Il capolavoro dei Nirvana uscì il 24 settembre 1991. Un documentario su MTV ne celebra l’importanza

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L’ultimo disco generazionale, l’ultimo «album-cesura» nell’ormai lungo libro del rock’n’roll. Incredibile dover constatare che, nei vent’anni successivi, nulla ha avuto il medesimo impatto, la medesima forza di rottura di Nevermind. Già, uscì proprio il 24 settembre del 1991 il disco che lanciò in orbita i Nirvana del maudit Kurt Cobain. Esplosione di fragore primigenio, senza regole né codici. E, insieme, urlo disperato dei figli reietti dell’America reaganiana del decennio precedente, davvero senza santi e senza eroi. Sì, nulla di altrettanto dirompente è successo dopo, perché nessun’altra band è più riuscita a condensare in dodici canzoni il giovanile (e tumultuoso) zeitgeist della sua epoca.

GLI OMAGGI – Tra pochi giorni, il 27, uscirà, (come sarebbe stato possibile il contrario) la versione completamente rimasterizzata dell’album. Mentre per tutta la giornata di sabato, MTV Classic (canale 705 di Sky) manderà in onda spezzoni dell’epoca, e alle 19 trasmetterà il documentario «The Last 48 Hours of Kurt Cobain”, in pratica la rappresentazione laica della “passione” del defunto cantante. Doverosi e (quantomai tristi omaggi). E dire però che in quel settembre 1991 pochi avrebbero scommesso sul successivo e planetario successo del disco: la Geffen, la discografica dei Nirvana si sarebbe accontentata di vendere 250.000 copie.

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