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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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martino massimiliano trapani

«I giovani medici non sanno usare il bisturi»

Escono dall’università con la media del 28 o del trenta ed hanno la parete della stanza costellata di attestati e titoli di studio. Ma non sanno impugnare un bisturi. Eccoli i medici specializzandi lombardi: super preparati nella teoria. Un po’ meno nella pratica.
A sollevare il problema è Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei medici di Milano. Il primo che osa dire ad alta voce quello che da sempre si sussurra nei corridoi. Ovviamente la situazione non è la stessa in tutti gli ospedali: in alcuni reparti si impara di più e in altri di meno. «Il problema – sollecita Rossi – è molto diffuso. La preparazione teorica dei nostri ragazzi è eccellente ma quella pratica non è neanche paragonabile a quella delle scuole europee e nordamericane. Bisogna rivedere le regole».
Rossi fa un confronto efficace: dopo un corso di quattro anni di aeronautica un giovane è perfettamente in grado di pilotare un aereo che vale 80 milioni di euro. Ecco, allora, dopo cinque anni di specializzazione un medico deve essere preparato a operare il cuore o il cervello di un uomo. «Le università della nostra regione – spiega il rappresentante dei medici – sono perfettamente in grado di dare questo tipo di preparazione. È urgente che ci si muova in tal senso».
Tuttavia per chi è agli inizi, non è semplice entrare in sala operatoria. I giovani assistono agli interventi, anche i più complicati, osservano la destrezza dei primari e dei chirurghi più abili, cercano di rubare con gli occhi tutti i trucchi del mestiere. Ma il percorso per diventare terzo assistente è davvero lungo. Per arrivare ad essere il secondo assistente del chirurgo spesso c’è da sgomitare. Raggiungere l’autonomia sembra quasi impossibile, pur lavorando nello stesso reparto per anni. «Non abbiamo un assetto legislativo che consenta di operare prima della fine della specialità – denuncia l’Ordine dei medici – e ci sono ancora parecchi problemi con le coperture assicurative». Problemi che riguardano i medici titolari, figuriamoci chi non è ancora in ruolo e nell’organico fisso dell’ospedale. Ovviamente la piaga della poca pratica si fa sentire soprattutto nelle specialità chirurgiche.
Le cose funzionano meglio nei reparti di medicina interna e affini dove gli specializzandi imparano a formulare diagnosi e a impostare le cure durante il «giro» dei letti del mattino assieme alle équipe. I primi a sentirsi insicuri sono i diretti interessati: i giovani medici che indossano il camice bianco da pochi anni. «A volte incontriamo medici che ci insegnano e ci coinvolgono – raccontano – Altre, per esigenze di lavoro, non riusciamo a fare molta pratica. E così fare un’ecografia o saper leggere davvero bene una radiografia diventa dura».
Qualche giovane medico racconta di aver visto colleghi arricciare il naso nelle cliniche Svizzere davanti al «titolo di specialità» preso in Italia. Da qui l’appello della categoria: «Dobbiamo mettere i nostri giovani in grado di competere con la concorrenza straniera. Abbiamo ottime università e insegnanti bravi. Va solo presa qualche accortezza in più nel percorso della “gavetta“».

da IlGiornale.it

 

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Medicina: tempi più brevi per l’ingresso nel mondo del lavoro con tre importanti novità

Il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) interviene nel merito della Proposta di Riforma del percorso di studi universitario di medicina, annunciata congiuntamente dal Ministro della Salute e dal Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca nel corso della Conferenza Stampa, tenutasi in data odierna presso la Sala stampa di Palazzo Chigi.

Giovani Medici (S.I.G.M.), presenti con una delegazione alla Conferenza Stampa odierna, esprimono interesse per l’intenzione dei titolari dei due Dicasteri di provvedere ad un generale riordino del sistema formativo professionalizzante del medico. Da anni, infatti, il S.I.G.M. chiede la rivisitazione dell’attuale sistema formativo pre e post lauream di medicina e chirurgia, nell’ottica sia di valorizzare il ruolo dei giovani medici Italiani all’interno del SSN, sia di rendere più tempestivo l’accesso di questi ultimi al pieno esercizio della professione, in linea con quanto già avviene nelle altre Nazioni EU.

