Competitività e servizi pubblici nell’Unione europea: la Direttiva “cross­border healthcare” 2011/24/EU

Un esempio concreto per coniugare mercato e servizi pubblici per la tutela della salute.

Nell’attuale ripartizione delle competenze tra Stati Membri e Unione Europea, i sistemi sanitari, trattando un tema altamente delicato per la sicurezza e la protezione dei consumatori – la Salute – rimangono ancora di forte competenza nazionale. Non si è ancora avviato un processo di integrazione dei differenti sistemi sanitari esistenti nell’UE. Questa è di fatto una contraddizione, dal momento che proprio la salute, cuore del Welfare State, fenomeno che identifica e caratterizza l’Europa nei confronti di altre potenze mondiali, non ha un modello uniforme ed integrato di Welfare sul territorio dell’Unione. E’ pur vero però che proprio il settore dell’assistenza sanitaria ha un impatto rilevante sull’equilibrio economico e finanziario dei singoli Stati, e uniformare i modelli significa di conseguenza uniformare le modalità di finanziamento dei servizi, la programmazione, come anche sottostare a obblighi stringenti che prescindono dalle decisioni nazionali, ma che vengono assunte in sede comunitaria. Nonostante ciò, gli effetti benefici di una integrazione dei sistemi sanitari, come pure dei mercati dei beni e servizi ad esso sottesi (prodotti medicinali e dispositivi medici, come pure protocolli terapeutici), possono palesarsi anche nella Governance delle politiche per la salute. Alla luce di ciò, appare interessante capire qual è la situazione attualmente vigente per quanto riguarda le cure transfrontaliere nell’UE e come, ad oggi, tecnologia e servizi sanitari, possono superare le frontiere degli Stati Membri. Sarà inoltre interessante capire quali cambiamenti dovranno subire i sistemi sanitari nazionali, e quale architettura dovrà assumere il diritto comunitario in vista del recepimento da parte degli Stati Membri della Direttiva Europea sulle cure transfrontaliere. Il 9 Marzo 2011 in questo senso segna una svolta in materia di assistenza sanitaria. In tale data infatti il Parlamento Europeo ha emanato la Direttiva concernente l’applicazione dei diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera (Direttiva 2011/24/UE) che dovrà essere recepita dagli Stati Membri dell’Unione entro il 25 Ottobre 2013. I 23 Articoli del documento, suddivisi in 5 Capi, potrebbero infatti rivelarsi estremamente impattanti in termini di indirizzo delle future strategie politiche sanitarie. Il problema è che, ad oggi, nessuno può ancore prevedere come e quanto. Gli ambiti della Direttiva riguardano le “disposizioni generali”, le “responsabilità degli Stati Membri in materia di assistenza sanitaria transfrontaliera”, “i rimborsi dei costi”, la “cooperazione in materia di assistenza” e le “disposizioni esecutive e finali”. Le problematiche inerenti i diritti alle cure transfrontaliere dei cittadini non sono però iniziate nel 2011; la Direttiva 2011/24/UE è il punto di arrivo di un lungo processo evolutivo. Già dal 1998 infatti la Corte di Giustizia Europea si era dovuta pronunciare in merito alla richieste di rimborso avanzate da cittadini trattati oltre confine. Grande confusione è stata riscontrata in merito all’Articolo 35 (Protezione della salute) della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea”. “Ogni individuo”, sancisce l’Articolo 35, “ha il diritto di accedere alla prevenzione sanitaria e di ottenere cure mediche alle condizioni stabilite dalle legislazioni e prassi nazionali. Nella definizione e nell’attuazione di tutte le politiche ed attività dell’Unione è garantito un livello elevato di protezione della salute umana”. Quali sono allora gli ambiti che la Direttiva 2011/24/UE intende normare? Innanzitutto il documento chiarisce la tematica dei diritti dei pazienti ad ottenere rimborsi in seguito ad assistenza ottenuta in altri Stati Membri. La direttiva si occupa anche dell’ambito della sicurezza e della qualità dell’assistenza; questo processo è da perseguire attraverso l’utilizzo di sistemi di “accountability” e di trasparenza informativa oltre che di responsabilizzazione dei diversi attori sanitari coinvolti. Ultimo importante obiettivo è quello del rafforzamento della cooperazione tra i sistemi sanitari; strumenti e tecnologie indicate nella Direttiva
si pongono il fine di favorirne il raggiungimento.
In definitiva la Direttiva 2011/24/UE si configura come fondamentale ed attuale strumento dedicato a rafforzare la posizione cooperativa, almeno in materia sanitaria, dell’ “Unione Europea”; la chiarificazione dei diritti dei cittadini dei Paesi Membri si pone come importante obiettivo non solo quello di soddisfare in maniera più efficacie i bisogni della popolazione, ma anche per ridurre le distanze all’interno del “Vecchio Continente”.

