Prima sognato, tanto da attendere con ansia il primo cambio utile per avere queste strane monetine europee tra le mani, anche a costo di piccoli acquisti inutili solo per poter rispondere alla domanda del commerciante “Il resto lo vuoi in Lire o in Euro?”.
Ora odiato, a stregua del peggiore incubo, non solo dai nostalgici della moneta dalla svalutazione facile.

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Trovarsi nel bel mezzo della peggiore crisi dal Dopoguerra non aiuta di certo. Lo spiega anche Fabrizio Goria:

Chiacchierata coi clienti in una farmacia: ma quanto è difficile difendere l’euro (di Fabrizio Goria – 3 gennaio 2012)

«Si stava meglio con la lira! L’euro ci ha rovinati!». Questa è una frase che sentirete sempre più spesso nei prossimi mesi. A dieci anni dall’entrata in circolo della moneta unica europea, cresce l’odio nei confronti di una valuta che in troppi vedono come inutile, imposta dall’esterno, foriera di sventure e povertà. La realtà dice altro, certo, ma poco conta. Poco conta che l’euro ha portato equilibrio e ha protetto i Paesi deboli dagli shock esterni. Poco conta che la via non è quella disgregazione, ma dell’unità. La gente dice basta. E lo si percepisce camminando per la strada, viaggiando in metropolitana, entrando nei negozi.

Stamattina mi sono recato in una farmacia di Milano, molto vicino alla redazione de Linkiesta. Il quartiere, non molto centrale ma in corso di riqualificazione, è sempre pieno di studenti per via dei poli universitari presenti. Ma non solo. Ci sono anche tante famiglie della classe media milanese, persone che non hanno mai avuto problemi ad arrivare a fine mese e che ora invece faticano. In attesa del mio turno, non ho potuto esimermi dall’ascoltare i discorsi dei signori di fronte a me. Erano per lo più anziani e discutevano del governo di Mario Monti. «Vedrai – diceva la più arzilla signora al suo vicino – che nei prossimi mesi ci toccheranno tante cose brutte». Il riferimento è alla manovra economica. «Adesso dovremmo pure farci il conto in banca, ma io faccio prima, chiedo al mio nipote di darmi una mano: se la pensione la verso lì, credo che vada bene», continua la signora. Gli altri annuiscono e borbottano, fino a quando uno di loro non tira in ballo l’euro. «Eh sì, era meglio con la lira, almeno i soldi avevano un valore e non erano solo queste cose qui, che non sanno di niente», dice il signore più alto. Gli altri non solo annuiscono, ma replicano con veemenza. Tutti sono d’accordo e anche la farmacista interviene: «Signora, non mi parli dell’euro! Qui tutto è aumentato, si figuri che alcune medicine sono aumentate del 200% solo con l’euro». E di nuovo, tutti ad andare contro la moneta unica, contro la crisi, contro Monti. A vederlo dall’esterno è stato un capannello assai simpatico, per il gioco delle parti che era nato.

Come se non bastasse, la signora tira dentro anche me, il più giovane, anche perché nel frattempo era arrivato il mio turno. Cerco di spiegare che ci sono stati più vantaggi che svantaggi dall’introduzione dell’euro, che i conti pubblici sarebbero esplosi senza, che il progetto unitario non è un percorso facile e che a peggiorare le cose ci ha pensato la peggiore crisi dai tempi della Seconda guerra mondiale. Non è bastato. Tutti contro l’euro, che uno dei presenti apostrofa come «la moneta che ci ha reso tutti più poveri». Il tutto mentre l’eurozona è davvero vicina allo scenario apocalittico che potrebbe essere quello di un collasso dell’euro. Un quadro che non potrebbe essere immaginabile nemmeno nell’incubo più terrificante.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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