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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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Sostenibilità

Sanità militare, tra sprechi e inefficienze quanto costano gli ospedali per i soldati

di Emilia Audino

Alla Camera da qualche giorno è passata la legge-delega, già approvata in Senato, sul riordino dello strumento militare, che pone sul tavolo, tra gli altri, alcuni elementi proprio di riforma della sanità militare. Secondo i dati della ragioneria nel 2011 lo Stato ha pagato 328 milioni di euro per gli ospedali miliari: due terzi per il personale e solo un terzo per le voci di esercizio e investimento.
ROMA – Se la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale è a rischio per il futuro, come dice il presidente Monti, qual è lo stato di salute della sanità militare, finanziata dallo Stato e ad uso esclusivo delle 4 forze armate, dei dipendenti civili della Difesa e relativi familiari?.

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Da pochi giorni alla Camera è passata la legge-delega, già approvata in Senato, sul riordino dello strumento militare, che pone sul tavolo, tra gli altri, alcuni elementi di riforma della sanità militare. All’art. 2 il testo si esprime su tre punti: razionalizzare le strutture della sanità militare attraverso criteri interforze e di specializzazione, promuovere convenzioni con la sanità pubblica tramite accordi con le regioni, prevedere l’attività libero professionale intra-muraria dei medici militari, così come per i medici del SSN. In che modo questa riforma potrà essere di sostengo alla sanità pubblica in difficoltà?

Prima di affrontare questi punti varrebbe la pena fare un passo indietro e chiedersi: quanto costa allo Stato mantenere una sanità militare separata dalla sanità pubblica? Quanto sono efficienti al momento le strutture ospedaliere militari?

Il costo per la sanità militare per lo Statosi aggira intorno ai 328 milioni di euro (dati 2011). Questo è quanto emerge dai dati pubblici della Ragioneria dello Stato e da quelli messi a disposizione dalla Direzione Generale del personale militare. Nel Consuntivo del ministero della Difesa per piani di gestione 2011, si possono isolare quei capitoli di spesa che hanno finalità esplicitamente sanitarie (59.8 mln euro), sommare il costo per il personale (stima prudenziale di 218.8 mln euro) e il costo di gestione e mantenimento (50 mln euro), così come suggerito da fonte interna all’amministrazione della sanità militare. Quindi due terzi si spendono per il personale (2070 ufficiali medici e circa 3000 sottufficiali medici al luglio 2012) mentre un terzo per le voci di esercizio e investimento. Questa stima coincide con l’analisi critica del Capo di Stato Maggiore Abrate quando, nel corso dell’audizione in Commissione Difesa alla Camera il 20 novembre, lamenta l’attuale ripartizione interna al suo ministero: “il 70% del budget della Difesa è assorbito dalla spesa del personale, mentre solo il 18% alla voce esercizio e il 12% all’investimento”.

Se spalmiamo la spesa sanitaria totale per il bacino di utenza assai ridotto della sanità militare, in tutto circa 318.000 unità (forze armate, carabinieri, dipendenti civili della Difesa) e relativi familiari, vediamo che il costo pro capite non è affatto insignificante. E’ circa la metà di quanto spende il servizio sanitario nazionale per la salute di ogni cittadino, in media 1900 euro/anno (dati Istat 2010). Dal momento che tutti i cittadini sono iscritti al Servizio sanitario nazionale, la spesa sanitaria di un militare pesa due volte, una volta come cittadino e una volta come militare. E’ sostenibile nelle attuali condizioni di finanza pubblica?

da Repubblica – Inchieste

Sanità militare, il modello tedesco ospedali efficienti e sempre aperti

A Berlino c’è uno dei presidi ospedalieri militari migliori di Germania: aperto 24 ore al giorno nel 2010 ha avuto circa 10.849 ricoveri ordinari e 15.000 accessi in pronto soccorso a fronte di 367 posti letto per 246 medici. Ma quello che colpisce di più, oltre ai numeri, è la composizione del personale interno all’ospedale: su un migliaio di persone, un terzo sono civili.

“LA Mia città, il mio ospedale”. L’ospedale di Berlino è uno dei più piccoli tra i 5 ospedali militari presenti in Germania, ma si fa un vanto di essere aperto a tutti, 24 ore al giorno. Nel 2010 ha avuto circa 10.849 ricoveri ordinari e 15.000 accessi in pronto soccorso a fronte di 367 posti letto per 246 medici. Ma quello che colpisce di più, oltre ai numeri, è la composizione del personale interno all’ospedale: su un migliaio di persone, un terzo sono civili. In totale gli ospedali militari tedeschi, che nel 2010 hanno affrontato circa 50.000 ricoveri, dispongono di circa 3295 operatori militari e circa 2284 operatori civili.

