Da più di vent’anni le «riforme» sono il grande mito della politica italiana. Invocate da tutti, promesse da tutti, dalla destra, dalla sinistra, quasi mai realizzate da nessuno. Ma regolarmente, imperturbabilmente, promesse sempre di nuovo da tutti. Sono il grande mito perché per giudizio unanime (ultimo quello del governatore Draghi: «L’Italia ha un disperato bisogno di riforme») sono la sola cosa da cui il Paese può sperare la salvezza: e cioè di riguadagnare il terreno che stiamo perdendo in tutti settori, di riacquistare efficienza, di ricominciare a crescere, di tenere insieme le sue varie parti.
Sclerosi Multipla: studiare il TACE (ADAM17) apre nuove prospettive di cura.
Un team del San Raffaele ha individuato per la prima volta una molecola in grado di condizionare la formazione della membrana indispensabile alla trasmissione rapida degli impulsi nervosi. La ricerca pubblicata su Nature Neuroscience.
Un team di ricercatori del San Raffaele di Milano, in collaborazione con la New York University e l’Hospital for Special Surgery di New York, ha individuato un meccanismo che regola la formazione della mielina, membrana che avvolge le fibre nervose nel sistema nervoso centrale e periferico. Scoprire come funziona l’interruttore della guaina mielinica apre nuovi scenari per la cura di malattie come la sclerosi multipla – patologia altamente invalidante che colpisce circa 400 mila persone in Europa, principalmente donne – perché potrebbe portare a sviluppare un trattamento “rigenerativo” della guaina mielinica per quei malati che l’hanno persa a causa d’infezione, danno, o per difetti genetici.
Referendum 12-13 giugno: votare è l’ABC della democrazia.
Che sia un SI o sia un NO, non importa la risposta. Basta votare.
La nostra vecchia Italia, appena uscita dai festeggiamenti del 150°, si trova infatti alle prese con un importante esercizio di democrazia.
Per chi ancora non fosse andato a votare (alle ore 22 registrata affluenza sopra il 41%) trovate di seguito il testo dei 4 quesiti del referendum abrogativo spiegati ed analizzati.
Per andare a votare in modo consapevole, al di là delle simpatie o antipatie.
Proposta Ordini medici, ‘scienza e coscienza’ sancite per legge
Roma, 8 giu. (Adnkronos Salute) – I medici puntano a sancire per legge l’indicazione deontologica che li obbliga ad agire secondo ‘scienza e coscienza’, potenziando ulteriormente i principi autonomia e responsabilità dei professionisti con la chiara indicazione che non possano essere “obbligati a obbedire a disposizioni che contrastino con il dovere costituzionale di tutela della salute”, dalle linee guida fino alle indicazioni contrattuali. A spiegarlo il presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo) – intervenuto alla tavola rotonda sulla deontologia medica organizzata a Roma dall’Anaao Assomed – che nei giorni scorsi ha inviato alla Commissione Affari Sociali della Camera un emendamento all’Articolo 1 del Ddl sul governo clinico in discussione.”Si sta realizzando un disegno di legge sul governo delle attività cliniche – spiega Bianco – e la giurisprudenza, in particolare quella penale, sul piano della responsabilità ha già affermato che nelle decisioni per la gestione dei servizi (che cosa fare, la durata della degenza, la tipologia di esami, la quantità e il tipo di farmaci) non ci può essere nessun principio sovraordinato alla decisione del medico”.
