Contenzioso sui crediti con la Regione: se non paga, rischio di dover tagliare letti e servizi. La Cattolica: pronto nuovo piano industriale. Possibile vendita ospedale ai privati

L'ingresso al GemelliROMA – E’ di nuovo allarme conti per il Gemelli. Nell’annoso braccio di ferro fra la struttura sanitaria religiosa e la Regione sui rimborsi delle prestazioni ospedaliere fornite, secondo le indiscrezioni è comparso un «buco» clamoroso: mancano almeno 300 milioni di euro, addirittura 500 secondo alcune fonti. E stavolta, sulla scia del dissesto finanziario del San Raffaele di Milano, la Cattolica e la Fondazione Toniolo, a cui fa capo la mega-struttura capitolina, potrebbero imprimere una svolta nella vicenda: separare le attività ospedaliere da quelle dell’università. E mettere sul mercato il Policlinico. È questa infatti una delle ipotesi allo studio per fronteggiare la situazione finanziaria, caratterizzata – come ha spiegato recentemente Marco Elefanti, direttore amministrativo della Cattolica incaricato di supervisionare i conti del Gemelli – da «un forte disallineamento tra le esigenze dettate dalla struttura dei costi del Policlinico e la quantità delle risorse rese disponibili dalle istituzioni regionali e nazionali». Domani intanto sarà illustrato ai sindacati il nuovo piano industriale che dovrebbe essere pronto nelle prossime ore. E fornirà le prime indicazioni sulla linea scelta dal management.

Da quanto emerso, il Policlinico si prepara ad avanzare una richiesta di arretrati alla Regione, a fronte delle attività fornite come struttura accredita dal sistema sanitario negli ultimi anni, per un totale compreso fra i 600 e gli 800 milioni di euro. Si tratta di soldi già spesi e attualmente coperti in larga parte con l’indebitamento nei confronti delle banche e di altri soggetti.

La Regione, nel decreto approvato a dicembre da Renata Polverini nella veste di commissario straordinario per la sanità, riconosce invece un debito totale di 279 milioni. «Se non si arriva a una soluzione condivisa del contenzioso, il rischio concreto è che la fondazione Toniolo e la Cattolica possano decidere di mettere in vendita in blocco o scorporate le attività ospedaliere», spiega una fonte interna all’amministrazione.

Medici in corsia al Gemelli

L’idea sarebbe di bandire una gara pubblica invitando i principali operatori privati del settore: dalla Tosinvest degli Angelucci al gruppo San Donato dell’imprenditore Giuseppe Rotelli (azionista di Rcs Mediagroup, la società che edita il Corriere della Sera , ndr ), dalla Kos di Carlo De Benedetti al gruppo Garofalo.
Ma come nasce questo buco di 500 milioni? Una parte consistente è rappresentata dai 224 milioni di euro rivendicati dal Gemelli «come riconoscimento dei maggiori oneri legati all’applicazione dei contratti nazionali». Tradotto: il Gemelli, che è privato ma offre servizio pubblico come un normale ospedale, ha chiesto che per gli anni 2006-2009 gli fosse riconosciuta una maggiorazione delle risorse regionali per fare fronte appunto agli aumenti contrattuali, come avviene per gli ospedali pubblici.

Il reparto cardiologia del Gemelli

La vicenda è stata al centro di un lodo arbitrale che ha dato ragione al Gemelli, ma la Regione ha fatto ricorso al Consiglio di Stato: l’udienza è fissata al 2014. Poi da aggiungere c’è la differenza fra quanto la Regione riconosce annualmente al Policlinico (per il 2011 si tratta di 510 milioni) e quanto spende effettivamente lo stesso policlinico (610 milioni). Infine, ci sono i ritardi, anche di vari mesi, dei trasferimenti già concordati. Tutte queste voci concorrono a formare il maxi-buco che rischia di far finire il Gemelli in vendita al miglior offerente.

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