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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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Trasferimento da università estera al secondo anno

Il fatto
Una studentessa italiana ha frequentato il primo anno del corso di laurea in medicina presso l’Università di Bucarest, preceduto dal superamento di uno specifico test di ammissione, e ha superato tutti gli esami. Nell’anno accademico 2011/12 si sono resi disponibili presso l’Università di Napoli 58 posti per la frequenza al secondo anno di corso nell’ambito del numero programmato, per cui ha partecipato al concorso per soli titoli per il rilascio del nulla osta al trasferimento.Ttuttavia nella graduatoria successivamente approvata è risultata esclusa. A seguito di tale evento la studentessa ha adito il Tar competente.

Il diritto
La legge 264/1999 impone un test di accesso in alcune facoltà, tra le quali quella di medicina, allo scopo di garantire standard formativi adeguati, in conformità a quanto stabilito dalle direttive comunitarie, nonché una reale possibilità di sbocco lavorativo – dato che la fissazione del numero dei posti disponibili deve tener conto non soltanto dell’offerta potenziale del sistema universitario, ma anche del fabbisogno di professionalità del sistema sociale e produttivo in favore degli studenti più meritevoli che andranno a occupare i posti disponibili per ciascun anno accademico. La procedura però non è prevista per l’iscrizione agli anni di corso successivi al primo per quegli studenti che provengano da università non italiane e che facciano richiesta di trasferimento. Resta però salva la valutazione del corso di studi seguito nella università estera che, laddove non ritenuto sufficiente ai fini dell’iscrizione agli anni successivi al primo, implicherà l’immatricolazione dello studente al primo anno con conseguente necessità di superamento del test di ammissione.

Esito del giudizio
Il Tar ha accolto il ricorso con l’obbligo per l’amministrazione di valutare la domanda di trasferimento proposta dalla ricorrente, verificando il percorso di studio formativo effettuato all’estero.
[Avv. Ennio Grassini – http://www.dirittosanitario.net]

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DOPO LA MANIFESTAZIONE I GIOVANI MEDICI CERCANO IL CONFRONTO CON LE ISTITUZIONI SU FORMAZIONE E LAVORO: ESSERE GIOVANI MEDICO NELL’ITALIA DELLA CRISI “2° CONFERENZA NAZIONALE SIGM” ROMA, 20-21 APRILE 2012

Cosa significa essere giovane medico nell’Italia e nell’Europa della crisi?

Si afferma spesso che ai giovani Italiani si prospetti inesorabilmente un futuro non roseo. La questione vera è che, al di là di ogni previsione, il futuro va costruito nel presente a partire dal contesto culturale di riferimento.

DOPO LA GRANDE MANIFESTAZIONE DI ROMA I GIOVANI MEDICI (SIGM) INVITANO TUTTI I COLLEGHI AL CONFRONTO CON LE ISTITUZIONI SU FORMAZIONE, LAVORO E PREVIDENZA A PARTECIPARE ALLA

2°CONFERENZA NAZIONALE GIOVANI MEDICI (SIGM)

GIOVANI MEDICI NELL’ITALIA E NELL’EUROPA DELLA CRISI

Credere nei network per realizzare il cambiamento da protagonisti

Roma 20 – 21 Aprile 2012

SCARICA IL PROGRAMMA

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Bloccata la norma “tassa borse di studio”. Confermata la Manifestazione Nazionale a Roma per domani!

È notizia di questo pomeriggio l’approvazione in Commissione VI Finanze della Camera dell’emendamento 3.35 che abroga il famigerato emendamento del Senato. Il Segretariato Italiano Giovani Medici e Federspecializzandi esprimono piena soddisfazione per l’accaduto, ringraziando coloro i quali hanno appoggiato la nostra protesta.

Il Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM) CONFERMA LA MANIFESTAZIONE DI DOMANI IN PIAZZA MONTECITORIO A ROMA ALLE ORE 11.00, per evidenziare all’opinione pubblica la condizione attuale dei medici in formazione specialistica.

I Giovani Medici SIGM, inoltre, tengono a precisare che supporterà da subito la battaglia dei giovani medici corsisiti di medicina generale al fine di conseguire il contratto di formazione al pari dei medici specializzandi.

Alla ricerca del bene comune: S. Basilio sfida l’omertà, stop violenza, tutti in piazza

ROMA – «Vincenzo e basta. Preferisco se scrivi il nome soltanto. Anche io ho paura a dire quello che penso, a espormi. Non si sa mai, è meglio avere un po’ di cautela».