Da qui la richiesta di “fissare un principio legislativo, ovvero che nessuna disciplina e nessuna norma possano interferire con la scelta in ‘scienza e coscienza”. Ricordando le ultime sentenze della corte di Cassazione, in ambito penale sulle responsabilità del camice bianco come ad esempio sulle linee guida (che il medico non sarebbe tenuto a seguire se in contrasto con il suo compito di tutela) – su cui durante l’incontro romano si sono confrontati medici, magistrati, politici, amministratori – il presidente della Fnomceo ha sottolineato che “sulla questione della responsabilità del medico è evidente che la magistratura sta supplendo alla legge. Nelle diverse pronunce degli ultimi mesi, leggendole bene, ne emerge un orientamento secondo il quale l’atto sanitario, svolto con perizia, prudenza e diligenza garantisce la tutela del diritto alla salute del paziente. Il medico, in pratica, è riconosciuto quale garante di questo diritto costituzionale”. Possibilista Giuseppe Palumbo, presidente della Commissione Affari della Camera, sull’inserimento dei principi indicati dalla Fnomceo, con comma ricevuto qualche giorno fa, nel Ddl sul governo clinico. “Stiamo valutando in che modo – spiega Palumbo – recepirlo. Vedremo come fare in sede di emendamenti. Ciò che vogliamo, però, è evitare di interferire con il lavoro della Commissione Igiene e sanità del Senato che sta lavorando sul rischio clinico. Sono due testi che dovranno, probabilmente, confluire, ma non sarebbe corretto influire sulle materie trattate dall’altro ramo del Parlamento”. “Assolutamente d’accordo” sulla proposta Fnomceo anche Costantino Troise, segretario nazionale dell’Anaao Assomed. “Non è possibile – sottolinea – realizzare una legge sul governo clinico senza stabilire e chiarire i profili di responsabilità e autonomia del medico”. Accanto a questo, però, Troise ricorda che è necessario “intervenire anche sulla definizione della colpa medica, non per depenalizzarla, cosa in Italia è irrealizzabile , ma per arrivare a un diverso inquadramento, con diversi livelli di responsabilità che tengano conto degli aspetti di interesse generale e dalla specificità della professione. C’è molto lavoro da fare insieme: camici bianchi, magistrati, politici”.
Questo il testo dell’emendamento Fnomceo, da inserire all’articolo 1, come comma 1: “Le attività mediche e sanitarie sono dirette alla tutela della salute degli individui e della collettività e di tale obiettivo esse sono costituite garanti. Tali attività vengono assicurate secondo i principi di autonomia e responsabilità, diretta e non delegabile, dei medici e dei professionisti sanitari nell’ambito delle proprie specifiche competenze e nel rispetto delle funzioni svolte. Le norme generali e le discipline derivate connesse alle esigenze organizzative e gestionali dei servizi sanitari e sociosanitari e di ogni attività propria o affidata a tali professionisti, non possono in alcun modo limitare i principi di autonomia e responsabilità . In particolare dette esigenze non possono, in alcun caso, nè vincolare nè condizionare le scelte diagnostiche e terapeutiche del medico, il quale dovrà sempre determinarsi secondo la propria scienza e coscienza e nel rispetto della posizione di garanzia che gli è attribuita”.
Focus. Il marketing farmaceutico e gli studenti di Medicina. Una review Usa che farà discutere
Le complesse relazioni tra medici e industria farmaceutica sono da molti anni al centro del dibattito scientifico per i potenziali conflitti d’interesse che possono indurre nella prescrizione dei farmaci. Le evidenze scientifiche, infatti, dimostrano che le interazioni tra medici e informatori scientifici dell’industria influenzano le decisioni professionali in maniera market-oriented, non sempre quindi nell’interesse del paziente. Questa strategia viene integrata dall’industria farmaceutica con iniziative di formazione continua con il fine ultimo di modificare i comportamenti prescrittivi dei medici nei confronti di nuovi farmaci che, spesso, non offrono alcun vantaggio rispetto a quelli tradizionali, sono molto più costosi e costituiscono una delle cause di incremento della spesa farmaceutica.
Una delle motivazioni che rende i medici particolarmente sensibili ai messaggi market-oriented dell’industria consegue al precoce consolidamento di tale attitudine: gli effetti socializzanti della formazione universitaria, infatti, sono molto forti e giocano un ruolo decisivo nel rinforzare attitudini e comportamenti professionali che divengono permanenti. Sulla base si queste considerazioni alcune Facoltà di Medicina – in particolare negli Usa – hanno limitato i contatti di studenti e docenti con gli informatori scientifici, sollevando aspre critiche da parte di chi ha ritenuto tali restrizioni potenzialmente svantaggiose per la formazione degli studenti.
Ma cosa sappiamo oggi in merito all’impatto dell’industria farmaceutica nella formazione universitaria del medico, attraverso le interazioni tra informatori scientifici e studenti?
Le risposte vengono da una revisione sistematica1 di Austad KE e coll. – pubblicata il 24 maggio da PLoS Med – che ha incluso 32 studi (di cui solo uno condotto in Italia, presso l’Università di Bologna2) per un totale di 9.850 studenti appartenenti a 76 Facoltà di Medicina o ospedali d’insegnamento.
La revisione sistematica dimostra che gli studenti di medicina sono precocemente esposti alle strategie di marketing dell’industria farmaceutica e che l’entità di tale esposizione si associa sia a un’attitudine positiva nei confronti del marketing, sia a una sottostima delle eventuali implicazioni negative sulla futura pratica professionale.
