Il fenomeno della “malasanità” (medical malpractice) continua ad avere una forte attenzione dei media, dato l’elevato tasso di litigiosità fra cittadini e operatori sanitari, determinato probabilmente da un mutato atteggiamento dei pazienti molto più consapevoli dei propri diritti rispetto al passato. Vi potrebbe aver contribuito:
– la proliferazione di società e professionisti “specialisti del risarcimento” che di recente hanno aumentato il ricorso su larga scala come testimoniato da incisive campagne pubblicitarie televisive, radiofoniche e su carta stampata;
– un trend giurisprudenziale di ampliamento delle fattispecie di danno e dei relativi importi di risarcimento. A tal proposito, una recente sentenza della Corte di Cassazione penale, annullando una sentenza della Corte d’Appello di Milano con cui si era assolto un medico dall’accusa di omicidio colposo per avere dimesso con troppo anticipo un paziente infartuato perché erano state seguite le “linee guida sanitarie”, ha statuito che il rispetto di queste ultime come parametro di legittimità della condotta del medico non sempre è valutabile come esimente della responsabilità del medico;
– la decisione da parte di alcuni enti locali di centralizzare/organizzare la gestione degli eventuali danni di diverse strutture sanitarie, trasferendo al mercato assicurativo solo quelli di una certa entità o, addirittura, senza alcun trasferimento di rischio e dando così origine al fenomeno dell’auto – assicurazione;
– il tentativo del legislatore di porre rimedio alla critica situazione tramite la presentazione di vari disegni di legge che, però, più che incidere direttamente sul fenomeno per prevenirlo e sui relativi costi, sembrano preoccuparsi maggiormente di attribuire l’eventuale responsabilità unicamente alle strutture sanitarie per permettere al medico di lavorare più serenamente e di organizzare delle strutture di gestione dell’eventuale contenzioso.
Medici italiani sempre più assediati dalle denunce dei pazienti, quindi.
Il totale dei contenziosi in area medica, contro Asl e singoli professionisti, è infatti cresciuto, dal 1994, del 255%, arrivando a superare la soglia dei 34 mila. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici) 2010-2011 sui sinistri nell’area medica presentato questa mattina a Roma.

Nello specifico, la stima del numero di sinistri denunciati alle imprese di assicurazione italiane nel 2009 è stato pari a oltre 34.035, di cui due terzi relativi a polizze stipulate dalle strutture sanitarie. Il numero dei sinistri è cresciuto sensibilmente rispetto all’anno precedente (+15%). Analizzando il rapporto si scopre che ad aumentare è sia il numero delle denunce contro i singoli professionisti (12.559 contro 11.851 dell’anno precedente) sia quelle contro le Asl (21.476 contro 17.746 del 2008).
Una crescita considerevole, accompagnata da quella parallela dei premi assicurativi pagati da Asl e medici, passati dai 35 milioni del ’94 ai 485 milioni del 2009, di cui circa il 60% relativo a polizze stipulate dalle strutture sanitarie e il restante 40% relativo a contratti stipulati dai professionisti sanitari. Il tasso annuo di crescita dei premi complessivi negli ultimi 10 anni rilevati (1999-2009) si attesta al 12,5%.

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