La Francia invece ha 9 ospedali militari aperti a tutti, ma con accesso prioritario a militari e loro familiari. Rispetto a quella tedesca, la sanità militare francese è più imponente e conta 16.000 effettivi, di cui due terzi militari e un terzo civili (dati del 30 luglio 2012). Tra i 16.000 effettivi circa 3000 sono medici, specializzandi compresi. Nel sito del Service de santé des armées, un inno alla trasparenza della pubblica amministrazione d’oltralpe, è possibile accedere a molte informazioni, tra cui notizie sul finanziamento della sanità militare. Si viene così a sapere che la sanità militare francese si finanzia con il 65% di risorse provenienti dal Ministero della Difesa mentre il restante 35% proviene dal rimborso dell’attività ospedaliera.

Diversa invece è stata la scelta degli inglesi. Il Defence Medical Services, che conta un personale di 7000 unità e provvede alla salute di 196.000 persone in divisa, non ha più ospedali ma soltanto unità ospedaliere all’interno degli ospedali civili, oltre a 15 dipartimenti di Salute Mentale e 15 unità regionali di riabilitazione.

In generale la sanità militare tedesca e francese contano su una presenza consistente, e ben maggiore di quanto non accada in Italia, di operatori civili che lavorano fianco a fianco con operatori militari. Inoltre la medicina di guerra in Inghilterra, Francia e Germania è sempre più orientata e più attenta al disagio psichico post traumatico e in generale un’attenzione particolare è rivolta alla riabilitazione dei militari che tornano da zone di guerra. In Italia l’argomento comincia ad esser preso in considerazione, come emerge dalle parole di agosto del Ministro della Difesa riguardo al reparto di lungodegenza di Anzio: “dovrà essere esaminata l’esigenza di valorizzare ulteriormente tale struttura per la lungo-degenza e per il supporto al personale bisognoso di questo tipo di assistenza, esigenza che risulta in aumento in concomitanza con la partecipazione alle missioni internazionali”.

da Repubblica – Inchieste

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Sanità: le risorse ci sono, ma servono a coprire i debiti e gli sprechi

Il rapporto Sic 2011 mostra che negli ultimi dieci anni la spesa sanitaria è cresciuta del 60 per cento, ma a beneficiarne non sono stati i cittadini

Aumentano le risorse del Servizio sanitario nazionale, ma non a vantaggio dei cittadini, ma per coprire le spese degli sprechi e delle inappropriatezze. Una gravità enorme che sta mettendo a serio rischio in Italia il diritto della tutela della salute. È quanto è emerso dal compendio Sic Sanità 2011 presentato a Roma da Federanziani presso il Senato della Repubblica.
Negli ultimi dieci anni, a fronte di un aumento della spesa sanitaria di ben il 60 per cento, ovvero da 69,3 miliardi di euro del 2000 a 110,6 miliardi di euro del 2010, i cittadini sono costretti ad acquistare «con i loro soldi il 50% dei farmaci (6,3 miliardi) rispetto alla spesa sostenuta del Servizio sanitario nazionale (12,3 miliardi), mentre la spesa sanitaria procapite nazionale resta quasi invariata negli ultimi 3 anni, da 1.782 euro del 2008 a 1.883 euro del 2010», rileva il Sic 2011.
E ancora. Calano di circa 3,5 milioni in tre anni le giornate di degenza totali, passando da 75,3 milioni del 2008 a 71,9 del 2010, mentre nello stesso periodo sono circa 800 mila i ricoverati in meno (dai 12,1 milioni del 2008 agli 11,2 milioni del 2010), tanto che il presidente di Federanziani, Roberto Messina, si è chiesto «se ci si ammala di meno o se ci sia a disposizione una medicina miracolosa».
Tra i più significativi sprechi rilevati dal Sic 2011, «indignano gli sprechi elevati nei centri di trapianti, che sono 50 dislocati su tutto il territorio nazionale, con una media annuale di poco più di 60 trapianti per centro. Appare un inutile spreco – rileva ancora il Compendio – la presenza di ben 5 centri di trapianti nel Lazio, quasi come centri trapianti di quartiere, tutti peraltro nella sola città di Roma».
Il Sic 2011 evidenzia, tra le poche note positive, in un quadro complessivamente preoccupante, l’aumento di ben 523 unità di strutture private accreditate residenziali per anziani (da 3.717 nel 2007 a 4.240 nel 2009).

