«Dobbiamo pensare a piani di pensionamento per i docenti universitari inattivi». Il ministro della Salute Maria Laura Carrozza a Milano a un incontro sulla ricerca organizzato da Bocconi, Novartis e Gruppo 2003, si esprime così dopo che l’indagine di valutazione di qualità sugli atenei italiani ha evidenziato 4000 ricercatori inattivi (il 6% del totale) nei nostri atenei, mille dei quali nelle aree di Napoli, Roma Università la Sapienza e Cnr. «È vero che alcuni professori non dedicano il 100% della loro attività alla ricerca ma alla didattica, ed è vero che la didattica va valutata con criteri diversi a quelli dell’indagine Vqr, ma l’inattività ove ci sia non si può accettare». Carrozza è peraltro contraria a divulgare i nomi dei docenti che non hanno realizzato pubblicazioni. «I dipartimenti hanno strumenti per chiedere incrementi della produttività scientifica, in un patto con i docenti, senza pubblicare dati oggetto di un patto di fiducia stipulato dal nostro ministero». Carrozza ha anche assicurato che dal 2014 il Fondo di finanziamento ordinario degli atenei, che per il 90% paga il personale universitario, sarà finanziato per il 16% dalla quota premiale e si avvierà giocoforza un processo di redistribuzione meritocratico delle risorse. «La selezione non basta a ricostruire aree, per questo ci vogliono piani straordinari di finanziamento che spero di ottenere e nel cui ambito spero di accelerare i processi per obiettivi specifici». L’indagine di valutazione di qualità della ricerca in Italia ha processato 180 mila lavori di 280 atenei grazie a 450 ricercatori riuniti in gruppi valutativi, un terzo stranieri. Le eccellenze andavano premiate con 41 milioni sul fondo di finanziamento ordinario, ma i soldi non sono stati assegnati per ragioni di spending review.

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