Specialisti sempre più “tecnici” e in pieno ricambio generazionale. Diminuiscono i chirurghi generali e aumentano quelli maxillo-facciali, i chirurghi plastici, i cardiochirurghi e i neurochirurghi. La maggior parte dei camici bianchi con specialità poi è concentrata nelle fasce di età mature: più della metà sono tra i 54 e i 64 anni e il 23% sono “over 65”. E il calo generale di specialisti (-0,36% dal 2000 al 2012) è tutto a carico dei dottori, mentre le dottoresse guadagnano terreno: dal 2000 al 2012 gli specialisti maschi sono diminuiti di 10.900 unità, mentre le donne sono aumentate di circa 11mila.
A tracciare il nuovo identikit dei medici specialisti sono i dati sugli iscritti, aggiornati a novembre, raccolti dal Centro studi della FnomCeo, che li ha pubblicati sul suo periodico «La Professione». Un ritratto aderente alla realtà: negli ultimi dieci anni chi consegue una specialità medica normalmente la esercita, sia per il vincolo del numero chiuso, sia perché i blocchi contrattuali incanalano decisamente le scelte del medico.
Le elaborazioni sui dati FnomCeO sono pubblicate in un ampio servizio su Il Sole-24 Ore Sanità n. 46/2012
Le discipline più giovani sono quelle che hanno forze al di sotto dei 55 anni. Ma sono solo cinque specialità ad avere più della metà dei medici “under 54”: biochimica clinica (63%), chirurgia maxillo-facciale (61,2%), genetica medica (58,2%), cardiochirurgia (54,7%), chirurgia plastica e ricostruttiva (50,4%). Specialità di recente attivazione e molto settoriali, che rispecchiano il passaggio di questi ultimi venti anni dall’approccio macro-invasivo a quello mini-invasivo.
Le specialità emergenti. Due le categorie di specialità che mostrano un aumento negli ultimi dodici anni: quelle che hanno registrato una massiccia e fisiologica perdita di medici per raggiunti limiti di età e le “nuove” specializzazioni. Il portabandiera delle prime è la radioterapia: su 1.610 specialisti, ben 1.012 sono “over 69” e per questo negli ultimi dodici anni l’incremento dei nuovi specialisti raggiunge il 36,42%. La genetica medica e la chirurgia maxillofacciale sono invece l’emblema delle nuove specializzazioni: dal 2000 l’aumento della prima è del 17,54%, con la maggior parte dei medici concentrata nelle fasce più giovani; quello della seconda, in cui sono praticamente inesistenti i professionisti con oltre 64 anni (26 medici su 675), è pari al 14,33%. In “equilibrio” tra giovani e anziani è l’anestesia e rianimazione: il 38,5% di medici ha tra 54 e 64 anni, il 38,9% è al di sotto dei 54 anni e la crescita di iscritti è del 9,79%, dopo l’allarme lanciato negli anni scorsi sulla carenza di questo tipo di specialisti che rischiava di paralizzare le sale operatorie.
Le specialità “a rischio”. A “perdere” di più dal 2000 al 2012 è l’odontostomatologia, ma è un dato che potrebbe trarre in inganno: è una disciplina praticamente a esaurimento perché composta dai “vecchi” medici-dentisti, oggi sostituiti dagli odontoiatri. Più significativo, nella classifica ideale delle perdite di professionisti specializzati, è il “secondo posto” degli pneumologi (-8,87%), seguiti dai gastroenterologi (-6,84%) e dai pediatri (-5,95%). Si tratta infatti di specialità sensibili, il cui calo incide di più sull’assistenza. I pediatri, in particolare, non solo diminuiscono ma sono in maggior parte concentrati tra i 54 e i 64 anni: la professione necessiterebbe a questo punto di una revisione della programmazione, necessaria a scongiurare il fenomeno, già in atto, di una presenza sul territorio a macchia di leopardo. Discorso in parte valido anche per i medici di medicina generale, anche se il loro calo, ricorda ancora Benato, nei prossimi anni andrà analizzato alla luce dei processi di riorganizzazione dell’assistenza primaria. Discorso analogo vale per i cardiologi: calano solo del 2,65%, ma sono in gran parte anziani e quindi prossimi alla pensione. Eppure rappresentano una figura di riferimento per i bisogni di una popolazione che invecchia.
La situazione regionale. Il numero di specialisti e di specialità nelle Regioni (per ogni specialista la media nazionale è di 1,24 specialità, con il massimo di 1,31 in Friuli V.G. e il minimo di 1,16 in Sardegna) segue come incidenza sul totale dei medici l’andamento geografico Nord-Sud. Il massimo di specialisti è in Liguria, dove hanno il titolo oltre il 71% dei dottori, seguita dal 61% circa dell’Emilia Romagna, mentre il minimo è il 39% in Sicilia seguita dal 41% in Puglia.
Le specialità in rosa. Le donne crescono in tutte le specialità, nessuna esclusa, ma in alcune è un vero boom: anestesia e rianimazione 1.131 in più dal 2000 al 2012, psichiatria 783, radiodiagnostica 780, medicina interna 561.
Tuttavia non sempre riescono a compensare il calo dei maschi. In pediatria a esempio, a fronte di una riduzione in dodici anni di 1.459 uomini, le dottoresse aumentano solo di 327 unità. Così anche in igiene e medicina sociale dove i maschi in meno sono 964 e solo 136 donne in più, in cardiologia dove i dottori in meno sono 946 e le dottoresse in più 535 e in ginecologia: -923 maschi, +609 donne.

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