Con gli @Specializzandi di chirurgia in sala operatoria il paziente è al sicuro @giovanimedici

Per tutti i medici specializzandi (soprattutto di area chirurgica), uno spunto interessante per dare valore alle proprie attività!

Impact of Resident Participation in Surgical Operations on Postoperative Outcomes: National Surgical Quality Improvement Program

Ann Surg. 2012 Sep;256(3):469-75. doi: 10.1097/SLA.0b013e318265812a.

Source: Department of Colorectal Surgery, Cleveland Clinic, Cleveland, OH 44195, USA. kiranp@ccf.org

OBJECTIVE:

To evaluate whether resident participation in operations influences postoperative outcomes.

BACKGROUND:

: Identification of potential differences in outcome associated with resident participation in operations may facilitate planning from educational and health resource perspectives.

METHODS:

From the National Surgical Quality Improvement Program database (2005-2007), postoperative outcomes were compared for patients with and without resident participation (RES vs no-RES). Groups were matched in a 2:1 ratio, based on age, sex, specialty, surgical procedure, morbidity probability, and important comorbidities and risk factors.

RESULTS:

RES (40,474; 66.7%) and no-RES (20,237; 33.3%) groups were comparable for matched characteristics. Mortality was similar (0.18% vs 0.20%, P = 0.55). Thirty-day complications classified as “mild” (4.4% vs 3.5%, P < 0.001) and “surgical” (7% vs 6.2%, P < 0.001) were higher in RES group. Individual complications were largely similar, except superficial surgical site infection (3.0% vs 2.2%, P < 0.001). Operative time was longer in the RES group [mean (SD) 122 (80) vs 97 (67) minutes, P < 0.001]. Overall complications were lower for postgraduate year 1-2 residents than for other years. These differences persisted on multivariate analysis adjusting for confounders.

CONCLUSIONS:

Resident involvement in surgical procedures is safe. The small overall increase in mild surgical complications is mostly caused by superficial wound infections. Reasons for this are likely multifactorial but may be related to prolonged operative time.

http://www.medscape.com/viewarticle/773980

Concorso di Specializzazione: quest’anno si cambia? @giovanimedici @specializzandi #concorsomeritocratico

Care Colleghe e cari Colleghi,
la Direzione Generale per l’Università, lo Studente e il Diritto allo Studio Universitario del MIUR ha trasmesso oggi al Consiglio Nazionale Studenti Universitari (CNSU) ed al Consiglio Universitario Nazionale (CUN), per l’acquisizione di un parere formale, una proposta di nuovo regolamento per l’accesso alle scuole di specializzazione di area medica. Si tratterebbe di una prima iniziativa del MIUR che andrebbe nel senso di accogliere le richieste del SIGM di adozione di una riforma del sistema formativo pre e post lauream in medicina. Tale proposta di regolamento, inoltre, rappresenta un riscontro concreto alle aperture dichiarate dal MIUR in risposta alle proposte del Comitato Pro Concorso Nazionale, che ha prodotto una sottoscrizione a supporto del cambiamento dell’attuale sistema di accesso alle scuole di specializzazione, che in taluni punti si presta a discrezionalità.

Diverse le modifiche proposte. La prima prova potrebbe essere basata su 85 quesiti a risposta multipla scelti da un archivio nazionale non noto (una prima parte, pari a 70, su argomenti caratterizzanti il corso di laurea in medicina e chirurgia ed una seconda parte, pari a 15, differenziata per tipologia di scuola). I titoli potrebbero essere valutati con l’attribuzione di un punteggio massimo fino a 15 punti, 10 dei quali sulla base del voto di laurea (punteggio ponderato in base ai percentili di distribuzione dei voti relativi al corso e ateneo di provenienza) e 5 in funzione degli anni impiegati per il conseguimento della laurea. Novità anche nella composizione delle Commissioni Locali, tre componenti delle quali potrebbero essere di nomina ministeriale. Infine, aspetto non secondario, la graduatoria potrebbe essere su base macroregionale o nazionale.