da HealthDesk

Malati di Sla, “eutanasia di stato”. Il 21 in piazza senza respiratori

Il giorno 21 novembre 2012 davanti al Ministero dell’Economia, alcuni malati in carrozzina, con tracheostomia, si presenteranno senza ventilatore polmonare di scorta, dopo 5-6 ore si scaricheranno le batterie e moriranno per soffocamento”: ad annunciare la notizia, nella tarda serata di ieri, è Salvatore Usala che, raggiunto in mattinata da Redattore Sociale con la notizia dell’emendamento, prometteva nel pomeriggio “un comunicato esplosivo”, definendo l’emendamento “una provocazione, un insulto, un’elemosina. Loro vogliono dare 200 milioni indifferenziati per tutte le disabilità – scrive a Redattore Sociale – la ripartizione fra le regioni sarebbe un brodino solo per i loro bilanci. Per meno di 400 milioni finalizzati per le gravissime disabilità secondo l’incidenza, ci lasciamo morire”.

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Poche ore dopo, il comunicato ufficiale conferma la notizia, aprendo con una digressione storica che vale da premessa : “Hitler pianificava la razza pura, l’eliminazione dei diversi, i disabili venivano usati come cavie. Sono passati 70 anni, la società moderna si è evoluta, ma l’emarginazione continua. I disabili gravissimi continuano a morire nel più assordante silenzio istituzionale. Il Governo non usa certamente metodi hitleriani – continua – ci mancherebbe, ma l’abbandono di una politica sociale produce effetti devastanti: le persone disabili e sane si lasciano morire, una vera eutanasia di stato”. Poi, riferendosi alla recente visita che ha ricevuto da parte dei ministri Fornero e Balduzzi, e che ha determinato la sospensione del primo sciopero, commenta: “Oggi la comunicazione è sofisticata, i Ministri vanno a casa degli scioperanti, si impegnano, promettono di scrivere, fanno dichiarazioni da Città del Messico, concordano elemosine. I partiti sono impegnati con le primarie, con la riforma elettorale anti Grillo, con i saldi di bilancio. Sembra una partita a scacchi, ma tutti dimenticano la disperazione, la solitudine, la vita delle persone”. Quindi, il commento della notizia del giorno: di fronte a una situazione in cui “ogni anno in Italia muoiono 1000 persone che rifiutano la tracheostomia per l’abbandono dello stato”, l’emendamento concordato in Commissione Bilancio con i relatori per la non autosufficienza di 200 milioni non finalizzati, generici” suona come “un’elemosina, un insulto, una vergogna”.

Usala passa quindi a suggerire il testo dell’emendamento che potrebbe rispondere ai bisogni dei malati: “Del presente fondo, 400 milioni sono riservati all’incremento del fondo di cui all’articolo 1, comma 1264, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, finalizzato al finanziamento dell’assistenza domiciliare delle persone gravemente non autosufficienti, bisognosi di assistenza vigile 24 ore su 24 con Piani Assistenziali Individualizzati (PAI). Tali PAI dovranno essere cofinanziati dalle Regioni con almeno il 30% dell’importo. Dovranno essere rapportati al livello di stadiazione. Il riparto fra le Regioni avverrà in base all’incidenza e non alla popolazione”. E poi riflette: “Non trovate 400 milioni per la vita ma spendete miliardi in armamenti, ponti fantasma, sprechi sanitari, corruzioni, ostriche e cenette, appalti truccati. Non mi si dica che è responsabile Monti, Grilli, Fornero o Balduzzi: le leggi le fa il Parlamento, sfiduciatelo se non vi sta bene! I 400 milioni vanno trovati in maniera strutturale. Non vi basta lo sciopero della fame? Volete il morto in diretta TV? Sarete accontentati! Noi non siamo ministri o politicanti, abbiamo una parola, un impegno, una dignità interiore.” Il comunicato si conclude con una replica alle critiche di chi, come Mario Melazzini, prende le distanze dallo sciopero: “Non è un ricatto, come dice l’assessore alla Sanità della Lombardia, nonché ex Presidente di Aisla, è un diritto costituzionale dovuto. Vogliamo vivere nella nostra casa, attorniati dai nostri cari, rifiutiamo le Rsa, che sono lager in mano a sporchi affaristi che costano 90 mila euro l’anno: a noi ne basta un terzo”.

da affaritaliani.it

Lombardia: Medici e ospedali dovranno informare i pazienti dei costi delle prestazioni

Lo stabiliscono le linee guida approvate prima di Natale. Il costo sarà indicato nei referti e nelle lettere di dimismissione. Lo scopo è quello di dare il senso del valore delle prestazioni erogate dagli ospedali e dai medici pubblici. Bresciani: “Giusto che il cittadino sappia quanto costa la sanità”.