<<Esprimiamo parere favorevole nei confronti della laurea abilitante in medicina, con l’anticipazione del tirocinio professionalizzante nel contesto dei sei anni di università ed il conseguente abbattimento dei tempi morti, ascrivibili all’attuale articolazione tra pre e post lauream, che ha fatto registrare negli ultimi anni patologici ritardi e disservizi ai fini dell’avvio delle procedure concorsuali per l’accesso alle scuole di specializzazione >> – afferma il Dr Andrea Silenzi, Coordinatore Nazionale del Dipartimento Specializzandi del S.I.G.M.. Convergenza anche sulla riduzione della durata del corso di specializzazione, con l’evoluzione del contratto di formazione specialistica per gli iscritti agli ultimi due anni di corso in un più strutturato rapporto di lavoro, <<purchè quest’ultimo provvedimento non rappresenti un espediente appannaggio delle Regioni per ricorrere agli “strutturandi” a discapito della stabilizzazione dei precari e dell’espletamento dei concorsi per l’accesso dei giovani alla dirigenza medica>> – precisa il Dr Marco Mafrici, Vice Presidente Nazionale S.I.G.M..

A tal proposito è stato presentato alla Camera un emendamento, proposto dal S.I.G.M., al Ddl sul Governo Clinico, che, oltre a prevedere la stipula di un contratto di formazione-lavoro per gli specializzandi senior, al pari di quanto previsto dalle Direttive EU, stabilirebbe che “Nell’ambito delle piante organiche aziendali, in ciascuna delle UU.OO, afferenti alla rete formativa delle scuole di specializzazione di area sanitaria, il rapporto tra assistenti in formazione e personale strutturato dirigente medico non può eccedere la proporzione di uno a cinque”. Inoltre, la proposta verrebbe incontro alla richiesta dei Giovani Medici di rendere operativo l’accesso all’intramoenia per gli specializzandi, come già previsto dal D.Lgs 368/1999 e s.m.i..

<<Diamo atto ai Ministri di aver tenuto nella debita considerazione le proposte avanzate dal nostro Segretariato,ma chiediamo chiarimenti su tempi e modalità di applicazione della riforma. – dichiara Walter Mazzucco, Presidente Nazionale dei Giovani Medici – S.I.G.M. – Chiediamo l’immediata istituzione di un tavolo tecnico interministeriale di esperti, al quale siano convocati i rappresentanti dei Giovani Medici, che sia incaricato di definire in maniera partecipativa tutti gli adempimenti necessari a porre in essere le innovazioni annunciate>>.

Nessuna accettazione a scatola chiusa, quindi, ma i Giovani Medici – S.I.G.M. si impegnano a vigilare <<affinchè il filo conduttore della riforma non sia razionalizzare le risorse destinate alla formazione universitaria di medicina, ma punti a valorizzare il ruolo dei giovani medici all’interno del SSN., nell’ottica di una reale implementazione della rete formativa delle Facoltà di Medicina e delle Scuole di specializzazione di area sanitaria, che dovrebbe essere allargata ad ospedale e territorio, oltre che alle eccellenze della Sanità Privata accreditata. La qualità della formazione del medico, infatti, è funzione del numero e della tipologia delle prestazioni effettuate>> – dichiara il Dr Antonio Carnì, delegato del SIGM in seno all’Osservatorio Nazionale della Formazione Medico Specialistica. <<Bene anche la possibilità per i medici di svolgere in contemporanea il dottorato alla specializzazione, iniziativa questa che abbrevierà i tempi di accesso dei giovani medici alla ricerca>> – conclude il Dr Carlo Manzi, rappresentante dei Giovani Medici specializzandi al CNSU e CUN.