Si tiene a precisare la natura di proposta di tale regolamento, che quindi potrebbe essere soggetto a richieste di miglioramento. Non risulta possibile prevedere allo stato attuale i reali tempi di implementazione (ovvero se esso potrà entrare in vigore a partire dal corrente anno accademico), sia a causa dei tempi necessari alla formulazione dei pareri da parte del CUN e del CNSU (tale organi di pronuncerà a brevissimo sulla proposta), sia perchè non sono ancora noti tutti i passaggi tecnico-legislativi necessari all’approvazione del regolamento.

Il nostro Segretariato manifesta apprezzamento per una proposta che mira a valutare i candidati secondo parametri oggettivi e nel rispetto del principio della meritocrazia. Trattandosi però di un tema molto delicato, da cui dipende il futuro di migliaia di giovani aspiranti specializzandi, riteniamo doveroso analizzare nel dettaglio ogni singolo aspetto della nuova proposta di regolamento per l’accesso alle scuole di specializzazione col fine di individuarne le criticità per poi proporre eventuali modifiche tramite il nostro rappresentante in seno al CNSU e CUN, Dott. Carlo Manzi (Vice Presidente Nazionale del SIGM).

Tra le proposte di modifica che il SIGM intende da subito formalizzare, annoveriamo sin da subito la richiesta di garantire il diritto di prelazione dei contratti aggiuntivi regionali, finanziati sulla base del vincolo territoriale, per quanti risiedano nelle Regioni e nelle Province Autonome finanziatrici. Ciò per evitare il venir meno dell’impegno al finanziamento da parte delle Regioni e delle Province Autonome.

Il Segretariato Italiano Giovani Medici, consapevole del fatto che non esista un sistema di valutazione perfetto, vigilerà affinchè qualsiasi modifica apportata al regolamento in questione rispetti i principi che da sempre hanno contraddistinto il nostro operato: oggettività, merito e trasparenza.

Il Dipartimento Specializzandi del SIGM

info su www.giovanemedico.it

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Sanità militare, tra sprechi e inefficienze quanto costano gli ospedali per i soldati

di Emilia Audino

Alla Camera da qualche giorno è passata la legge-delega, già approvata in Senato, sul riordino dello strumento militare, che pone sul tavolo, tra gli altri, alcuni elementi proprio di riforma della sanità militare. Secondo i dati della ragioneria nel 2011 lo Stato ha pagato 328 milioni di euro per gli ospedali miliari: due terzi per il personale e solo un terzo per le voci di esercizio e investimento.
ROMA – Se la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale è a rischio per il futuro, come dice il presidente Monti, qual è lo stato di salute della sanità militare, finanziata dallo Stato e ad uso esclusivo delle 4 forze armate, dei dipendenti civili della Difesa e relativi familiari?.

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Da pochi giorni alla Camera è passata la legge-delega, già approvata in Senato, sul riordino dello strumento militare, che pone sul tavolo, tra gli altri, alcuni elementi di riforma della sanità militare. All’art. 2 il testo si esprime su tre punti: razionalizzare le strutture della sanità militare attraverso criteri interforze e di specializzazione, promuovere convenzioni con la sanità pubblica tramite accordi con le regioni, prevedere l’attività libero professionale intra-muraria dei medici militari, così come per i medici del SSN. In che modo questa riforma potrà essere di sostengo alla sanità pubblica in difficoltà?

Prima di affrontare questi punti varrebbe la pena fare un passo indietro e chiedersi: quanto costa allo Stato mantenere una sanità militare separata dalla sanità pubblica? Quanto sono efficienti al momento le strutture ospedaliere militari?