Magari inutile, perché a San Basilio tutti conoscono Vincenzo, sempre in prima linea nelle lotte per il quartiere. E lo sarà pure domenica, in piazza Recanati, davanti la chiesa: distribuirà volantini, terrà in mano lo striscione, prenderà la parola. E’ tra gli organizzatori del presidio «per denunciare l’abbandono, il degrado e la latitanza delle istituzioni comunali» che hanno reso questa periferia una terra di nessuno. «Qui è ormai possibile che ti ammazzano perché hai parcheggiato male la macchina».

Vincenzo e gli altri sostenitori della rete di associazioni «San Basilio Bene Comune» cercheranno di trascinare in strada quelli che non ci stanno più a vedere morire un pensionato, amico di tutti, per dieci euro, che si ribellano allo spaccio sotto casa, alle risse e alle urla in piena notte tra i palazzi popolari di via Gigliotti, il supermarket della droga. «La morte di Ennio ci ha sconvolti. Anche lui si impegnava per il bene di San Basilio, collaborava con le suore della parrocchia. E’ stata come una deflagrazione, il segno che la situazione è degenerata, che siamo arrivati a un degrado e una violenza non più sostenibili. Se non coinvolgiamo le persone perbene nella lotta per il riscatto del quartiere, se non cerchiamo di ricostruire una società civile, qui non abbiamo alcuna speranza». Vincenzo insieme agli altri terrà in mano uno striscione con lo slogan: «Libera San Basilio, libera Roma dal degrado e dalla violenza», e ancora «il quartiere si anima e non si rassegna». E’ da qui, spiega, che comincia il riscatto della città. Le associazioni che promuovono il presidio di piazza sono una quindicina, da maggio si sono riunite in una rete «per fare un’azione di denuncia e tentare il riscatto». Il bene comune che cercano è il parco giochi risistemato, la piazza della chiesa libera dall’immondizia, la luce per le strade, un vigile di quartiere, la strada asfaltata. «Sia il municipio che il Comune ci hanno abbandonati. Non è stato fatto nulla per garantire un minimo di decoro al quartiere e nemmeno sul fronte della sicurezza. Oggi San Basilio è insicuro e povero come non lo è mai stato. E’ vero ci sono continue retate dei carabinieri e della polizia, gli arresti degli spacciatori sono all’ordine del giorno. Ma in una zona così esposta al rischio servirebbe il poliziotto del quartiere che intrattiene rapporti con i commercianti, che fa sentire le persone meno in pericolo». La denuncia, ma non solo. «Vogliamo risvegliare le energie buone del quartiere – continua Vincenzo – coinvolgere le persone che non si rassegnano. Dobbiamo fare venire Roma qua, la città si deve far carico dei problemi e delle emergenze di questa periferia in difficoltà. Dobbiamo andare oltre via del Casale di San Basilio altrimenti saremo per sempre condannati alla violenza. Dopo il funerale di Ennio torneremo in piazza e chi verrà domenica deve prendere l’impegno di sostenere le altre nostre battaglie, altrimenti tanto vale non esserci. Ennio era uno di noi, uno che si impegnava e ci credeva, per questo dobbiamo reagire, anche per onorare la sua memoria». Il 15 ottobre la rete organizza una partita di calcio tra i rappresentanti delle associazioni e la nazionale cabarettisti: i soldi serviranno a ristrutturare l’oratorio. «Anche questo è un piccolo passo verso il riscatto».

Medicina: a Roma mostra ‘Body Worlds’, corpi plastinati dopo la morte

Roma, 13 set. (Adnkronos Salute) – Corpi ‘plastinati’, conservati nei tessuti e negli organi dopo la morte per studiare ancora meglio l’anatomia umana nei corpi malati e in quelli sani. ‘Body Worlds’, la mostra dei record in tutto il mondo, arriva per la prima volta in Italia e da questa mattina è in scena alle Officine Farneto a Roma, a due passi dallo stadio Olimpico. Fino al 12 febbraio 2012 sarà possibile apprezzare la geniale e contestata esibizione di Gunther Von Hagens, anatomopatologo e padre della ‘plastinazione’, una tecnica che permette di conservare tessuti e organi umani dopo la morte, sostituendo polimeri di silicone ai liquidi corporei. La rappresentazione è partita 6 anni fa a Tokyo, ha toccato più di 60 città nel mondo con numeri davvero da record: 33 milioni di visitatori, 11 milioni solo in Europa, 12 in America e 7 in Asia. E 13 mila persone in ‘lista d’attesa’ per diventare donatori.