Riferimenti Bibliografici
• Direttiva 2011/24/UE (disponibile su: eur‐lex.europa.eu)
• Patient choice beyond borders – Zanon 2011 (disponibile su: http://www.nhsconfed.org)
• Cross Border Health Care in the European Union – WHO 2011 (disponibile su: http://apps.who.int)

Leggi dal sito della Società Italiana Medici Manager (SIMM)

SANITÀ PUBBLICA: IN BASILICATA UN DEFIBRILLATORE IN OGNI COMUNE

BASILICATA da prendere ad esempio:
Protetta la vita di bambini ed adulti nella VITA quotidiana e durante lo sport.

Perché le altre regioni non hanno già fatto lo stesso?

(Sn) – Roma, 26 mar. – La Basilicata sara’ una delle prime regioni in Italia a dotare tutti i comuni di un defibrillatore. Il progetto e’ partito con un primo stock di 37 apparecchi, a cui se ne aggiungeranno altri 90 (131 sono in totale i municipi lucani) cosi’ da attivare una rete capillare in grado intervenire in pochi minuti su tutto il territorio. La regione ha stanziato anche le risorse per la formazione di circa 1500 volontari che dovranno essere in grado di effettuare le prime manovre rianimatorie. Il modello seguito e’ stato quello gia’ sperimentato per la Protezione civile, che ha dato buoni risultati in termini di efficienza ed affidabilita’. La struttura organizzativa coinvolge direttamente i comuni e le conferenze dei sindaci delle aree programma, ovvero dei futuri Distretti di comunita’. (Sn)

FONTE: http://www.sanitanews.it/

How To Apply For USA Residency: Tips For IMGs

1. Apply Early. The early bird catches the worm. Most medical residency programs have limited interview slots. According to FREIDA, on an average a Family Practice Residency Program interviews 50 applicants and an Internal Medicine Residency Program interviews 189 applicants. Normally a program receives applications, reviews them and sends out invitations for interviews. Usually all residency interview slots would be filled up quickly. If you apply after this happens, chances are even if you meet or even exceed the requirements, your application will not be reviewed. So, before 1st September, you should already have finalized the programs you plan to apply. And, you should apply as early as possible in the first week of September itself.

2. (Again) Apply Early. In case you missed the above point or underestimated the importance of applying early, read on. Programs are likely to be flexible in the beginning of the application season. This is the time when they don’t know how the applicant pool is going to be. In fact, most programs in InfoIMG database recommend applying early. If you are already ECFMG certified, not applying early is inexcusable. If you have passing USMLE scores, it becomes even more important that you apply early. As the interview season winds down, the program personnel are sometimes worn out and not that much enthusiastic.
3. Call it evidence-based-application. There is a program that claims to consider all applications including those from IMGs. But, except one, not a single resident in the program’s 30 years history was an IMG. One should rather read it as “IMGs need not apply”. In general, if a program has not had any IMG in last 5 years, chances are IMGs won’t be taken this year too. Whenever available, InfoIMG has collected the “Number to total IMGs” and “Number of PGY-1 IMGs” or “%IMGs” in a program.

4. Programs take IMGs, but most of them are US-IMGs. US citizens and permanent residents (aka, green card holders) who went to medical schools outside the US are called US-IMGs. They do not need H1 or J1 visa to pursue medical residency training in the USA. Most of the US-IMGs go to the Caribbean Medical Schools. In some cases, if you go through program’s website, you might find most of the IMGs are US-IMGs. These programs prefer undergraduate degree from a US university or feel comfortable with Caribbean Medical Schools graduates. If you are a US-IMG, your chances will be better at such programs. On the other side, if you are not a US-IMG, it is best not to have high degree of optimism about those programs. Whenever available, InfoIMG has collected this data too and can use it for your query.

5. Use your green card wisely. Consider this scenario: Program A requires minimum 80 on both the USMLE steps and sponsors H1 and J1 visa. And, Program B also requires minimum 80, but does NOT sponsor H1 and J1 visa. If you have a green card and an exact USMLE scores of 80, where will you apply? Probably both. But, what happens if there are 10 programs like Program A and Program B each? Program A will definitely have a lot many IMGs with 85 or more scores. Why would it take a green card holder then? So, if you have a green card, it makes more sense to apply for programs like B. For a couple of programs it might not matter, but if you have already applied to a lot many places and costs are becoming prohibitive, this will be a nice strategy. We have a list of medical residency programs that say they DO NOT sponsor any visas. InfoIMG can also run a query that gives out programs that do not sponsor visas, with other criteria that you might supply.