Il costo per la sanità militare per lo Statosi aggira intorno ai 328 milioni di euro (dati 2011). Questo è quanto emerge dai dati pubblici della Ragioneria dello Stato e da quelli messi a disposizione dalla Direzione Generale del personale militare. Nel Consuntivo del ministero della Difesa per piani di gestione 2011, si possono isolare quei capitoli di spesa che hanno finalità esplicitamente sanitarie (59.8 mln euro), sommare il costo per il personale (stima prudenziale di 218.8 mln euro) e il costo di gestione e mantenimento (50 mln euro), così come suggerito da fonte interna all’amministrazione della sanità militare. Quindi due terzi si spendono per il personale (2070 ufficiali medici e circa 3000 sottufficiali medici al luglio 2012) mentre un terzo per le voci di esercizio e investimento. Questa stima coincide con l’analisi critica del Capo di Stato Maggiore Abrate quando, nel corso dell’audizione in Commissione Difesa alla Camera il 20 novembre, lamenta l’attuale ripartizione interna al suo ministero: “il 70% del budget della Difesa è assorbito dalla spesa del personale, mentre solo il 18% alla voce esercizio e il 12% all’investimento”.

Se spalmiamo la spesa sanitaria totale per il bacino di utenza assai ridotto della sanità militare, in tutto circa 318.000 unità (forze armate, carabinieri, dipendenti civili della Difesa) e relativi familiari, vediamo che il costo pro capite non è affatto insignificante. E’ circa la metà di quanto spende il servizio sanitario nazionale per la salute di ogni cittadino, in media 1900 euro/anno (dati Istat 2010). Dal momento che tutti i cittadini sono iscritti al Servizio sanitario nazionale, la spesa sanitaria di un militare pesa due volte, una volta come cittadino e una volta come militare. E’ sostenibile nelle attuali condizioni di finanza pubblica?

da Repubblica – Inchieste

Sanità militare, il modello tedesco ospedali efficienti e sempre aperti

A Berlino c’è uno dei presidi ospedalieri militari migliori di Germania: aperto 24 ore al giorno nel 2010 ha avuto circa 10.849 ricoveri ordinari e 15.000 accessi in pronto soccorso a fronte di 367 posti letto per 246 medici. Ma quello che colpisce di più, oltre ai numeri, è la composizione del personale interno all’ospedale: su un migliaio di persone, un terzo sono civili.

“LA Mia città, il mio ospedale”. L’ospedale di Berlino è uno dei più piccoli tra i 5 ospedali militari presenti in Germania, ma si fa un vanto di essere aperto a tutti, 24 ore al giorno. Nel 2010 ha avuto circa 10.849 ricoveri ordinari e 15.000 accessi in pronto soccorso a fronte di 367 posti letto per 246 medici. Ma quello che colpisce di più, oltre ai numeri, è la composizione del personale interno all’ospedale: su un migliaio di persone, un terzo sono civili. In totale gli ospedali militari tedeschi, che nel 2010 hanno affrontato circa 50.000 ricoveri, dispongono di circa 3295 operatori militari e circa 2284 operatori civili.

La Francia invece ha 9 ospedali militari aperti a tutti, ma con accesso prioritario a militari e loro familiari. Rispetto a quella tedesca, la sanità militare francese è più imponente e conta 16.000 effettivi, di cui due terzi militari e un terzo civili (dati del 30 luglio 2012). Tra i 16.000 effettivi circa 3000 sono medici, specializzandi compresi. Nel sito del Service de santé des armées, un inno alla trasparenza della pubblica amministrazione d’oltralpe, è possibile accedere a molte informazioni, tra cui notizie sul finanziamento della sanità militare. Si viene così a sapere che la sanità militare francese si finanzia con il 65% di risorse provenienti dal Ministero della Difesa mentre il restante 35% proviene dal rimborso dell’attività ospedaliera.

Diversa invece è stata la scelta degli inglesi. Il Defence Medical Services, che conta un personale di 7000 unità e provvede alla salute di 196.000 persone in divisa, non ha più ospedali ma soltanto unità ospedaliere all’interno degli ospedali civili, oltre a 15 dipartimenti di Salute Mentale e 15 unità regionali di riabilitazione.

