L’intervento, svolto su un uomo affetto da una grave malattia cardiaca e ricoverato in rianimazione in condizioni critiche e senza ormai nessuna possibilità di cura, si deve all’equipe del cardiochirurgo Massimo Massetti, un “cervello” rientrato in Italia dopo anni di carriera all’estero.

07 DIC – Anche al Policlinico “A. Gemelli” di Roma ha cominciato a pulsare il primo cuore artificiale: è stato impiantato a un uomo di 64 anni affetto da una grave malattia cardiaca (Cardiomiopatia Dilatativa Idiopatica) e ricoverato in rianimazione in condizioni critiche e senza ormai nessuna possibilità di cura.

L’intervento è stato eseguito presso il Dipartimento di Scienze Cardiovascolari grazie alla collaborazione tra l’équipe del professor Filippo Crea e quella del professor Massimo Massetti, rispettivamente a capo della Cardiologia e della Cardiochirurgia del Policlinico Gemelli.

Il paziente dopo l’intervento chirurgico, avvenuto a ottobre, e un breve periodo di degenza post-operatoria è stato trasferito in un centro di riabilitazione cardiologica con esperienza nei soggetti portatori di cuori artificiali. Attualmente le sue condizioni cliniche sono in netto miglioramento e nei prossimi giorni verrà dimesso per ritornare al suo domicilio in una regione del Centro Italia.

Con questo primo intervento il Gemelli avvia un programma che prevede l’impianto di altri cuori artificiali ad altri pazienti che non sono curabili altrimenti facendo partire un programma multidisciplinare per la cura dei pazienti affetti da grave insufficienza cardiaca, una condizione che caratterizza, purtroppo, la fine del percorso di molte malattie come l’infarto, le disfunzioni valvolari o le malattie stesse del muscolo cardiaco.

“Il Policlinico Gemelli – ha spiegato Massimo Massetti – ha pianificato un progetto ambizioso inerente il percorso clinico del paziente affetto da insufficienza cardiaca. Molti specialisti tra i quali Cardiologi, Cardiochirurghi, Anestesisti e Rianimatori, Internisti e Geriatri lavorano insieme intorno alle problematiche del paziente, esprimendo una sinergia d’eccellenza. In questo contesto è stato avviato il programma che prevede l’impianto di cuori artificiali nelle gravi insufficienze d’organo che non rispondono alle terapie convenzionali”.

Il cuore artificiale impiantato, denominato Jarvik 2000, è una pompa in titanio della grandezza di una pila torcia e del peso di 90 grammi. L’energia che lo fa funzionare è fornita da una batteria esterna attraverso un cavo elettrico collegato a uno spinotto fissato dietro l’orecchio. Un’apparecchiatura poco ingombrante e facile da utilizzare, anche per i pazienti più anziani. Dopo l’impianto del cuore artificiale i pazienti possono lavorare, guidare l’auto, fare la doccia e il bagno in piena sicurezza. Anzi, la qualità della vita dei pazienti che si avvalgono di questo cuore artificiale, dopo 9 mesi dall’intervento, è paragonabile a quella di persone non cardiopatiche di pari età e sesso.

In Europa ogni anno si fanno circa 600 impianti. Con circa 400 impianti, la Germania è il Paese europeo leader tra gli utilizzatori di questi dispositivi, seguito a distanza da Francia (100 impianti) e Inghilterra (20).
In Italia mediamente vengono impiantati tra 60 e 80 dispositivi della “famiglia” cui appartiene Jarvik 2000, dispositivi chiamati LVAD – Left Ventricular Assist Device. “Il dispositivo utilizzato al Gemelli, che presenta vantaggi importanti per la qualità di vita del paziente, viene utilizzato in 20-25 casi all’anno quasi sempre come destination therapy – spiega il professor Massetti – , ovvero come cura e non come dispositivo ponte in attesa di trapianto”.

“La tendenza è che si avrà sempre più domanda di organi – conclude il cardiochirurgo Massetti – a causa dell’invecchiamento della popolazione e della diffusione delle malattie cardiache, a fronte di donazioni che continuano a diminuire. Non si tratta di una dinamica che nasce soltanto dalla mancanza di cultura della donazione, ma è dovuta soprattutto all’invecchiamento dell’età dei donatori, da cui conseguono maggiori difficoltà nell’utilizzabilità dei cuori. In questo contesto, i dispositivi di assistenza ventricolare rappresentano una valida alternativa al trapianto di cuore, il cui programma in Italia ha già raggiunto livelli di eccellenza”.

QuotidianoSanità

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