6. Persist: In one case, an IMG met all the requirements of a Residency Program. But, did not get an interview invitation or a rejection letter. She kept on calling the program. Eventually, the polite and friendly residency coordinator invited her for interview. So, InfoIMG’s advice is PERSIST till you get rejection letter or hear otherwise. Do not get on the nerves of the Residency Program, but do call sufficiently to let them know you continue to be interested. You can show your goodies (personality, motivation, determination, educational skills, US experience) to the program only if you are interviewed.

7. Make sure your application is complete. If your application is not complete, you are hurting your chances of being offered an interview and perhaps a medical residency position. More so if you are barely meeting the criteria. The average numbers of applications in PGY1 are 314 and 1388 for Family Practice and Internal Medicine respectively. DO NOT EXPECT THE PROGRAM TO CONTACT YOU FOR ANY MISSING DOCUMENTS. They will simply not consider your application. It has happened to quite a few IMGs.

8. H1 visa. It is getting harder to obtain H1 visa. Yet, 2 types of programs are likely to sponsor H1 visas – (a) programs that are unable to attract American Medical Graduates (AMGs) and are seeing a decline in number of applications, and (b) programs that want the best residents, no matter what. Currently Internal Medicine and Family Medicine are out of favor among AMGs and many medical residency programs depend on IMGs. In any case, if you need an H1 visa, most programs require that you pass USMLE Step 3, latest by 31st January. That is just before they submit their rank order list (ROL). However, the earlier you pass USMLE Step 3 and let the program know about it, the better. If you take Step 3 early and unfortunately fail, at least you can take it again. If you wait till the end, you might not be able to take and pass USMLE Step 3 by the time the program submits the ROL.

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Source

Path to United States Practice Is Long Slog to Foreign Doctors

Thousands of foreign-trained immigrant physicians are living in the United States with lifesaving skills that are going unused because they stumbled over one of the many hurdles in the path toward becoming a licensed doctor here.

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The involved testing process and often duplicative training these doctors must go through are intended to make sure they meet this country’s high quality standards, which American medical industry groups say are unmatched elsewhere in the world. Some development experts are also loath to make it too easy for foreign doctors to practice here because of the risk of a “brain drain” abroad.

But many foreign physicians and their advocates argue that the process is unnecessarily restrictive and time-consuming, particularly since America’s need for doctors will expand sharply in a few short months under President Obama’s health care law. They point out that medical services cost far more in the United States than elsewhere in the world, in part because of such restrictions.

The United States already faces a shortage of physicians in many parts of the country, especially in specialties where foreign-trained physicians are most likely to practice, like primary care.

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Comunicato AIFA su medicinali a base di codeina: stop all’uso pediatrico

ImmagineL’Agenzia Italiana del Farmaco (AlFA) ha disposto il ritiro delle confezioni di medicinali antidolorifici contenenti codeina ad esclusivo uso nei bambini al di sotto dei 12 anni e il divieto di utilizzo al di sotto dei 12 anni di età per i medicinali antidolorifici contenenti codeina.

Si ricorda che tali medicinali:

  1. non devono essere usati in bambini al di sotto dei 12 anni di età;
  2. non devono essere usati in tutti i pazienti pediatrici (0-18 anni di età) che si sottopongono a interventi di tonsillectomia e/o adenoidectomia per la sindrome da apnea ostruttiva del sonno;
  3. non devono essere usati in pazienti, bambini e adulti, noti per essere metabolizzatori CYP2D6 ultra-rapidi;
  4. non devono essere usati in donne che allattano (perché la codeina può passare al neonato attraverso il latte materno);
  5. non sono raccomandati in bambini, di età tra i 12 e i 18 anni, con compromissione della funzionalità respiratoria;
  6. devono essere usati alla dose minima efficace per il più breve periodo di tempo.