In generale la sanità militare tedesca e francese contano su una presenza consistente, e ben maggiore di quanto non accada in Italia, di operatori civili che lavorano fianco a fianco con operatori militari. Inoltre la medicina di guerra in Inghilterra, Francia e Germania è sempre più orientata e più attenta al disagio psichico post traumatico e in generale un’attenzione particolare è rivolta alla riabilitazione dei militari che tornano da zone di guerra. In Italia l’argomento comincia ad esser preso in considerazione, come emerge dalle parole di agosto del Ministro della Difesa riguardo al reparto di lungodegenza di Anzio: “dovrà essere esaminata l’esigenza di valorizzare ulteriormente tale struttura per la lungo-degenza e per il supporto al personale bisognoso di questo tipo di assistenza, esigenza che risulta in aumento in concomitanza con la partecipazione alle missioni internazionali”.

da Repubblica – Inchieste

Fissate le priorità, il resto è solo sabbia.

Un professore stava davanti alla sua classe di filosofia e aveva davanti alcuni oggetti. Quando la classe incominciò a zittirsi prese un grande barattolo di maionese vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf, chiese poi agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi risposero che lo era.

Il professore allora prese un barattolo di ghiaia e la rovesciò nel barattolo di maionese, lo scosse leggermente e i sassolini si posizionarono negli spazi vuoti tra le palline da golf.

Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi concordarono che lo era.

Il professore prese allora una scatola di sabbia e la rovesciò nel barattolo, ovviamente la sabbia si sparse ovunque all’interno. Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno e gli studenti risposero con un unanime ‘si’.

l professore estrasse quindi due birre da sotto il tavolo e versò l’intero contenuto nel barattolo, effettivamente si riempirono gli spazi vuoti nella sabbia; gli studenti risero.

‘Ora’, disse il professore non appena la risata si fu placata, ‘Voglio che consideriate questo barattolo come la vostra vita.

Le palle da golf sono le cose importanti: la vostra famiglia, i vostri bambini, il vostro compagno/a, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni; le cose per cui, se anche tutto il resto andasse perduto, e solo queste rimanessero, la vostra vita continuerebbe ad essere piena; i sassolini sono le altre cose che hanno importanza come il vostro lavoro, la casa, la macchina…; la sabbia è tutto il resto, le piccole cose.

Se voi mettete nel barattolo la sabbia per prima non ci sarà spazio per la ghiaia e nemmeno per le palle da golf. Lo stesso vale per la vita: se spendete tutto il vostro tempo e le vostre energie dietro le piccole cose non avrete più spazio per le cose che sono importanti per voi.

Prestate attenzione alle cose che sono indispensabili per la vostra felicità; giocate con i vostri bambini, godetevi la famiglia e genitori finche ci sono; portate il vostro compagno/a fuori a cena… e non solo nelle occasioni importanti! Tanto ci sarà sempre tempo per pulire la casa o fissare gli appuntamenti. Prendetevi cura per prima delle palle da golf, le cose che contano davvero!!!
Fissate le priorità… il resto è solo sabbia.

Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse il maraschino. Il professore sorrise: ‘Sono felice che tu l’abbia chiesto, serve solo per mostrarvi che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita, ci sarà sempre spazio per un paio di birre con un amico.

Beh… Che dire?

Quando vi sembra di avere troppe cose da gestire nella vita, quando 24 ore in un giorno non sono abbastanza…ricordatevi del vaso della maionese e delle due birre!!!

Public Narrative Key to Effective Leadership

In 2004, a young senator from Illinois named Barack Obama gave the nomination speech for John Kerry at the Democratic National Convention. It was this speech, many experts say, that put Obama on the national radar screen and helped propel him to the presidency.

