malattia. E al momento non risultano esserci malati”. Secondo l’epidemiologo, “c’é stata una diagnosi tardiva, purtroppo, e bisognerà capirne i motivi, e quindi questa ha favorito il diffondersi dei positivi, anche sopra il numero atteso, ma questi bimbi non sono malati e quindi non sono contagianti, per cui non si può parlare di epidemia”.

AVVIATI CONTROLLI ANCHE SU NATI GENNAIO – Sono stati avviati i controlli e predisposti i contati delle famiglie anche per i bimbi nati a gennaio nel policlinico Gemelli. “In particolare – fa sapere la Regione – su 266 nati nel mese di gennaio, sono stati già fissati 146 appuntamenti”. Anche oggi è tornata a riunirsi, come previsto, l’Unità di coordinamento della Regione Lazio, presieduta dalla presidente Renata Polverini, chiamata a gestire l’attività di controllo sui nati al Policlinico Gemelli inseriti nel programma di sorveglianza sulla tubercolosi e che ha fatto il punto della situazione sulle operazioni di verifica e prevenzione. “L’Unità conferma che alla data odierna – spiega la Regione – si è conclusa l’attività di primo contatto di tutte le famiglie dei neonati interessati dal programma di controllo, compresi quelli nati nel mese di gennaio 2011. In particolare su 266 nati nel mese di gennaio, sono stati già fissati 146 appuntamenti. Per quanto riguarda le famiglie che non è stato possibile raggiungere, nonostante i ripetuti tentativi di contatto, telefonici ed epistolari, si proseguirà nei prossimi giorni con telefonate a seguito delle quali, in caso di mancata risposta, verranno inviati telegrammi ed in ultima istanza, verranno interessate le autorità competenti per l’attivazione delle procedure previste in questi casi. Resta, inoltre, attivo il call center della Asl RmE ai numeri 06 68352830; 06 68352820; 366 6620408; 366 6620407 (www.regione.lazio.it)”. “L’Unità di coordinamento, attraverso i suoi esperti, ricorda che la positività al test non significa malattia ma esprime l’avvenuto contatto con il bacillo. Pertanto, anche sui nuovi 22 neonati positivi – prosegue la nota – sono stati già programmati ulteriori controlli e sarà proposta la profilassi prevista dal protocollo predisposto dall’Unità di coordinamento regionale. La profilassi, definita anche dalle linee guida internazionali, evita il rischio di sviluppare la malattia a seguito dell’avvenuto contatto con il micobatterio. L’Unità di coordinamento precisa, inoltre, che dei neonati risultati positivi fino ad oggi e sottoposti agli ulteriori controlli previsti nessuno è risultato ammalato”.

da ANSA.it

Infermiera con Tbc, controlli su mille neonati al Policlinico Gemelli

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ROMA – Un’infermiera del policlinico Gemelli che lavora nel reparto di neonatologia, dove vengono accolti i bambini subito dopo la nascita, è stata sospesa dall’incarico dopo avere scoperto di essersi ammalata di tubercolosi. Per ragioni precauzionali oltre mille bambini nati nella struttura da marzo fino metà luglio verranno richiamati per essere sottoposti a controlli a partire da domani in un ambulatorio dedicato.

La donna è ora in cura con una terapia antitubercolotica nella propria abitazione ma vista la delicatezza del suo incarico in accordo con l’assessorato alla Sanità della Regione Lazio è stato deciso di avviare i test sui piccoli.

Il rischio che i bambini siano stati contagiati, ha spiegato il responsabile del reparto Costantino Romagnoli, «non è giudicato elevato». «La maggiore possibilità di essere stati contagiati riguarda chi convive con un malato», ha aggiunto il medico sottolineando che in un nido il contatto fra personale sanitario e i piccoli è più diradato e non è sempre la stessa infermiera ad occuparsi dello stesso bambino. Ma la struttura da domani mattina sottoporrà i bambini, 25 ogni giorno, a visite e ad un esame del sangue, il più accurato rispetto a quello classico della
intradermo reazione, utilizzato in genere sugli adulti. Basteranno 48 ore per avere il risultato degli esami.

Romagnoli ha spiegato di comprendere le eventuali preoccupazioni delle famiglie. I bambini saranno accolti da una squadra di medici attrezzata per fare fronte a questa emergenza. I sintomi di un eventuale contagio sono la tosse persistente e la febbre. La malattia si sviluppa dal momento del contagio, ha spiegato il medico, in circa 12 settimane. Per questa ragione è stato deciso di iniziare a controllare i bambini nati a partire dal primo marzo assieme a un gruppo di più piccoli nati nelle ultime settimane. I controlli dureranno alcuni mesi.

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