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04 GEN – “E’ un’operazione di trasparenza e corresponsabilità, che consente al cittadino di sapere in quale parte la comunità in cui vive finanzia, con le sue tasse, le prestazioni sanitarie che riceve, e a quanto ammonta il suo contributo specifico. Non ritengo umiliante che il cittadino sappia che la comunità lo sta aiutando tramite i principi della sussidiarietà”.
Così l’assessore lombardo alla Sanità, Luciano Bresciani, spiega il senso della misura, introdotta con le nuove linee guida per il 2012 approvate poco prima di Natale dalla Regione, in virtù della quale ci sarà l’obbligo per tutti i medici e gli ospedali di esporre i costi delle prestazioni sanitarie sui referti (per ricoveri e specialistica) con la eventuale quota a carico del cittadino dal prossimo 1 marzo. E questo sia nelle lettere di dimissione che in tutte le comunicazioni con il paziente.

Leggi su QuotidianoSanità

Cricelli (Simg): “Si apra subito un tavolo sulla SOSTENIBILITÀ del Ssn”

È questo l’appello che il presidente della Simg lancia al neo ministro della Salute: “Dobbiamo adottare strumenti di valutazione e controllo dei risultati prodotti da ogni euro speso per la sanità. Per gestire al meglio la cronicità e razionalizzare i costi”.

24 NOV – “Nessuna riforma è possibile senza l’adozione di strumenti di valutazione e controllo dei risultati prodotti da ogni euro speso per la sanità. Chiediamo al Ministro che nei primi 30 giorni apra un confronto sulla sostenibilità futura del sistema sanitario e sulle iniziative che siamo in grado di offrire al Paese”.
È questo l’invito al neo ministro Renato Balduzzi che Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg) ha lanciato nel corso del XXVIII Congresso nazionale che si è aperto oggi a Firenze. Una kermesse che mette in testa all’agenda dei lavori sostenibilità e appropriatezza, parole chiave soprattutto in questo momento politico-economico. “Ormai da anni – ha detto Cricelli – le iniziative messe in atto dai medici di medicina generale non vengono prese in considerazione, anzi in alcuni casi sono avversate e contrastate. Siamo pronti a fare la nostra parte per continuare a garantire il diritto alla salute in un sistema pubblico e universalistico anche dando sempre più valore e prospettive ai giovani”.
Sono molti, per il presidente della Simg, i medici di famiglia che più di altri hanno scelto di praticare una professione ispirata al rigore, alla qualità della cura, e alla valutazione dei risultati prodotti: “Sono un’avanguardia, avanti anni luce nella capacità di controllare le loro performance in termini di appropriatezza e efficacia, garantendo una misurazione dei risultati e della qualità dell’assistenza. In questo senso e solo con questi presupposti la Medicina generale è in grado di assicurare la sostenibilità del sistema con iniziative e strumenti di contenimento dei costi e di valutazione e pesature dei processi di cura acuti e cronici dei cittadini italiani”.
E gli strumenti alla società scientifica non mancano. Grazie ad un nuovo programma informatico messo a punto dalla Simg, i medici di medicina generale con un semplice clic potranno disegnare il percorso su misura per il proprio paziente, dimezzare tempi e ridurre le possibilità di errore assicurando una migliore compliance terapeutica. “Sulla salute degli italiani – ha spiegato Cricelli – già pesano 8 miliardi di euro di tagli e altri sono all’orizzonte. La risposta della Simg è investire in appropriatezza e innovazione. Per questo abbiamo messo a punto un programma informatico di ultima generazione, una sorta di ‘personal trainer ‘ virtuale, unico in Europa, già adottato da oltre 2mila medici di famiglia e destinato a diffondersi a macchia d’olio in tutti gli ambulatori del Paese. Questo ci consente di scattare l’istantanea del paziente e costruire un percorso assistenziale personalizzato”.

da QuotidianoSanità

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