Marshall Ganz (ganz_photo-150.jpg)According to Marshall Ganz, an expert in organizing who spoke in Harvard School of Public Health’s Kresge Cafeteria on November 28, 2012, Obama’s speech contained three essential narrative elements that all would-be leaders can learn from. Obama began by telling his personal story; connected his story with those of other Americans; then spoke of the American people’s shared challenges to move them to action.

“If you’re going to engage people in change, there’s a whole language of narrative that goes with it,” said Ganz.

Ganz, senior lecturer in public policy at the Hauser Center for Nonprofit Organizations at Harvard Kennedy School, spoke to about 70 students as part of the Center for Public Health Leadership‘s (CPHL) Advanced Leadership Seminar, which brings seasoned leaders to the School to share their expertise with public health students and is part of programming supporting CPHL’s Interdisciplinary Public Health Leadership concentration. Ganz has an extensive background in grassroots organizing. He was a civil rights organizer in Mississippi in 1964, spent 16 years working with Cesar Chavez and the United Farm Workers in California, and later worked with various groups on organizing and voter mobilization for political campaigns. While he continues to be an activist for social justice, he has spent more than 20 years studying the use of personal narrative in what he calls the “practice of leadership”—that is, using leadership skills not just in formal positions of power but in other situations as well.

As an example of effective narrative aimed at motivating change, Ganz first showed students the video of Obama’s 2004 speech. A second video featured a student in Ganz’ public narrative class who gave a short, powerful speech that included the same elements Obama had used—a story of self, a story of “us,” and a story of “now”—to motivate listeners to get involved with the It Gets Better Project, which supports LGBT youth and others who face harassment or bullying.

Noting that the best way to learn to be an effective leader is to practice, Ganz had the students work in small groups and share two-minute stories—with emotional impact—about their reasons for pursuing public health.

“The challenge for anybody who’s going to provide leadership for change is to break through people’s inertia to get them to pay attention,” Ganz explained. Stories help do that.

In a discussion afterwards, students said the exercise had been compelling. “When we probed, we got these amazing stories,” said one student. Said another, “The details really do matter.”

–Karen Feldscher

photo: Martha Stewart

Congresso Amami: cento medici denunciati, una sola condanna

Responsabilità medica: 2.523 provvedimenti in 11 anni di cui 1.495 contro noti e 1.028 contro ignoti. Ma su cento medici denunciati in media la condanna è una sola.
A fare i conti è stato l’Istituto di Medicina Legale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che ha analizzato tutti i procedimenti penali relativi alla responsabilità professionale medica trattati dalla Procura di Roma durante il periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2010.
I risultati dello studio sono presentati oggi a Roma al V Congresso nazionale di Amami, l’«Associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente».
I reati maggiormente perseguiti sono stati quelli previsti dagli articoli 589 e 590 del codice penale (omicidio colposo e lesioni personali colpose). Tra i reati meno frequenti spiccano quelli previsti dagli articoli 328 e 348 (rifiuto di atti d’ufficio e abusivo esercizio di una professione).
Medici e professionisti coinvolti sono stati in tutto 3.491 e l’errore professionale è stato registrato soprattutto in chirurgia (nel 64% dei casi di denuncia), seguita dalla clinica (23%), dalla medicina dei servizi (13%) e dagli errori degli operatori sanitari (2%).
La raccolta dei dati ha preso in considerazione sia i procedimenti penali contro ignoti (nei casi in cui, cioè, la denuncia non era indirizzata a un medico in particolare, ma richiesta solo per fare chiarezza sulle cause della morte e sulle eventuali responsabilità dei medici), sia contro noti o divenuti tali a seguito delle indagini svolte.
Per ogni singolo procedimento sono stati raccolti tutti i dati necessari alla ricostruzione dell’iter giudiziario che lo ha caratterizzato.
Il dato più interessante è quello emerso dall’analisi dell’esito dei singoli procedimenti e dagli esiti dei processi: a fronte di un considerevole numero di sanitari coinvolti e di un elevato numero di procedimenti aperti, la colpa reale del sanitario è stata accertata solo in una ridottissima parte dei casi: dallo studio dell’Università Cattolica emerge che per ogni 100 medici inquisiti, in media, c’è stato in realtà un solo condannato.

