L’Oms lancia l’allarme tubercolosi (da BMJ)

Nuovo allarme Oms sulla tubercolosi: di fronte ad una possibile pandemia in Europa occidentale, dove il trattamento della malattia multifarmaco resistente fallisce ormai in un quarto dei casi, urge la definizione e l’applicazione di un piano d’azione quinquennale

L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), in occasione della sessantunesima sessione del Comitato regionale dell’Oms per l’Europa recentemente conclusasi a Baku, in Azerbaijan, ha lanciato un forte allarme: ci sono segnali di una pandemia di tubercolosi in Europa, con una maggiore recrudescenza nell’area orientale del continente. E per avvalorare questa tesi Zsuzsanna Jakab, direttore regionale dell’Oms per l’Europa, ha fornito questi dati: il trattamento della malattia multifarmaco resistente fallisce ormai nel 23% dei casi, nel 26% i pazienti hanno abbandonato il follow up, il 19% muore e solo il 32% viene trattato con successo. È quindi improcrastinabile, come sottolineato durante l’incontro, un piano quinquennale mirato in grado di bloccare questa “vecchia malattia” che non è mai scomparsa e che sembra intenzionata a riproporsi più “cattiva” che mai.

Multiresistente e ultraresistente
La situazione quindi non va assolutamente sottovalutata, sia per quanto riguarda la tubercolosi multiresistente (Mdr-Tb) sia per l’ultra-resistente (Xdr-Tb). In realtà, la tubercolosi non è una patologia particolarmente difficile da trattare: di solito si affronta con un regime terapeutico che prevede isoniazide, rifampicina, etambutolo e pirazinamide per 8 settimane, seguito da isoniazide e rifampicina per altre 18 settimane. Quello che si sta verificando con sempre maggior frequenza, e che determina la comprensibile preoccupazione degli esperti, è la resistenza ai farmaci: la Mdr-Tb è resistente a isoniazide e rifampicina, mentre la Xdr-Tb, che è resistente a isoniazide e rifampicina, così come a qualsiasi fluorochinolonico e ad almeno uno dei tre farmaci iniettabili di seconda linea, come amikacina, kanamicina o capreomicina, rappresenta un problema ancora più difficile da gestire.

Nelle regioni povere, ma non solo
Secondo stime recenti fornite dall’Oms, in Europa ci sarebbero circa 81.000 casi di Mdr-Tb, a fronte di un totale di 440.000 casi in tutto il mondo. Degli 81.000 casi stimati, meno di 30mila sono stati segnalati alle autorità sanitarie, e quasi 18mila trattati in modo adeguato con farmaci di seconda linea. Non è inoltre possibile avere a disposizione dati omogenei. Come sottolinea l’Oms, ma si tratta di una considerazione abbastanza scontata, i sistemi sanitari europei variano notevolmente da paese a paese, e non si riesce quindi a tratteggiare una casistica uniforme. Paesi economicamente deboli, come per esempio Turkmenistan e Uzbekistan, sono pesantemente svantaggiati se confrontati con l’area “ricca” d’Europa, per esempio la Scandinavia. Questo però non significa che i nuovi casi di tubercolosi multiresistente ai farmaci si concentrino solo nelle aree più disagiate. A Londra, per esempio, si registrano 3.500 casi di tubercolosi all’anno – l’incidenza più alta tra tutte le capitali dell’Europa occidentale – e il 2% di questi sono multiresistenti.

Il piano quinquennale
Ecco allora quali sono, nel dettaglio, gli obiettivi del piano quinquennale dell’Oms per affrontare la ricomparsa massiccia della tubercolosi: ridurre di 20 punti percentuali i casi di Mdr-Tb nei pazienti già trattati in precedenza; diagnosticare almeno l’85% dei casi stimati di Mdr-Tb; trattare con successo almeno il 75% dei casi di Mdr-Tb segnalati alle autorità sanitarie. Sarà inoltre necessario migliorare la diffusione di metodi diagnostici, tra cui quelli molecolari, per l’identificazione della Mdr-Tb in molti dei Paesi ad alta incidenza. Il piano dell’Oms prevede anche una fornitura continua di farmaci di qualità di prima e seconda linea in tutti i Paesi entro la fine del 2013. Concretizzare questo piano potrebbe significare la diagnosi in 225.000 pazienti della Mdr-Tb entro 3 giorni dalla manifestazione dei sintomi tipici della tubercolosi e in 127.000 un suo trattamento risolutivo. Tutto ciò finalizzato a evitare 250.000 casi Mdr-Tb e 13.000 casi di Xdr-Tb, nonché salvare 120.000 vite.

BMJ 2011; 343:d5852

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