Per i giovani americani è stato un Natale triste. Dei quasi due milioni di laureati appena usciti dalle università, molti sono infatti disoccupati. E i politici, intenti a litigare sulle tasse, sembrano essersi dimenticati di loro. Linkiesta vi racconta la situazione con un articolo firmato dal Premio Pulitzer Joan Vennochi, pubblicato sul Boston Globe il giorno di Natale.

Dimenticatevi gli scarponcini Timberland, i jeans scuri slavati e gli occhiali da sole eleganti. Quello che molti neolaureati volevano davvero, e di cui avevano bisogno, per questo Natale, era un lavoro. Mentre il 2011 volge al termine, una storia triste va in scena nelle case del nostro Paese. La combinazione di tirocini non retribuiti – che presumibilmente continueranno ad aumentare – e di lavoretti part-time nelle pizzerie d’asporto non produce il flusso di entrate minimo necessario ai nostri ragazzi per condurre una vita indipendente dalla propria famiglia. Gli orgogliosi laureati sono tornati a testa bassa alle loro case, di nuovo a domandarsi cosa faranno stasera e a che ora rientreranno a casa. A tarda notte, i loro genitori si chiedono se i soldi che hanno messo insieme per pagare le tasse del college siano stati spesi bene – e combattono contro il desiderio di comunicare con un sms ai figli le loro preoccupazioni sul presente, per non dire quelle sul futuro.

Un milione e settecentomila studenti laureati nel 2011 si sono trovati ad affrontare uno dei più alti tassi di disoccupazione di tutta la storia degli Usa. Stando così le cose, il dibattito sulle loro prospettive di carriera potrebbe infrangersi sulle barriere dell’ideologia e questa frustrante situazione potrebbe giocare un ruolo decisivo nelle elezioni presidenziali del 2012.

Commentando le proteste contro la disoccupazione sollevate dai giovani del movimento “Occupy Wall Street”, Bill O’Reilly, ospite di Fox News, ha detto: “Tutto quello che devono fare è farsi una doccia e, se hanno frequentato il college, otterranno un lavoro. Basta questo”.

Evidentemente sono parecchi anni che O’Reilly non cerca lavoro. Oggi ci vuole molto di più che una bella insaponata. Se O’Reilly si fosse appena laureato e avesse risposto a un annuncio, avrebbe osservato il suo curriculum vitae finire in mezzo ad altre centinaia. Nessuno gli avrebbe risposto e, senza qualche conoscenza in grado di attirare l’attenzione sulle sue capacità, avrebbe avuto ben poche possibilità di ottenere un colloquio.

L’orizzonte è più luminoso per i laureati in ingegneria e in informatica. Ma sono sempre più comuni gli aneddoti di ragazzi con lauree generiche finiti a lavorare come camerieri, tassisti o rappresentanti di integratori vitaminici, in un mercato del lavoro che il New York Times ha definito “umiliante”.

L’umiliazione non è il problema. In passato, molte persone che cominciarono dalla gavetta, ebbero infine successo. Avevano risposto alle telefonate, servito i caffè e fatto qualsiasi cosa per impressionare i loro capi. Più che umiliante, il mercato del lavoro odierno è deprimente, perché manca una correlazione diretta tra apprendistato e carriera ben avviata.

I politici parlano della creazione di posti di lavoro, ma quella è una discussione sterile: si focalizzano sui tagli alle tasse credendo siano la risposta ai problemi economici del Paese – non si rendono conto che le riduzioni del carico fiscale effettuate nel recente passato non hanno fermato la decrescita economica. Grazie al duello con i Repubblicani in Congresso sulle tasse, il gradimento popolare di Obama sta salendo per la prima volta dopo parecchi mesi. Quando i Repubblicani hanno bloccato una proposta, appoggiata dal Senato, per prolungare di due mesi il blocco della tassa sugli stipendi, i consensi per il presidente in carica sono aumentati.

Ciononostante, il candidato alla presidenza che nel 2008 seppe ispirare così tanti giovani è ora un presidente che deve riconnettersi con loro. I ragazzi americani hanno perso la fiducia nella capacità di Obama di rimettere le cose a posto. Un nuovo sondaggio nazionale effettuato dall’Institute of Politics di Harvard tra i ragazzi dai 18 ai 29 anni ha mostrato un calo nell’entusiasmo per Obama. I candidati repubblicani hanno i loro argomenti di discussione, il presidente deve aggiornare i suoi.

I giovani alla ricerca di un lavoro non possono aspettarsi che il governo sfoderi una bacchetta magica; trovare lavoro è un duro lavoro. Ma Obama dovrebbe mettere pressione alle aziende che stanno facendo profitti da record, affinché reinvestano i soldi in nuovi posti di lavoro nel Paese. Se la strada verso la rielezione richiede rigidità verso i tagli alle tasse, significa che il diritto politico sta definendo con successo i confini del dibattito nazionale.

Il sondaggio di Harvard ha mostrato anche come il Governatore del Massachusetts Mitt Romney sia il preferito dai nostri ragazzi. Forse, però, i giovani votanti dovrebbero andarsi a controllare il percorso imprenditoriale di Romney, che tramite una società di investimenti ha comprato aziende in crisi, ne ha licenziato gli impiegati e ha poi definito la ristrutturazione “un successo”.

In questo momento, però, i risultati della ricerca di Harvard possono essere letti soprattutto come “un minaccioso avvertimento sulle possibilità di successo di Obama nel 2012 e sull’orientamento politico della più numerosa generazione di americani”, ha commentato John della Volpe, direttore dell’Institute of Politics di Harvard.

La gioventù è impaziente. È difficile mantenere fede nella speranza e nel cambiamento quando, dopo la laurea, ti ritrovi ancora a casa a guardare la televisione nel giorno di Natale – e il giorno successivo, e quello dopo ancora.

*Joan Vennochi è editorialista del Boston Globe, giornale fondato nel 1872. Nel 1980, insieme ad alcuni colleghi, ha vinto il Premio Pulitzer nella categoria “Reportage investigativo locale”. Quest’articolo è apparso originariamente proprio sul Boston Globe, in data 25 dicembre 2011, con il titolo “Young, hip, educated, and jobless”.

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