Nei dettagli:
• La maggior parte degli studenti dichiara una o più forme d’interazione con l’industria, che aumentano dal triennio pre-clinico a quello clinico, dove oltre il 90% degli studenti riceve materiale educazionale dagli informatori scientifici.
• La maggior parte degli studenti del triennio clinico ritiene eticamente lecito accettare regali da chi produce farmaci, mentre solo una piccola percentuale degli studenti del triennio pre-clinico riporta questa attitudine.
• Gli studenti giustificano il loro diritto ad accettare regali dall’industria sia riportando difficoltà finanziarie, sia perché “così fan tutti”, secondo un principio autoassoluzione collettiva.
• Nonostante la maggioranza degli studenti sia convinta che la formazione dell’industria è potenzialmente distorta da interessi commerciali, i materiali e le informazioni ricevute sono considerati una componente essenziale della loro formazione.
• Oltre il 60% degli studenti ritiene di essere “immune” da potenziali influenze indotte dai regali e dalle interazioni con gli informatori del farmaco, ma al tempo stesso percepiscono che gli specializzandi e i medici ne sono influenzati.
• Le opinioni degli studenti non sono unanimi rispetto alla possibile regolamentazione delle loro interazioni con l’industria da parte delle Università o delle istituzioni governative.
Considerato che la spesa farmaceutica, l’appropriatezza prescrittiva, l’uso dei farmaci generici, sono temi scottanti su cui si confrontano quotidianamente professionisti, manager, e politici, esistono precoci contromisure istituzionali finalizzate a prevenire la modifica delle attitudini dei giovani medici spezzando, sul nascere, i potenziali conflitti d’interesse?
Vista la carenza informativa sul tema, sicuramente è necessario introdurre specifiche iniziative educazionali già a livello universitario, ma la formazione da sola non può bastare. Se è vero che le migliori evidenze scientifiche devono essere integrate in tutte le decisioni – professionali, manageriali e di programmazione sanitaria – il messaggio lanciato da Austad KE e coll. alle politiche accademiche e istituzionali è molto chiaro: è necessario regolamentare le interazioni tra studenti di medicina e industria, al fine di instillare nelle future generazioni di medici un sano scetticismo nei confronti dei farmaci (e degli altri interventi sanitari), stimolando l’approccio critico alle evidenze scientifiche che dovrebbe guidare le loro decisioni cliniche e, in particolare, le pratiche prescrittive.
Nino Cartabellotta
presidente Fondazione Gimbe
Per i futuri medici specializzandi, Giovani Medici
Un po’ di ironia per stemperare la tensione…in bocca al lupo a tutti!
RIVISITAZIONE DEGLI STANDARD E DEI REQUISITI MINIMI DELLE SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE DI AREA SANITARIA
Novità in vista per quanto riguarda le “attività professionalizzanti obbligatorie” e la rivisitazione degli standard e dei requisiti minimi delle scuole di specializzazione di area sanitaria.
In data 30 maggio u.s. si è infatti svolta un’importante riunione presso il MIUR dove erano presenti tutti i membri della Conferenza Permanente dei referenti nazionali delle 61 tipologie di Scuole di Specializzazione di area sanitaria, il Presidente del Consiglio Universitario Nazionale (CUN), Prof. Lenzi, il Presidente dell’Osservatorio Nazionale della Formazione Medico Specialistica (ONFMS), Prof Stella, il Presidente del Comitato degli Esperti del Ministro Gelmini, Prof Pinchera, ed i componenti del Comitato d’Area 06 (area medica) del CUN. Erano inoltre presenti i rappresentanti dei competenti Uffici del MIUR.
All’ordine del giorno la rivisitazione del Decreto Ministeriale del 1 agosto 2005 sull’Ordinamento Didattico delle Scuole di Specializzazione. L’esigenza di provvedere alla revisione degli standard e dei requisiti minimi previsti per le scuole di specializzazione, con particolare riferimento alle “attività professionalizzanti obbligatorie”, discende sia dall’esperienza acquisita negli ultimi tre anni negli specifici settori, sia in rapporto al modificato assetto del SSN ed all’evoluzione della pratica medica (riduzione della degenza ordinaria, interventi diagnostici o terapeutici obsoleti o sostituiti, etc).