Vedi link:

(Medicinali antidolorifici contenenti codeina per i quali è stato disposto il divieto di utilizzo in bambini al di sotto dei 12 anni)

Fonte: www.agenziafarm.gov.it

Un cane meglio di 1.000 medicine: la storia dalla TIP del Policlinico #Gemelli di Roma

Una bambina di dieci anni è uscita da uno stato depressivo profondo post traumatico con l’aiuto del suo cucciolo. Primo caso di pet–therapy in un reparto di Terapia intensiva pediatrica nel Lazio

Guarire con l’aiuto di un amico a quattro zampe si può. È accaduto a Roma nel reparto di Terapia Intensiva Pediatrica (TIP) del Policlinico universitario A. Gemelli. Una bambina di dieci anni è infatti uscita da uno stato depressivo profondo post traumatico sviluppato durante la degenza grazie all’incontro con il proprio cane. Un appuntamento al giorno con il suo cucciolo ha aiutato la piccola paziente a ritrovare il sorriso e le forze per reagire alla malattia e sconfiggerla.

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Ecco come si è ripresa la sanità ad Haiti dopo il terremoto: grazie alla videoconferenza

Ripristinare sia l’infrastruttura fisica che il normale programma educativo delle scuole mediche haitiane e degli ospedali universitari si è subito rivelato necessario per rimettere in piedi il paese dopo il devastante cataclisma. Ed è così che e-learning e videoconferenze si sono rivelate strumento utile.

 06 AGO – Un terremoto devastante come quello di Haiti – con oltre 230.000 vittime – è capace di distruggere tutto. Oltre alle vite delle vittime e delle loro famiglie, alle case e alle auto, distrugge l’impianto stesso della società: l’istruzione non esiste più, così come la sanità: da un giorno all’altro Haiti ha perso la maggior parte delle università intorno alla capitale Port-au-Prince e quattro scuole di medicina sono state interamente distrutte. Il sistema di formazione medica haitiano, nella sua interezza ha dovuto ricostruirsi da zero. E proprio questo è stato lo scopo del progetto Haiti Medical Education (HME). Lo strumento principale per questa rinascita si è rivelato – forse a sorpresa per qualcuno – l’e-learning, ovvero l’insegnamento in videoconferenza.

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Active & Healthy Ageing: 32 EU cities and regions rewarded for their innovative ideas

Sono 32 le città e le regioni in tutta l’Europa che sono state premiate per le loro nuove iniziative a favore della terza età. Per l’Italia sono state premiate Campania, Emilia Romagna, Liguria, Friuli Venezia Giulia e Piemonte. TUTTI I VINCITORI

03 LUG – Sono 32 le città e le regioni in tutta l’Europa che sono state premiate per le loro nuove iniziative a favore della terza età. I vincitori, che si sono distinti per le soluzioni innovative attuate, in ambito tecnologico, sociale e organizzativo, per incrementare l’efficienza del sistema sanitario e dell’assistenza sociale, hanno ricevuto il premio da Neelie Kroes, Vicepresidente della Commissione europea, responsabile dell’Agenda digitale.
 
I progetti vincenti provengono da Repubblica ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna e Svezia. 13 strutture di riferimento hanno ottenuto tre stelle, 12 due stelle e 7 una stella.
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“Glass, passami il bisturi!”

Un medico americano dell’Eastern Maine Medical Center ha documentato l’operazione allo stomaco in tempo reale sul suo blog, in un post intitolato ‘Glass, passami il bisturi’, specificando che lo streaming di video e foto non ha mai mostrato dati identificativi né il volto del paziente

ROMA – Degli ormai noti occhiali a “realtà aumentata”, Google Glass, se ne parla da mesi, sia in termini di funzionalità che di privacy, ancora prima che approdino sul mercato. E dagli Stati Uniti arriva una notizia di un altro possibile impiego: un medico li ha indossati in una sala operatoria per un intervento di chirurgia allo stomaco e ha documentato il tutto in tempo reale sul suo blog. Si chiama Rafael Grossmann e lavora all’Eastern Maine Medical Center.

TUTTO SU GOOGLE GLASS 
FOTO – L’INTERVISTA

“Ho preso ogni precauzione per assicurare che la privacy del paziente, da cui ho ottenuto un consenso informato, fosse tutelata”, spiega Grossman sul suo blog – in un post intitolato ‘Glass, passami il bisturi’ – specificando che lo streaming di video e foto non hanno mai mostrato dati identificativi né il volto del paziente.

“Volevo dimostrare – aggiunge il medico – che questo è uno strumento intuitivo con grandi potenzialità per la salute, in modo particolare per la chirurgia. Potrebbe migliorare le consultazioni all’interno di una equipe, favorire il parere di esperti dall’esterno, ma anche rivelarsi un utile strumento didattico”. 

