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La squadra è tutto in in un’azienda. Lo sa da molto tempo e l’ha messo in pratica Steve Jobs, che prima del suo abbandono definitivo, ha lavorato molto per costruire l’«i-Team» che lo sostituirà in Apple nei prossimi anni.

Jobs ha lasciato in eredità la sua società a Tim Cook, che da anni è il suo braccio destro e che negli anni si è conquistato la piena fiducia dei dipendenti, del cda e soprattutto di Wall Street. Anche l’ultima mossa dell’«uomo che ha inventato il futuro» si potrebbe rivelare, dunque, azzeccata.
A conferma di questa scelta, la risposta positiva dei mercati dopo l’addio, e un recente studio di una business school americana. Secondo il report congiunto della società di consulenza A.T.Kearney e della Kelley School of Business dell’Università dell’Indiana, le società che rinnovano la leadership pescando al proprio interno ricavano maggiori profitti.

L’analisi, Twenty-year Study Shows Superior Long-Term Financial Performance for S&P 500 Corporations that Promote CEOs from Within, che risale all’aprile scorso, prende in esame le performance di 500 società non finanziarie dello S&P tra il 1988 al 2007. Scartando il 75% delle aziende, che nel frattempo sono scomparse, tra le rimanenti ben 36 big society che avevano reclutato i loro amministratori delegati internamente, hanno dimostrato di aver superato in redditività e valore quelle che hanno invece preferito rivolgersi ai cacciatori di teste per scegliere a qualunque costo il «ceo migliore sulla piazza».

C’è poi un altro aspetto che contribuisce ad aumentare l’appeal di una scelta interna: la spesa. Tra stipendio, bonus e altri incentivi un manager che viene da fuori costa il 65% del più di uno promosso nel team dirigenziale. Tra le società analizzate che hanno contribuito a creare il piano di successione più redditizio fino ad ora ci sono Best Buy, Caterpillar, FedEx, Honda, McDonald’s, Microsoft, Oracle, Johnson & Johnson e Nike. Probabilmente, tra dieci anni, ci sarà anche Apple.

da il Sole 24 Ore

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