Ha chiesto di essere nominato presidente. Al suo posto andrà Tim Cook. E in Borsa il titolo perde il 7%

<<Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario>>

MILANO – Steve Jobs si dimette da amministratore delegato. Il papà di tutti i grandi successi di Apple lascerà ogni impegno operativo e ha proposto il nome del suo attuale successore ad interim, Tim Cook come a.d. di Apple. Jobs ha annunciato di voler chiedere al consiglio di amministrazione di nominarlo presidente. Sopravvissuto ad un tumore al pancreas ed ad un trapianto di fegato, aveva preso un periodo di convalescenza il 17 gennaio 2011. Le dimissioni hanno effetto immediato, annuncia Apple. Immediata la reazione delle Borsa: dopo l’annuncio i titoli di Cupertino perdono il 7%.
«GUARDO AL FUTURO» – In un’accorata lettera agli azionisti e ai dipendenti Steve Jobs ha annunciato le sue dimissioni per il suo stato di salute. «Ho sempre detto che sarebbe venuto il giorno in cui non avrei più potuto rispettare i miei impegni come a.d. di Apple. Sfortunatamente quel giorno è arrivato», si legge nella missiva in cui Jobs designa come successore Tim Cook e conferma la sua fiducia nella società: «Credo che i più brillanti e innovativi giorni di Apple siano davanti a noi e io guardo avanti per contribuire al successo (di Apple) in un nuovo ruolo»

“Se non riesco più ad assolvere alle mie funzioni, vi avevo promesso che sareste stati i primi ad apprenderlo”, ha scritto Jobs nella email di ieri ai dipendenti. A 56 anni, colpito dal cancro al pancreas già nel 2004, nonostante l’apparente riuscita di un trapianto di fegato nel 2009, Jobs era apparso sempre più magro e affaticato. Già da tempo la sua effettiva posizione di comando nell’azienda era in dubbio, la sua presenza al quartier generale di Cupertino (nella Silicon Valley californiana) era rarissima. Già il 17 gennaio di quest’anno Jobs aveva dato un pre-avvertimento sotto forma di una email ai dipendenti del gruppo. Come un dipendente qualsiasi, quel giorno Jobs informava di avere “chiesto e ottenuto dall’azienda un permesso malattia” per il bisogno di “concentrarsi sulla propria salute”, senza fornire ulteriori dettagli. 

A differenza dal 2009, quando annunciò che sarebbe stato assente per sei mesi, nella email del 17 gennaio Jobs non aveva fatto previsioni sulla data del rientro. La conclusione del messaggio  –  “amo così tanto Apple e spero di tornare appena posso”  –  era parsa un brutto presagio. Tuttavia in questi mesi era riuscito a impegnarsi ancora in uno dei suoi ruoli favoriti: “venditore” numero uno. Era stato ancora lui a lanciare pubblicamente i nuovi prodotti di Apple, le ultime generazioni
di iPad e iPhone, in quegli happening-spettacolo che lo hanno reso celebre, hanno contribuito al fascino della sua azienda, e hanno fatto di Jobs quasi un “guru” con un seguito mondiale di ammiratori.
E proprio grazie al successo di questi prodotti, Apple di recente ha scalato la classifica di Borsa fino a issarsi al primo posto assoluto, superando non solo altri giganti hi-tech come Microsoft e Google ma perfino un big del petrolio come Exxon. Ora però sul futuro di Apple incombe un interrogativo: riuscirà a sopravvivere all’uscita di scena del suo fondatore e capo carismatico? Che Jobs fosse ormai avviato verso l’uscita, pochi lo dubitavano. Le incertezze non erano sul “se”, ma sul “quando”. Eppure, per quanto il management di Apple e i mercati abbiano potuto prepararsi a questo evento, solo il test della realtà darà una risposta sulla tenuta dell’azienda.

dal CdS e Repubblica.it

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