da Sole 24 Ore Sanità

2013, l’anno in cui l’Italia decide se stare in Europa (@jacopobarigazzi @linkiesta)

Secondo alcune stime le banche italiane potranno assorbire il nostro debito ancora per un anno e mezzo. Mentre Grillo dice che siamo già falliti e che Monti serve solo a ripagare le banche tedesche. La posta in ballo nel 2013 è veramente alta, forse troppo per essere davvero compresa.

Paragonare le prossime elezioni a quelle del ’48 è errato non fosse altro perché lì, almeno, c’erano due sistemi che si confrontavano. Al capitalismo la sparizione della concorrenza ha fatto male e noi italiani siamo fra quelli che nel terremoto della caduta del sistema eravamo fra i più . Così col passare del tempo, e delle giravolte di Berlusconi, l’importanza del voto del 2013 si fa sempre più evidente: basta pensare che la quota di debito pubblico detenuta dagli investitori esteri è crollata dal 51% al 35% nell’arco di un anno, con tutte le possibili conseguenze del caso, mentre, secondo alcune stime, le banche italiane potranno continuare ad assorbire il nostro debito per ancora circa un anno e mezzo. Cosa succederà a quel punto?

Barriera in entrata o in uscita?

Non vogliamo lanciarci in previsioni sul tema di cosa accadrà, troppo aperte sono le variabili. Tuttavia ci sono alcuni punti certi. Il primo è che il tempo che separa le nostre elezioni da quelle tedesche di settembre è davvero breve. Da quando i tedeschi avranno fatto le loro scelte, tutto potrà accadere ma noi non avremo fatto progressi in termini di riforme. Sarebbe stato meglio votare molto prima o il più tardi possibile, così invece si bloccano molti provvedimenti che sarebbero stati utili, ma tant’è. Il punto è la certezza che in termini di riforme resteremo al palo non utiizzando al meglio quella preziosa risorsa che è il tempo. Il secondo è che, nonostante l’Unione Europea stia perdendo quota fra gli elettori, nonostante sia sempre più vista come il cavallo di Troia di politiche liberiste invise alla pubblica opinione (come il famigerato idraulico polacco della direttiva Bolkestein), nonostante il deficit democratico in cui l’ha imbrigliata il mix fra rigidità teutonica e burocrazia francese, non possiamo farne a meno, pur con tutte le cose da sistemare che ci sono. E non è retorica. Basta leggere l’ultimo rapporto del Nic (National Intelligence council) che riflette l’analisi delle 16 agenzie di intelligence Usa, dove si fissa al 2030 il sorpasso cinese sugli Usa. Per l’Ocse la data prevista per il sorpasso di Pechino è il 2017. Ma che sia 2017 o 2030 il cambiamento, per quanto atteso, è epocale.

Il rapporto dei servizi segreti americani parla di molte cose interessanti, come la possibilità per gli Usa, ora che si avvicinano all’indipendenza energetica, di dare una spallata all’Opec, o l’impatto che avranno sulla manifattura la robotica e le stampanti 3D. Ma soprattutto mostra che l’Asia sarà gigante dal punto di vista economico e militare rispetto «a qualsiasi altra area del mondo». Capito bene? «Qualsiasi». È troppo presto per parlarne, vista la situazione, ma l’ultima vera utopia, quella di vedere un giorno unite Usa e Ue, cambia natura davanti a previsioni di questa portata. Insomma, l’Europa, con tutti i suoi difetti, appare con sempre maggiore evidenza come il minimo che possiamo fare per restare fra quelli che decidono.