In mostra, insieme a oltre 200 organi e sezioni, 20 corpi plastinati di volontari che lo hanno donato. “E’ un viaggio attraverso il corpo – sostiene Von Hagens – Qui si possono trovare tante informazioni sull’anatomia umana e toglierci curiosità che avevamo fin da bambini”. Nonostante il tema della morte sia spesso considerato scomodo, la mostra sta avendo successo in tutto il mondo. “C’era diffidenza all’inizio perché la rappresentazione della morte non è mai stata molto estetica – puntualizza l’anatomopatologo – ma più che una mostra sulla morte è una esibizione sul corpo umano”.

La speranza dell’esperto è che la mostra abbia anche un valore didascalico. “Qui possiamo vedere le differenze tra un organo sano e uno malato, tra il polmone di un fumatore e di un non fumatore – precisa – Quindi credo che abbia anche un valore pedagogico, perché porta ad avere un approccio alla salute molto positivo, specie per i più giovani. A chi mi critica, sostenendo che stia spettacolarizzando la morte, dico di venire a vedere la mostra. Specialmente i ragazzi – aggiunge – possono trarne giovamento”. Dopo 6 anni di percorso in giro per il mondo, la mostra fa tappa in Italia, meta forse ‘scomoda’ per una rappresentazione di questo tipo, viste le critiche di “mercificazione del corpo umano” rivolte a Von Hagens. Questo tipo di arte investe infatti la sfera etica e mal si concilia con le religioni monoteiste, quella cristiana in particolare. L’anatomopatologo però è di avviso contrario: “Sono contento di essere qui – dice – perché è la terra dei Papi. Qui venivano fatte le prime autopsie, che quindi fanno parte della tradizione cristiana. Io difendo questa tradizione”. Al centro della mostra c’è un anche un omaggio a Leonardo Da Vinci, un uomo plastinato nella posizione dell’Uomo Vitruviano. “Un modo per omaggiare l’Italia”, confessa Von Hagens. La curatrice della mostra è il medico Angelina Whalley: “Il corpo umano è sempre un’opera d’arte – sostiene – anche da morto. Questa è una mostra sulla bellezza del corpo e siamo contenti di arrivare in Italia, nel solco della grande tradizione dell’anatomia a fini estetici e scientifici iniziata durante il Rinascimento, quando il corpo umano era esaltato per la sua bellezza”.


Tbc al Gemelli: i risultati dopo la riunione dell’Unità di coordinamento

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ROMA – Sono in tutto tre i bambini contagiati al Policlinico Gemelli da una infermiera malata di Tbc. Le ultime analisi confermano due nuovi casi che si aggiungono alla bambina ricovera al Bambino Gesu. Le famiglie sono state già informate.

(ASCA) – Roma, 22 ago – ”Si e’ appena conclusa la riunione dell’Unita’ di coordinamento che sta gestendo l’attivita’ di controllo sui nati al Policlinico Gemelli dal 1 marzo al 25 luglio 2011 inseriti nel programma di sorveglianza: nel corso dell’incontro si e’ fatto il punto della situazione sulle attivita’ di controllo avviate, che si stanno svolgendo con regolarita’ e che, entro il 31 agosto, garantiranno a tutti i bambini interessati, l’effettuazione dei test e delle visite di controllo previste dal protocollo medico”. E’ quanto comunica una nota della Regione Lazio dopo che un’infermiera del Policlinico che lavorava nel reparto di neonatologia e’ risultata positiva alla tubercolosi.

”Le strutture interessate, – prosegue la nota – sotto la supervisione della Regione Lazio e dell’Asl RmE, sono quelle del policlinico Agostino Gemelli, dell’ospedale Bambino Gesu’ e dell’azienda ospedaliera San Camillo. I dettagli dell’attivita’ svolta e programmata dell’Unita’ di coordinamento saranno illustrati domani, nel corso di una conferenza stampa che si svolgera’ alle ore 12, nella sala Tevere della Regione Lazio”.