Grossmann ha indossato i Glass per tutta la durata dell’intervento e le immagini che i suoi occhiali carpivano erano proiettate sul display di un iPad. Oltre al suo blog, il medico ha documentato l’operazione in tempo reale grazie ad un ‘hangout’ su Google, la funzione che permette le conversazioni di gruppo. “Credo sia la prima volta che i Glass entrino in una sala operatoria – conclude Grossmann – siamo riusciti a mostrare anche la tecnica endoscopica in modo veloce, economico e mantenendo anonima l’identità del paziente”.

Il problema di come la raccolta di informazioni di persone che, a loro insaputa, vengono “riprese” e “registrate” tramite i Glass è stato la base delle polemiche. Il dottor Grossmann  però ha chiesto un permesso preventivo al paziente.  “Le nuove tecnologie sono state sempre connotate dal binomio “opportunità-rischi”  – aveva detto in un’intervista a Repubblica.it Antonello Soro, presidente del garante privacy  – ma certo i Google Glass lasciano prevedere grandi pericoli per la vita privata”. Ma non è stato questo il caso.

(23 giugno 2013)

Leggi tutto su: http://www.repubblica.it/tecnologia/2013/06/23/news/google_glass_operazione-61708315/

 

Assicurazioni private Usa: le complicanze premiano l’ospedale #paradossi #welovessn

Ridurre l’incidenza delle complicazioni postoperatorie è un esercizio complesso, soprattutto quando il sistema di rimborso delle prestazioni aggiunge – per così dire – complicazioni alle complicazioni. Da un ampio studio appena pubblicato su Jama, infatti, arriva la conferma che il meccanismo oggi in uso negli Stati Uniti contribuisce a distorcere il quadro, con differenze significative secondo il tipo di pagatore.

Le implicazioni finanziarie nelle complicazioni
Un gruppo di ricercatori diretti da Sunil Eappen, della Harvard medical school di Boston, ha analizzato cartelle cliniche e dati finanziari di circa 35.000 pazienti chirurgici dimessi nel 2010 da un gruppo non-profit di 12 ospedali, per verificare e misurare le implicazioni finanziarie nelle complicazioni post-chirurgiche: «Il tasso di complicazioni è significativo, e secondo le stime oscilla tra il 3 e il 17,4% secondo il tipo di procedura, il tipo di complicazioni, la durata del follow-up e i dati analizzati» scrivono gli autori. «In aggiunta al danno per il paziente, le complicazioni più importanti aggiungono un costo sostanziale, che in passato è stato stimato in 11.500 dollari per paziente. Sono stati identificati metodi efficaci per ridurre le complicazioni chirurgiche, ma gli ospedali sono stati lenti nell’implementarli». Oggi questo ampio studio offre nuove conferme per una delle spiegazioni già da tempo avanzate dai ricercatori per comprendere questa lentezza: sia con il sistema di rimborso a giornata di ricovero sia con quello basato sui DRG l’adozione di pratiche virtuose sul piano clinico risulta penalizzante sul piano economico, almeno per i pazienti benestanti.

Costi ospedalieri fissi e variabili
Eappen e colleghi hanno valutato i costi ospedalieri fissi e variabili, e i ricavi, associati al verificarsi di una o più complicazioni di rilievo per nove procedure chirurgiche comuni, per quattro tipologie di relazione economica: assicurazione privata, Medicare, Medicaid e pagamento di tasca del paziente. Le dimissioni sono state catalogate in base alla procedura principale e alla presenza di una o più complicazioni postoperatorie (che hanno riguardato 1.820 pazienti su 35.256, pari al 5,3%). I costi ospedalieri, i ricavi e il contributo al margine – calcolato sottraendo ai ricavi i costi variabili – sono stati quindi confrontati in base alla frequenza delle complicanze e al tipo di pagamento, rilevando che nel caso delle assicurazioni private la presenza di complicanze comporta un enorme vantaggio economico (il contributo al margine passa da 17.000 dollari del paziente non complicato a ben 56.000 dollari). Questo «incentivo a rovescio» tocca anche i pazienti con la mutua Medicare, anche se scende a meno di 2.000 dollari. Per i pazienti paganti e per quelli coperti solo da Medicaid (la mutua pubblica cui ricorrono solo le fasce di popolazione più vulnerabili), invece, l’ospedale ha anche sul piano economico tutto l’interesse a ridurre il più possibile le complicanze, perché i rimborsi per i casi non complicati sono premianti. Un editoriale di commento, affidato a Uwe Reinhardt dell’Università di Princeton, sottolinea l’importanza di questi studi, ma invita a usare la massima cautela e il massimo scrupolo nell’introdurre e nel valutare gli incentivi di tipo finanziario in ambito clinico.

JAMA. 2013;309(15):1599-1606

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