Da un lato si critica la medicina difensiva, che determina scelte costose e allunga le liste di attesa, e dall’altro i medici vengono condannati dai giudici se non utilizzano le tecniche più eccezionali ed evolute per escludere le patologie meno probabili. Questa la denuncia, partita dal convegno dell’Ordine dei medici di Cosenza, di Maurizio Maggiorotti, presidente di Amami, all’indomani della sentenza della corte di Cassazione (6 settembre 2011, n. 33152), di cui ha dato notizia Doctornews nella rubrica Diritto sanitario. Una sentenza che Maggiorotti ha definito «scioccante», in quanto il medico «è stato ritenuto colpevole di non aver prescritto una angio-risonanza a una paziente affetta da una cefalea, cosa che non avrebbe fatto nemmeno per il proprio figlio». Il problema è che «in assenza della legge che chiediamo da anni, i sanitari fanno medicina dell’osservanza giurisprudenziale, con l’orecchio sempre teso all’ultima sentenza per orientare le scelte cliniche. Da oggi, ogni medico dovrà prescrivere una angio-rm per ogni cefalea, non potendo escludere a priori che si tratti di una cefalea sentinella di un sanguinamento intracranico. La deriva iniziata da tempo, oggi tocca baratri inimmaginabili».

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Intanto, sempre in tema contenzioso, dal 66° Congresso nazionale Fimmg-Metis in corso a Villasimius arriva una conferma dei dati sulla crescita del fenomeno negli ultimi quindici anni. «Il contenzioso» si legge in una nota, in cui si ricorda il nuovo istituto della conciliazione obbligatoria, «ha visto un’escalation spaventosa negli ultimi anni: 9.567 denunce nel 1994, 29.543 nel 2007. Con la conseguenza di un aumento dei premi assicurativi da 35 milioni e 406 mila euro del 1994 a 453 milioni del 2007, il mille per cento».

Da Doctor33.it

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