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GIOVANI MEDICI (SIGM): RICHIESTA DI CHIARIMENTO SUL RUOLO DEI MEDICI IN FORMAZIONE SPECIALISTICA NEGLI ORGANI DI GOVERNO DELLE UNIVERSITÀ.

I Giovani Medici (S.I.G.M.) , al fine di chiarire in via definitiva il diretto all’eccesso da parte dei medici in formazione specialistica (specializzandi) all’esercizio della rappresentanza in seno agli organi di Governo delle Università Italiane, hanno formalizzato una richiesta di emanazione di una nota interpretativa (scarica l’allegato) alle Istituzioni competenti (MIUR, CUN, CNSU, Conferenza Permanente dei Rettori e Conferenza Permanente dei Presidi) […].

Se al momento la realtà dei fatti sembra negare ai medici specializzandi la possibilità di una rappresentanza all’interno degli organi di governo dell’Università a cui versano le tasse sarebbe auspicabile riproporre il motto dei primi coloni americani all’alba della rivoluzione americana: “no taxation without representation”. E’ lecito quindi ribadire che se da un lato è vero che i medici in formazione specialistica sono tenuti al pagamento delle tasse universitarie in qualità di “discenti” come contributo dovuto alla formazione offerta dagli Atenei, qualora non fossero considerati studenti ai fini della composizione dell’elettorato attivo e passivo dei suddetti organi, si creerebbe un grande confusione nei ruoli e nelle prerogative a loro riconosciute.

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GIOVANI MEDICI (SIGM): PRESENTATO UN EMENDAMENTO ALLA MANOVRA FINANZIARIA PER RISOLVERE IL DUPLICE ED INIQUO INQUADRAMENTO PREVIDENZIALE DEI MEDICI SPECIALIZZANDI.

I Giovani Medici (S.I.G.M.) , al fine di superare il duplice ed iniquo inquadramento previdenziale dei medici specializzandi in INPS ed ENPAM, hanno predisposto un emendamento al testo della Manovra Finanziaria in atto all’esame del Senato. La presente iniziativa legislativa si inserisce nell’ambito delle Proposte del S.I.G.M. per migliorare la condizione dei giovani medici Italiani, a fronte dello stato attuale delle cose, caratterizzato da eccessivi tempi medi per l’accesso alla professione rispetto al contesto EU, dall’impossibilità del raggiungimento del massimo pensionistico e dal proibitivo e tardivo accesso all’oneroso istituto del riscatto degli anni di laurea.

I Giovani Medici – S.I.G.M., infatti, a seguito di un confronto costruttivo coi Vertici del Ministero della Salute e delle Politiche Sociali, hanno presentato un emendamento al testo della Manovra Finanziarianel quale si prevede che

  • in sostituzione dell’attuale sconveniente contribuzione alla gestione separata INPS, “a decorrere dall’anno accademico 2011-2012, il medico, iscritto all’Albo professionale, che sottoscrive un contratto di formazione specialistica, è tenuto a versare soltanto all’ENPAM i contributi sulla base dei compensi percepiti” 
  • […]

GIOVANI MEDICI (SIGM): APERTURA ALLA PROPOSTA GELMINI-FAZIO DI RIDURRE IL PERCORSO FORMATIVO PRE E POST LAUREAM IN MEDICINA.

Nell’ottica di valorizzare il ruolo dei giovani medici Italiani all’interni del SSN e di rendere più tempestivo l’accesso di questi ultimi al pieno esercizio della professione, in linea con quanto già avviene nelle altre Nazioni EU, negli ultimi anni il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) si è fatto promotore a più riprese della richiesta di istituzione di un tavolo tecnico interministeriale che avesse lo scopo di condividere una proposta di generale rivisitazione dell’attuale sistema formativo pre e post lauream di medicina e chirurgia, inserita nell’ambito di un generale riordino del sistema formativo professionalizzante del medico.