E. Coli entero-emorragico: Update dalla WHO (04-06-11)
Ecco le cifre aggiornate per l’epidemia. Escherichia coli Enteroemorragico (EHEC) e la sindrome uremica-emolitico (SEU) hanno categorie di notifica in esclusiva, per cui il numero di casi non si sovrappongono. Le cifre di un focolaio in rapida evoluzione sono provvisorie e soggette a modifiche per una serie di motivi.
Fino al 02 giugno alle 15:00 CET, la Germania aveva segnalato 520 casi di SEU, tra cui 11 decessi: 50 in più rispetto al giorno precedente. Il 70% dei casi hanno interessato femmine e l’89% adulti di età 20 anni o più anziani Fino al 2 Giugno alle 15:00 CET, sono stati segnalato in Germania 1213 casi di infezioni da EHEC (senza HUS), 6 dei quali mortali. 149 in piu del giorno precedente.
Focolaio di Escherichia Coli Enteroemorragico: news dalla WHO
(AGI) – Roma, 2 giu. – La variante di “Escherichia coli” che sta causando un’epidemia in Germania (17 morti) e un decesso in Svezia “non e’ mai stata vista prima in un focolaio di infezione”. L’allarme arriva dall’Oms (l’Organizzazione mondiale della Sanita’), nel giorno in cui esperti cinesi, che fanno parte di una rete di laboratori allertati per analizzare campioni di Dna giunti dall’Europa, hanno parlato di “un nuovo ceppo altamente infettivo e tossico” e resistente “ad alcuni tipi di antibiotici”.
La nuova variante e’ una forma mutante e piu’ virulenta, che combina due diversi ceppi (l’Escherichia coli entero-aggregativo e l’Escherichia coli entero-emorragico), insieme ad altre componenti genetiche sconosciute. La combinazione ha dato come risultato un batterio molto aggressivo, che rimane pu’ tempo nell’intestino e provoca danni molto piu’ persistenti. Nei casi piu’ gravi, il risultato e’ la cosiddetta sindrome uremico emolitica, che da’ danni anche ai reni e puo’ portare alla morte.
[…] Per gli esperti, comunque, il batterio killer non deve far paura: basta lavarsi le mani, seguendo semplici regole d’igiene e naturalmente avere buon senso, come ha spiegato Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene all’Universita’ Cattolica di Roma e Presidente della terza sezione del Consiglio superiore della Sanita’. “Lavarsi le mani prima di mangiare o quando si manipolano gli alimenti; al ristorante stare attenti al consumo di cibi crudi e di quelli cotti o conservati male; evitare alimenti a rischio soprattutto in estate quando il caldo fa ‘scoppiare’, proliferare i batteri: al bando quindi creme, insalate russe o cibi a base di uova, soprattutto quando sono esposti su piatti fuori dal banco frigo”.
Donne medico: una su quattro ha subito molestie e vive con difficoltà l’ambiente di lavoro.
MILANO – Allarme donne medico: quasi una su quattro confessa di aver ricevuto offese od offerte sessuali inopportune. Il 4% confessa di aver subito violenze fisiche. Un dato enorme considerato che, in assoluto, tra le donne italiane la percentuale è pari al 2,1%. È il quadro che emerge dal rapporto «Donne medico: indagine su lavoro e famiglia, stalking e violenze, realizzato dall’Ordine dei medici della provincia di Roma, che conta oltre 15 mila donne iscritte. Il campione esaminato (1.597 unità) corrisponde quindi a circa il 10% del totale delle iscritte.
LA META’ SUBISCE MOLESTIE -I risultati dell’indagine parlano chiaro: quasi la metà delle donne medico (46,4%) afferma di aver subito molestie in generale. Addirittura tra le «over 65» solo il 25% dichiara di non aver subito un qualche tipo di violenza. Per il 6,8% delle donne l’episodio di molestia è avvenuto negli ultimi 12 mesi, per il 24,7% negli ultimi tre anni e per il 68,5% oltre tre anni fa. Nel 57,5% dei casi si tratta di episodi sporadici, nel 30,6% di casi ripetuti e nell’11,9% di episodi molto frequenti. Ad essere più spesso vittime sono soprattutto le donne dai 35 ai 54 anni, le nubili e le separate o divorziate. La gran parte delle molestie si verificano sul posto di lavoro. Non a caso nella maggior parte dei casi (41%) il molestatore è il datore di lavoro o un superiore. Seguono un estraneo (23,7%), un collega (25,4%), un amico (4,1%), compagni o fidanzati (3,2%).