ROMA – «Vincenzo e basta. Preferisco se scrivi il nome soltanto. Anche io ho paura a dire quello che penso, a espormi. Non si sa mai, è meglio avere un po’ di cautela».

Magari inutile, perché a San Basilio tutti conoscono Vincenzo, sempre in prima linea nelle lotte per il quartiere. E lo sarà pure domenica, in piazza Recanati, davanti la chiesa: distribuirà volantini, terrà in mano lo striscione, prenderà la parola. E’ tra gli organizzatori del presidio «per denunciare l’abbandono, il degrado e la latitanza delle istituzioni comunali» che hanno reso questa periferia una terra di nessuno. «Qui è ormai possibile che ti ammazzano perché hai parcheggiato male la macchina».

Vincenzo e gli altri sostenitori della rete di associazioni «San Basilio Bene Comune» cercheranno di trascinare in strada quelli che non ci stanno più a vedere morire un pensionato, amico di tutti, per dieci euro, che si ribellano allo spaccio sotto casa, alle risse e alle urla in piena notte tra i palazzi popolari di via Gigliotti, il supermarket della droga. «La morte di Ennio ci ha sconvolti. Anche lui si impegnava per il bene di San Basilio, collaborava con le suore della parrocchia. E’ stata come una deflagrazione, il segno che la situazione è degenerata, che siamo arrivati a un degrado e una violenza non più sostenibili. Se non coinvolgiamo le persone perbene nella lotta per il riscatto del quartiere, se non cerchiamo di ricostruire una società civile, qui non abbiamo alcuna speranza». Vincenzo insieme agli altri terrà in mano uno striscione con lo slogan: «Libera San Basilio, libera Roma dal degrado e dalla violenza», e ancora «il quartiere si anima e non si rassegna». E’ da qui, spiega, che comincia il riscatto della città. Le associazioni che promuovono il presidio di piazza sono una quindicina, da maggio si sono riunite in una rete «per fare un’azione di denuncia e tentare il riscatto». Il bene comune che cercano è il parco giochi risistemato, la piazza della chiesa libera dall’immondizia, la luce per le strade, un vigile di quartiere, la strada asfaltata. «Sia il municipio che il Comune ci hanno abbandonati. Non è stato fatto nulla per garantire un minimo di decoro al quartiere e nemmeno sul fronte della sicurezza. Oggi San Basilio è insicuro e povero come non lo è mai stato. E’ vero ci sono continue retate dei carabinieri e della polizia, gli arresti degli spacciatori sono all’ordine del giorno. Ma in una zona così esposta al rischio servirebbe il poliziotto del quartiere che intrattiene rapporti con i commercianti, che fa sentire le persone meno in pericolo». La denuncia, ma non solo. «Vogliamo risvegliare le energie buone del quartiere – continua Vincenzo – coinvolgere le persone che non si rassegnano. Dobbiamo fare venire Roma qua, la città si deve far carico dei problemi e delle emergenze di questa periferia in difficoltà. Dobbiamo andare oltre via del Casale di San Basilio altrimenti saremo per sempre condannati alla violenza. Dopo il funerale di Ennio torneremo in piazza e chi verrà domenica deve prendere l’impegno di sostenere le altre nostre battaglie, altrimenti tanto vale non esserci. Ennio era uno di noi, uno che si impegnava e ci credeva, per questo dobbiamo reagire, anche per onorare la sua memoria». Il 15 ottobre la rete organizza una partita di calcio tra i rappresentanti delle associazioni e la nazionale cabarettisti: i soldi serviranno a ristrutturare l’oratorio. «Anche questo è un piccolo passo verso il riscatto».

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