Non può quindi non trovare un positivo riscontro da parte dei Giovani Medici la riflessione che il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ha annunciato di aver avviato, in un tavolo con il ministero della Salute per valutare una riduzione degli anni di studio della facoltà di Medicina nel pre e post lauream. Il “saper fare” in medicina, infatti, può essere appreso in modo efficace programmando una formazione di qualità che punti sull’armonizzazione della tempistica del passaggio dal pre al post-laurea. […]

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A seguire lo stralcio dell’articolo dal Sole 24 Ore Sanità

Specializzandi contrattualizzati a tempo per lavorare in corsia con compiti e responsabilità cliniche, durante gli ultimi 2 anni della scuola. Riequilibrio dei posti e delle scuole a seconda del fabbisogno delle Regioni, e taglio di un anno della durata di alcune scuole.È il piano del ministero della Salute per le scuole di specializzazione medica, anticipato sul n. 22/2011 de Il Sole-24 Ore Sanità, confermato il 20 giugno dal ministero della Salute Ferruccio Fazio, intervenuto al convegno «Rapporto Ospedale-Universita» organizzato dalla Regione Lombardia e su cui in questi giorni c’è stato l’annuncio del lavoro in atto da parte dei ministri du Salute e Istruzione. Favorevoli all’accorciamento delle specializzazioni si erano già a suo tempo dichiarati Anaao, Fp Cgil medici e Fimp e ora anche il presidente FnomCeO Bianco ha condiviso la è possibilità.Già a suo tempo il ministro Fazio aveva dichiarato che l’ipotesi di revisione del percorso di studi «potrebbe andare in porto rapidamente, al massimo entro ottobre». Fazio ha definito l’accorciamento «Un modo per liberare posti. Con queste misure si potrebbero aumentare le nuove leve arrivando dalle attuali 5 mila unitá «a 7.500-8.000», stima il ministro. A giugno Fazio aveva già speigato che le azioni da mettere subito in campo riguardano anche il riequilibrio delle borse di studio: «Oggi sono maldistribuite – riflette Fazio – Bisognerebbe dividere le scuole tra le Regioni a seconda del fabbisogno e anche riequilibrare la distribuzione degli specializzandi a livello interregionale». Fazio è ottimista sul ricambio generazionale dei camici bianchi: «C’è chi avanza preoccupazioni per la futura carenza di laureati in medicina. Noi siamo a quota 9.500, il 30% in più rispetto al 2008. Il Piano sanitario nazionale suggerisce di attestarci su 10 mila. Dunque siamo in linea. Oggi siamo a 4,1 medici per mille abitanti in Italia, contro una media Ocse di 3,3. E anche se ci sará una diminuzione in futuro, noi dovremmo comunque riuscire a mantenerci sui livelli giusti».

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Medici sempre più assediati dalle denunce dei pazienti: presentato il Rapporto ANIA 2011.

Il fenomeno della “malasanità” (medical malpractice) continua ad avere una forte attenzione dei media, dato l’elevato tasso di litigiosità fra cittadini e operatori sanitari, determinato probabilmente da un mutato atteggiamento dei pazienti molto più consapevoli dei propri diritti rispetto al passato. Vi potrebbe aver contribuito:
– la proliferazione di società e professionisti “specialisti del risarcimento” che di recente hanno aumentato il ricorso su larga scala come testimoniato da incisive campagne pubblicitarie televisive, radiofoniche e su carta stampata;
– un trend giurisprudenziale di ampliamento delle fattispecie di danno e dei relativi importi di risarcimento. A tal proposito, una recente sentenza della Corte di Cassazione penale, annullando una sentenza della Corte d’Appello di Milano con cui si era assolto un medico dall’accusa di omicidio colposo per avere dimesso con troppo anticipo un paziente infartuato perché erano state seguite le “linee guida sanitarie”, ha statuito che il rispetto di queste ultime come parametro di legittimità della condotta del medico non sempre è valutabile come esimente della responsabilità del medico;
– la decisione da parte di alcuni enti locali di centralizzare/organizzare la gestione degli eventuali danni di diverse strutture sanitarie, trasferendo al mercato assicurativo solo quelli di una certa entità o, addirittura, senza alcun trasferimento di rischio e dando così origine al fenomeno dell’auto – assicurazione;
– il tentativo del legislatore di porre rimedio alla critica situazione tramite la presentazione di vari disegni di legge che, però, più che incidere direttamente sul fenomeno per prevenirlo e sui relativi costi, sembrano preoccuparsi maggiormente di attribuire l’eventuale responsabilità unicamente alle strutture sanitarie per permettere al medico di lavorare più serenamente e di organizzare delle strutture di gestione dell’eventuale contenzioso.
Medici italiani sempre più assediati dalle denunce dei pazienti, quindi.
Il totale dei contenziosi in area medica, contro Asl e singoli professionisti, è infatti cresciuto, dal 1994, del 255%, arrivando a superare la soglia dei 34 mila. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici) 2010-2011 sui sinistri nell’area medica presentato questa mattina a Roma.

