Rimini, 29 gennaio 2012 – Pediatri solo per i bambini che hanno dai zero ai sei anni: tutti gli altri, quindi dai sette fino ai 14 anni, devono andare dal medico di famiglia. La proposta è contenuta nel documento realizzato come base programmatica per discutere del nuovo Patto della Salute (nel capitolo: riordino delle cure primarie) che dovrà essere siglato tra ministero e regioni entro il 30 aprile. Un’ipotesi definita al dir poco inquietante dagli stessi medici pediatri e rigettata con decisione dal presidente dell’Ordine dei medici di Rimini, Maurizio Grossi. «Il numero dei pediatri è in diminuzione da anni, quindi il ragionamento che viene fatto a livello di ministero é: meno pediatri quindi riduciamo il numero di bimbi che devono seguire e gli spendiamo dai medici di base — spiega il presidente —. Un’idea che fa tornare indietro di decenni una sanità che ci invidiamo in tutta Europa. Con un incredibile paradosso: si chiede sempre più specializzazione e poi si riducono i pediatri. Con questo non volgio dire che i medici di famiglia non siano specializzati, ma lo sono per gli adulti. Se mancassero i ginecologi o i geriatri cosa facciamo, mandiamo tutti dai medici di base? La questione vera — prosegue — è che le università hanno delle programmazioni relative alle specialistiche che dovrebbero essere fatte sulle reali necessità del Paese e non sull’autoreferenzialità degli atenei. E poi sarebbero gli stessi genitori che non accettano questo tipo di proposta. Ricordo con le mie figlie cosa succedeva: io medico di Pronto soccorso quando si trattava di loro mi rivolgevo sempre ai colleghi pediatri».

pediatria mc curry andrea silenai
Foto di Steve McCurry

Deciso no alla proposta anche dai pediatri riminesi, sulla scia di quanto già dichiarato dal presidente nazionale della Fimp (Federazione pediatri libera scelta), Giuseppe Mele. «Quella che abbiamo avuto modo di leggere è una bozza che ci ha lasciato senza parole. Se sarà confermata — afferma Mele — ci sembra il progetto di chi vuole smantellare il modello della pediatria italiana come assistenza primaria per i soggetti da 0 a 14 anni, un sistema apprezzato e studiato in tutto il mondo come esempio di efficacia ed efficienza. Un progetto che ci sembra risponda più che altro alla necessità di coprire gli errori di programmazione compiuti da altri attori del sistema della salute, in particolare dalle scuole di pediatria».

«A Rimini, come nel resto della regione, la quasi totalità dei bambini che hanno dai 7 ai 14 anni va dal pediatra e non dal medico di famiglia — precisa Daniele Zavalloni, presidente provinciale Fimp —. Del problema della scarsità del numero, anche il nostro sindacato parla da anni, e il picco maggiore di carenza, dovrebbe verificarsi tra quattro o cinque anni, quando il grosso dei pediatri andrà in pensione».
Nella provincia riminese sono presenti 47 pediatri di libera scelta e l’età media è sui 45/50 anni. I bambini che hanno dai 0 ai 14 anni sono circa 45mila, un numero di tutto rispetto.

da Il Resto del Carlino

È sempre più necessario che le Regioni trovino un accordo con gli Atenei, grazie alla mediazione del Ministero della Salute, per la ridefinizione di un reale fabbisogno di medici specialisti da formare in base all’attuale contingente economico che può essere messo a disposizione dal Ministero dell’Economia. La richiesta di 8000 medici specialisti da formare ogni anno, infatti, al momento viene rimodellata dal Ministero della Salute su una base di 5000 contratti annuali (gli unici garantiti dal Tesoro e confermati anche quest’anno). A invarianza di fondi è necessaria una ridiscussione generale dello status quo che preveda una ridistribuzione dei posti non in base alla capacità formativa autoreferenziale degli Atenei ma in base alle necessità di risorse mediche espresse dal territorio che devono, oltretutto, considerare i mutamenti domografico-epidemiologici in corso nel nostro Paese (invecchiamento della popolazione, cronicizzazione delle malattie, etc.).

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