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(Asca)

La difesa del Policlinico Gemelli: “nessun rosso in bilancio, operiamo in credito con la Regione Lazio”

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Roma, 1 ago. (Adnkronos Salute) – Nessun rosso ‘segreto’, conti trasparenti e corretti. E’ secca e articolata la replica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore all’articolo pubblicato su ‘Milano Finanza’ il 30 luglio. L’ateneo sottolinea che “non c’è alcun rosso ‘segreto’ nei propri conti; e i propri bilanci sono assolutamente corretti e trasparenti. Tali bilanci – prosegue la nota – sono ben noti alle istituzioni e in modo particolare, per la parte sanitaria relativa al Policlinico Gemelli, alla Regione Lazio, presso la quale vengono annualmente depositati sia il budget, sia il bilancio consuntivo”. “La situazione attuale del Gemelli – pur grave, per le ragioni che si indicheranno – non va pertanto equiparata, o in alcun modo confusa, con quella di altre realtà sanitarie, oggetto di quotidiana attenzione da parte dei media. La pesante situazione del Policlinico Gemelli, infatti, deriva dall’enorme massa di crediti legati all’attività istituzionale, crediti che, non saldati, impongono scelte di indebitamento sempre più onerose. La massa creditizia accumulatasi nel corso dell’ultimo quinquennio, al 30 giugno 2011 ammonta a complessivi 701 milioni di euro (di cui 112 milioni di interessi); sono da aggiungere 224 milioni di euro oggetto di contenzioso, rispetto al quale l’Università Cattolica ha già visto riconosciute le proprie ragioni da un lodo, pronunciato all’unanimità e vincolante ex lege. Nonostante ciò, il lodo non è stato eseguito ed è stato impugnato dalla Regione Lazio”. Pur sotto questa pressione, “che potrà diventare ancor più drammatica nei prossimi mesi, il Policlinico Gemelli continua a svolgere il suo servizio di struttura ospedaliera generale e di alta specializzazione, offrendo – per la qualità dell’assistenza erogata ai cittadini e per l’oculata gestione economica – un punto di riferimento vitale e imprescindibile nel campo della salute e della ricerca scientifica nazionale e internazionale”. Prima struttura ospedaliera della Regione Lazio per numero di ricoveri (oltre 100mila all’anno) e per la quota di ricoveri di alta complessità, il Gemelli “è l’ospedale che in Italia ha la maggiore capacità di attrazione di pazienti proveniente da fuori Regione (oltre 13mila degenti nell’anno 2010); è il più grande ospedale oncologico del Paese, con una leadership riconosciuta da numerose rilevazioni, quale per esempio quella della Fondazione Veronesi (Sportello Cancro). E nell’ambito del sistema sanitario della Regione Lazio, è struttura di riferimento principale (hub) in numerosi ambiti di intervento, che non riguardano solo l’assistenza ospedaliera (come la rete oncologica, cardiologica, ictus, malattie infettive e perinatale), ma anche quella territoriale (sistema di emergenza-urgenza ed elisoccorso, specialistica ambulatoriale, diagnostica di base, centro dialisi, ambulatorio del dolore e hospice)”. Oltre che “costantemente sorvegliata e controllata dagli Organi Direttivi dell’Ateneo”, i quali hanno varato un apposito Piano industriale e di razionalizzazione, la gravità crescente dell’attuale situazione “è stata illustrata sia all’intero Consiglio della Facoltà di Medicina e Chirurgia, sia alle rappresentanze sindacali”. Per superare questa delicatissima fase “senza traumi intollerabili sui posti di lavoro, è infatti indispensabile – prosegue il Gemelli – la convinta condivisione delle finalità e degli strumenti del Piano industriale, così com’è altrettanto necessaria e la massima coesione di tutti coloro che quotidianamente lavorano perché il Policlinico Gemelli sia sempre di più quella straordinaria risorsa che esso è diventato per la città di Roma, per il Lazio, per l’Italia intera”. Per “impedire che l’attuale situazione giunga al punto di ‘non ritorno’ provocando conseguenze assai difficilmente governabili, decisivo è il ruolo della Regione Lazio, sia nel chiudere responsabilmente e consensualmente la situazione dei crediti pregressi, sia e in particolare – prosegue la nota – nel sottoscrivere un nuovo accordo che, nel presente e per il futuro immediato, permetta al Policlinico il regolare funzionamento di ogni giorno e, quindi, il mantenimento degli attuali livelli di assistenza”. Senza di ciò, non solo si ridurrebbe la funzione sociale che il Gemelli svolge al servizio del territorio e per il bene dei cittadini, ma inevitabilmente “cadrebbe ogni concreto programma di sviluppo della qualità della cura e di ricerca scientifica avanzata, da cui è contraddistinta la storia ormai cinquantennale del Policlinico dell’Università Cattolica”.

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