Nello specifico, la stima del numero di sinistri denunciati alle imprese di assicurazione italiane nel 2009 è stato pari a oltre 34.035, di cui due terzi relativi a polizze stipulate dalle strutture sanitarie. Il numero dei sinistri è cresciuto sensibilmente rispetto all’anno precedente (+15%). Analizzando il rapporto si scopre che ad aumentare è sia il numero delle denunce contro i singoli professionisti (12.559 contro 11.851 dell’anno precedente) sia quelle contro le Asl (21.476 contro 17.746 del 2008).
Una crescita considerevole, accompagnata da quella parallela dei premi assicurativi pagati da Asl e medici, passati dai 35 milioni del ’94 ai 485 milioni del 2009, di cui circa il 60% relativo a polizze stipulate dalle strutture sanitarie e il restante 40% relativo a contratti stipulati dai professionisti sanitari. Il tasso annuo di crescita dei premi complessivi negli ultimi 10 anni rilevati (1999-2009) si attesta al 12,5%.

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Il nostro SSN perderà in 10 anni 140 reparti di Medicina Interna; mancano i radiologi per sostenere lo sviluppo tecnologico.

Nei prossimi dieci anni l’Italia dovrà fare a meno di 140 reparti di medicina interna, 67 di chirurgia generale e 41 di ginecologia. Colpa non dei tagli alle spese presenti e futuri, ma della “gobba pensionistica” che tra il 2012 e il 2021 vedrà il 50% circa dei medici ospedalieri oggi in servizio maturi per la pensione. Se ne parla da tempo e le cifre sono note, ma l’Anaao-Assomed – la più rappresentativa tra le sigle della dirigenza Ssn – ha provato a offrire una prospettiva del problema diversa dal solito: con una ricerca anticipata domenica da la Repubblica e di imminente pubblicazione, il sindacato ha ricomposto i dati demografici di Fnomceo e ministero della Salute per anticipare che cosa accadrà nelle corsie ospedaliere con l’esodo pensionistico in arrivo.
[…] Non condivide Francesco Lucà, segretario del Sindacato nazionale radiologi: «Quale che sia il metodo» recita un comunicato «i dati ottenuti sono privi di qualsiasi fondamento e del tutto contrari alla realtà dei fatti. Come ripetiamo ormai da anni, già ora mancano all’appello circa 700 radiologi per far funzionare correttamente il parco macchine dell’Ssn.

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Finlombarda: rallenta il project finance in sanità

Con 53 progetti aggiudicati per un valore di 3,7 miliardi di euro, pari al 72% dell’ammontare complessivo degli investimenti nazionali, l’Italia slitta al terzo posto rispetto allo scorso anno nella classifica internazionale del mercato della finanza di progetto applicata alle collaborazioni pubblico-private in sanità [ndr PFI/PPP], dopo Regno Unito (116 progetti aggiudicati del valore di 15 miliardi di euro) e Canada (che guadagna così il secondo posto con 39 progetti aggiudicati per 7,3 miliardi di euro), che rappresentano insieme quasi i 3/4 dell’intero mercato internazionale delle PFI/PPP in sanità con una quota del 65% del valore complessivo dei progetti aggiudicati (22 miliardi di euro).