Poi certo, quando andremo alle urne, voteremo pensando a logiche locali, al nostro territorio, come capita sempre e ovunque. Tuttavia, sempre di più l’impatto della nostra decisione micro avrà un impatto macro. E le scelte del prossimo parlamento sono davvero cruciali: come abbiamo già sottolineato ulteriori cessioni di sovranità sono necessarie sia per ristabilire fiducia nell’unione monetaria sia per riacquistare, in maniera collettiva, quella sovranità che gli stati membri hanno perso a livello individuale nei confronti dei mercati. Alla Germania che chiede di sottoporre i bilanci nazionali al veto della Ue dovremo dire di sì o comunque dovremo aprire una discussione nel merito. Davanti a Fed e Bank of England che decidono di non avere più nella lotta all’inflazione il loro totem, dovremo rispondere in sede Bce.

E quella stessa Germania che si occupa delle nostre vicende interne, non è perdita di sovranità o ingerenza esterna. Se Berlino si intromette troppo rischia l’effetto boomerang ed è vero che se lo facesse con Parigi non sarebbe molto probabilmente accettato dai francesi, ma se chiediamo ai tedeschi di mutualizzare il debito, se chiediamo a uno di pagare per i nostri errori, è difficile poi dirgli di farsi i fatti suoi. Indipendenza significa capacità di operare in autonomia e noi, questa capacità, al momento, non l’abbiamo. Ma non solo. Le nostre classi che vivono di rendita, sperano che nulla cambi, che i tedeschi ci aiutino a fare restare lo status quo accettando di condividere il peso del nostro debito. Altri vedono invece in questa situazione la possibilità di riequilibrare una serie di ingiustizie, come quella fra lavoratori protetti e lavoratori precari, e sperano quindi nel sogno europeo come sogno riformatore per risolvere le storture di un paese che paga 9 milioni di pensioni a persone che non hanno versato i contributi necessari mentre lascia i giovani senza lavoro e quindi senza pensione. Continua a leggere “2013, l’anno in cui l’Italia decide se stare in Europa (@jacopobarigazzi @linkiesta)”

Ecco il video di Striscia la Notizia sul mondo degli @Specializzandi

Demagogico e scarsamente rispettoso dell’attività quotidiana dei medici specializzandi. Specchio perfetto di questo Paese ingessato su se stesso.

Video Specializzandi Striscia la Notizia

http://www.giovanemedico.it

Medical Students Call For Leadership Training @Medici_Manager

Avatar di carlofavarettiCarlo Favaretti

University of Washington medical students — recognizing that health care equity will require physicians who are great leaders, not just great clinicians — call for leadership training at their school.By Nasim Babazadeh

During my first year of medical school, I attended a public meeting on a new bill that would fund clean energy jobs for residents of the Puget Sound region.  There I met a woman who was ecstatic that medical students were present at the meeting.  At the age of 65, her husband was laid off work, and consequently they were no longer able to pay for health insurance.  After a long life as healthy, middle income, working members of society, the couple, now in their 60s, lost their insurance at the time when they both felt they needed it most.  This new piece of legislation was a promising proposition for getting people back to work and insured…

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Nine Lessons on How to Teach 21st Century Skills and Knowledge @Medici_Manager @RANDCorporation

Avatar di carlofavarettiCarlo Favaretti

As Thomas Friedman put it in a recent New York Times column, globalization compounds the urgency for students to develop the skills and knowledge they need for economic and civic success in the 21st century. Yet despite widespread agreement among parents, educators, employers and policymakers worldwide that students need skills like critical thinking, problem solving, teamwork and creativity, these skills are stubbornly difficult to teach and learn.

The “transmission” model, through which teachers transmit factual knowledge via lectures and textbooks, remains the dominant approach to compulsory education in much of the world. Students taught through this method typically do not practice applying knowledge to new contexts, communicating it in complex ways, solving problems or developing creativity. In short, as our new paper lays out, it is not the most effective way to teach 21st century skills.

Decades of empirical research about how individuals learn, however, provide valuable insight into…

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