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È carattere distintivo dell’essere Docenti in Cattolica. Ascoltiamo Padre Gemelli: “per essere educatori non basta assolvere con diligenza il dovere di istruire, non basta recitare la splendida orazione, o ripetere per anni la stessa pur precisa ed esatta lezione; occorre che tra il maestro e il giovane si stabilisca quel rapporto che i cultori di pedagogia, a qualunque scuola appartengano, riconoscono come fondamentale causa del fatto educativo, pur indicandone in modo differente la natura; senza questo rapporto diretto, continuo, personale, da anima ad anima, non vi è educazione, si tratti di maestri elementari o di professori universitari. In una parola non basta la lezione e tanto meno basta la lezione, per elaborata e dotta che essa sia. Permettetemi un ricordo personale. Nel venticinquesimo di laurea io mi recai alla mia Università con i miei compagni per festeggiare la cara data; in quella occasione constatai che gli sventurati studenti che in quell’anno frequentavano medicina adoperavano, per prepararsi ad un certo esame, dispense di un corso che io, per arrotondare il mensile paterno, avevo compilato proprio ventisette anni prima. E si trattava di un illustre scienziato che consumava la sua giornata nel lavoro di laboratori e che ad alcuni pochissimi giovani scelti da lui con cura dedicava ore per aiutarli ed indirizzarli. Gli altri studenti si dovevano accontentare di una lezione che egli ripeteva uniformemente da un quarto di secolo. E questo non era il peggiore dei professori.

I giovani chiedono che il professore dia loro, e lo dia a tutti i volonterosi, il suo miglior tempo, le sue più assidue cure; chiedono che egli consideri l’istruire come il compito principale della sua vita”.


(Storia dell’Università Cattolica – Le fonti, vol. I, Vita e Pensiero 2007, p. 345)

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