«Il project financing ha garantito negli ultimi anni più del 50% delle opere di edilizia sanitaria. Tuttavia, i miliardi di tagli previsti nella prossima manovra finanziaria, uniti allo stato dei fondi per la realizzazione delle infrastrutture sanitarie (ex art. 20, legge 67/88), rischiano di compromettere la realizzazione e la sostenibilità nel tempo anche degli ospedali in project finance», ha dichiarato Marco Nicolai, Presidente del Consiglio di Gestione di Finlombarda S.p.A.

Quanto pesa il project finance italiano in sanità sul totale del mercato 
Dalla rilevazione effettuata nel X rapporto dell’Osservatorio nazionale sul project finance in sanità è emerso che l’incidenza del project finance in sanità sul totale del mercato delle PFI/PPP è per l’Italia pari al 15% (3,7 miliardi su un complessivo di 25,1 miliardi di euro), percentuale cui fanno da contraltare il 23% del Regno Unito (15 miliardi su un complessivo di 66,7 miliardi di euro) e il 30% del Canada (5,8 miliardi di euro su un complessivo di 19,1 miliardi di euro).

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Giovani Medici Americani studiano il sistema sanitario italiano

International Clinical Internship Program
Una scuola estiva internazionale in collaborazione con la Emory University di Atlanta

Una scuola estiva internazionale dedicata ai futuri medici americani: ha preso il via lunedì 27 giugno all’Università di Siena l’International Clinical Internship Program, che per quattro settimane offrirà agli studenti di Medicina della Emory University di Atlanta l’opportunità di una qualificata esperienza sul campo nello studio del sistema sanitario italiano.

La scuola estiva nasce dalla partnership didattico-scientifica tra l’Università di Siena e la Emory University, che collaborano insieme nello studio e nella ricerca dal 1997.

“A seguito della recente approvazione negli Stati Uniti della riforma sanitaria – spiega il professor Mario Chiavarelli, docente di Cardiochirurgia dell’Ateneo senese e tra gli organizzatori del programma di studio internazionale – è cresciuto in questo paese l’interesse verso sistemi sanitari con copertura universale come quello italiano e conseguentemente la necessità di formare i nuovi medici secondo questo modello”.

“Gli studenti che arriveranno a Siena – prosegue il professor Chiavarelli – potranno osservare in visione diretta le pratiche mediche e sanitarie, apprendere le tecniche e i metodi attraverso un approccio didattico che mette in primo piano l’esperienza sul campo”.

Gli studenti americani avranno l’opportunità di interagire con i medici, i professionisti sanitari, gli specializzandi e gli studenti italiani, per capire la pratica medica in un sistema sanitario diverso da quello del loro paese: esamineranno l’attività giornaliera di un reparto di degenza normale, di una terapia semintensiva e di una terapia intensiva; potranno osservare attività chirurgiche ad alta tecnologia e metodiche diagnostiche ambulatoriali avanzate; analizzeranno tecniche combinate diagnostico-terapeutiche tipo day-hospital e potranno partecipare ad attività di volontariato.

Durante il periodo della scuola gli studenti saranno sempre in contatto con la loro università ad Atlanta che monitorerà l’apprendimento con dei test periodici e con un saggio finale sull’esperienza completata nel sistema sanitario italiano.

La scuola è organizzata dai programmi di Cardiochirurgia (dottor Gianni Capannini), Cardiologia (professor Sergio Mondillo) e Broncoscopia interventistica (dottor Giuseppe Marcianò) dell’Università di Siena e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, che coordineranno e supervisioneranno le attività degli studenti americani.

Da Siena Free.it

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